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venerdì 5 dicembre 2008

Intervento al Congresso dei Radicali Roma

Cari Amici e Compagni Radicali dell'Associazione Radicali Roma,

sono molto contento di potervi porgere personalmente i saluti del Circolo Mario Mieli in occasione delvostro congresso annuale e vi ringrazio a nome di tutta l’associazione dell’invito che ci avete rivolto.
Rispetto a un anno fa sono cambiate molte cose a Roma e in Italia. In peggio. Al di là dell’avvicendamento politico al Comune e al Governo che ha visto vincente la destra, mi sembra di leggere numerosi e preoccupanti segnali di involuzione sociale e nel confronto culturale e politico.
- Il razzismo, alimentato spesso ad arte da irrazionali paure per gli stranieri e gli immigrati ha raggiunto manifestazioni che non ritenevo possibili nel nostro paese e che vanno da provvedimenti istituzionali come il rilevamento delle impronte digitali su base etnica (bambini inclusi) ad aggressioni, anche da parte di forze dell’ordine, incendi di campi Rom, violenze fisiche e verbali di varia natura, affermazioni assurde anche sul piano costituzionale riguardo la possibilità per i non cattolici di avere adeguati luoghi di culto.
- Registriamo poi i provvedimenti di criminalizzazione generalizzata della prostituzione attuata dal DdL Carfagna, dai provvedimenti di sanzioni del Sindaco Alemanno a Roma e da numerosi altri amministratori in giro per l’Italia. Approfitto per ricordare ed invitare tutti sabato 13 dicembre alla manifestazione “Adeschiamo i diritti” , organizzata da un ampio comitato di associazioni proprio per contrastare questo disegno con il suo portato di pregiudizio e di limitazione delle libertà individuali.
- C’è poi il fronte del testamento biologico, della libertà di cura e dell’eutanasia che ha registrato alcuni importanti segnali positivi della magistratura ma risposte incerte, contraddittorie spesso negative del legislatore, per esempio con il conflitto di attribuzione sollevato dal Parlamento nei confronti dei giudici del caso Englaro, respinto perché evidentemente infondato, ma chiaro messaggio politico della maggioranza sostenuto dall’incomprensibile astensione del PD.
- Rischi di passi indietro sembrano possibili sul fronte dei diritti riproduttivi e, in particolare, sull’aborto. Qui il confronto si sposta dal piano legislativo anche a quello dei consultori e degli ospedali, con un numero crescente di medici “obiettori di coscienza” che rendono difficile e umiliante per le donne l’accesso a un diritto.
Su tutto sembra aleggiare un vento di nuovo integralismo religioso, in cui la voce delle gerarchie cattoliche viene ad offrire utile puntello ideologico e identitario a un sistema di potere altrimenti sempre più impopolare, delegittimato e autoreferenziale.
La voce del Vaticano, come vediamo ogni giorno, non manca mai di farsi sentire, con forza e sempre in senso negativo, quando si parla di diritti per le persone omosessuali, bisessuali e trans. Che si tratti di quasi banali riconoscimenti per le coppie di fatto, di unioni civili, di matrimonio o di adozioni, che siano in gioco doverose leggi contro le discriminazioni e l’omofobia, accesso al sacerdozio, o, ed è l’ultimo gravissimo caso, depenalizzazione dell’omosessualità in quei paesi del mondo – ben 91 - in cui questa è ancora punita da norme penali che prevedono il carcere, torture, lavori forzati e talvolta persino la pena capitale, la voce dei vescovi si leva sempre stentorea: NO NO NO.
Che in nome della libertà religiosa o di pensiero si diffonda odio e si alimenti discriminazione nei confronti delle persone per il loro orientamento sessuale o la loro identità di genere è semplicemente inaccettabile in un paese civile. Inaccettabile da parte di una Chiesa che nei confronti degli omosessuali ha un pesante debito storico di sangue essendo stata per millenni un agente di odio e discriminazione potentissimo.
Ma ancora più inaccettabile è una classe politica succube e incapace di tutelare e promuovere i diritti, la dignità e la qualità della vita di tutti i cittadini.
Sempre prona e pronta, invece, a rispondere alle richieste anche economiche della Chiesa, come mostra il caso odierno sui finanziamenti alle scuole cattoliche. Laddove settimane di proteste studentesche non sono riuscite a recuperare i quasi 8 miliardi di fondi sottratti all’istruzione pubblica, il semplice annuncio da parte della CEI di mobilitazione da parte delle scuole cattoliche è bastato a far ripristinare i 130 milioni di tagli per le scuole private.
