sabato 28 febbraio 2009
Diritti Negati
Rassegna di cinema sociale al quartiere San Paolo, contro ogni forma di discriminazione
In occasione del 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani dell’ONU, il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli organizza dall’8 marzo al 17 maggio “Diritti Negati”, una rassegna di cinema sociale sul tema della violazione delle libertà personali e dei diritti fondamentali. Un’occasione di riflessione e di confronto ampio, su temi attuali oggi più che mai e spesso dimenticati, che si rivolge a tutta la città.
Gli incontri si terranno ogni domenica dalle ore 20.30 presso la sede dell’associazione, in via Efeso 2a, a pochi passi dalla stazione della metro B “Basilica S. Paolo”.
Ogni proiezione sarà preceduta dall’intervento di un’associazione o organizzazione attiva per la tutela del diritto in questione: hanno già confermato la loro presenza Amnesty International, Articolo 21, la CGIL, il Consiglio Italiano per i Rifugiati, Lunaria.
Da sempre impegnato nella lotta per la rivendicazione e la tutela dei diritti civili delle persone glbtq (gay, lesbiche, bisessuali, trans/gender, queer) e della persona in genere, il Circolo Mario Mieli continua ad appoggiare molteplici battaglie per la difesa delle libertà fondamentali di tutte le minoranze vittime di discriminazione, per una cultura delle differenze.
Maggiori informazioni su
http://www.mariomieli.org/ e http://dirittinegati-2009.blogspot.com/
Andrea Maccarrone
Direttivo Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
***
Programma:
1. Diritto al lavoro
“Ogni individuo ha diritto al lavoro, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione” ONU, Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, Art. 23
Domenica 8 marzo 2009 h.20,30
I lunedì al sole (di Fernando León de Aranoa, Spagna 2002)
2. Diritto all'istruzione
“Ogni individuo ha diritto all'istruzione. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l'amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi…” ONU, Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, Art. 26
Domenica 15 marzo 2009 h.20,30
Machuca (di Andrés Wood, Cile 2004)
3. Diritto alla protezione contro la tortura o la detenzione ingiusta
“Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizioni crudeli, inumane o degradanti. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato” ONU, Dich. Univ. dei Diritti Umani, Art. 5 e 9
Domenica 22 marzo 2009 h.20,30
Garage Olimpo (di Marco Bechis, Argentina-Italia1999)
4. Diritto alla vita e alla libertà individuale
“Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona. Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù” ONU, Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, Art.i 3 e 4
Domenica 29 marzo 2009 h.20,30
Magdalene (di Peter Mullan, UK 2002)
5. Diritto alla sicurezza
“Ogni individuo, in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale” ONU, Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, Art. 22
Domenica 5 aprile 2009 h.20,30
La zona (di Rodrigo Plà, Messico 2007)
6. Diritto alla libertà di movimento e diritto di asilo
“Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato. Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni” ONU, Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, Art. 13 e 14
Domenica 19 aprile 2009 h.20,30
Cose di questo mondo (di Michael Winterbottom, UK 2002)
7. Diritto alla libertà di espressione
“Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione e di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere” ONU, Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, Art. 19
Domenica 10 maggio 2009 h.20,30
Good night, and good luck (di George Clooney, USA 2005)
8. Diritto alla non discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” Costituzione della Repubblica Italiana, Art. 3
Domenica 17 maggio 2009 h.20,30
Stonewall (di Nigel Finch, UK 1995)
N.B. Per partecipare alle attività occorre sottoscrivere la tessera associativa mensile del costo di 3 euro.
venerdì 16 gennaio 2009
Dove va il PD?
La navigazione del Partito Democratico non è mai stata tranquilla. Investito ancor prima del suo battesimo ufficiale da una notevole attenzione mediatica e da una crescente aspettativa dell’opinione pubblica, il Partito, nato dalla fusione di DS e Margherita, ha affrontato pericolosamente il suo primo anno di vita, ma il suo profilo politico appare sempre più opaco e confuso e la crisi latente della leadership è ormai sotto gli occhi di tutti.I primi problemi vengono alla luce dalla sconfitta elettorale di aprile scorso che ha nettamente indebolito il segretario Veltroni appannandone la sua immagine pubblica di leader vincente e, di conseguenza, il suo ruolo e la sua capacità interna di tenere saldamente assieme le diverse anime di un partito ancora poco coeso. La sua linea eccessivamente morbida e accomodante nei confronti di Berlusconi avversario alle elezioni e, quindi, Presidente del Consiglio, è stata criticata sempre più aspramente, prestando facile fianco alle critiche di Di Pietro e della Sinistra rimasta fuori dal Parlamento e ridando respiro ai suoi tanti oppositori interni, che alle primarie dell’ottobre 2007 si erano dovuti piegare all’onda della sua popolarità. Tanto più che questa strategia del dialogo si è rivelata infruttuosa sia sul piano del consenso elettorale sia sul piano del miglioramento effettivo delle relazioni maggioranza-opposizione, come dimostra l’incapacità di influire realmente sulle scelte principali del Governo e di aprire un serio tavolo di concertazione sulle principali questioni di interesse comune - Alitalia, la crisi economica, le riforme costituzionali, la giustizia – e come certifica l’atteggiamento sempre più sprezzante di Berlusconi, che, non contento dei sondaggi decisamente favorevoli, non perde occasione per sbattere platealmente in faccia le porte a Veltroni e al PD.
Su quasi tutti i provvedimenti governativi che hanno suscitato critiche o perplessità - come il Lodo Alfano e i progetti di riforma della giustizia, i tagli e la riforma della scuola, gli interventi pesanti in materia di sicurezza e libertà personali, la gestione del passaggio di mano di Alitalia - l’opposizione offerta dal PD è stata blanda e poco incisiva, sempre surclassata in visibilità, incisività e chiarezza dalle vivaci iniziative dell’Italia dei Valori. Anzi, proprio i rapporti sempre più controversi con il partito di Di Pietro sono diventati presto un altro nodo problematico sull’agenda di Veltroni, combattuto tra la salvaguardia di un alleanza sempre più litigiosa e problematica e le sirene berlusconiane che puntano a escludere dal confronto parlamentare un personaggio scomodo attraverso l'accusa di “massimalismo” o “giustizialismo”. Così, mentre il PDL riprende a esercitare una capacità attrattiva, il PD si divide persino nella gestione delle alleanze che gli sono comunque indispensabili per sperare di vincere le prossime tornate elettorali amministrative. Mantenere in piedi il difficile rapporto con Di Pietro, che grazie ai suoi toni più marcati, drena consensi proprio al PD? Riaprire al variegato mondo di una Sinistra in cerca di autore? Oppure spostarsi ulteriormente verso il centro alleandosi con l’UDC di Casini?
