sabato 8 novembre 2008

I Vescovi spagnoli guardano al referendum Californiano


Secondo l' arcivescovo di Madirid e presidente della Conferenza Episcopale Spagnola, Cardinal Antonio maría Rouco Varela (quel bruttone in foto), "sarebbe stato opportuno" tenere un referendum sulle unioni omosessuali come quello della California anche in Spagna. Secondo il cardinale queste unioni "non giocano alcun ruolo e vanno contro tutte le civilizzazioni, non solo quella cristiana, ma anche tutte le altre civilizzazioni" (La Vangardia).

Per fortuna la reazione decisa delle associazioni Gay-Lesbiche non si è fatta attendere: La Federación Estatal de Lesbianas, Gays, Transexuales y Bisexuales (Felgtb) ha considerato che questo "spirito democratico" dovrebbe applicarsi anche alla Chiesa, Per esempio il Referendum potrebbe servire anche per votare materie "come le relazioni tra Stato e Chiesa, che l'attuale sistema sarebbe respinto dalla maggioranza". Secondo il COGAM (Colectivo de lesbianas, gays, transexuales y bisexuales) bisognerebbe sottoporre a referendum questioni come "la soppressione del finanziamento dello Stato alla Chiesa Cattolica la sua exlusione dal sistema educativo e la messa fuori legge di gruppi settari integralisti che fanno parte della Chiesa Cattolica e non rispettano ne applicano le norme emanate dal Parlmaneto"(El Pais).

Con questo fuoco di fila è da credersi che il cardinale Varela si sia pentito dell'incauta sortita e la chiesa abbai perso un'altra occasione per tacere.
Le lezioni di democrazia da parte di una struttura fortemente verticistica, che include lo Stato Vaticano, monarchia assoluta e teocratica, sono più che inappropriate.
Come si dice PREDICARE BENE E RAZZOLARE MALE.
La chiesa cattolica, oltretutto, ha svolto nella storia un ruolo di freno assoluto all'avanzamento dei principi illuministici e democratici, sostenendo i regimi assoluti e i privilegi.

La scarsa familiarità con li strumenti democratici li porta, per altro, a cavalcare un grossolano errore, perché quando si parla di diritti e tutele per le minoranze non può essere una decisione della maggioranza tout court a decidere, soprattutto se la decisione si traduce in una sottrazione di diritti. Un qualsiasi spirito democratico minimamente avveduto si rende conto che la tutela delle minoranze è il fondamento di un qualsiasi regime non totalitario... contrariamente parleremmo quantomeno di plebiscitarismo populista.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao Andrea!
Che dire.. andiamo a vivere in Spagna?? Oltretutto eviteremmo ulteriori figuracce con gli stranieri (vedi abbronzato).

Marty

Andrea Maccarrone ha detto...

Vivere in Spagna sarebbe decisamente benefico per la nostra serenità, non credo che bsterebbe ad evitarci le brutte figure.
Anche lì saremmo italiani all'estero. Ti immagini tutti a chiederti ragioni e spiegazioni o a riderti dietro ogni volta che Berlusconi o un suo ministro ne sparano una delle loro. E temo che accadrebbe con una certa frequenza...
La fotuna che hanno in Spagna, e che non abbiamo ancora in Italia, è che hanno in maggioranza capito e tradotto in scelte concrete la separazione tra chiesa e Stato. I vescovi spagnoli ancora non se ne sono fatti una ragione e ogni volta che intervengono in questo modo si screditano ulteriormente e perdono ancora consensi.