giovedì 6 novembre 2008

Sondaggio sul matrimonio gay Su Corriere on line

Referendum in più Stati, bocciate le nozze gay. Siete d’accordo?
Questa la domanda posta dal corriere on line ai suoi lettori... ATTENZIONE: Per manifestare sostegno alle nozze gay bisogna quindi votare NO

Allora che fate ancora qui? andate e votate NO!!
http://www.corriere.it/appsSondaggi/votazioneDispatch.do?method=risultati&idSondaggio=3657

Il peso di Obama per Israele

(Articolo per Progress On Line)

Le elezioni USA hanno catalizzato l’attenzione globale sia a livello di opinione pubblica che di cancellerie, come evidente visto il peso della potenza americana sullo scacchiere internazionale.

In Israele, e in Medio Oriente, quest’attenzione si trasforma in interesse diretto, anche a prescindere dalla presenza diretta in Iraq, che ha trasformato gli Stati Uniti in un fondamentale attore di quello scacchiere regionale.

Infatti, il ruolo degli Stati Uniti nell’area, nel bene come nel male è stato sempre di primaria importanza. Implicazioni fondamentali politiche e persino psicologiche nelle relazioni di sicurezza e negli equilibri di forza. Per Israele, in particolare, sono implicati la percezione stessa della sicurezza nazionale e il futuro dell’assetto di pace con i palestinesi e con gli altri stati arabi, che, come appare evidente non possono certo prescindere dagli indirizzi che vengono da Washington.

Un presidente come Bush, decisamente poco apprezzato all’estero per il suo unilateralismo, l’atteggiamento manicheo della guerra al terrore e le sue prove muscolari di forza, non ha mai goduto di molte simpatie nelle diplomazie internazionali ma è stato un alleato fondamentale per Israele, che ne ha assunto appieno la dottrina. Basta pensare alla guerra in Libano dell’estate 2007, o alle pesanti rappresaglie militari verso Gaza, o ancora all’embargo finanziario ad Hamas (e al suo governo) considerata come un’organizzazione terroristica. La stessa guerra in Iraq, che in Europa non ha mai goduto di popolarità, è stata fortemente voluta da Israele, come anche l’atteggiamento intransigente, che non escluda l’opzione militare, verso la prospettiva di un Iran nucleare.

Non stupisce, quindi, la preoccupazione con cui si guarda in Israele a un avvicendamento alla Casa Bianca, soprattutto in favore in un Barak Obama, che ha già dato indicazioni di una netta discontinuità in politica estera rispetto al suo predecessore, parlando chiaramente di ritiro in tempi certi dall’Iraq, di dialogo con l’Iran e di impegno per la pace tra israeliani e palestinesi.

Naturalmente, il nuovo Presidente non intende allontanarsi dalla tradizionale alleanza privilegiata con Israele, ma ha ritenuto indispensabile, da candidato, un viaggio ufficiale in Israele per rassicurare tanto Gerusalemme che l’attento elettorato degli ebrei americani di cui non poteva permettersi certo di perdere l’appoggio, soprattutto in stati chiave come la Pennsylvania. Un elettorato che alle passate presidenziali aveva sempre premiato il candidato democratico (75% in favore di Karry nel 2004, 82% per Gore nel 2000, quando alla vicepresidenza era candidato il senatore ebreo Joe Lieberman) che aveva, probabilmente, maggiore fiducia nella contendente Hillary Clinton, e Obama non poteva dare per scontato. Alla fine, secondo i dati bel il 78% degli ebrei americani ha scelto Barak Obama contro il 21% del suo avversario repubblicano.

Eppure i Repubblicani di McCain hanno cercato di puntare decisamente sul voto ebraico, giocando molto a istillare il dubbio sulle passate relazioni e sulla più spiccata propensione al dialogo senza pregiudiziali del candidato democratico.

Partendo dai sondaggi iniziali della campagna, quando il 30% dell’elettorato ebraico era orientato a votare per McCain, un dato non scoraggiante dal quale i Repubblicani, avevano avviato una decisa campagna contro Obama, cominciata con la distribuzione di lettere e mail che speculavano sulla sua supposta fede musulmana, e culminata con il tentativo di dipingerlo come pro-palestinese e collegato a noti terroristi. In questa campagna i Repubblicani avrebbero speso circa 2 milioni di dollari in pubblicità su televisioni e giornali ebraici, puntando soprattutto su quegli stati in bilico conosciuti per le ampie comunità ebraiche, come Florida, Ohio, Pennsylvania, Virginia, Nevada (che poi sono tutti andati a Obama).

La Repubblican Jewish Coalition, aveva rilasciato un lungo paper propagandistico intitolato “Preoccupati su Barak Obama? Dovreste esserlo! Molti americani si pongono domande su Barak Obama e se le sue visioni siano buone per gli Stati Uniti e per Israele. E a ragione”. Sul documento si paragonavano le posizioni di McCain , Hillary Clinton e Obama su questioni sensibili come il futuro status di Gerusalemme, i rapporti con i leader “ostili” e la questione iraniana.

Nonostante gli sforzi il voto ebraico ha cominciato a orientarsi decisamente su Obama già a giugno. La scelta di Sarah Palin può avere avuto un ruolo in questa scelta perché le sue posizioni conservatrici sui temi sociali non coincidono con quelle della maggioranza degli ebrei americani.

Intanto, già all’indomani della sua elezione, giunge apprezzata in Israele la prima nomina del nuovo Presidente. Nel delicato ruolo di Capo dello staff della Casa Bianca, Barak Obama ha designato il vecchio amico e alleato di Chicago Rahm Emanuel. Quarantanovenne figlio di un immigrato israeliano e di un’ebrea americana, Emanuel ha servito nell’esercito israeliano e parla persino un po' di ebraico. Una fonte riservata di Ynet ha affermato che “Emanuel è pro-israeliano e non avrebbe preso in considerazione di accettare la posizione se il presidente-eletto Obama non fosse pro-israeliano”, mentre il vice presidente della Jewish Federation of Metropolitan Chicago ha ricordato la sua assidua partecipazione a eventi correlati a Israele come l’Indipendence Day (14 maggio) e la parata annuale per Israele.

Dal canto suo, l’attuale ministro degli esteri e candidata premier, Tzipi Livni, ha rassicurato sulla stabilità delle relazioni israelo-americane, ma, allo stesso tempo, ha sottolineato che gli Stati Uniti e la comunità internazionale faranno pressioni sul processo di pace nel caso che lo Stato ebraico si dimostrasse riluttante. Nel suo discorso alla Knesset di mercoledì scorso, la Livni ha detto che “Indipendentemente da chi sia al potere a Washington è importante capire che la relazione è reciproca”, per questo, ha poi notato, le elezioni israeliane in programma per il prossimo 10 febbraio “devono riflettere l’interesse del paese nell’avanzamento del processo di pace, altrimenti la comunità internazionale, guidata dagli Stati Uniti, ci spingeranno in questa direzione”. “Israele deve sostenere i propri interessi nazionali e di sicurezza - ha aggiunto – che in ogni caso coincidono con gli interessi americani nella regione. Dire NO non ha mai portato ad alcun risultato diplomatico”.

In un'intervista a Radio Israele, Tzipi Livni ha, però, anche chiesto cautela nell’aprire un dialogo con l’Iran, che potrebbe essere interpretato come un “messaggio di debolezza” e si è detta “certa che gli Stati Uniti, anche con Obama, non saranno disposti ad accettare un Iran nucleare” escludendo seccamente l’appoggio di Israele a un’iniziativa di apertura degli Usa verso l’Iran. Parole che hanno il sapore di un chiaro monito.

L’elezione di Obama è stata accolta con favore anche sul fronte palestinese e nel mondo arabo, riaprendo le speranze per un processo di pace e di stabilizzazione regionale più equilibrato e rapido. Persino le dichiarazioni di ministri iraniani e siriani sembrano aprire nuovi spiragli di dialogo fino a ieri impensabili.

Andrea Maccarrone

Proteste in California per l'abolizione del matrimonio gay




Che brutto risveglio deve essere stato per le migliaia di coppie omosessuali già sposate per coloro che pensavano di farlo e per i tantissimi gay e lesbiche o meno che fossero, che avevano creduto che il sogno di un paese in cui regna l'uguaglianza dei diritti fosse divenuto realtà. Il sogno è durato solo 4 mesi, perché il voto del 52% dei californiani lo ha strozzato. Dagli exit poll è emerso persino l'elettorato di Barak Obama si è spaccato sul tema, con i bianchi contrari alle nozze gay e neri e ispanici favorevoli.

Ma c'è anche chi gioisce: "Un giorno magnifico per il matrimonio", ha commentato Ron Prentice, responsabile del sito ProtectMarriage.com, tra i promotori di Proposition 8, "i cittadini della California hanno scelto i matrimoni tradizionali e hanno reclamato la difesa di questa grande istituzione".

Le proteste della comunità gay sono scoppiate immediate e spontanee, già alla chiusura delle urne. Anche perché è la prima volta che si torna indietro in maniera così decisa su di un dritto già ottenuto, con un voto a maggioranza che, di fatto, sottrae diritti acquisti a una minoranza.
Per fare un paragone è come se un voto referendario togliesse ai neri il diritto di voto o tornasse a imporre loro autobus separati. Neri e ispanici devono averlo capito bene e, forse proprio per questo, si sono in maggioranza opposti alla Proposition 8!
Condivisibili, infine, le amare considerazioni di Giorgio sull'insufficiente mobilitazione della stessa comunità glbt (in California numerosa, ricca e ben organizzata) nella difesa dei propri diritti. I numeri parlano, purtroppo, da soli.
Errata Corrige: come opportunemente segnalato da Barbara nei commenti, e come oggettivamente era più facile aspettarsi, visto il profilo socio-culturale dei votanti, gli elettori neri hanno votato in larga maggioranza in favore della Prop 8 (contro il matrimonio gay) e anche gli ispanici si sono schierati in maggioranza per questo bando.
Cambia evidentemente il commento che ne derivava... non hanno capito il rischio che corrono in quanto minoranza, mentre la comunita glbt ha peccato anche in comunicazione nei loro confronti.

mercoledì 5 novembre 2008

Binetti graziata e poi portata sugli altari: siamo alla farsa!