E questo vale, voglio dirlo chiaramente, tanto per i partiti del Centro Destra al Governo quanto per gli altri partiti e in particolare per il Partito Democratico, al cui interno trova spazio e voce una consistente componente integralista capace di condizionarne la linea e impedire qualsiasi limpido confronto su quelle che vengono un po’ furbamente definite “questioni etiche”. Ai nostri occhi un Partito che non è in grado di offrire né un patrimonio di valori ideali condivisi, né risposte concrete alle domande di diritti non è un partito ma è un cartello elettorale o un comitato di potere.
E allora il ruolo dei Radicali nel gruppo parlamentare del PD può essere utile detonatore di queste contraddizioni, che induca quella che si candida ad essere la principale forza del campo progressista a non eludere tutte queste tematiche scomode che stanno a cuore a tutti noi e che sono il portato specifico dei radicali. L’esempio del Registro delle Unioni Civili a Roma, già ricordato nella sua relazione da Massimiliano Iervolino, dimostra come si possa costringere il Centro Sinistra a confrontarsi con un tema solo falsamente etico.
Purtroppo, proprio in ragione di questo clima politico e culturale, sul fronte dei diritti civili per Gay, Lesbiche, Bisessuali e Trans c’è poco da sperare in positive novità.
Anzi le dichiarazioni omofobe si moltiplicano e si rincorrono trasversalmente all’arco politico-parlamentare senza suscitare adeguate risposte, le aggressioni e le violenze transofobe e omofobe appaiono in generale aumento e, devo ammettere con dispiacere, anche il movimento glbt sembra attraversare un difficile momento di smarrimento e di difficoltà a trovare utili riferimenti politici ed efficaci e condivisi percorsi e strumenti di lotta e rivendicazione. Come anche di promozione e conservazione di culture e memorie che non sono solo patrimonio nostro ma comune, che necessita e merita, quindi, di essere tutelato, alimentato e promosso.
Il mio parere è che non dobbiamo rinunciare alla fatica di sperimentare percorsi unitari e radicali nelle richieste. Il realismo politico e la real politik non devono distoglierci dal costruire una piattaforma rivendicativa completa, che non escluda la gradualità di alcuni passaggi e che tenga in considerazione anche il bisogno di mediare, ma che non perda mai di vista e non nasconda gli obiettivi finali che non possono che essere la piena uguaglianza e la piena tutela delle scelte personali, di coppia, familiari etc.
Unità e condivisione di percorsi, metodi, e momenti di rivendicazione devono anzi essere ricercati in modo più ampio possibile con tutte quelle realtà che a vario titolo sono interessate o coinvolte: il movimento delle donne, il movimento studentesco, i migranti, le comunità Rom, movimenti di tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini, associazioni che difendono i diritti umani e civili e la laicità dello Stato, i lavoratori precari, gruppi e forze politiche che condividono queste lotte o alcune di esse. Soltanto uniti, possiamo sperare di essere forti abbastanza da giocare un ruolo e di poter raggiungere qualche risultato concreto.
La conquistata autonomia del movimento dai partiti non significa e non può significare indifferenza alla politica, qualunquismo e mancanza di interlocutori anche privilegiati.
In questo senso la convergenza e la condivisione di molte lotte con i Radicali e con i Radicali di Roma nasce non dalla contingenza sociale, politica o elettorale ma dall’autentica adesione e sostegno alle rivendicazioni del movimento glbt praticamente da sempre, inserite coerentemente in una visione complessiva di tutela e promozione dei diritti umani e civili e delle libertà individuali. Un’adesione quindi che è patrimonio genetico dei radicali e che, al di là di possibili e fisiologici confronti, ci deve spingere a rafforzare ancora di più la collaborazione.
Ho avviato i miei saluti con note negative, ma voglio concludere con uno sguardo di ottimismo. Quell’ottimismo che ci spinge ancora a dedicare il nostro tempo e il nostro impegno all’attivismo associativo e politico, nella speranza di contribuire a un cambiamento positivo, a delle conquiste civili che ci riempiano di soddisfazione e gioia e di opporci, assieme, a un imbarbarimento sociale e politico.
Dobbiamo continuare ad impegnarci con più energia, coraggio e passione perché possiamo riuscire davvero a fare la differenza, o perlomeno non avere rimpianti per non averci almeno provato.
Per il vostro appassionato impegno e la vostra grande capacità di farvi sempre promotori di iniziative politiche importanti, di sperimentare nuove pratiche che mirano al coinvolgimento dei cittadini e della società civile, a tutti voi va un sentito e ammirato ringraziamento e un invito a proseguire con la stessa passione e determinazione nelle nostre comuni battaglie per la laicità, per un'informazione libera e pluralista, per i diritti civili e umani.
Uniti, accrescendo le occasioni e i momenti di collaborazione e confronto costruttivo potremo raggiungere i nostri obiettivi.