A ben guardare però i problemi del Partito Democratico, compreso il nodo delle alleanze, affondano le sue radici in una serie di questioni mai risolte e legate alla sua stessa origine. In primo luogo, l’unione di DS e Margherita non sembra originata da una reale condivisione di ideali e cultura politica, ma, semmai dalla convinzione strategica di voler creare una forza con “aspirazione maggioritaria” capace di conquistare e gestire il potere marginalizzando gli alleati scomodi dei partitini di sinistra e, in parte, di centro. Questa scelta è stata gravida di conseguenze quasi sempre negative per il PD. Molte scelte centrali, come quelle legate alle questioni etiche, alla laicità, ai diritti civili che di solito sono fondamentali per dare un definito profilo identitario a una formazione politica, sono diventati dei veri e propri tabù sui quali non si è più in grado di pronunciarsi e regna una pace armata tra l’anima social-riformista e l’anima cattolica (TeoDem) e popolare. Allo stesso modo, è diventato assai difficile dirimere la questione della collocazione europea tra le fila del PSE. Al punto che al momento le opzioni un po’ surreali sono quelle di creare un nuovo gruppetto europeo alleato o federato al PSE o, addirittura di lasciare liberi gli eletti del PD di andare a collocarsi nel gruppo che più ritengono opportuno nel Parlamento europeo, andando probabilmente a sparpagliarsi tra PSE, Popolari Europei e ALDE. Ma su quasi tutte le questioni grandi e piccole si registra nel PD o una varietà di posizioni e sfumature da torre di Babele o per l’inverso l’appigliarsi a formule tanto vaghe e fumose da risultare concretamente incomprensibili, come, ad esempio sulla riforma della giustizia, sulla quale le dichiarazioni del PD si limitano a un richiamo di rispetto del dettato costituzionale senza lasciare intendere quali siano poi le proposte e le soluzioni concretamente sostenute.
L’eredità della fusione lascia anche a tutti i livelli, dalla periferia al centro, una dirigenza pletorica presso la quale regna ancora, a oltre un anno dalla nascita, la logica della spartizione paritaria delle posizioni tra ex Ds ed ex Margherita, per non parlare delle ulteriori divisioni correntizie tra Dalemiani, Veltroniani, Rutelliani, Prodiani, e via dicendo, capaci di offrire uno sconfortante spettacolo di divisioni le cui ragioni di contenuto politico, ove esistono, appaiono poco leggibili agli elettori e persino a molti militanti, dando quindi l’impressione di un permanente contrasto interno per le posizioni e per il potere che disorienta persino gli osservatori più attenti. In questo quadro fosco i decantati strumenti di democrazia interna, quali le primarie, sono diventati oggetto di contesa, applicati di malavoglia o a macchia di leopardo, oppure trasformati in meri strumenti di investitura delle scelte già calate dall’alto. Finanche la continua riproposizione da parte della stampa dell’eterno confronto, vero o presunto, tra Veltroni e D’Alema (già visto nei Ds degli anni ’90) diventa più che altro il simbolo e la rappresentazione di un partito che non riesce a proporre soluzioni alternative ai tanti problemi italiani e che si ripiega su se stesso, si parla addosso ed è incapace di rinnovarsi e proporre all’attenzione dei media una nuova leadership.
Le complicazioni più grosse alla navigazione del PD, però, stanno venendo da quelle che fino a qualche anno fa erano il fiore all’occhiello del Centro Sinistra: le amministrazioni locali. I primi problemi sono emersi già durante la campagna elettorale con la questione della spazzatura napoletana per settimane sulle prime pagine dei giornali e il presidente della Regione Campania, Bassolino, sul banco degli imputati. Poi, il primo durissimo colpo è giunto sin da subito con le elezioni di primavera e la perdita di Roma, già governata proprio da Veltroni, la sconfitta del rientrante Rutelli e il trionfo di Alemanno. Una batosta psicologica e di immagine che ha lasciato lunghi strascichi e recriminazioni, perché al centro delle critiche è stata messa proprio la gestione dello stesso sindaco Veltroni, con l’enorme debito della città sbandierato come un trofeo dal vincitore, la questione aperta del cosiddetto sacco edilizio delle periferie, e la psicosi sicurezza utilizzata come testa d’ariete. Insomma quel modello Roma che era quasi il simbolo dell’ascesa veltroniana si è improvvisamente sgonfiato come si trattasse solo di una delle colossali scenografie di Cienecittà, tramutandosi in un vero e proprio boomerang.
Quindi sono arrivate anche le inchieste giudiziarie a travolgere prima la Regione Abruzzo governata da Del Turco – subito dimessosi - e poi a colpire pesantemente diverse amministrazioni locali simbolo, da Napoli, alla Campania di Bassolino, a Perugia, a Pescara, alla Firenze di Dominici e delle ordinanze anti accattonaggio. Uno tsunami giudiziario che rischia di scompaginare definitivamente il neonato Partito Democratico privandolo delle leadership locali e di ogni residua credibilità e superiorità morale. Tanto che lo stesso Berlusconi, col fiuto politico che gli è proprio, si è fiondato su questa nuova emergenza dichiarando che nel PD è aperta una “questione morale”. La verità è che, al di là della effettiva consistenza e del corso che faranno queste vicende giudiziarie, nel momento in cui a guidare l’azione degli amministratori e dei leader politici non ci sono più né forti motivazioni ideali o etiche, né lo spirito di servizio verso i cittadini, ma semplicemente la ricerca del potere per se stesso e per la sua gestione, che sembra essere l’unico collante del PD, è inevitabile che anche i sindaci perdano il contatto con la dimensione reale dell’amministrazione, puntando alla gestione del consenso elettorale, e personale, attraverso un esercizio feudale del potere, con la concessione di regalie e la costituzione di reti e intrecci di potere politico-economici che facilmente assumono contorni opachi, politicamente e moralmente condannabili o equivoci. Comunque vadano a finire queste inchieste si può esser certi che anche la positiva “stagione dei sindaci” volge a rapida conclusione.
