venerdì 31 ottobre 2008

Preti omosessuali, altro che teologia: discriminazione pura

(Articolo uscito oggi su Liberazione)

Messaggio che serve solo a rinforzare lo stigma
Preti omosessuali, altro che teologia:discriminazione pura

Andrea Maccarrone*
La ripetitività con cui dagli uffici vaticani partono documenti e dichiarazioni riguardanti sessualità e omosessualità finisce per diventare perlomeno sospetta, oltre che fastidiosa. Come dire, la lingua batte dove il dente duole.
In un momento in cui i temi riguardanti il riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali sembrano finiti su un binario morto e le gerarchie cattoliche appaiono, quindi, smarrite per la perdita degli enormi spazi di visibilità che ne guadagnava, eccoli reintrodurre dalla finestra il caso appena uscito dalla porta. Anche se manca la novità le agenzie e i tg non si fanno pregare e ci rilanciano la riconferma di una posizione già nota: coloro che manifestano «tendenze omosessuali fortemente radicate» o un'identità sessuale «incerta» non possono entrare in seminario e diventare preti.
E dire che un tempo, soprattutto in un paese come l'Italia, la tonaca era un noto rifugio sociale per tantissimi omosessuali che, non volendo proprio vivere nell'ipocrisia di un matrimonio imposto, preferivano prendere i voti, dando davvero tantissimo a una chiesa che in generale non ha mai cessato di discriminare.
Oggi risulta poco chiara la ragione di questa perseverante politica discriminatoria e di esclusione nei confronti dei tanti omosessuali che, nonostante tutto, continuano a ritenersi cattolici. Tanto più alla luce della nota crisi delle vocazioni e considerando che, teoricamente, i sacerdoti, eterosessuali o meno che siano, dovrebbero essere chiamati all'astinenza.
A volere applicare questa norma ai sacerdoti già in servizio ci sarebbe da stilare una lista lunga - e scandalosa - di vescovi e cardinali, anche noti, che forse non avrebbero piacere si sapesse e che, non so con quale coerenza e credibilità possano applicare queste regole che per loro non sono valse.
Non possiamo nascondere il forte impatto culturale, sociale e politico che la religione e le autorità religiose hanno, e questa è proprio la ragione per cui se ne parla. Anche se parlandone ne accresciamo il ruolo. Allo stesso modo di come noi critichiamo energicamente l'ingerenza vaticana nelle scelte politiche e legislative italiane, potremmo essere, in questo caso, accusati di impicciarci delle legittime scelte e regole di reclutamento del personale religioso. Ma il punto è qui volersi opporre fermamente a qualsiasi politica discriminatoria nei confronti degli omosessuali e l'assimilazione surrettizia a concetti d'immoralità, inadeguatezza a ricoprire qualsivoglia incarico o funzione, e alla patologia mentale. Questi messaggi vengono interpretati chiaramente come uno stigma inaccettabile (anche quando largamente disatteso) e configurano fattispecie concrete di discriminazione nell'accesso alla "professione" di sacerdote. Del resto ricordiamo che la chiesa cattolica è rimasta sempre più isolata, anche tra le altre chiese cristiane, nella negazione del sacerdozio femminile. Entrambe sono quindi chiare scelte politiche, senza fondamento teologico e, per questo, ancor più odiose.
*Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Il Vaticano era appena riuscito a distinguere fra pedofili (che potranno continuare a fare i preti) e gay (a cui invece verrà vietato il sacerdozio), e ti arriva la Binetti a fare casino:

http://www.gaynews.it/view.php?ID=79630

Andrea Maccarrone ha detto...

Hai proprio ragione... Omosessuali no e pedofili sì. Questa Binetti gli ha proprio guastato le feste!