Grazie!

giovedì 10 aprile 2008

FRANCO GRILLINI SINDACO. IL NOSTRO VOTO LAICO

A Roma il 13 e 14 aprile abbiamo un grande potere e una grande opportunità assieme e dovremo cercare di utilizzare il primo e non sprecare la seconda.
La ricandidatura a sindaco della nostra città di un Rutelli ormai simbolo indiscusso del clericalismo peggiore che ha espresso il nostro Paese negli ultimi 10 anni, ha infatti suscitato una inevitabile reazione e la risposta offerta dalla candidatura di Franco Grillini a sindaco, sostenuto dalla mobilitazione dei laici, delle donne, dei riformisti più autentici e di tutto il movimento GLBTQ nazionale e cittadino.
La sua presenza ci consente di esercitare con grande autonomia e libertà il nostro voto dando un segnale di appartenenza ed esercitando una netta SCELTA LAICA a Roma. Una scelta positiva e non solo di contrapposizione. Infatti, viste le caratteristiche della contesa, consente, per la prima volta in una grande città italiana, al voto laico di sinistra (e non solo) e al voto glbt di contarsi e di pesare veramente.
È un occasione unica e forse irripetibile perché, con il sistema del voto disgiunto possibile alle elezioni comunali possiamo bene conciliare il nostro sostegno a Grillini Sindaco con la scelta di una lista di partito diversa, o anche votare Grillini e nessuna lista di partito al Consiglio Comunale. Una libertà di scelta e una flessibilità di voto che si può conciliare con le nostre diverse esigenze di rappresentanza, facendoci tutti trovare UNITI CONVINTAMENTE ad esprimere un voto laico e un desiderio di discontinuità con la politica clericale italiana e romana.
Con questo voto possiamo dare la nostra risposta alla bocciatura del Registro delle Unioni Civili lo scorso dicembre in Campidoglio, possiamo chiarire il nostro disgusto per l’esclusione degli omosessuali dei Rom e Sinti e disabili dai viaggi della memoria organizzati negli scorsi anni dal Comune, possiamo esprimere la nostra opposizione a una visione unica della famiglia e una rappresentazione della donna oggetto e incubatrice priva di autodeterminazione e libertà di scelta sulla sua vita (legge sulla fecondazione assistita e 194), possiamo chiedere coraggio nelle scelte, e dare forza a chi davvero vuole esprimere politiche laiche coerenti all’interno dei vari partiti.
Se Rutelli avesse “gratis” i nostri voti soltanto per aver sbandierato lo spauracchio di Alemanno saremmo tutti sconfitti. La sua arroganza ne uscirebbe rafforzata e lui, giustamente, non avrebbe nessuna ragione per ascoltare le nostre esigenze e le nostre richieste. Come possiamo aspettarci rispetto se ne anche noi ne dimostrassimo per noi stessi. Come possiamo chiedere ascolto se presentassimo ancora una volta un' immagine di divisione e una voce flebile e incerta?
Un vero, grande, esteso voto laico, invece sarà una pietra miliare della politica romana e italiana. All’indomani del voto anche noi avremmo un peso elettore e una forza contrattuale, così ché finalmente anche le istanze laiche e riformiste avrebbero dignità politica e chi vorrà conquistarsi questi voti saprà che potrà farlo solo con scelte laiche vere e coerenti e non con qualche pacca sulle spalle.
Abbiamo un’opportunità unica non buttiamola. Dobbiamo votare e fare votare FRANCO GRILLINI SINDACO DI ROMA.
Ognuno di noi, questa volta può davvero giocare un ruolo fondamentale con il suo voto, con il suo appoggio, con il suo passaparola. Ogni nostro singolo voto avrà un peso e un valore dopo le elezioni e maggiori e migliori saranno i risultati finali più forti saremo noi tutti uniti.
Per una volta possiamo dare un contributo vero a riportare questo paese in Europa! Non sprechiamo il nostro voto! Non facciamoci intimorire dalla falsa retorica del voto utile, non turiamoci naso, orecchie e occhi ancora una volta. Doppiamo essere i veri protagonisti di questo momento.