A questo punto il Partito Democratico non più attendere nel concludere la fase costituente e nel definire un rapido cambio di rotta che chiuda questa empasse negativa. La soluzione probabilmente più radicale, traumatica e difficile, ma forse l’unica in grado di dare una vera svolta, sarebbe quella di un congresso anticipato a prima delle elezioni europee di giugno, con le dimissioni di Veltroni, che si è dimostrato nei fatti incapace di traghettare il Partito in questa fase così difficile.
Anche questo potrebbe non bastare perché è dubbio che un leader nuovo, privo anche del carisma e dell’investitura dal basso di cui godeva l’ex sindaco di Roma alle primarie di ottobre 2007, possa riuscire laddove un leader navigato ha fallito. Ma il primo vero test elettorale quello della regione Abruzzo tornata alle urne dopo le dimissioni di Del Turco, è un chiaro campanello di allarme.
Se Veltroni terrà testa alle critiche e alle avversità ad attenderlo c’è l’importante prova elettorale delle europee, e certamente, in vista di quell’appuntamento, dovrà mettere in campo una nuova strategia e un rilancio dell’azione politica del Partito. Quella sarà inevitabilmente la sua ultima prova di appello. Se riuscirà a riportare il PD sopra il 30% potrebbe riuscire a placare le critiche e, quindi, a riprender un percorso che al momento sembra essersi interrotto, viceversa, una nuova sconfitta potrebbe mettere la parola fine alla sua esperienza come segretario e, non è da escludersi, anche a quella del Partito. Se i risultati fossero particolarmente negativi, infatti, la difficile convivenza delle sue diverse anime potrebbe facilmente trascendere in una guerra aperta di tutti contro tutti di cui l’unico vincitore certo sarebbe ancora Berlusconi.
Andrea Maccarrone
(Articolo pubblicato su Progress on line)
giovedì 15 gennaio 2009
Omosessualità e Islam al Circolo Mario Mieli
Omosessualità ed Islam al Circolo Mario Mieli
Domenica 18 gennaio alle 17,00 Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli organizza, nella sua sede di via Efeso 2A - Roma, un interessante incontro di approfondimento e confronto sul tema “Omosessualità e Islam”.
Se ne è parlato molto nelle scorse settimane anche a proposito della proposta di depenalizzazione universale dell’omosessualità presentata dalla Francia e dall’UE all’Assemblea delle Nazioni Unite, ma è sicuramente utile ricordare come al di là degli aspetti penali ci siano molte implicazioni sociali e culturali che differenziano i vari paesi arabi e islamici tra di loro e che, ormai, toccano da vicino anche l’Italia e l’Europa, per la presenza di ampie comunità di immigrati.
A discuterne con noi, Brian Whitaker, per anni inviato del Guradian in diversi Paesi del Medio Oriente e autore di “L’Amore che non si può dire, Storie mediorientali di ragazzi e ragazze” ; Giorgio Gigliotti, scrittore e giornalista, collabora con diverse testate e ha vissuto sette anni nel Magreb, autore di “Hotel Allah, Racconti dall’Islam”; Daniele Salaris, giovane documentarista che presenta il suo “the Beirut apartment” sulla condizione di alcuni giovani gay e lesbiche libanesi; Francesco Gnerre, professore di Teoria della Letteratura all’Università di Tor Vergata di Roma.
Sono stati invitati anche esponenti di associazioni arabe.
Durante l’incontro oltre al documentario di Daniele Salaris sarà proiettata la raccolta di foto e immagini “Passaggio dall’Islam” di Giorgio Gigliotti.
Brian Whitaker, giornalista del Guardian, Giorgio Gigliotti, Daniele Salaris, presenti al nostro incontro, con l’ausilio di diverse forme espressive – il saggio, il documentario, il racconto letterario – ci offriranno lo spunto per trattare un tema molto attuale, poco trattato e ancor meno conosciuto. Come è vista l’omosessualità nel mondo islamico e, come vivono gli omosessuali nei paesi e nelle comunità islamici. Grazie all’esperienza di questi osservatori particolari che hanno avuto modo di conoscere e vivere direttamente quel mondo potremo accrescere la nostra consapevolezza di una realtà dura, ma anche molto sfaccettata e spesso vista con gli occhi del pregiudizio e dello stereotipo.
Sono invitati e saranno ospiti esponenti di associazioni arabe musulmane romane.
-The Beirut Apt. documentario di Daniele Salaris.
Il piccolo spazio di un appartamento racchiude tematiche di scala internazionale in questo intimo documentario. La legge libanese condanna le persone LGBT, rendendole vulnerabili di minacce e attacchi - anche dalla polizia - scoraggiandone ogni denuncia. Con riguardo alla sicurezza degli intervistati è stato affittato un appartamento dove questi potessero parlare liberamente. Ne emerge uno spaccato della scena queer in Libano, descritta da ragazzi arabi di diverse fedi religiose e background culturali. Dall’infanzia trascorsa in una zona di guerra agli Hezbollah e al rinnovato conflitto con Israele, questioni d’identità, sicurezza e libertà si combinano con tematiche di sessualità e di genere. Nonostante le differenti culture di origine queste eloquenti individualità condividono la lotta per vivere autenticamente in una cultura che nega la loro esistenza.
-L’Amore che non si può dire, Storie mediorientali di ragazzi e ragazze, di Brian Withaker (ISBN edizioni).