Peggiore epilogo nel PD per la vicenda che ha visto coinvolto l'onorevole Binetti non poteva esserci.
Prima le vergognose e incomprensibili parole di Veltroni che derubrica le calunnie omofobe della deputata TeoDem a opinioni personali, quindi la resa di Paola Concia, e poi "l'assoluzione" del comitato etico che si dichiara incompetente.
Infine ecco giungere a dare il carico da quaranta in un tardivo soccorso Castagnetti dal PD e Cesa e Pezzotta dall'UDC...

Queste le dichiarazioni sorprendenti di Castagnetti, che non soddisfatto del successo, decide anche di rimarcarlo:
"E' sorprendente che la commissione di Garanzia nonostante la netta presa di posizione del segretario del partito, abbia ritenuto di non dichiarare irricevibili le denunce a carico dell'onorevole Paola Binetti".
"Se ritorno sul tema -aggiunge- è perché non mi va di sottovalutare la gravità di un dibattito 'disciplinare' intorno a una opinione espressa da un socio del partito (ndr. ma forse essere soci del partito non è come essere soci del circolo bocciofilo del tuo quartiere?). La libertà di pensiero e di espressione è così apodittica e indiscutibile che trovo sorprendente anche solo il fatto che la commissione abbia ritenuto di dover precisare di non poter procedere 'perché l'ordinamento non lo prevede'. L'ordinamento non lo prevede semplicemente perché non può -in linea di principio- prevederlo". (http://www.gaynews.it/view.php?ID=79728)

Allora, in nome della libertà di pensiero, mi piacerebbe dire che Castagnetti è un gran pezzo di merda putrida e un mentecatto puttaniere difensore di preti pedofili e corrotti, talmente ignorante che non capisce neanche dove sta di casa, figurarsi la differenza tra opinioni e insulti. Ma ci tratteniamo dal dirlo, dai, perché a me non piace insultare chi non ha neppure l'intelligenza di capire che lo si sta facendo. Non merita neppure la fatica.

Ma Castagnetti non poteva essere l'unico e allora ecco Cesa e Pezzota, dell'UDC, che scelgono di ergersi a improbabili super eroi difensori della libertà di pensiero e di espressione in una lettera aperta alla Binetti:
"Cara Paola, le vicende che recentemente ti hanno visto coinvolta hanno destato in noi forti preoccupazioni. Nell'esprimerti tutta la nostra solidarietà (ndr. povera pecorella indifesa), non possiamo non evidenziare che quando una parlamentare possa essere messa sotto accusa e sottoposta a giudizio del suo partito solo per avere espresso il suo parere su una norma della Chiesa cattolica, rappresenti un evento preoccupante".
"Abbiamo sempre difeso-aggiungono- la libertà di espressione e contrastato ogni atteggiamento di discriminazione nei confronti di qualsiasi persona (ndr. contrasto alla discriminazione? Ma Pezzotta non è quello del Family day?). Ci preoccupa però la possibilità che si possano creare nel nostro Paese situazioni e condizioni che possano inibire la libertà di espressione e che, surrettiziamente, si possa introdurre il reato di opinione. Oggi si viene denunciati nel partito, ma sorge il dubbio che se si introduce il reato di omofobia così come strutturato nella proposta di legge in discussione alla Camera in commissione Giustizia, si potrebbe essere denunciati ad un tribunale vero e proprio''.
"Nel confermarti la solidarietà dell'Unione di centro per gli ingiustificati attacchi cui sei stata sottoposta, ti assicuriamo il nostro impegno a garantire la libertà di opinione, dentro e fuori dai partiti". (http://www.gaynews.it/view.php?ID=79727)

Insomma anche secondo questi due paladini dei diritti e della libertà di opinione insultare gli omosessuali è più che legittimo e non può neppure essere oggetto di una censura interna di partito in nome di elementari principi di rispetto per tutti. Che dicevano costoro in merito della satira di Sabina Guzzanti contro il papa? Quella non andava bene?

Ad ogni modo vogliono fare surrettiziamente passare un'idea che sanno essere falsa sulla legge antiomofobia.
La proposta mira infatti ad estendere le previsioni già in vigore della Legge Mancino su discriminazioni razziali e religiose anche all'omofobia. Quindi delle due l'una: o il reato d'opinione esiste già per quei casi, e loro si propongono di abrogare la legge Mancino, ovvero se il principio è valido per razzismo e diversità religiosa può essere valido anche su omofobia e transfobia!
Che ne dite Cesa e Pezzotta vi mettete in pace col cervello? ma se la coerenza e l'onestà intelletuale non abitano al Parlamento non ve ne si può certo fare una colpa.
La prossima volta che parlate di "contrasto alle discriminazioni", però, vi suggerirei di informarvi su cosa siano, giusto per sembrare meno ridicoli del solito!

Invito tutti a continuare a mandare mail (questa la mia a Veltroni e al PD, ma ne manderò presto altre) e querele al PD e alla Binetti, perché non possiamo accettare di essere ingiuriati senza reagire.
Parita anche l' OPERAZIONE BINETTOFILIA. Vediamo fino a che punto PD e Binetti apprezzano la libertà di opinione!

Obama vince, matrimoni gay perdono

Non è difficile farsi trascinare dall'entusiasmo e vedere nell'elezione di Obama, primo afro-americano, alla presidenza degli Stati Uniti un grande slancio di cambiamento e speranza per un futuro migliore.
Un successo che simbolicamente chiude la parabola dello schiavismo e del segregazionismo (ma i problemi nella profonda provincia americana non sono tutti superati) e che traghetta finalmente l'America nel nuovo secolo, rilanciandone anche il mito di terra dei sogni dove ogni cosa, solo a volerla veramente, è possibile.
La cappa di paura del bushismo può essere adesso spazzata via dalla speranza del cambiamento e contribuire a iniettare nel sistema complessivo quell'ottimismo indispensabile - ma non sufficiente - per venire fuori dal disastro economico che attanaglia l'America e il Mondo.
tra l'altro l'ampia maggioranza di cui il nuovo presidente disporrà sia alla Camera dei Rappresentanti che al Senato gli consentiranno di disegnare con molta libertà le sue politiche e, al contempo gli daranno più responsabilità.

Che ci aspettiamo adesso?
1) Una decisa svolta in politica internazionale con maggiore attenzione al multilateralismo e minore enfasi militare per la soluzione dei problemi. Le principali sfide si concentrano in Medio Oriente (Iraq, Afghanistan, Iran, questione israelo-palestinese, Libano e Siria), ma grossa attenzione richiedono i rapporti con la Russia e con la Cina.
2) Ambiente. Bush si è sempre rifiutato di sottoscrivere gli accordi di Kyoto sulle emissioni. Adesso l'adesione degli USA darebbe nuovo slancio e nuova credibilità alla necessaria politica ecologica, possibilmente andando anche oltre Kyoto, puntando sia al risparmio energetico che alle nuove fonti alternative di produzione dell'energia.
Se l'America darà l'esempio anche l'Europa - Italia inclusa - potrà perseguire questi obiettivi con più coraggio e convinzione e anche la Cina e l'India potrebbero decidersi a fare qualcosa.
3) Obama dovrà anche chiudere per sempre con le leggi speciali, le paranoie della sicurezza, i campi di prigionia di Guantanamo, le torture, le extraordinary renditions e tutte quelle politiche che hanno pesantemente macchiato l'immagine degli USA come terra della libertà e dei diritti civili.
4) Infine un maggiore accento sulle politiche redistributive e sociali potrebbe contribuire a chiudere il lungo trentennio dell'iper-liberismo senza regole per restituire, dappertutto, Un giusto ruolo sociale e di regolatore allo Stato e alle autorità pubbliche, soprattutto a protezione dei più poveri e dei lavoratori, impotenti di fronte allo strapotere delle grandi multinazionali e dei potentati finanziari.

La nota negativa riguarda invece i referendum che miravano a inserire norme costituzionali contro i matrimoni omosessuali in California in Florida e in Arizona.
Al momento gli integralisti sembrano averla vinta, anche se con percentuali decisamente inferiori che in passato.
Una rivincita di quell'America profonda, tradizionalista e intollerante, che, se non ha impedito al primo afroamericano di diventare Presidente, si è presa per lo meno questa consolazione.
La sconfitta sulla Proposition 8, brucia particolarmente in California dove già oltre 11.000 matrimoni omosessuali erano stati celebrati e dove lo scontro aveva assunto maggiore asprezza e un maggior valore anche simbolico.
Adesso rimane la speranza che il nuovo sguardo verso il futuro che Obama saprà dare agli USA finisca per propagarsi in profondità nei sentimenti popolari, contribuendo a scelte diverse anche su queste tematiche.

(Articolo pubblicato su Progress on line)

Fassino: "siamo contro i matrimoni gay"

In diretta a Porta a Porta per commentare le elezioni USA alcuni nostri politici (Melandri, Fassino, La Russa, Frattini) sono chiamati al provincialotto gioco delle vicinanze e lontananze con il candidato Barak Obama.
La Russa: "non è così scontato che Obama sia così simile a voi solo perché è Democratico, per esempio è contrario al matrimonio gay..."
Fassino: "Anche noi", "anche noi", "anche noi"... Poi aggiunge "non abbiamo mai fatto proposte in tal senso".

Che eravate contrari ai matrimoni gay "anche voi", NOI lo sapevamo già. E per chi ancora dubitasse adesso lo ha ben chiaro.
Ci si poteva, forse, illudere che semplicemente non foste "favorevoli", ma neppure così decisamente contrari, che può sembrare una sottigliezza, ma in politica non lo è. Invece la spontanea e immediata (direi quasi un riflesso pavloviano) intransigenza con cui dite di essere contrari non lascia spazio ad alcun dubbio!