PER ROMA LAICA, PER L’ITALIA LAICA

A ROMA VOTIAMO GRILLINI SINDACO

mercoledì 9 aprile 2008

Maratona di Blogger per Grillini Sindaco di Roma

Naturalmente aderisco e sostengo la maratona di blog che domani dedicherà il suo vivace e colorato sostegno alla candidatura di Franco Grillini a Sindaco di Roma.
Questo vuole essere più di un gesto simbolico, ma un impegno concreto e un contributo pratico a una campagna difficile e tutta in salita per dimostrare che noi tutti, uniti, coi nostri mezzi, le nostre riflessioni, il nostro passa parola possiamo cambiare le cose e mandare un segnale forte alla politica.
Nel dichiarare questa adesione (scontata per chi conosce me e il mio blog) mi fa piacere ricordare l'episodio storico di MARATONA. Qui si è svolta una fondamentale battaglia in cui l'esercito ateniese, guidato dal generale Milziade, sconfisse l'enorme armata d'invasione dell'impero Persiano. Simbolicamente la vittoria della piccola città ateniese rappresenta la vittoria della libertà e della democrazia contro la tirannide e l'arroganza persiana. La prova che anche con una enorme disparità di potenza, la forza dei cittadini uniti per difendere la loro libertà e i principi su cui si fonda la democrazia può resistere a una moltitudine di schiavi invasori.
Questa è la missione che spetta a tutti noi uniti. Porre un'argine a un pensiero unico arrogante e neo-integralista. Quanti più saremo, quante più persone coinvolegeremo e convinceremo, tanto più ampio sarà il peso di un voto laico chiaro e compatto, tanto più non potranno più ignorarci.

Prima del mio contributo di domani intanto io gioco d'anticipo con due piccoli pezzi collegati che avevo scritto per un quotidiano, ma sono stati ritenuti inopportuni perché troppo "schierati". Be' almeno qui mi posso schierare, che ne dite?

1- QUALE PAPA PER ROMA
Il 13 e 14 Aprile a Roma per i più la scelta si riduce al binomio Rutelli – Alemanno, i due candidati con più chance di vittoria. Il primo è favorito, ma sembra arrancare rispetto al consenso che ottenne Veltroni nel 2006. Sulla sua corsa si allunga l’ombra di Franco Grillini.
Nonostante l’accordo con la Sinistra Arcobaleno e con i Radicali, il profilo del candidato Rutelli è molto diverso da quello di qualche anno fa. Su molti punti si è spostato a destra: diritti civili, laicità, scelte e libertà individuali e della donna, ma anche sicurezza e politica economica. Ha inventato i TeoDem, portando in parlamento Binetti e company, si è allineato alla destra e ai diktat della Chiesa sulla legge 40 (fecondazione assistita), si è opposto alle liberalizzazioni di Bersani, che pure sono stati tra i provvedimenti più apprezzati del passato governo.
Risulta insomma inviso all’elettorato di sinistra, laico, femminista, riformista. Invotabile al pari di Alemanno.
Ecco allora che nella scelta tra un papa Alemanno e un papa Rutelli entra il terzo incomodo Franco Grillini. L’esponente del movimento GLBT scende sulla piazza romana (sostenuto dal PS) con un programma fortemente incentrato sulla laicità e sui diritti, sull’inclusione e sull’innovazione. Molti sceglieranno anche il voto disgiunto (es. Sinistra Arcobaleno o PD e poi Grillini come sindaco) per dare un messaggio chiaro: Roma non è il Vaticano. Non ancora.