L’inchiesta di Whitaker, costruita attraverso interviste e testimonianze dirette, spesso rilasciate a rischio di violenze, viaggia in molti Stati (Libano, Egitto, Palestina, Iran e Arabia Saudita), racconta le differenze, i diversi gradi di repressione, di oltranzismo, ignoranza e ipocrisia. Si susseguono decine di storie individuali di dolore, amore e violenza: dai gay palestinesi costretti a rifugiarsi in Israele e accusati, perciò, di collaborazionismo, alla vita nei locali notturni di Beirut, ai siti gay egiziani. Con alcune paradossali sorprese: l’omosessualità è più tollerata in Arabia Saudita, dove c’è la pena di morte, che in Egitto, dove è un "atto immorale". Quanto all’Iran, il presidente Ahmadinejad ha sostenuto che "semplicemente non esiste".
Hotel Allah, racconti dall’Islam, di Giorgio Gigliotti (Edizioni Coniglio).
Presenta il libro Francesco Gnerre. Una manciata di racconti di ambientazione e vissuto arabo. Senza stereotipi e senza banalizzazioni. Raro caso, nella letteratura europea, di uno scrittore occidentale che ha vissuto nei Paesi islamici e ha dedicato la sua vita e il suo lavoro allo studio di Oriente e dintorni, fino a confondersi con essi. Tra “veli” e harem, tra minareti e deserto, tra morti e omicidi, con una scrittura che passa dal poetico al cinematografico, dal giallo all’intimista, si racconta un mondo sconosciuto e fascinoso. Non mancano critiche stringenti agli “assolutismi”, ma l’amore per questa cultura complessa e misteriosa vince con trascinanti e rapinose parole.
Dove: presso la sede del Circolo Mario Mieli, in via Efeso 2/A a pochi passi dalla fermata Metro B San Paolo Basilica.www.mariomieli.org ; mail cultura@mariomieli.org ; tel.: 065413985
Andrea Maccarrone
Direttivo Circolo di cultura Omosessuale Mario Mieli
giovedì 1 gennaio 2009
Buon 2009
Di cuore un buon 2009 per tutti.Non so per voi, ma per me sarà certamente un anno ricco di novità. Forzatamente si concluderà un lungo ciclo della mia vita e se ne aprirà un altro. E come sempre accade in vista di grandi cambiamenti, tante sono le speranze, tanti anche i timori e le incertezze, tante saranno le scelte importanti da fare.
Diverso discorso per l'aspetto generale. Sinceramente con questo nostro governo e con questa nostra situazione politica generale non ho grandi aspettative dall'Italia e per l'Italia. Dobbiamo cercare tutti insieme di tenere duro e fare il massimo per mettere insieme le premesse dei cambiamenti futuri, non lasciare che tutte le speranze vengano spente e tutti i sogni ci vengano definitivamente rubati.
In questi giorni sono molto rattristato e sconfortato dall'ennesima esplosione di violenza bellica in Palestina-Israele. Amo quei due popoli, quei luoghi e quei paesi, sinceramente, ed è terribile vederli di nuovo avvitarsi in questa infinita spirale di odio, violenze, rappresaglie e crimini. Come sempre le vittime sono i bambini e i più indifesi e non si riesce a capire che proprio la continua risposta bellica, per 60 anni, è quella che alimenta la fiamma dell'odio e del risentimento impedendo un vero costruttivo dialogo e la soluzione stabile dei problemi. Anche quest'anno spero di tornare da quelle parti e di ritrovare tanti amici e una situazione diversa anche di poco più serena. Forse passate le elezioni israeliane e palestinesi, la situazione si sarà stabilizzata e le due parti si saranno tornate a parlare più che a sparare addosso. Certo non è bello assistere a chi gioca con la vita e con le bombe in base a calcoli elettorali e di consenso, ma anche questa è la realtà della democrazia, quando, come da noi, è priva di una vera adeguata classe politica coraggiosa in grado di esprimere scelte e inchiodata, invece, alle paure collettive e ai sondaggi del giorno. Anche in Italia, con la campagna di paura sulla sicurezza e gli immigrati ne sappiamo qualcosa...
Nel frattempo voglio ribadire anche ai miei amici israeliani che non possono pensare di continuare a tenere in ostaggio più di un milione di abitanti di Gaza utilizzando quella potenza di fuoco e ancor più bloccando stabilmente la regolare vita delle persone in quel pezzetto martoriato del Mondo. Gaza non può essere una prigione a cielo aperto in cui la popolazione è vittima dei folli disegni integralisti di Hamas, che si fa scudo di una situazione umanitaria pesantissima continuando a investire risorse e uomini in missili anziché in cibo, scuola, case, attività produttive, ospedali, e poi vittima anche dei blocchi continui dei valichi da parte di Israele ed Egitto e delle bombe e poi dei tank...
il 20 Gennaio entrerà alla Casa Bianca il nuovo presidente americano Barak Obama. Credo poco nelle capacità salvifiche e taumaturgiche di una sola persona, di un solo leader. Ma quella presidenza è l'unica, in questo momento ad accendere le speranze di una nuova stagione della politica americana e globale. Se Obama manterrà fede al suo impegno per l'ambiente e per una diversa impostazione di politica internazionale penso possa essere già un buon inizio e forse, anche grazie al suo carisma e al vento di speranza che accende, riuscirà a dare nuovo impulso anche ai dialoghi di pace in Medioriente che Il pessimo Bush ha affossato con la sua insipienza.
Ancora auguri a tutti di un felice e ricco 2009. Il mio augurio è che siate ciascuno protagonista della propria vita e delle proprie scelte e che ciascuno di noi possa anche dare il suo contributo per positivi cambiamenti nel nostro Paese. Da qualche parte bisogna cominciare a costruire.
BACI!
martedì 9 dicembre 2008
Censura di Stato: quel bacio non s'ha da vedere
Come noto il film racconta il tormentato amore di due cowboy nella sperduta provincia americana del Winsconsin in modo talmente toccante e reale da aver commosso e coinvolto milioni di persone. Nonostante il film non abbia scene di violenza né erotiche o sessualmente esplicite in Italia gli era stato già inspiegabilmente posto il visto di divieto per i minori di 14 anni. Evidentemente per i censori italiani l'amore tra due uomini non può essere visto dai più piccoli!