Per la cronaca Barak Obama si è schierato contro la Proposition 8 che mira a bandire dalla costituzione della California il matrimonio omosessuale.

martedì 4 novembre 2008

Obama - McCain... l'attesa


Anche a voler fare gli snob non possiamo esimerci dall'elezioni mania... Come tanti farò le ore piccole per vedere come andrà a finire e soprattutto se davvero la SPERANZA del cambiamento alimentate per settimane dai sondaggi si tradurranno in realtà o saranno deluse.
Per quel conta anche io spero che Barak Obama sia il prossimo Presidente degli Stati Uniti e che con lui si chiuda per sempre quella era buia che ha visto Bush rendere l'America insicura e distante e il mondo diviso e smarrito.
OBAMA FOR PRESIDENT
2:42 Obama sembra in netto vantaggio. Grnade emozione nel vedere l'entusiasmo della folla di sostenitori di Obama a Chicago.
4:00 Si consolida ancora il vantaggio di Obama in diversi stati chiave (Pennsylvania, Florida e altri). Non resisterò ancora a lungo ma spero di svegliarmi domattina in un Mondo un poco poco miglire. Già il fatto che il primo Afro-americano possa diventare presidnete usa mi sembrerebbe da sola una splendida notizia.
5:00 Quasi un'ora dopo Vespa anche la CNN proclama Barak Obama nuovo Presidente degli Stati Uniti. La folla di Chicago esplode e, secondo le previsioni, la vittoria sarebbe più ampia e solida del previsto!
5:10 McCain riconosce la vittoria di Obama: "il popolo americano ha parlato e ha parlato in modo chiaro. Poco fa ho chiamato il senatore Obama per congratularmi con lui perché sarà il prossimo paese delgi Stati Uniti, paese che entrambi amiamo" .... "Questo è un voto storico e io riconosco il valore particolare che questo voto ha per gli afroamericani. Questo orgoglio deve essere soprattutto loro". ..."Non devono esserci ragioni perché nessun americano riconosca questo risultato".
5:34 Strana apertura dei discorsi del palco di Chicago con la preghiera di un reverendo.
5:35 Bush si congratula con Obama (e speriamo che adesso si tolga dai piedi veloce veloce!)
5:38 Inno americano cantato a cappella.
5:50 Che spettacolo la folla che balla e cnata contenta, che piange e si abbraccia. Tantissimi giovani, ma non solo.
5:57 Barak Obama, con moglie e figlie, entra sul palco di Chicago da viincitore.
5:58 Discorso: "Ciao Chicago, se c'è qualcuno che ancora dubita che l'america è un lugo dove tutto è possibile... o in dubbio la forza della nostra democrazia ecco la risposta!"... "Stasera grazie a quello che abbiamo fatto in queste elezioni in questo momento decisivo il cambiamento è arrivato in America".
6:20 Prima di andare a letto mentre il palco si è trasormato in un eneorme riunione di famiglia di Obama e Biden, aggiungo ai risultati che per i democratici si profila anche un'ampia vittoria al Senato e alla Camera dei Rappresentanti. Per cui Barak Obama disporrà anche di un Congresso favorevole almeno nel primo bienni del suo mandato. Con la possibilkità di governare con ampia autonomia.
Su un tema che riguarda un po' anche i temi maggiormente trattati su questo blog, voglio ricordare che in California si sta anche votando per la Proposition 8, proposta degli integralisti religiosi che miran a bandire i matrimoni omosessuali con un'apposita norma costituzionale dello Stato.
Nonostante l'impegno, anche finanziario, di tante star di Holliwood, tra cui Brad Pitt e Steven Spielberg, e di importanti aziende m,olto note come Apple, Google e Levi's, l'esito appare qui molto incerto.
Speriamo che i NO prevalgano e che la California tenga fede alla sua tradizione liberal e di battistrada sul terreno dei diritti.

Binetti: Paola Concia suonata e contenta!

A seguito dello scoppio delle polemiche sulle dichiarazioni omofobe dell'onorevole Binetti anche la deputata e collega di partito Paola Concia (unica lesbica dichiarata in parlamento) si impegna nel coro delle proteste e delle critiche inizialmente con il suo usuale stile un po' sfumato, definendo quelle affermazioni espressioni di "odiosa e intollerabile omofobia" ma limitandosi a chiedere alla Binetti di porgere delle scuse agli omosessuali. Un po' come se fossimo all'asilo.
Chiedo ufficialmente all’On. Paola Binetti di porgere le sue scuse per le affermazioni pronunciate, che la pongono fuori dalla linea politica indicata dal Segretario ma del Partito Democratico: Walter Veltroni, infatti, sabato scorso ha definito l’omofobia “odiosa ed intollerabile”, proprio come sono le dichiarazioni di oggi dell’On. Binetti".

Sarà che io continuo a considerare la Binetti retrograda, integralista e bigotta, ma anche adulta e pienamente in grado di intendere e di volere, quindi consapevole e responsabile per quel che afferma, per cui le scuse non mi bastano. Tanto più che qui non si tratta di un casuale scivolone ma di un'ennesima manifestazione di quella che una posizione coerentemente ed espressamente difesa e tradotta in posizioni politiche numerosissime volte.
Per me, quindi, come per molti altri anche all'interno del PD (tra cui Andrea Benedino) si pone una più radicale e coerente questione di appartenenza stessa della Binetti al Partito Democratico, tanto che le proteste fioccano numerose e, pare, oltre 40 ricorsi vengono presentati alla commissione interna del PD.
Serve, a questo punto ricordare che proprio sulla norma antiomofobia l'allora Senatrice Binetti votò contro la norma che il Governo Prodi voleva introdurre, facendogli sfiorare la crisi. Non solo posizioni personali, quindi, come ancora oggi Veltroni sostiene, ma coerenti atti politici che si traducono in voto al Parlamento!
Fatto sta, che all'inasprirsi della polemica anche Paola Concia, sembra tonificata e azzarda qualcosa di più, tanto dal far mostra di non accettare le scuse della Binetti e dichiara che "Le sue tesi sono fuori dal Pd".
Oggi però il domatore di pappagalli ,Cialtroni, alias il segretario Veltorni, evidentemente infastidito dall'inasprirsi dai toni e dalle numerose proteste ricevute da dentro e da fuori il partito, interviene per provare a placare gli animi con il suo solito mellifluo buonismo. Per la serie (provo a parafrasare): "Siamo contro l'omofobia, ma le posizioni della Binetti sull'omofobia sono opinioni personali e non pubbliche e per noi sono quindi tollerabili espressione della libertà di pensiero".
Una posizione che in qualunque partito al mondo sarebbe giudicata ai limiti del ridicolo e assolutamente incomprensibile (come si fa a combattere l'omofobia "ma anche" a tollerarla, persino dentro il proprio partito? come si fa a sostenere che le posizioni espresse in un intervista al maggior quotidiano del Paese da una parlamenatre siano un fatto quasi privato?). Purtroppo il livello generale della politica italiana ci ha abituato a questo e altro!
La cosa più assurda è che, richiamata all'ordine, a questo punto anche Paola Concia si ritira obbediente, apparendo felice e soddisfatta: "Grazie a Walter Veltroni, segretario (ndr. che mi ha portata in Parlamento) di un partito aperto, democratico, progressista e moderno, che ha ribadito che la posizione di Binetti è del tutto personale e non rappresenta il Partito Democratico. Per me la “querelle Binetti” finisce qui".
Insomma la Concia ritorna ad essere lo sconcio scendipiedi elettorale, per cui tutto va bene se lo dice il capo. Dove ha visto questo partito aperto, democratico, progressista e moderno? Anche lei è convinta davvero che le posizioni di una parlamentare su una questione centrale come le discriminazioni possano essere lasciate all'ambito della libertà di coscienza e delle posizioni personali? Sa o non sa che quelle dichiarazioni sarebbero considerate certamente inaccettabili all'interno di qualsiasi partito "aperto, democratico, progressista e moderno" d'Europa?
Per chi , come me, si era illuso che la responsabilità parlamentare avesse portato ad un deciso progresso nel modo di fare politica e di difendere i diritti delle persone glbt di Paola Concia, è davvero un brusco risveglio.
Paola, che ti hanno messo nel caffè? Ti rendi conto come a guardar bene le politiche espresse dal PD sembra che le posizioni Teodem, di cui la Binetti è portabandiera, siano largamente prevalenti nella sostanza; mentre purtroppo ad apparire velleità personali, sono sempre più le battaglie di cui vorresti farti, poco convintamente, sostenitrice!
Una qualità bisogna indubbiamente riconoscertela: incassi la sconfitta con grandissima eleganza, ma volerci far credere che sia addirittura una vittoria, non è proprio possibile.

Walter Cialtroni

Chiamato in causa da ogni parte dal grande clamore che hanno suscitato le parole della Binetti Walter Veltroni, che sembrava volere restar fuori dal fuoco delle polemiche, è costretto a intervenire:
"Le posizioni del Partito democratico su temi di grande importanza, come l'uguaglianza dei diritti e la lotta ad ogni fenomeno discriminatorio come l'omofobia - afferma Veltroni - sono chiarissime. A sancirle è la nostra carta dei valori e io stesso ho avuto recentemente occasione di ribadirle intervenendo al Circo Massimo davanti ad un mare di persone.
E' chiaro, quindi - aggiunge - che singole voci che assumono posizioni diverse da queste non rappresentano l'opinione del partito ma esprimono un parere personale. Un parere, nel caso della recente intervista dell'onorevole Paola Binetti, sbagliato. Ma al tempo stesso credo che in un grande partito come il nostro non possano esistere 'reati d'opinione o processi per idee che
vengono espresse.
Mi stupisce che su queste dichiarazioni si sia creato una così grande polemica quando era chiara la natura personale delle opinioni espresse e la posizione complessiva del partito
".

Proprio alla luce di queste dichiarazioni mi sembra invece evidente che la posizione del partito sull'omosessualità e sull'omofobia non è per nulla chiara, tanto meno chiarissima. Come può pensare Veltroni di combattere l'omofobia nella società se la giudica tollerabile espressione di diversità di opinione all'interno del suo stesso partito? Con che forza e credibilità potrà il PD sostenere una legge antiomofobia?
Se un altro parlamentare avesse espresso posizioni antisemite, razziste o, per esempio di sostegno alla Camorra e alla Criminalità organizzata, sarebbe stato ritenuto ancora compatibile con l'appartenenza al PD in nome della libertà di opinione? credo di NO.