2 - FRANCO GRILLINI, ROMA LAICA
La candidatura al Campidoglio di Franco Grillini, noto esponente del movimento gay-lesbico, è maturata come unico antidoto laico e di sinistra nel confronto tra due candidati clericali come Gianni Alemanno, alfiere della destra capitolina, e Francesco Rutelli, di ritorno nella Capitale dopo gli anni di politica nazionale che lo hanno visto scivolare su posizioni confessionali e conservatrici.
Rutelli, nonostante il sostegno di Radicali e Sinistra Arcobaleno, risulta ormai inviso al popolo della sinistra, laico, femminista, riformista. Per noi l’ex sindaco risulta ormai invotabile quanto Alemanno. Il suo volto invecchiato non esprime più le speranze di rinnovamento del primo mandato, ma richiama piuttosto le posizioni integraliste favorevoli alla legge 40, contrarie a unioni, diritti civili e autodeterminazione delle donne. Come anche il ritiro al World Pride del 2000.
La candidatura di Grillini, nata “contro”, diventa una candidatura “per”. Una proposta che dà peso al voto in fuga dalle scelte uniformanti e, attraverso un programma laico, riformista e inclusivo, offre una possibilità di partecipazione a chi invece si sarebbe sentito escluso e cacciato sul terreno dell'astenzione e dell'antipolica
Un voto a Grillini sindaco, anche disgiunto rispetto al Consiglio, diventa un’arma democratica in mano ai cittadini per contare la forza propulsiva di un riformismo laico e moderno che in Europa è l’anima della sinistra di governo e in Italia sembra escluso dalla dialettica politica.

martedì 8 aprile 2008

Emma Bonino - PD = Perdita di Obiettivi

I Cattolici integralisti, Teodem e conservatori che temevano (o fingevano di temere) che l'ingresso dei radicali avrebbe stravolto in senso "laicista" gli equilibri del PD possono dormire sonni tranquilli. A sentire le dichiarazioni di Emma Bonino ad un comizio romano sembra piuttosto l'opposto. Pur di sostenre Rutelli la candidata Radicale abbandona la battaglia del Registro delle Unioni Civili nella Capitale.
PD: Perdita d’obiettivi
Probabilmente PD è l’acronimo di “Perdita D’obiettivi” e nessuno lo sapeva. L’ultima e preoccupante dimostrazione in ordine di tempo ci arriva come una doccia fredda dalla Ministra Emma Bonino che, in un comizio nel X municipio di Roma, ha affermato che sulle Unioni Civili deve legiferare il Parlamento, legittimando così il candidato Sindaco di Roma Rutelli a non farne accenno nel suo programma elettorale.
La Ministra Bonino ha ragione quando dice che di questioni come le Unioni Civili sono temi di rilievo nazionale, ma il programma del Partito Democratico in cui è candidata non va certo in questa direzione, limitandosi a poche scarne parole sui diritti dei conviventi, mentre le affermazioni di altri autorevoli esponenti sembrano più colme di omofobia che di desiderio di dare riconoscimenti.
Le esperienze del passato e del presente ci portano ad avere sfiducia sulla possibilità di vedere un accordo sul fronte delle nostre richieste e ormai i cittadini italiani sanno benissimo che anche nella prossima legislatura la maggioranza dei parlamentari sarà direttamente manovrata da Papa Ratzinger e dai suoi sodali di cilicio muniti. In questo quadro un impegno concreto sui registri nelle grandi città e nella capitale è uno dei pochi strumenti che ci restano per spingere nella direzione dei riconoscimenti e per offrire ai cittadini delle risposte a domande di cittadinanza e uguaglianza.
Gli stessi Radicali di Roma sono stati fortemente impegnati al nostro fianco per il registro delle unioni civili fino a pochi mesi fa e questa svolta repentina appare, quindi, sorprendente e fortemente condizionata dal legame che hanno stretto con il Pd sia a livello nazionale che locale, persino nel sostegno a un candidato come Rutelli che non offre alcuna garanzia di laicità e di progresso sui diritti civili.
Ma, Ministro, forse possiamo dire che oggi Roma val bene una messa?
Ci dispiace che la Ministra Bonino, nella quale abbiamo sempre riposto fiducia, possa oggi piegarsi a queste logiche compromissorie, e le sue affermazioni, che indicano come anche battaglie di decenni possano essere accantonate su pressioni dei clericali teodem, ci rafforzano nelle nostre scelte e nelle nostre indicazioni per cui ribadiamo che l’unica opzione laica, riformista e coraggiosa a Roma è un voto per Franco Grillini sindaco.
Andrea Maccarrone
Direttivo Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Segreteria Politica – Andrea Berardicurti

mercoledì 12 marzo 2008

Veltroni, Zapatero, Bertone...