Proprio per questa ragione RAI 2 è costretta proiettarlo in seconda serata, in un orario in cui si presume la presenza di fronte al piccolo schermo del solo pubblico adulto.
Per la TV pubblica, di cui tutti noi paghiamo il canone, questa precauzione (imposizione) non è però sufficiente e allora, incredibilmente si manda in onda una versione ignobilmente e ulteriormente tagliata delle poche scene di affettuosità e del bellissimo bacio tra i due protagonisti.
Una scelta che prima che essere assurda, inspiegabile e grave è davvero molto triste perché mostra lo scarso rispetto che si ha nel nostro paese e nella RAI sia per un'opera d'arte, così gravemente e ingiustificatamente mutilata, sia per il pubblico adulto, trattato con sufficienza e paternalismo.
Un cattivissimo segnale per la nostra cultura che mi ha fatto pensare all'Italia di "Nuovo Cinema Paradiso" in cui, il parroco proprietario della'unica sala di proiezione del paese imponeva alle pellicole il taglio delle scene di bacio. Peccato che da quell'Italia ci separino 60 anni e che RAI 2 non dovrebbe essere un cinema parrocchiale!
Un'altra considerazione è importante fare qui non si parla di generica sessuofobia o di perbenismo, ma di vera e propria omofobia, in quanto di baci eterosessuali, ballerine seminude, programmi e spettacoli TV sboccati e volgari, con continue allusioni sessuali ben più grevi è piena la programmazione televisiva e non si giustifica altrimenti che con l'omofobia questa censura assurda.
venerdì 5 dicembre 2008
Intervento al Congresso dei Radicali Roma
sono molto contento di potervi porgere personalmente i saluti del Circolo Mario Mieli in occasione delvostro congresso annuale e vi ringrazio a nome di tutta l’associazione dell’invito che ci avete rivolto.
Rispetto a un anno fa sono cambiate molte cose a Roma e in Italia. In peggio. Al di là dell’avvicendamento politico al Comune e al Governo che ha visto vincente la destra, mi sembra di leggere numerosi e preoccupanti segnali di involuzione sociale e nel confronto culturale e politico.
- Il razzismo, alimentato spesso ad arte da irrazionali paure per gli stranieri e gli immigrati ha raggiunto manifestazioni che non ritenevo possibili nel nostro paese e che vanno da provvedimenti istituzionali come il rilevamento delle impronte digitali su base etnica (bambini inclusi) ad aggressioni, anche da parte di forze dell’ordine, incendi di campi Rom, violenze fisiche e verbali di varia natura, affermazioni assurde anche sul piano costituzionale riguardo la possibilità per i non cattolici di avere adeguati luoghi di culto.
- Registriamo poi i provvedimenti di criminalizzazione generalizzata della prostituzione attuata dal DdL Carfagna, dai provvedimenti di sanzioni del Sindaco Alemanno a Roma e da numerosi altri amministratori in giro per l’Italia. Approfitto per ricordare ed invitare tutti sabato 13 dicembre alla manifestazione “Adeschiamo i diritti” , organizzata da un ampio comitato di associazioni proprio per contrastare questo disegno con il suo portato di pregiudizio e di limitazione delle libertà individuali.
- C’è poi il fronte del testamento biologico, della libertà di cura e dell’eutanasia che ha registrato alcuni importanti segnali positivi della magistratura ma risposte incerte, contraddittorie spesso negative del legislatore, per esempio con il conflitto di attribuzione sollevato dal Parlamento nei confronti dei giudici del caso Englaro, respinto perché evidentemente infondato, ma chiaro messaggio politico della maggioranza sostenuto dall’incomprensibile astensione del PD.
- Rischi di passi indietro sembrano possibili sul fronte dei diritti riproduttivi e, in particolare, sull’aborto. Qui il confronto si sposta dal piano legislativo anche a quello dei consultori e degli ospedali, con un numero crescente di medici “obiettori di coscienza” che rendono difficile e umiliante per le donne l’accesso a un diritto.
Su tutto sembra aleggiare un vento di nuovo integralismo religioso, in cui la voce delle gerarchie cattoliche viene ad offrire utile puntello ideologico e identitario a un sistema di potere altrimenti sempre più impopolare, delegittimato e autoreferenziale.
La voce del Vaticano, come vediamo ogni giorno, non manca mai di farsi sentire, con forza e sempre in senso negativo, quando si parla di diritti per le persone omosessuali, bisessuali e trans. Che si tratti di quasi banali riconoscimenti per le coppie di fatto, di unioni civili, di matrimonio o di adozioni, che siano in gioco doverose leggi contro le discriminazioni e l’omofobia, accesso al sacerdozio, o, ed è l’ultimo gravissimo caso, depenalizzazione dell’omosessualità in quei paesi del mondo – ben 91 - in cui questa è ancora punita da norme penali che prevedono il carcere, torture, lavori forzati e talvolta persino la pena capitale, la voce dei vescovi si leva sempre stentorea: NO NO NO.
Che in nome della libertà religiosa o di pensiero si diffonda odio e si alimenti discriminazione nei confronti delle persone per il loro orientamento sessuale o la loro identità di genere è semplicemente inaccettabile in un paese civile. Inaccettabile da parte di una Chiesa che nei confronti degli omosessuali ha un pesante debito storico di sangue essendo stata per millenni un agente di odio e discriminazione potentissimo.
Ma ancora più inaccettabile è una classe politica succube e incapace di tutelare e promuovere i diritti, la dignità e la qualità della vita di tutti i cittadini.
Sempre prona e pronta, invece, a rispondere alle richieste anche economiche della Chiesa, come mostra il caso odierno sui finanziamenti alle scuole cattoliche. Laddove settimane di proteste studentesche non sono riuscite a recuperare i quasi 8 miliardi di fondi sottratti all’istruzione pubblica, il semplice annuncio da parte della CEI di mobilitazione da parte delle scuole cattoliche è bastato a far ripristinare i 130 milioni di tagli per le scuole private.