Ma evidentemente Veltroni considera l'omofobia una questione secondaria e distingue tra discriminazioni di serie A e di serie B.
Un atteggiamento esso stesso omofobo.
Del resto ce lo ricordiamo durante la campagna per le primarie declinare la sua politica per lesbiche gay come "feste e rispetto". Evidentemente non ha fatto molti passi in avanti da allora!


Nessun partito di sinistra, riformista o democratico può tollerare posizioni di questo genere al suo interno, non è in gioco la libertà di pensiero e opinione, ma la coerenza politica e il patrimonio comune e condiviso di civiltà e rispetto per le diversità e le minoranze. Veltroni e gli altri esponenti del suo partito intervenuti in difesa della Binetti non possono fingere di non capire questo elemento essenziale e non possono non dare risposta alle migliaia di persone anche dentro il loro partito che provano disagio di fronte a queste espressioni di rozza intolleranza.

(Segue comunicato del Circolo Mario Mieli)

A proposito delle dichiarazioni dell’onorevole Binetti su omosessualità e pedofilia interviene il segretario del Partito Democratico Walter Veltroni, e con il suo approccio buonista e un “ma anche” prova a metterci una pezza. Le opinioni della Binetti non esprimerebbero la posizione del Partito in tema di omosessualità ma “un parere, nel caso della recente intervista dell'onorevole Paola Binetti, sbagliato. Ma al tempo stesso credo che in un grande partito come il nostro non possano esistere reati d'opinione o processi per idee che vengono espresse. Mi stupisce che su queste dichiarazioni si sia creato una così grande polemica”.
A noi, le affermazioni del segretario del PD Veltroni non stupiscono, ma ci lasciano letteralmente senza parole.
La posizione di un partito e una qualsiasi formazione politica su una questione delicata e centrale come diritti civili e discriminazioni non può rimanere lettera morta di una carta dei valori ma deve necessariamente declinarsi in comportamenti e posizioni coerenti. Quando sono in discussione i principi fondamentali di identità e appartenenza a una società civile e democratica non possono valere sofismi e distinguo assurdi basati su una malintesa concezione della libertà di opinione che sfocia nel qualunquismo.
Il Filosofo liberale Karl Popper sosteneva che la Società Aperta è aperta a tutti tranne che agli intolleranti. E di posizioni intolleranti e irrispettose parliamo nel caso delle dichiarazioni dell’onorevole Binetti.
Contrariamente a quanto sostiene Veltroni la posizione del partito democratico sull’omofobia non appare per nulla chiara, dal momento che al suo interno sono ammesse posizioni omofobe di una gravità e pesantezza che non si ritrovano neppure in partiti di estrema destra, e che in altri paesi europei trovano posto solo nelle patrie galere e non certo nei grandi partiti riformisti e di sinistra.
Veltroni non può fare ogni volta come Ponzio Pilato, lavandosene le mani, anche perché appare evidente che le posizioni “private” di una deputata della Repubblica hanno sempre un risvolto pubblico. Con quale credibilità il Partito Democratico vuole contrastare l’omofobia quando suoi parlamentari la alimentano?
In proposito ricordiamo le polemiche sollevate anche da Veltroni sulla candidatura di un personaggio come Ciarrapico nelle fila del PDL, oppure sulle dichiarazioni di Calderoli e islam e simili. Ciò che vale per gli avversari politici deve chiaramente esser valido anche per loro stessi.
Polemicamente ci chiediamo sarebbe stata la medesima reazione se un parlamentare del PD avesse espresso un pensiero così chiaramente discriminatorio per altre minoranze? O, al contrario, di sostegno alla Camorra? Ci viene da pensare che anche le posizioni del segretario Veltroni siano affette da incrostazioni omofobe per cui esistono discriminazioni di serie A e discriminazioni di serie B. Tematiche di serie A e di serie B.
Se questa rimarrà la sua posizione prenderemo atto che il Partito Democratico più che un partito è divenuto un ridicolo circo, in cui ognuno fa la sua divertente parte in commedia, e suggeriamo al segretario il nome d’arte di Walter Cialtroni. Decisamente più appropriato al ruolo di domatore di pappagalli cui si è autorelegato!

Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli

Binettofilia

Prosegue la mobilitazione sulle affermazioni omofobe di Paola Binetti. In queste ore le iniziative e i comunicati si sono moltiplicati, mentre le scuse e i contrattacchi della deputata riescono solo a buttare altra benizina sul fuoco della polemica.
Il banale vittimismo di chi imporopriamente si appella alla libertà di opinione di fronte a quella che è una vera e propria diffamazione riceve però anche qualche sponda. Da un lato abbiamo i solito espoenti cattolici del PD (da Tonini a Castagnetti), cu si aggiunge in queste ore il segretario Veltroni, dall'altro abbiamo la lettera aperta di Imma Battaglia, che, a mio paerere, sembra aver perso definitivamente la bussola.

Dall'altro lato monta la protesta e la reazione di cittadini e militanti dl PD. Un gruppo su Facebook intitolato "Fuori la Binetti dal PD" ha raccolto in poche ora oltre 2000 adesioni e 200 interventi indignati.



Invieremo migliaia di cartoline in cui ciascuno, esercitando pienamente la sua libertà di pensiero, potrà scrivere fuori dai denti e dal politically correct ciò che pensa della Binetti!


(Segue comunicato del Circolo Mario Mieli)




La deputata democratica Paola Binetti ritiene suo giusto diritto poter esprimere liberamente, in nome della libertà di espressione e di pensiero, le sue opinioni sull’omosessualità. Poco importa se queste sono scarsamente fondate su basi scientifiche, false, frutto di radicati pregiudizi ideologici e offensive per milioni di persone che ne sono colpite.
Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, da sempre difensore delle libertà civili si schiera con decisa ironia a fianco della parlamentare teodem e alle iniziative già in corso, affianca una nuova straordinaria campagna di cartoline: “BINETTOFILIA – il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli a fianco di Paola Binetti per la libertà di opinione”.
Per due settimane alla nostra festa di Muccassassina e presso la sede dell’associazione, utilizzeremo migliaia di cartoline per raccogliere i giudizi e il pensiero sull’onorevole Binetti, liberamente espressi da lesbiche, gay, trans e dai nostri amici eterosessuali. Le cartoline così raccolte in una super MUCCABINETTI saranno quindi spedite con tassa a carico del destinatario alla sede del Partito Democratico, come contrappasso per la “tassa” che Veltroni e Rutelli hanno fatto pagare a tutti noi inviando l’onorevole Binetti in Parlamento.
Siamo certi che la deputata Paola Binetti saprà accogliere con cristiana benevolenza anche i giudizi più duri e gli insulti più grevi e graffianti che qualcuno vorrà farle pervenire nel pieno rispetto della libertà di opinione di cui si è fatta portabandiera.
Naturalmente, in piena incoerenza, proseguiamo con la campagna di querela alla Binetti e di invio di mail e telefonate al Partito Democratico (info su
http://www.mariomieli.org/).
BINETTOFILIA: esprimi liberamente il tuo pensiero su Paola Binetti anche TU. Siamo protagonisti dei nostri diritti.

Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli

lunedì 3 novembre 2008

La Binetti a processo: non ci sta e contrattacca

La reazione decisa da parte delle associazioni e degli esponenti GLBT e insolitamente convinta di Andrea Benedino, Paola Concia e molti altri militanti meno noti , all'interno dello stesso partito democratico, hanno aperto la strada a un procedimento disciplinare interno verso l'onorevole Binetti per le sue dichiarazioni su omosessualità e pedofilia.
Dopo aver provato a rimediare con delle tardive scuse, l'onorevole Teodem non ci sta a farsi mettere sul banco degli imputati e in un intervista di Goffredo de Marchis per Repubblica passa al contrattacco.
La Repubblica riferisce di una Binetti amareggiata per essere la prima deferita all commissione interna del partito ma, direi, anche decisamente combattiva:
(segue un ampio stralcio dell'articolo di Repubblica intercalato dalle mie notazioni in rosso)