Capisco che la mia attenzione alle vicende del cosidetto pd stanno assumendo i toni della telenovela ma ogni volta che leggo certo cose sui giornali o sulle news a stento riesco ad esimermi dal commentarle e, talvolta, forse troppo spesso, ne faccio oggetto di post anche qui.
Le ultime interessanti le ho lette ieri su Repubblica.
Su Repubblica leggiamo che a Udine, il leader sedicente democratico, Walter Veltroni si compiace delle vittorie e dei successi dei socialisti spagnoli, guidati da Zapatero e francesi, in particolare nella Parigi di Delanoe.
Le affermazione erano largamente prevedibili e infatti le immaginavo già qualche giorno fa (con le urne ancora calde), ma le parole di Veltroni assumono colori di involontaria ironia: "Il pendolo della storia va nella direzione che vogliamo noi"... Zapatero "sta facendo vivere un'idea della Spagna".
Si rende conto, Veltroni, che sta parlando di partiti socialisti che sono stati davvero capaci di fare delle riforme e di dimostare autonomia e laicità? In particolare Il PS francese ha approvato il PACS quasi 10 anni fa mentre Zapatero ha saputo subito dare aplicazione alla promessa di aprire il matrimonio e le adozioni agli omosessuali e a garantire una serie di leggi a difesa delle donne e di riforma del diritto di famiglia. Non solo entrambi i partiti governano e hanno governato in alleanza con i partiti della sinistra, pur in posizione meno decisiva di quanto è stato in Italia, e in netta contrapposizione con le destre e le forze dell'integralismo religioso e cattolico.
Anzi Veltroni, diostrando anche scarsa riconoscenza per i suoi alleati di 7 anni alla guida di Roma, si compiace proprio della tendenza alla bipolarizzazione del voto nei due paesi, evidente soprattutto in Spagna dove il partito Isquierda Unita ha perso ben 3 dei 5 deputati su cui poteva contare in precedenza. (Questo in realtà mette in difficoltà Zapatero che nel formare il nuovo governo sperava di appoggiarsi ai IU più che a certi partiti nazionalisti conservatori). "La sinistra radicale spagnola ha avuto un risultato negativo e anche in Francia è andata male" (relativamente alla Francia, in verità, è stato registrato un calo dei Verdi, di alcuni partiti comunisti antagonisti ma una crescita del PCF, il Partito Comunista Francese). Questo è un fenomeno vero e innegabile, ma dovuto soprattutto alla capacità dei partiti di socialisti di sinistra e riformisti di meglio interpretare le attese di un elettorato di sinistra e laico, cosa che il cosidetto pd, con le sue decise venatiure cattolico-integraliste, le sue contraddizioni, il suo profilo programmatico e valoriale indefinito e la sua politica sempre più sposstata verso destra non sempra poter fare!
Sempre su Repubblica, la pagina precedente leggiamo che Veltroni, contrariamente a quanto ha fatto Zapatero, si è preoccupato di curare i contatti con il Vaticano, in particolare con il Cardinale Segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone."Io avevo già ricevuto assicurazioni dal cardinal Bertone" dichiara il leader del cosidetto pd commentando la posizione, giudicata equilibrata, della CEI.
Apprendiamo, infatti, che Veltroni, aveva già chiamato il cardinale immediatamente dopo il suo rientro da Cuba il 28 febbraio scorso, con lo scopo, in particolare di giustificare l'ingresso dei Radicali nelle liste, rassicurando in proposito la componente teo-dem e cattolica del partito, non solo la Binetti e Bobba, ma anche il ministro Fioroni, tra gli altri.
Naturalmente pedina e protagonista fondamentale della politica diplomatica verso il Vaticano e le gerarchioe cattoliche è anche Francesco Rutelli, candidato al Campidoglio. La Repubblica ci spiega che tra i primi "sondaggi", prima di sciogliere la riserva sulla candidatura, c'è stato quello con Camillo Ruini, vicario di Roma (ed ex presidente della CEI). Ottenendo un esplicito disco verde.
Le cose stanno così ognuno tiri le proprie conclusioni.