E questo vale, voglio dirlo chiaramente, tanto per i partiti del Centro Destra al Governo quanto per gli altri partiti e in particolare per il Partito Democratico, al cui interno trova spazio e voce una consistente componente integralista capace di condizionarne la linea e impedire qualsiasi limpido confronto su quelle che vengono un po’ furbamente definite “questioni etiche”. Ai nostri occhi un Partito che non è in grado di offrire né un patrimonio di valori ideali condivisi, né risposte concrete alle domande di diritti non è un partito ma è un cartello elettorale o un comitato di potere.
E allora il ruolo dei Radicali nel gruppo parlamentare del PD può essere utile detonatore di queste contraddizioni, che induca quella che si candida ad essere la principale forza del campo progressista a non eludere tutte queste tematiche scomode che stanno a cuore a tutti noi e che sono il portato specifico dei radicali. L’esempio del Registro delle Unioni Civili a Roma, già ricordato nella sua relazione da Massimiliano Iervolino, dimostra come si possa costringere il Centro Sinistra a confrontarsi con un tema solo falsamente etico.
Purtroppo, proprio in ragione di questo clima politico e culturale, sul fronte dei diritti civili per Gay, Lesbiche, Bisessuali e Trans c’è poco da sperare in positive novità.
Anzi le dichiarazioni omofobe si moltiplicano e si rincorrono trasversalmente all’arco politico-parlamentare senza suscitare adeguate risposte, le aggressioni e le violenze transofobe e omofobe appaiono in generale aumento e, devo ammettere con dispiacere, anche il movimento glbt sembra attraversare un difficile momento di smarrimento e di difficoltà a trovare utili riferimenti politici ed efficaci e condivisi percorsi e strumenti di lotta e rivendicazione. Come anche di promozione e conservazione di culture e memorie che non sono solo patrimonio nostro ma comune, che necessita e merita, quindi, di essere tutelato, alimentato e promosso.
Il mio parere è che non dobbiamo rinunciare alla fatica di sperimentare percorsi unitari e radicali nelle richieste. Il realismo politico e la real politik non devono distoglierci dal costruire una piattaforma rivendicativa completa, che non escluda la gradualità di alcuni passaggi e che tenga in considerazione anche il bisogno di mediare, ma che non perda mai di vista e non nasconda gli obiettivi finali che non possono che essere la piena uguaglianza e la piena tutela delle scelte personali, di coppia, familiari etc.
Unità e condivisione di percorsi, metodi, e momenti di rivendicazione devono anzi essere ricercati in modo più ampio possibile con tutte quelle realtà che a vario titolo sono interessate o coinvolte: il movimento delle donne, il movimento studentesco, i migranti, le comunità Rom, movimenti di tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini, associazioni che difendono i diritti umani e civili e la laicità dello Stato, i lavoratori precari, gruppi e forze politiche che condividono queste lotte o alcune di esse. Soltanto uniti, possiamo sperare di essere forti abbastanza da giocare un ruolo e di poter raggiungere qualche risultato concreto.
La conquistata autonomia del movimento dai partiti non significa e non può significare indifferenza alla politica, qualunquismo e mancanza di interlocutori anche privilegiati.
In questo senso la convergenza e la condivisione di molte lotte con i Radicali e con i Radicali di Roma nasce non dalla contingenza sociale, politica o elettorale ma dall’autentica adesione e sostegno alle rivendicazioni del movimento glbt praticamente da sempre, inserite coerentemente in una visione complessiva di tutela e promozione dei diritti umani e civili e delle libertà individuali. Un’adesione quindi che è patrimonio genetico dei radicali e che, al di là di possibili e fisiologici confronti, ci deve spingere a rafforzare ancora di più la collaborazione.
Ho avviato i miei saluti con note negative, ma voglio concludere con uno sguardo di ottimismo. Quell’ottimismo che ci spinge ancora a dedicare il nostro tempo e il nostro impegno all’attivismo associativo e politico, nella speranza di contribuire a un cambiamento positivo, a delle conquiste civili che ci riempiano di soddisfazione e gioia e di opporci, assieme, a un imbarbarimento sociale e politico.
Dobbiamo continuare ad impegnarci con più energia, coraggio e passione perché possiamo riuscire davvero a fare la differenza, o perlomeno non avere rimpianti per non averci almeno provato.
Per il vostro appassionato impegno e la vostra grande capacità di farvi sempre promotori di iniziative politiche importanti, di sperimentare nuove pratiche che mirano al coinvolgimento dei cittadini e della società civile, a tutti voi va un sentito e ammirato ringraziamento e un invito a proseguire con la stessa passione e determinazione nelle nostre comuni battaglie per la laicità, per un'informazione libera e pluralista, per i diritti civili e umani.
Uniti, accrescendo le occasioni e i momenti di collaborazione e confronto costruttivo potremo raggiungere i nostri obiettivi.
Grazie!
lunedì 1 dicembre 2008
il Vaticano getta la maschera
Nella stessa intervista Mons Migliore si è anche detto «indignato e rattristato» dal progetto di introdurre l’aborto tra i diritti umani promosso da alcune associazioni sempre all’Assemblea generale dell’ONU. «Questa è la barbarie moderna che, dal di dentro, ci porta a smantellare le nostre società».
Non capiamo con quale logica si sostiene che la depenalizzazione dell'omosessualità (in alcuni paesi punita anche con la morte) possa introdurre "nuove implacabili discriminazioni". Discriminazioni per chi poi?... per gli Stati che non prevedono le unioni omosessuali.
Il Vaticano getta la maschera: la difesa della vita VIENE DOPO la difesa di stati e regimi, che non rispettano i diritti umani e la vita e che, spesso, sono regimi oppressivi delle libertà più elementari, delle donne, ovvero veri e proprio regimi teocratici. A ben vedere non è questa una novità della politica vaticana (anzi, è noto il sostegno del vaticano a dittature sanguinarie, in Sud america come in Europa) ma messa così risulta finalmente chiara e leggibile anche a chi si illudeva e a chi non mastica di storia e politica: "bene che si puniscano gli omosessuali, gli stati che lo fanno con la prigione, la tortura o la morte, non vanno criticati o discriminati". Più chiaro di così...