«La verità è che dovrei tacere (ndr. che intuito!), aspettare martedì la riunione della commissione. Ma anche a me piacerebbe sapere se il Partito democratico ha una sua linea o no su questi temi», contrattacca l´onorevole teodem.
Qui la linea c´entra poco. Lei ha prima detto che l´omosessualità è una malattia, poi che i gay possono diventare più facilmente pedofili. Ha chiesto scusa, ma non ha smentito. Andrea Benedino chiede al partito di dichiararla incompatibile con i principi e i valori del Pd. Come risponde?
«Con i fatti, non con le chiacchiere. Se a conferma di un pronunciamento della Chiesa io dico che un omosessuale non può essere ordinato sacerdote, questa è omofobia? No, non lo è (ndr. Sì lo è proprio) . E un fatto conclamato: alcuni preti pedofili sono omosessuali».
Ma non per questo si può dire che l´omosessualità porta dritti alla pedofilia.
«Ho parlato di rischio, non di certezza. Ho spiegato che tendenze gay fortemente radicate possono portare alla pedofilia. Si può dire? O è omofobia? (ndr. è decisamente omofobia. Ammesso che questi preti fossero omosessuali E pedofili, da ciò non deriva il nesso causale... Se qualcuno è ladro, assassino, o per restare al sesso violentatore di vergini, e allo stesso tempo eterosessuale nessuno direbbe che è ladro, assassino o violentatore perché eterosessuale) Voglio avere il diritto di parlare e di pensare. Attendo con ansia la decisione della commissione martedì. Facciamo chiarezza una volta per tutte: se esprimere il proprio pensiero è reato di omofobia o se invece nel Pd si tende a perseguire il reato di opinione
(ndr. Ecco tornare la solita solfa di certi cattolici contro il reato di opinione quando si parla di omofobia. Ma perché per il razzismo sì e con l'omofobia no? perché se insulto il papa e rischio il processo per vilipendio e se mi riferisco a dio in maniera offensiva quello per bestemmia va benissimo e insultare e offendere cittadini italiani perché omosessuali dovrebbe andare bene in nome della libertà di pensiero?)».
I reati c´entrano poco, onorevole. Questo è un problema politico e di convivenza all´interno dello stesso partito.
«Non sarà un reato, ma una sorta di lettera di consegna spedita al Pd con relativo processo mi fa pensare che ci sia una colpa da parte mia (ndr. se non si sente in colpa perché si p scusata ieri?). Non conosco nessun altro che sia stato portato davanti a un tribunale del Partito democratico».
Beh, siete appena nati...
«C´è poco da scherzare. Se non è mai successo prima significa che la mia è una vicenda più grave (ndr. ma che intuito!). Però, non mi era mai successo e non pensavo che si sarebbe alzato un polverone in una circostanza così particolare. Sa, il giorno dei santi, dei morti... Sono momenti speciali per noi cattolici (quindi si possono dire tutte le corbellerie che si vuole sotto la speciale protezione di Ratzi?)».
Se la commissione la dovesse chiamare a rispondere delle sue affermazioni, andrà?
«Per il momento non so nulla. Ma quando verrò chiamata andrò. Io affronto le cose della vita a testa alta. Vediamo che succede. Spero che stavolta si possa andare fino in fondo».
Lei ha fatto le sue scuse, ma Paola Concia e lo stesso Benedino non le hanno accettate. Cercano un pretesto contro di lei?
«Loro fanno sempre le vittime, li conosco ormai (ndr. Su questo punto mi sa che troverà il pieno accordo di Imma Battaglia, peccato che la Binetti non sia in AN, altrimenti l'avremmo sicuramente sentita levarsi in sua difesa). Non è possibile ogni volta che succede qualcosa, partire in quarta riattizzando vecchie polemiche. Ma il "processo" può essere un´occasione. Parleremo di fatti concreti, di documenti, di dichiarazioni pubbliche».
Ha scritto la lettera di scuse per evitare altri guai?
«Chi lo pensa non mi conosce. L´ho scritta perché ci credevo, ma se vogliono andare avanti, bene».
La sua è una sfida?
«Guardi, il Pd è una struttura complessa che deve fare ancora molti conti al suo interno (ndr. e su questo siamo proprio d'accorso finalmente. Poi non mi si venga a dire che sono prevenuto verso la Binetti!) . Se pensano che io sia il primo problema e che questo problema vada affrontato con i tribunali, mi sembra assurdo. Ma sono pronta. Anzi, prontissima».

Che dire? Ecco la smentita delle scuse - neanche Berlusconi sarebbe capace di tanto. Ecco riproposte pare pare, e con la medesima formula, le stesse dichiarazioni fatte qualche giorno fa al Corriere della Sera, condite con il sale della libertà di pensiero, e della povera vittima prima ad essere portata al "processo" del partito. Anche se mi viene difficile pensare come una psicoterapeuta infantile possa sostenere con tale convinzione che le tendenze omosessuali possano sfociare nella pedofilia senza sembrare ridicola, a questo punto sembra chiaro che questo sia il nocciolo vero del Binetti pensiero sull'omosessualità, con le ovvie aggiunte (ricavabili dalle prime affermazioni ,e persino dalle scuse!!) che gli omosessuali non hanno un avita affettiva e relazionale stabile, che non sono virili, sportivi e sani e, quindi, non possono essere un modello positivo per i giovani.
Manca soltanto la sigla di Himmler per un redivivo manifesto sulla razza, di dichiarazioni assurde che colpiscono non solo gli omosessuali, ma anche chi non essendolo non fosse sportivo, supermacho o assolutamente sano!
Intanto proseguiamo con forza l'iniziativa del Circolo Mario Mieli, querelando in massa l'onorevole Binetti, e scrivendo al PD, a Veltroni e agli altri parlamentari. Siamo protagonisti dei nostri diritti!

Sicuramente, come dice la stessa Binetti, non risolveremo tutti i problemi del partito democratico, nemmeno il più grande - e del resto non è il nostro intento né il nostro compito - ma avremo dato un nostro minimo contributo e un segnale forte di reazione civile ma decisa.
Da profano mi sento di dire che un pd senza Binetti sarebbe un pd migliore!

domenica 2 novembre 2008

Binetti si scusa: Ma non smentisce e a legger bene...

Mossa dal montare delle polemiche e, pare di capire anche, dal suo deferimento alla Commissione nazionale di garanzia del PD, che sono seguite alla sua intervista al Corriere della Sera, la Binetti prova a metterci una pezza e rilascia un lungo comunicato in cui si rammarica per gli ''spiacevoli equivoci'' a cui ha dato adito nella sua interpretazione l'intervista di ieri ''soprattutto da parte di colleghi di partito''.
''Per me non era affatto in discussione la dignità degli omosessuali, anche perché più di una volta in questi anni mi sono soffermata nel sottolineare la mia stima nei loro confronti, in molti casi anche la mia personale e sincera amicizia, riconoscendo loro tutte le qualità umane e professionali, affettive ed organizzative che caratterizzano il loro impegno in tanti e svariati campi. Mi stupisco perciò di chi conoscendo il mio rispetto per la dignità delle persone, abbia potuto fraintendere così vistosamente il mio pensiero. In ogni caso se per caso qualcosa ha potuto ferire o creare imbarazzo a qualcuno di loro me ne scuso pubblicamente '.
Be', queste attestazioni di stima e amicizia ci devo essere sfuggite... e quanto al fraintendimento le dichiarazioni al Corriere erano talmente chiare da non aver bisogno dell'interprete. Ma si sa, se questo è il sistema che usa persino il Presidente del Consiglio perché non potrebbe farne uso una parlamentare? Le scuse, non si sa quanto sincere siano, sono sempre apprezzate, anche perché non tutti hanno il coraggio di farlo, ma non sono più sufficienti, anche perché per l'onorevole non è il primo errore e allora se lo sa farebbe bene a mordersi la lingua prima di lasciare certe dichiarazioni....
In proposito voglio ribadire che un'esponete politica, la cui responsabilità è direttamente proporzionale al livello degli incarichi che ricopre, non può fare il gioco delle tre carte e lanciare il sasso e nascondere la mano: si fanno delle affermazioni? Se ne assumono le conseguenze!
Ben vengano, quindi, le scuse, ma, non ce ne facciamo molto, anche perché più che espressioni di stima stima dall'onorevole Binetti sono sempre venuti insulti, anche senza ricordare l'inesausta opposizione al riconoscimento delle coppie: come si può riconoscere dignità a una persona se non si riconosce dignità alla sua vita affettiva e sociale?
Un donna religiosa come lei dovrebbe sapere che errare è umano ma perseverare è diabolico!
Comunque la deputata Binetti non finisce qui e prosegue:
''Il vero problema in discussione però è la lotta alla pedofilia, vera piaga della nostra vita sociale perché tocca giovani e giovanissimi, innocenti e spesso totalmente fiduciosi nei confronti di chi si approfitta di loro. Certamente il riferimento del Documento della Congregazione per l'educazione cattolica vuole essere una tutela solida e indiscutibile per tutti questi bambini e adolescenti nella fase più delicata dello sviluppo della loro personalità".
Ma come mai il documento parla di tendenze omosessuali radicate e non di pedofilia? Qual'è il salto logico?
"La mia risposta alla domanda della giornalista intendeva soltanto mettere l'accento su recenti e tristissimi fatti legati ai preti pedofili, per cui la Chiesa ha già pubblicamente e ripetutamente chiesto scusa nei modi che ha ritenuto di volta in volta più idonei. In questi casi non è da escludere che alcune di queste persone avessero gravi problemi affettivi e relazionali, qualunque fosse il loro orientamento sessuale, come ho detto nella intervista in discussione. La prudenza della Chiesa impone che la formazione di giovani e a volte di giovanissimi sia affidata solo a sacerdoti la cui maturità affettiva e relazionale sia chiaramente confermata da stili di vita adeguati".
Ed ecco che casca l'asino e come al gioco dell'oca torniamo al punto di partenza. In questa frase infiocchettata con espressioni più edulcorate e meno dirette ritroviamo paro paro lo stesso concetto già espresso nell'intervista. Oltre a una evidente falla di ragionamento. Se "la formazione di giovani va affidata a sacerdoti la cui maturità affettiva e relazionale sia chiaramente confermata da stili di vita adeguati", quindi non agli omosessuali, sembra di capire che questi non sono maturi affettivamente? o non hanno stili di vita adeguati?
Se poi, riguardo alla pedofilia, "non è da escludere che alcune di queste persone avessero gravi problemi affettivi e relazionali, qualunque fosse il loro orientamento sessuale", perché fare il collegamento con l'omosessualità, e solo con questa. A rigore anche radicate tendenze eterosessuali presenterebbero lo stesso rischio... Non sarà che la pedofilia non ha nulla a che vedere con l'orientamento sessuale e andrebbe analizzata parendo da altri presupposti?
"Su questo punto: la lotta alla pedofilia in tutte le sue manifestazioni e in tutti i suoi scenari - conclude la Binetti - mi auguro di trovare tutto il partito impegnato, così come io sarò vicina a tutti gli omosessuali nella difesa dei loro diritti individuali e nella tutela della loro dignità personale. E questo la mia collega Paola Concia lo sa molto bene, perché ne abbiamo ripetutamente parlato cercando di fare insieme chiarezza su tante questioni''.
Molto sinceramente grazie, ma di questo genere di aiuto non ne sentiamo proprio il bisogno, preferiamo altre vicinanze. Sa com'è gli omosessuali hanno notoriamente buon gusto...

Le mie conclusioni è che dobbiamo andare avanti e proseguire con ancora più forza nelle nostre iniziative di querela e invio di mail e telefonate di protesta a Veltroni e al PD. Che la Binetti sia stata costretta a delle scuse è un chiaro segnale che stiamo andando nella giusta direzione colpendo nel segno. Una risposta di sdegno civile che spero vada ben oltre gay e lesbiche coinvolgendo tutti i cittadini, soprattutto se iscritti e/o militanti del PD che non si riconoscono in un un partito che ammette queste posizioni
IMPORTANTE: Potete contribuire a questa campagna anche inviando queste informazioni ai vostri contatti e, da oggi, inserendo questo BANNER (da linkare a questa pagina) nei vostri blog e siti

sabato 1 novembre 2008

"Veltroni, espelli la Binetti"

In linea con l'inziativa lanciata ieri dal Circolo Mario Mieli e riprosta anche qui, stamane ho inviato questa lettera al segreatrio del PD Walter Veltroni, alla mail del PD, ad Antonello Soro, e, in più, per conoscenza a un'ampia lista di senatori e deputati democratici, inclusa l'onorevole Paola Concia e alla stessa Paola Binetti. Come ovvio invito tutte e tutti a fare altrettanto perché tanto maggiore sarà la reazione civile tanto più potremo aspettarci delle risposte.
Ecco il testo.