venerdì 15 febbraio 2008

Contro Casini ad Anno Zero

Ieri ho avuto la possibilità di partecipare ad AnnoZero (dal link si può vedere integralmente la puntata... andando anche direttamente al finale di cui parliamo a 2h 04' 12"), la trasmissione di Michele Santoro su RaiDue, per dire alcune cose sui diritti civili in contrapposizione con Pierferdinando Casini, come noto leader dell’UDC ed ex Presidente della Camera.
L’intervento, purtroppo è stato slittato in fine di trasmissione, quando non è stato più possibile sviluppare un vero dibattito e un confronto più approfondito sulle questioni sollevate. Il lancio da Beatrice Borromeo mi è stato dato sulla questione delle radici cristiane e sulla laicità, chiedendomi di parlare dei Dico abbandonati nell’ormai finita legislatura. Ho avuto modo di chiarire, mi auguro, che a noi i Dico non piacevano e continuano a non piacere e che vogliamo perfetta uguaglianza e quindi matrimonio civile, per dare a tutti la possibilità di scegliere e di decidere della propria ita e del proprio futuro, ho avuto modo di dire che l’articolo 29 della costituzione non parla di uomo e donna, come molti politici ci vogliono far credere, ma di famiglia e di coniugi e ho anche accennato al fatto che le differenze tra Veltroni e Berlusconi sulle questioni in argomento sono talmente sfumate da risultare impercettibili.
Molte cose però non c’è stato tempo e modo di dirle con altrettanta nettezza, per via dei tempi televisivi e del tipo di discorsi avviati. Alcune di queste si ricollegano a quanto Casini aveva appena detto parlando di laicità e radici Cristiane dell’Europa e dell’Italia. Non sono partito da qui per evitare di impelagarmi su una controversia filosofica che avrebbe annoiato e allontanato più che avvicinare alle questioni concrete delle persone. Ma con calma qui qualcosa va pur detta.
1) Che la laicità nel nostro paese sia così scontata da non meritare di parlarne, come ha lisciamente sostenuto Casini suona alle mie orecchie così paradossale da farmi quasi ridere: è laico un paese in cui le gerarchie vaticane intervengono quotidianamente ( ascoltatissime da media e classe politica in generale) sulle questioni legislative, politiche e pesino sugli equilibri partitici del nostro Paese? Una Chiesa che, come dimostrano le recenti inchieste di Repubblica incassa dallo Stato ogni anno oltre 5 miliardi di euro in varie forme? È laico un paese in cui l’istruzione della religione cattolica nelle scuole pubbliche è la “prima offerta” (ad essere buoni) proposta agli studenti sin dalle medie e i relativi professori sono selezionati su placet dei vescovi? Un paese in cui sempre a scuola e in tutti gli uffici pubblici, dai tribunali alle aule parlamentari vedono crocifissi affissi alle pareti? In cui la Cei fa campagna elettorale per i referendum senza che nessuno si scandalizzi? Un paese in cui all'inaugurazione dell'anno giudiziario il Presidente della Repubblica non siede accanto al Ministro della Giustizia ma a un Cardinale? In cui L’Avvenire, senza conoscere i contenuti delle proposte attacca dei progetti studiati contro il bullismo solo perché li fa un’associazione omosessuale (chiaramente nelle scuole ci possono stare solo loro)? In cui per finanziare le scuole private, molte cattoliche, si considera la norma costituzionale come carta da water? Bho… a Casini l’ardua sentenza
2) Sulla questione delle radici italiane ed europee, la cosa mi sembra ancor più di lana caprina e temo che dietro a questa ossessione ci siano in ballo interessi non confessati e la voglia di rendere inattaccabili certe posizioni e certi provilegi.
Se il problema fosse una questione di identità quale motivo ci sarebbe di scriverlo su una carta costituzionale rigida? Le identità dei popoli sono in continua, pur lenta evoluzione, frutto di moltissimi incroci. La cultura giudaico-cristiana può essere un elemento, ma cosa dire della cultura giuridica romana e della forza unificante che ebbe l’impero romano appunto nel mondo occidentale e mediterraneo? Della filosofia e dei principi democratici greci? Dell’importanza della cultura araba-musulmana, della sua matematica del suo ruolo di costruzione dell’identità europea (senza contare che arabi e turchi musulmani sono stati per secoli in Spagna, Sicilia e Penisola Balcanica fin quasi alle porte di Vienna e Budpest), che dire del fiorire del Rinascimento, dell’importanza dell’Illuminismo nella cultura civile e politica europea (tolleranza, divisione dei poteri, sovranità popolare)? Ma tutte queste “radici”, e altre ancora, vanno nominate esplicitamente su una costituzione? O forse possono tradursi in principi che la informano (divisione dei poteri, democrazia, diritti umani e civili, uguaglianza di fronte alla legge, libertà religiosa…?