Va specificato che non si parla di qualche piccolo angolo del mondo ma di ben 91 paesi per lo più asiatici o africani, molti musulmani, ma anche democrazie come l'India. Si parla quindi della vita e della dignità probabilmente di qualche centinaio di milioni di persone omosessuali che vivono in questi paesi e sono sottoposti a enormi pressioni penali e sociali.
Ridicola, quindi, anche la specificazione degli addetti stampa del Vaticano che ribadiscono di "non essere i soli all'ONU ad avere questa posizione". Non sono soli infatti, ma in buona compagnia dell'IRAN, dell'ARABIA SAUDITA, della NIGERIA e così via... cioè proprio di quei 91 paesi che includono l'omosessualità tra i reati penali! Proprio in buona compagnia...
Nei confronti degli omosessuali la difesa della vita di cui il Vaticano si erge a paladino non vale, perché tutto è consentito pur di evitare che le unioni omosessuali possano estendersi.
Con suprema incoerenza poi, si ribadisce nel seguito delle medesime dichiarazioni la difesa dell'embrione contro l'aborto.
La verità è che al Vaticano e alla chiesa cattolica la vita non interessa e non è mai interessata: la sua bimillenaria storia, fatta di intrighi, guerre di religione e territoriali, enormi bugie, persecuzioni, indice dei libri, roghi, processi per eresia e stregoneria, ghetti ed espulsioni, conversioni forzate, ci insegna la vera natura della Chiesa sempre avida di potere, soldi e privilegi. Più che della vita la chiesa è stata una delle più grandi e potenti agenzia di morte che la'umanità ricordi.
La Chiesa, che dovrebbe scusarsi con i milioni di omosessuali che ha contribuito a discriminare e umiliare e di tutti coloro che ha ucciso sui roghi, processato, indotto al suicidio o alla marginalità sociale, alla vergogna, che ha lasciato trascinare nei lager tedeschi senza un fiato e che oggi preferisce vedere nelle prigioni, torturati, uccisi in nome di non si sa quale cristiano principio e pretende, invece di ergersi ad autorità morale.
Sono soltanto un'associazione a delinquere promotrice di ODIO!
La Chiesa trova forza anche nei falsi numeri di tanti di noi che risultiamo Cattolici per il battesimo ricevuto quando non potevamo né intendere né volere.
Allora aderiamo con forza alla campagna di verità dell'UAAR per lo sbattezzo. Chiedendo di essere cancellati dagli elenchi dei battezzati contribuiamo a riportare verità nei numeri dei cattolici italiani e togliamo forza a questa setta che dietro falsi sillogismi propaga la pena di morte e la discriminazione.
A mio modo di vedere nessun vero cristiano si può sentire più parte di questa Chiesa dell'odio. Anche in Italia esistono comunità cristiane riformate che hanno fatto passi da gigante e che, ad esempio, riconoscono anche le unioni omosessuali, dimostrandosi capaci di guardare alla sostanza dei rapporti e all'amore che lega le persone più che al loro sesso. la Chiesa Valdese ad esempio o altre Chiese Evangeliche. I veri cristiani dovrebbero abbandonare il Vaticano e il loro potere temporale.
Un altra fonte con cui diamo forza a questa chiesa è l'8 per mille. Molti non sanno che lasciare in bianco quella casella significa, nei fatti, destinarlo in maggioranza alla Chiesa Cattolica. Quindi è importante destinare l'8 per mille a un'altra confessione religiosa che non propagandi odio verso gli omosessuali e verso le donne che intendono abortire. Per esempio la Chiesa Valdese stessa o qualsiasi altra. Solo così toglieremo soldi (e questo gli sta veramente a cuore) alla chiesa cattolica. Gli stessi soldi che vengono utilizzati per attaccarci e insultarci.
giovedì 27 novembre 2008
Fiaccolata contro la Transfobia
Mi unisco al loro appello all'adesione e alla partecipazione.
INIZIATIVA CONTRO LA TRANSFOBIA A ROMA
Dopo l'ennesimo omicidio di una persona transessuale, avvenuto a Roma, il 25
novembre, abbiamo promosso una fiaccolata contro il pregiudizio,
l'ignoranza e la drammatica condizione di molte persone transessuali e
della violenza di cui sono vittime.
Venerdì 28 novembre, alle ore 17.30,
faremo una fiaccolata sulla scalinata del Campidoglio.
Invitiamo ciascuno a
partecipare, aderire e diffondere la notizia. Hanno già aderito all'iniziativa
alcune associaizoni, parlamentari, personalità politiche e della società civile.
Per adesione e preannunci di partecipazione scriveteci:presidenza@libellula2001.it
Con preghiera di divulgare a tutti i Vostri contatti ed a quanti possano
essere interessati.
A presto. Un caro saluto,
Sergio Rovasio
TESTO DIFFUSO SUGLI OBIETTIVI DELLA FIACCOLATA:STOP alla violenza contro le persone transessuali
STOP alla discriminazione
STOP all'ignoranza dei MediaEssere transessuali oggi in Italia vuol dire essere oggetto di derisione, di persecuzione, di
discriminazione e persino di omicidio! Le istituzioni ci puniscono e ignorano i
nostri problemi. Nessuna risorsa in aiuto delle persone transessuali in campo
giuridico, sanitario, sociale. Solo multe alle trans MtF perché si presume che
siano prostitute.I media ci descrivono come malati pericolosi. Gli articoli di
cronaca si riferiscono sempre alla persona transessuale ignorandone l'identità
di genere, solo per alimentare pregiudizi morbosi ed infondati. La gente ci
odia, fino ad ammazzarci. Si moltiplicano sempre più drammaticamente le
aggressioni violente: l'Italia è seconda nel mondo per i crimini contro le
persone transessuali.
Una società sana, civile, umana deve dire basta
all'ipocrisia, alla disinformazione, all'odio.Il 28 novembre alle 17,30 fiaccolata davanti alla scalinata del Campidoglio. Per dire basta a questa vergogna.