Gentile segretario Veltroni,

le scrivo in merito alle ultime dichiarazioni a proposito sull’omosessualità rilasciate al Corriere della Sera dall’onorevole Paola Binetti, nota esponente del suo partito. Non ho abbastanza parole per definire il mio sdegno.

Giusto a promemoria ecco le dichiarazioni dell’onorevole chiamata a commentare le recenti disposizioni su preti e omosessualità emanate dal Vaticano «Non dimentichiamo che proprio recentemente si è verificata la situazione drammatica dei preti pedofili». Alla stupefatta giornalista che chiedeva “E la pedofilia ha a che fare con la omosessualità?” l’onorevole Binetti ha risposto in modo inequivocabile: «Stiamo attenti. Il documento della Congregazione per l'Educazione cattolica parla di "tendenze omosessuali fortemente radicate" ». Quindi? «Quindi queste tendenze omosessuali fortemente radicate presuppongono la presenza di un istinto che può risultare incontrollabile. Ecco: da qui scaturisce il rischio pedofilia. Siamo davanti ad un'emergenza educativa ».
Sono parole gravissime e ingiustificabili, che in un qualsiasi Paese dell’Europa Occidentale sarebbero fuori dall’arco parlamentare e non solo di un partito riformista e, semmai, dentro le patrie galere. In Italia neppure in Alleanza Nazionale si sognerebbero più di dire cose del genere, e le affermazioni di Fini sulla impossibilità per i gay di fare i maestri, con cui queste fanno il paio, pensavamo fossero state consegnate alla preistoria della politica.
Di fronte a dichiarazioni così ignoranti e cariche d’odio non possono esistere smentite, distinguo o giustificazioni di alcun tipo, tanto più se provenienti da un'esponente politica di primo piano che, essendo parlamentare, dovrebbe essere ben consapevole del suo ruolo e della sua funzione di rappresentanza, e che, inoltre, si è già più volte espressa in tal senso in passato senza che provvedimenti siano stati mai presi.
Di fronte al razzismo, alle discriminazioni e all’omofobia non si può procedere per pacche sulle spalle, scuse o smentite o rettifiche, “ma anche”, “ha sbagliato, ma non sa cosa faceva”, “c’è libertà di dire quel che si vuole e simili. Cosa sarebbe successo se anziché prendere di mira gli omosessuali l’onorevole Binetti avesse insultato e offeso gli ebrei o i diversamente abili, o gli stranieri? Quale profilo democratico emerge da un partito che accetta che al suo interno, al massimo livello della rappresentanza parlamentare, ci siano dichiarazioni di tale tenore omofobo? Non ci può essere sintesi valoriale e culturale che tenga, perché vorrei sperare che lei, così come non vuole i voti di Camorra e criminalità organizzata, desideri respingere anche quelli dei razzisti e degli omofobi.

Qui siamo alle fondamenta di una coerenza minima di proposta politica - capace, perlomeno, di espungere posizioni discriminatorie - e della RESPONSABILITÀ. L’onorevole Binetti non è un’infante, è una parlamentare alla seconda legislatura, lautamente pagata a carico di tutti i cittadini italiani per il suo impegno di deputata, eletta anche grazie ai voti di quei tantissimi omosessuali, che pur di fronte alla pochezza del vostro programma politico nei loro confronti, hanno comunque deciso di darvi fiducia. Come tutti è giusto che si assuma quindi pienamente la responsabilità e le conseguenze delle sue dichiarazioni e si dimetta o venga espulsa dal Partito.
Contrariamente il messaggio sarebbe che tutto il Partito Democratico, con il suo leader in testa, accettano che queste dichiarazioni omofobe facciano parte del partito e della loro proposta parlamentare. Con che credibilità potrà poi dire di lottare l’omofobia nel Paese se non sarà e non sarete in grado di cacciarla neppure dalle fila del vostro Partito, in nome di una malsana e malintesa concezione della libertà di parola o, ancor peggio, di bieche considerazioni elettoralistiche?
Credo di non sbagliare nel ritenere che posizioni omofobe anche meno volgari di queste sono distanti dalla sensibilità e dalla coscienza della stragrande maggioranza dei militanti, aderenti ed elettori del Partito Democratico, e anche dei cattolici democratici, un’offesa a loro, al loro impegno e alla loro passione, prima ancora che a noi omosessuali. Credo che Lei, nel suo ruolo di Segretario debba dare una risposta a quei militanti, aderenti, compagni, oltre che a noi, perché le capacità e la forza di un leader, di una leadership e di una classe dirigente si esprime anche nelle scelte nette, per quanto difficili, e nel saper fissare in modo chiaro dei limiti invalicabili di rispetto e responsabilità.

Distinti Saluti,
Andrea Maccarrone

venerdì 31 ottobre 2008

Binetti Vergogna: "Omosessuali sono pedofili"

BINETTI VERGOGNA

Gravissime le dichiarazione dell’Onorevole Paola Binetti che, chiamata a commentare le linee guida per le ammissioni al sacerdozio, accosta esplicitamente l’omosessualità alla pedofilia. La deputata democratica afferma che «queste tendenze omosessuali fortemente radicate presuppongono la presenza di un istinto che può risultare incontrollabile. Ecco: da qui scaturisce il rischio pedofilia. Siamo davanti ad un'emergenza educativa ».
Parole gravissime che, se forse rivelano i retropensieri delle gerarchie cattoliche, non trovano nessun riscontro nella realtà e nella letteratura scientifica, ma sono anzi atte a ingenerare allarme e fomentare odio e discriminazione nei confronti delle persone omosessuali, la cui vita affettiva e sessuale non si esercita certo in istinti brutali e incontrollabili verso nessuno, tanto meno i bambini.
Si ritorna ai timori di Fini sui maestri omosessuali che credevamo archiviate e relegate alla preistoria della politica. Ulteriormente incomprensibile e inaccettabile risulta poi il parallelo tra lo stop ai preti omosessuali e la necessità di “avere sacerdoti sani, sportivi, vissuti come modelli potenziali”. Come se gli omosessuali non fossero sani o non possano essere sportivi o dei modelli positivi, esattamente come ogni altro cittadino di qualsiasi genere e orientamento sessuale.
Prima di dire certe cose prive di fondamento e senso l’onorevole Binetti farebbe bene a esercitarsi in pratiche di cui è certamente più avvezza mettendo ad esempio il cilicio in bocca... Chissà che non ne trovi giovamento!
Sono espressioni vergognose e indegne, violentemente offensive per tutte le persone e i cittadini omosessuali, molti dei quali con il loro voto al PD hanno contribuito alla sua elezione.
Vogliamo sperare che chi è portatore di una tale gretta visione della società, esprimendo odio e discriminazione feroce nei confronti degli omosessuali, non possa trovare più posto nel Partito Democratico. Il segretario Veltroni deve prendere atto di una incompatibilità di queste dichiarazioni con la linea del suo Partito (e ci auguriamo di tutto il panorama politico italiano) espellendo l’onorevole Binetti.
Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli esprime il massimo sdegno per queste dichiarazioni e invita tutte e tutti a esprimere formale protesta e contestazione all’onorevole Binetti e al Paritito Democratico perché prenda i necessari provvedimenti.
Chiamiamo, faxiamo e scriviamo al Partito Democratico un unico messaggio: “BINETTI VERGOGNA!”.
I numeri: tel. 06/ 675471 - fax 06/ 67547319 - mail info@partitodemocratico.it.
Scriviamo anche a Paola Binetti binetti_p@camera.it, al segretario Walter Veltroni veltroni_w@camera.it, e al capogruppo del PD alla Camera Antonello Soro soro_a@camera.it.

Consapevoli che l'omofobia non si combatte con le pacche sulle spalle, e le vaghe dichiarazioni, ma agendo seriamente a livello educativo, ci proponiamo appunto di educare debitamente queste persone, scrivendo loro il nostro sdegno e costringendoli a smistare il maggior numero di fax e mail con lettere che esplicitino la loro ignoranza e il male che fanno a tanti cittadini. Speriamo in questo modo di far comprendere alla Binetti (ma abbiamo dubbi che intenda) e ai responsabili del PD e quanto in Italia i cittadini civili siano in numero maggiore rispetto a quanto credano. Anche in Italia, come già nella maggior parte dei paesi europei non deve essere più ammissibile, per figure con compiti istituzionali e ruoli di rappresentanza pubblica, compiere esternazioni di questo tenore senza alcuna conseguenza per la propria carriera politica.
Il Circolo Mario Mieli propone anche, come già fatto in altre occasioni con successo, di querelare la deputata Paola Binetti, seguendo le istruzioni riportate sul nostro sito internet http://www.mariomieli.org/.