Ma quel che seriamente è mancato alla fine è stata una vera e compiuta possibilità di replica alla risposta di Casini, che ha giustamente iniziato il discorso dicendosi in disaccordo con me (e non ci aspettavamo altro).
Intanto apprendo che dopo la mia pedissequa lettura dell’articolo 29 della costituzione non ha sortito effetto sul muro di gomma Casini che se l’è fatta scivolare addosso come niente fosse continuando a credere che ci sia scritto uomo e donna e che quel dettato costituzionale vada rispettato (questa aderenza alla costituzione non è necessaria sul finanziamento alle scuole private evidentemente). Una tale mistificazioen sul testo costituzioanel da parte di un ex Presidente della Camera è davvero insopportabile, un attegiamento da 1984 di Orwell in cui a furia di ripetere una falsità la si fa passar per vera!
In secondo luogo Casini si dice d’accordo a sostenere la tutela personale delle persone, e a concedere diritti individuali a chi fa parte delle coppie (come i dico del PD?), ma va rilevato che queste accorate parole non si sono mai tradotte in fatti parlamentari concreti essendo stata l’opposizione dell’UDC a qualsiasi riconoscimento dei diritti e persino all’approvazione di una legge antiomofobia nettissima anche nell’ultima legislatura (anzi dal suo partito si sono levati cori greci di complimenti alla Binetti che sul tema stava facendo cadere il Governo Prodi). E del resto, come gli ho fatto notare, una cosa è la solidarietà a parole altra e dare conseguenze politiche a quel che si dice. L’UDC è in giunte che sostengono campioni di omofobia come Prosperini e Gentilini, ma anche nel suo partito non mancano i Volontè, i Buttiglione…


Non soddisfatto Casini attacca con l’usurata solfa delle adozioni, perché quando non c’è molta carne da mettere al fuoco si comincia a buttare negli occhi il fumo dei “poveri bambini che non possono scegliere”. Il rispettoso Casini definisce la possibilità che due omosessuali possano adottare come avviene in altri paesi europei, ”un aberrazione”. Ma come? E il rispetto?
Una cosa sarebbe stata, infatti dirsi in disaccordo, magari motivando in qualche modo la cosa, altro definire aberrante sia la legislazione di Paesi nostri partner e che tutti consideriamo assolutamente civili e soprattutto la scelta d’amore di una coppia e di una famiglia. Potrebbe essere una cosa sbagliata? Io non lo credo, e ci sono numerosi studi e ricerche a mio sostegno, ma sicuramente quei genitori non sono due mostri da definire aberranti (il messaggio omofobo che passa,. subdolamente è ancora una volta quello) … E se qualcuno definisse aberrante per ragioni morali la sua scelta di divorziare e risposarsi, la riterrebbe una legittima posizione etica o lo considererebbe perlomeno offensivo del suo percorso umano il cattolico Casini? E io che per eccesso di "rispetto" mi sono persino astenuto dal far notare l’incoerenza che passa tra un politico che si dice portatore di certi valori cattolici in forma integrale e che li vuole anche imporre al complesso della società e poi invece fa altre scelte sul suo privato. Evidentemente noi non meritiamo ugual rispetto da parte sua. Purtroppo la paura di deviare il discorso in una cagnara senza avere il tempo di argomentare seriamente mi hanno costretto a non affrontarlo a muso duro su questo tema che suscita spesso reazioni emozionali più che razionali. Infatti è chiaro il suo utilizzo in forma assolutamente strumentale a non toccarre davvero il cuore del problema mirando a suscitare piuttosto irrazionali paure (e questo però ho provato a dirlo).


Ancora, Casini riafferma la sua visione della famiglia come formata da un uomo e una donna (e del resto se lo disse persino D'Alema qualche mese fa cosa possiamo aspettarci?). Legittimo, rispettabile, infatti ha agito di conseguenza e nessuno lo contesta.

Ma perché vuole imporre la sua visione a tutti? Perché mentre lui può scegliere come regolare la sua vita io non posso farlo e devo rassegnarmi a far scegliere lui e quelli come lui (quasi tutti i politici, genuflessi, italiani) al posto mio e nostro?

Da qui credo che passi lo Stato Etico! Nel momento io con la mia scelta non danneggio né ostacolo la sua e quella di altri perché uno Stato che vuole definirsi laico, liberale, democratico, deve arrogarsi il diritto di entrare nelle mie scelte privatissime e nella mia organizzazione familiare anziché limitarsi a prenderne atto e a garantirle e tutelarle in regime di uguaglianza e parità con chi fa altre scelte? A questo non è dato avere risposta per ora, perché né Casini né altri argomentano veramente, limitandosi a fornirci dei veri e propri postulati di fede.

Amen