Invitiamo le Associazioni ad aderire ed a dare ampia diffusione.Organizzano:
Associazione Libellula Roma e Napoli
Coordinamento Sylvia Rivera
CGIL Nuovi Diritti
Associazione Radicale Certi Diritti
Associazione Streghe da Bruciare
LA PREVENZIONE, IL RISCHIO, LA VITA CON L’HIV, oggi alla Sapienza di Roma
“L’Aids è un problema di tutti: noi ce ne occupiamo”. Questo è lo slogan
che campeggiava all’ingresso delle prime feste di Muccassassina. E così èstato.
A 25 anni dalla sua fondazione, il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
ancora oggi si occupa di Aids e lo fa attraverso una serie di servizi e di
attività che rappresentano il fiore all’occhiello di tutta la comunità lgbt: tra
tutti il servizio di assistenza domiciliare ai malati di Aids, il gruppo di
auto-aiuto per persone sieropositive, i vari progetti di prevenzione e
comunicazione su Hiv e Malattie Sessualmente Trasmissibili.
In occasione delle XXI Giornata Mondiale della Lotta all’Aids il Circolo di
Cultura Omosessuale Mario Mieli, in collaborazione con la Lila Lazio, lancia il
nuovo progetto di prevenzione espressamente dedicato alla popolazione
omosessuale. Il progetto, dal titolo“Piacere? Sicuro!!” è un divertente
opuscolo a fumetti che focalizza alcune situazioni tipo e spiega come evitare
comportamenti a rischio.
Queste che seguono le iniziative pubbliche organizzate dal Circolo
di Cultura Omosessuale Mario Mieli, in collaborazione con Ospedale
San Giovanni, Lila Lazio, Gruppo di auto aiuto IRCSS Spallanzani, Sieropositivo.it
e Roma Rainbow Choir, in occasione della Giornata Mondiale della Lotta all’Aids e
per sottolineare l’importanza della prevenzione edella solidarietà e per
riaffermare la dignità delle persone sieropositive:
La prima Iniziativa si svolge proprio oggi alla facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza di Roma e coniuga un momento di dibattito con relazioni sulla prevenzione e un reading sulle esperienze raccolte nel gruppo di auto-aiuto per persone sieropositive dell'Ospedale Spallanzani.
Credo che sia un modo concreto e diretto per riportare il discorso della prevenzione, e quello della solidarietà e del contatto diretto con l'esperienza del vissuto delle persone sieropositive in un luogo come l'università.
Giornata Mondiale contro l’AIDS
In occasione della Giornata Mondiale della lotta all’Aids e dei 25 anni di vita del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, la nostra Associazione organizza due iniziative per sottolineare l’importanza della prevenzione e della solidarietà e per riaffermare la dignità delle persone sieropositive.
Giovedì 27 novembre 2008 – ore 15.30
Presso il Centro Congressi della Facoltà di Scienze della Comunicazione Università di Roma “la Sapienza”Via Salaria n. 113
Con il Patrocinio di:Regione Lazio - Assessorato alla Cultura, Spettacolo e Sport
Provincia di Roma - Assessorato alle Politiche Sociali e per la Famiglia
Comune di Roma - Assessorato alle Politiche Culturali
Grazie a:Lila Lazio
Sieropositivo.it
“LA PREVENZIONE, IL RISCHIO, LA VITA CON L’HIV”
Dibattito con:
Dr. Francesco Montella, Responsabile del Servizio di Immunologia Clinica del San Giovanni Addolorata,
Dr.ssa Amalia Bove, Psicologa del Circolo “Mario Mieli”da anni impegnata in progetti di prevenzione e nella conduzione di gruppi di auto-aiutoIntervento a cura della Lila Lazio
Reading “CARO AMICO TI SCRIVO… Narrandomi” Testimonianze, esperienze, emozioni dei partecipanti al Gruppo di auto-aiuto per persone sieropositive presso l’IRCSS Spallanzani
Adattamento testi a cura di Luciano Parisi
Regia: Olga Galvarelli
Con: Antonio Anglicano - Maurizio Palladino - Michetta Farinelli - Diana Collepiccolo – Alessandra Fallucchi
Musiche: Marco Savatteri
Introducono: Andrea Pini, docente e saggista (ex Presidente del Circolo “Mario Mieli”)
Dr. Tommaso Speranza, Facilitatore del Gruppo auto-aiuto IRCSS Spallanzani
Si ringraziano i volontari di SIEROPOSITIVO.IT
Per ulteriori informazioni: tel. 06.541385; info@mariomieli.org
mercoledì 26 novembre 2008
Per un giudice della Florida è incostituzionale proibire le adozioni gay
MIAMI - Destinata a far discutere la sentenza di un giudice della
Florida secondo il quale è incostituzionale vietare l'adozione ai
gay. Cindy Lederman ha autorizzato Martin Gill, 47
anni, e il suo compagno ad adottare due fratellini, di 8 e 4 anni, che hanno in
affido dal dicembre del 2004.
La Florida è l'unico stato americano dove sono vietate le adozioni sia
per le coppie omosessuali che per i single. Secondo il giudice non vi sono prove
che dimostrano, come ha sostenuto il pubblico ministero, che vi sia una
"nuvola scura sopra le case degli omosessuali e dei loro figli". (Agr)
Come noto le adozioni gay sono consentite nella gran parte degli Stati Uniti da molti anni. Questa sentenza conferma l'orientamento decisamente progressista e della giustizia americana che sempre più dimostra di non guardare in faccia a nessuno quando si tratta di difendere i principi costituzionali di uguaglianza contro i pregiudizi.
Da noi quando si parla di adozioni gay ci si sente dei marziani, ma è importante essere sempre meno timidi su questo tema, perché a mi sembra incontestabile che i gay possono essere buoni (o cattivi) genitori esattamente come gli etero e tutti quegli improvvisati difensori dei diritti dell'infanzia non hanno alcuna seria argomentazione scientifica per sostenere il contrario!