Rossana Praitano - Presidente
Andrea Maccarrone
Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli

Preti omosessuali, altro che teologia: discriminazione pura

(Articolo uscito oggi su Liberazione)

Messaggio che serve solo a rinforzare lo stigma
Preti omosessuali, altro che teologia:discriminazione pura

Andrea Maccarrone*
La ripetitività con cui dagli uffici vaticani partono documenti e dichiarazioni riguardanti sessualità e omosessualità finisce per diventare perlomeno sospetta, oltre che fastidiosa. Come dire, la lingua batte dove il dente duole.
In un momento in cui i temi riguardanti il riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali sembrano finiti su un binario morto e le gerarchie cattoliche appaiono, quindi, smarrite per la perdita degli enormi spazi di visibilità che ne guadagnava, eccoli reintrodurre dalla finestra il caso appena uscito dalla porta. Anche se manca la novità le agenzie e i tg non si fanno pregare e ci rilanciano la riconferma di una posizione già nota: coloro che manifestano «tendenze omosessuali fortemente radicate» o un'identità sessuale «incerta» non possono entrare in seminario e diventare preti.
E dire che un tempo, soprattutto in un paese come l'Italia, la tonaca era un noto rifugio sociale per tantissimi omosessuali che, non volendo proprio vivere nell'ipocrisia di un matrimonio imposto, preferivano prendere i voti, dando davvero tantissimo a una chiesa che in generale non ha mai cessato di discriminare.
Oggi risulta poco chiara la ragione di questa perseverante politica discriminatoria e di esclusione nei confronti dei tanti omosessuali che, nonostante tutto, continuano a ritenersi cattolici. Tanto più alla luce della nota crisi delle vocazioni e considerando che, teoricamente, i sacerdoti, eterosessuali o meno che siano, dovrebbero essere chiamati all'astinenza.
A volere applicare questa norma ai sacerdoti già in servizio ci sarebbe da stilare una lista lunga - e scandalosa - di vescovi e cardinali, anche noti, che forse non avrebbero piacere si sapesse e che, non so con quale coerenza e credibilità possano applicare queste regole che per loro non sono valse.
Non possiamo nascondere il forte impatto culturale, sociale e politico che la religione e le autorità religiose hanno, e questa è proprio la ragione per cui se ne parla. Anche se parlandone ne accresciamo il ruolo. Allo stesso modo di come noi critichiamo energicamente l'ingerenza vaticana nelle scelte politiche e legislative italiane, potremmo essere, in questo caso, accusati di impicciarci delle legittime scelte e regole di reclutamento del personale religioso. Ma il punto è qui volersi opporre fermamente a qualsiasi politica discriminatoria nei confronti degli omosessuali e l'assimilazione surrettizia a concetti d'immoralità, inadeguatezza a ricoprire qualsivoglia incarico o funzione, e alla patologia mentale. Questi messaggi vengono interpretati chiaramente come uno stigma inaccettabile (anche quando largamente disatteso) e configurano fattispecie concrete di discriminazione nell'accesso alla "professione" di sacerdote. Del resto ricordiamo che la chiesa cattolica è rimasta sempre più isolata, anche tra le altre chiese cristiane, nella negazione del sacerdozio femminile. Entrambe sono quindi chiare scelte politiche, senza fondamento teologico e, per questo, ancor più odiose.
*Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli

giovedì 30 ottobre 2008

Le spranghe sugli studenti

Ciò che è accaduto ieri a Roma, a piazza Navona è una cosa incredibile (eppure fin troppo prevedibile).
Ancora una volta un gruppo militarmente organizzato, munito di caschi e spranghe e di camionetta è riuscito passando indisturbato tutti i cordoni di polizia ad arrivare nella piazza della pacifica protesta studentesca contro la riforma Gelmini attaccando a freddo i manifestanti.
Secondo quanto riportato da questo documentato editoriale di Curzio Malatese su Repubblica e da quanto è stato possibile vedere da diverse immagini diffuse dell'evento, la polizia avrebbe tenuto un atteggiamento quasi connivente con gli aggressori. Un occhio di riguardo a senso unico per questi gruppi fascisti che ormai in città sentono di essere liberi di fare il bello e il cattivo tempo impunemente e che, in questo caso ha trovato vittime dei ragazzini di 14-16 anni!
Se leggendo l'articolo e guardando le immagini si resta basiti e interdetti per come questo possa essere accaduto nel centro di Roma, con ingenti forze di polizia già schierate per proteggere il Senato, su come sia possibile che poliziotti pronuncino frasi siffatte e tengano un atteggiamento così cinicamente orientato, disumanamente cinico, si aggiunge l'assoluto disgusto per come certi media hanno riportato l'episodio gravissimo. Per esempio al TG1 parlavano di "scontro tra fazioni opposte di studenti".
Ma erano studenti manifestanti quelli arrivati con mazze, spranghe, caschi e catene in Piazza Navona? Si trovavano per caso a passare di lì armati di tutto punto?

Ulteriore commento lo voglio fare a proposito delle incommentabili dichiarazioni di Francesco Cossiga sul suo operato da Ministro dell'Interno e sull'invito ad agire similmente all'attuale Ministro Maroni.
Quello che il dis-emerito presidente della Repubblica candidamente ammette sono stati reati ma non solo, anche pesanti responsabilità politiche per la creazione di un clima di violenza e di repressione che, a questo punto possiamo dirlo con certezza, ha sicuramente alimentato e contribuito a creare gli Anni di Piombo in Italia. Che lo si possa rivendicare con tanta vanità rappresenta un capovoolgimento dei valori civili che non ha precedenti. Non solo, invitando Maroni a imitarlo, Cosssiga fa anche istigazione a delinquere. Dichiarazioni che vanno ben oltre la libertà di espressione, persino rafforzata di un parlamentare quale purtroppo egli ancora è. Mi auguro che qualche Procuratore si svegli e lo metta sotto accusa... Anche se ormai vivendo in Italia siamo costretti a credere sempre meno nelle nostre istituzioni democratiche.

Quello che si vede in questi giorni è un Governo arrogante e spocchioso che approva in tutta fretta importanti riforme per decreto senza accettare alcun tipo di confronto. Che chiama facinorosi e stupidi strumentalizzati gli studenti, i professori e le famiglie che protestano, e che lascia agire indisturbati squadracce fasciste nel centro di Roma. Vediamo una polizia, probabilmente imbeccata da ragioni e pregiudizi politici, che appare incapace di gestire le proteste e di difendere i cittadini dalla violenza di questi gruppi paramilitari armati. Un Presidente della Repubblica ingabbiato e inefficace nel porre un argine finanche all'eccesso di decretazione d'urgenza (come pure potrebbe teoricamente fare, perché non si capisce quale fosse l'urgenza di passare al maestro unico nel 2009, quindi a ben vedere una riforma siffatta è secondo me passibile anche di censura costituzionale). Un sistema dell'informazione, e anche questo non è una novità, in buon parte fazioso, appiattito, debole e incapace di rappresentare la realtà in modo credibile e onesto.

In questo quadro, la protesta sempre più ampia e meditata degli studenti è forse l'unico dato positivo. I ragazzi delle scuole e delle università sono il primo gruppo sociale che è stato capace di risvegliarsi dall'oppio berlusconiano, mobilitandosi efficacemente. I primi, e finora gli unici, in grado di dare dei grattacapi a un Governo che aveva navigato fino ad ora in assoluta mancanza di opposizione parlamentare, politica e sociale, e in spregio di ogni posizione difforme.
Mi auguro che la violenza e la paura non li spaventino o non riportino indietro l'orologio della nostra storia facendo degenerare una mobilitazione pacifica in un clima di scontro e tensione di cui l'unico vincitore sarebbe l'attuale struttura di potere e gli sconfitti non solo gli studneti ma anche il Paese nel complesso.

Suggerimenti di lettura. Stratex: Quale verità su Piazza Navona?; Cheremone (professore di liceo presente ai fatti) la fine delle cose; Elfo Bruno: 29 ottobre 2008, Italia: prove tecniche di fascismo; Anelli di Fumo: Squadracce; Scontri di P.Navona - il video di Casa Pound; .

lunedì 27 ottobre 2008

I vote Paris Hilton

Dopo il primo video Presidenziale, in cui Paris Hilton rispondeva per le rime a John McCain, l'eccentrica ereditiera fa il bis con un videoclip "elettorale" che la propone come nuova "Commander in Bikini", visone della politica certamente meno militarista del classico "Commander in Chief".
Paris for President, mette in rima le "sue ricette per l'America". Tra le altre "You can get married if you are straight or if you are gay" (puoi sposarti sia che tu sia etero sia che tu sia gay) detto così, semplice semplice con la naturalezza di un'ovvietà che blasonati politici e governanti di tutto il mondo stentano a comprendere. Complimeti, fosse possibile la prenderemmo volentieri anche al posto di Berlusconi o Veltroni, anche, se temo, trasferirebbe la sede del governo alla fashion week milanese...

Abile azione di marketing, autoironia, egocentrismo, superego, divertimento?
Qualunque sia il movente sembra che da oggi gay ed etero possano trovarte una "convergenza" (per diversi motivi ovvimanente...) sulla Hilton!

I vote for Paris!

Altra frase cult? "America should put me in charge, look at Bush cannot be so hard!" (L'America dovrebbe dovrebbe eleggermi, guardate Bush non può essere poi così difficile).
A pensarci bene è proprio vero che anche un cactus o una zucchina sarebbero meglio di Bush, se non altro la Hilton è più piacente (e anche lì non è poi un grande sforzo, nonostante le dichiarazioni d'amore del nostro Presidente del Consiglio Berlusconi)!

venerdì 10 ottobre 2008

L'Omofobia non passa mai di moda

L'Omofobia non passa mai di moda (articolo pubblicato su Aut di ottobre)

Al rientro dalle vacanze la speranza è sempre quella di poter registrare e segnalare qualche positiva novità o almeno qualche luce di speranza che addolcisca il rientro al lavoro dai mari e dai monti.
In effetti qualcosa di buono di cui parlare lo avremmo anche avuto: proprio a inizio settembre, durante la conferenza EPOA di Zurigo, Roma ha ottenuto di poter organizzare l’EuroPride 2011. Un successo che riporterà un grande evento internazionale nella capitale dopo ben 11 anni dal World Pride del 2000 e che ci riempie di gioia, speranza e anche responsabilità. Di questo, e delle prospettive di impegno che si aprono adesso avremmo voluto parlare più a lungo in questo numero di Aut.
Poi, però, al rientro in Italia, dall’emozione di Zurigo, abbiamo dovuto fare i conti con la cappa opprimente del nostro Paese e ci siamo da subito confrontati con i nuovi episodi di violenza omofoba che attraversano lo stivale da Nord a Sud. Ci è parso che la gioia per un successo, pur così significativo, dovesse lasciare posto a una riflessione più amara ma assolutamente necessaria.
Le aggressioni, le uccisioni, le violenze di trans a Genova, Milano, Bologna, Bari, dopo quelle da noi denunciate la scorsa primavera qui a Roma, sono ormai quasi routine quotidiana che rischia di passare pressoché inosservata e di lasciarci indifferenti. Invece voglio iniziare proprio da loro, dalla famosa T della sigla GLBT, che troppo spesso tendiamo a trascurare colpevolmente. Le trans, soprattutto se straniere, sono infatti un anello particolarmente debole della nostra comunità, necessariamente visibili, spesso con problemi di documenti che non corrispondono alla loro identità sociale, con difficoltà inimmaginabili per chi non vive questa condizione in prima persona nel trovare lavoro, alloggio e una vita sociale che non sia la strada. Spesso sono vittime dei balordi e dei violenti, dei loro stessi “clienti” che si trasformano in violentatori, rapinatori o assassini, e anche della rabbia dei comitati di quartiere e delle stesse forze dell’ordine che vedono in loro solo un problema di decoro delle strade, di ordine pubblico e di immigrazione e si dimenticano che sono persone e non “animali”. Uno stato di cose già grave che la politica delle multe inaugurata da molti sindaci, come da Alemanno a Roma, e la criminalizzazione voluta dal Ministro Carfagna non potranno che aggravare, magari rendendo anche ricattabili le prostitute transessuali (e non).
Se le aggressioni, le violenze, gli insulti omofobi hanno avuto un preoccupante andamento crescente già negli ultimi anni, indubbiamente questi episodi sembrano essere ulteriormente aumentati negli ultimi mesi, con il ripetersi di attacchi ai danni di lesbiche e gay, siano essi soli o in coppia, in molte delle principali città italiane. A Napoli una ragazza lesbica è stata colpita in fronte da un bicchiere lanciatole assieme alla solita gragnola di insulti ignoranti, e poi anche sollecitata a non presentare denuncia dagli stessi esercenti della zona. Anche a Roma una ragazza che lavora al Coming Out è stata inseguita e picchiata, scritte inneggianti ai forni crematori sono comparse su via di San Giovanni in Laterano di fronte a una gelateria punto di riferimento per la comunità romana e una coppia di ragazzi che camminavano insieme mano nella mano sono stati insultati e pestati da un gruppo di dieci giovani in via dei Fori Imperiali. Negli scorsi mesi altre scritte, un figlio accoltellato dal padre perché gay, una figlia accoltellata dalla madre perché lesbica, l’assalto squadrista al Circolo Mario Mieli, ragazzi aggrediti alla stazione Termini o in via del Corso a Roma. Per non parlare dei fatti gravissimi che hanno investito le scuole italiane con ragazzini indotti al suicidio o pesantemente bullizzati per la sola colpa di non rientrare nei canoni macho standard o per il sol fatto di fare danza anziché calcio (Come in Billy Elliot).
A voler fare una lista completa quest’articolo di trasformerebbe in una sorta di bollettino di guerra.
Dico subito che non sono tra coloro che attribuisce la recrudescenza omofoba degli ultimi mesi a Roma e nel resto d’Italia ad Alemanno e/o al Governo Berlusconi. Il fenomeno è più radicato e sicuramente precedente le elezioni. Va quindi affrontato e analizzato anche da altri punti di vista, non solo e non strettamente politici. Semmai sono dell’idea che l’omofobia, così come la crescente violenza razzista, o un certo revival dell’integralismo cattolico, e la sessa vittoria della destra, siano tutti insieme i risultati di un clima sociale e culturale di paura e diffidenza, questo sì, spesso alimentato ad arte con la connivenza colpevole dei media, per interessi politico-elettorali, che poi sfugge di mano ai suoi stessi artefici come ad apprendisti stregoni.
Proprio per questo non concordo per nulla neanche con chi, come Imma Battaglia, si affretta a dire che l’aggressione dei ragazzi ai Fori Imperiali è un “episodio grave da perseguire ma occorre evitare allarmismi e strumentalizzazioni. Roma è città aperta ai gay”, mentre riguardo a un’altra vicenda che ha animato il dibattito estivo, sull’omissione da parte della maggior parte della stampa e della tv italiana della condizione familiare di Domenico Riso, scomparso nell’incidente aereo di Madrid assieme al compagno e al figlio, interviene con una lettera su Repubblica in cui afferma: “Non se ne può più di questo bisogno di urlare una condizione che è normale, non ha nulla di particolare e che, detto seriamente, non subisce alcuna vera discriminazione”. Battaglia assume, in pratica, la stessa linea della Carfagna quando, appena insediatasi ha criticato il Pride dicendo che non serviva anche perché non c’erano discriminazioni verso i gay.
La mia impressione è che nell’aumento dei casi di violenze omofobe ci siano due fattori causali convergenti. Da un lato negli scorsi anni le tematiche relative al riconoscimento dei diritti per le coppie omosessuali hanno acceso il dibattito pubblico e portato a un’esasperazione dei toni allarmistici da parte della Chiesa e di molti esponenti politici a destra ma anche nel Partito Democratico e talvolta persino a sinistra, che hanno additato la “lobby gay” o gli omosessuali, come causa di disgregazione dei valori familiari, dell’identità culturale italiana, come portatori di disvalori morali, etici, di mal costume, disordine, decadenza etc. Molte sono state le invettive dai toni violenti e pesantemente discriminatori come quelle di Prosperini che auspicava la tortura della “garrota” per i gay, o Gentilini che invocava la “pulizia etnica”. Ma anche un Casini che, proprio in contraddittorio con chi scrive, ad Anno Zero, parla addirittura di “aberrazione” con riferimento alla possibilità che due uomini possano adottare bambini. Ma ugualmente tutte quelle terminologie e quei riferimenti discriminatori su “legami deboli”, “amori fragili”, “comportamenti disordinati” o “immorali” etc. Tutte queste dichiarazioni in libertà hanno di fatto ingenerato allarme e alimentato odio e diffidenza e, infine, armato violenti e bulli vari sempre a caccia di capri espiatori.
A questo si è andata ad aggiungere, d’altro canto, una sempre maggiore visibilità, ricerca di spazi, di contaminazione e di inclusione soprattutto dei giovani gay e lesbiche, che sempre più di rado sentono la loro condizione con senso di colpa o vergogna e vogliono poter vivere con normalità e semplicità, esattamente come tutti i loro coetanei, cercando la propria felicità e una piena e soddisfacente viva affettiva, amicale e anche sessuale.
Con tutta evidenza questo li porta a sottovalutare i rischi quando escono dall’alveo relativamente protetto delle zone di ritrovo e dei locali e li porta ad essere facili bersagli dei violenti, che proprio in questa maggiore visibilità finiscono per leggere un - per loro - “preoccupante” aumento dell’omosessualità, e puntano a spaventare, terrorizzare e ricacciare nei sottoscala i gay e le lesbiche. In questa direzione va per altro il logoro confronto sulla presunta ostentazione dei Pride.
Allo stesso tempo il maggiore coraggio e la maggiore consapevolezza di giovani gay e lesbiche li spinge a non vergognarsi o nascondersi e a voler denunciare le violenza subite con frequenza crescente rispetto anche al recente passato.
Se il nostro obiettivo è contrastare l’omofobia crescente non possiamo quindi che analizzare il fenomeno nella sua complessità sociale e culturale per cercare di offrire una ventaglio di risposte mirate e ad ampio raggio che ne prosciughino il terreno di coltura, coinvolgendo diversi soggetti a vario titolo coinvolti.
La visibilità va sicuramente incentivata e incoraggiata, magari anche a livello di personaggi noti che decidano finalmente di fare coming out, perché è l’unico mezzo di cui disponiamo per rendere la nostra presenza familiare e accettata dalla società che non ci veda più come sporadici esemplari zoologici o fenomeni da baraccone da additare con sorpresa o deridere (quando non aggredire appunto). Sicuramente vanno incrementati, stimolati e ampliati il più possibile, anche fuori dai principali centri urbani, gli interventi educativi nelle scuole, come quello che come Circolo Mario Mieli portiamo avanti da diversi anni. E in questo le associazioni glbt hanno bisogno della collaborazione e del dialogo con gli insegnanti, le famiglie e con le istituzioni scolastiche e locali che dimostrino sensibilità e impegno.
Un altro fronte su cui dobbiamo impegnarci maggiormente è il monitoraggio della stampa e dei media: un’informazione corretta ed equilibrata, un linguaggio appropriato e non discriminatorio, un’attenzione non morbosa delle trasmissioni di approfondimento ma anche di altri mezzi di informazione meno formali ma più diffusi (telefilm, cartoon, riviste popolari, film, libri) può offrire un grande contributo culturale. È imprescindibile, in questo, cerare alleati e confronto proprio tra i giornalisti e le persone che fanno e producono cultura.
Importante è anche non percepire l’omofobia come una questione avulsa e distaccata dal resto della realtà politica e sociale del Paese. Quale vera differenza c’è tra l’aggressione o l’uccisione di un ragazzo di colore a Milano, l’assalto a un campo Rom nel napoletano, le violenze a un anziano a Roma, le proteste contro una nuova moschea o contro il Pride, il ragazzo accoltellato a Palermo dal padre perché gay, La Trans violentata a Genova o uccisa a Pescara, gli assalti nazisti ai concerti o alle manifestazioni di sinistra? Sono tutti segnali di diffidenza e paura di ciò che è percepito come diverso, estraneo, ignoto, che poi vengono strumentalizzate dalla politica per controllare meglio la società (e vincere le elezioni) e dai capetti dei violenti per creare spirito di gruppo e coesione a scapito di qualche malcapitata vittima, oppure da certi annoiati bulli per assaporare qualche cruenta emozione tra i fumi di alcol e droghe. Tutti sono espressione di una società malata che non sa guardare al futuro con speranza e coraggio.
Noi, nel nostro piccolo, assieme a chi ancora ha voglia di lottare per l’uguaglianza e i diritti, per la democrazia, per il dialogo, a chi non ha voglia di farsi anestetizzare dal delitto di Cogne di Vespa e dagli angelus di Ratzinger, o imbonire dai venditori di ciarpame politico a buon mercato, possiamo essere un buon antidoto a questa barbarie. Rimbocchiamoci le maniche!