Il Venerdì. Non mi riferisco a quello che ogni settimana da 20 anni ci regala la festa LGBT più famosa della Capitale, ma al settimanale di Approfondimento di Repubblica.
Oggi ci ha regalato la sorpresa di una copertina interamente dedicata ai tanti gay e lesbiche vittime delle legislazioni penali di ben 78 paesi del Mondo.
Le evocative foto di ragazzi e uomini che celano i propri volti per paura sono accompagnate dal titolo "COLPEVOLI, nel cuore di tenebra del mondo dove l'amore gay è reato".
Sono parte di una mostra sul tema (Les condamné) inaugurata a Parigi dal giornalista e fotografo Francese Philippe Castetetbon, sono emozionanti autoritratti di tanti omosessuali che, fidandosi tra paure e voglia di raccontarsi del loro interlocutore, le hanno inviate accompagnate di una breve frase che descrive e racconta la propria condizione di invisibili, perseguitati dalle leggi, dal conformismo sociale e dal terrore di essere se stessi.
Proprio partendo da questo spunto gli articoli approfondiscono la realtà difficile di questi perseguitati, spesso dimenticati o ignorati, puniti con le pene più varie che spaziano dalle ammende, alla prigione, ai lavori forzati, fino alla pena capitale in ben 7 paesi (Iran, Yemen, Arabia Saudita, Mauritania, Nigeria, Sudan, Somalia).
Duro l'atto d'accusa, non solo per la sostanziale indifferenza della maggior parte dei Paesi occidentali e delle loro opinioni pubbliche, ma persino di una comunità gay spesso disattenta che in alcuni casi, quando si trova a contatto con persone emigrate in Europa per sfuggire alla cappa sociale e alla persecuzione locale o familiare, si ritrovano discriminati in quanto stranieri.
Ma sul banco d'accusa per queste persecuzioni finiscono anche e soprattutto gli integralisti religiosi, siano essi cattolici/cristiani e/o musulmani. E come possiamo a tal proposito dimenticare l'atteggiamento del Vaticano rispetto alla richiesta di depenalizzazione universale dell'omosessualità avanzata all'ONU da Francia e UE?
Per la maggior parte di attivisti e persone impegnate sul fronte dei diritti non è certo una scoperta, ma per una più ampia opinione pubblica più ampia, come quella che può far riferimento a Il Venerdì è sicuramente un messaggio forte e innovativo, per il quale sinceramente voglio ringraziarli.
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venerdì 16 aprile 2010
lunedì 1 dicembre 2008
il Vaticano getta la maschera
L’osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, monsignor Celestino Migliore, boccia il progetto di dichiarazione che la Francia intende presentare a nome dell’Unione europea all’ONU per la depenalizzazione universale dell’omosessualità. in un’intervista all’agenzia stampa francese "I.Media", mons. Migliore afferma: «Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di paesi si chiede agli Stati e ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni. Per esempio, gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come "matrimonio" verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni».
Nella stessa intervista Mons Migliore si è anche detto «indignato e rattristato» dal progetto di introdurre l’aborto tra i diritti umani promosso da alcune associazioni sempre all’Assemblea generale dell’ONU. «Questa è la barbarie moderna che, dal di dentro, ci porta a smantellare le nostre società».
Non capiamo con quale logica si sostiene che la depenalizzazione dell'omosessualità (in alcuni paesi punita anche con la morte) possa introdurre "nuove implacabili discriminazioni". Discriminazioni per chi poi?... per gli Stati che non prevedono le unioni omosessuali.
Il Vaticano getta la maschera: la difesa della vita VIENE DOPO la difesa di stati e regimi, che non rispettano i diritti umani e la vita e che, spesso, sono regimi oppressivi delle libertà più elementari, delle donne, ovvero veri e proprio regimi teocratici. A ben vedere non è questa una novità della politica vaticana (anzi, è noto il sostegno del vaticano a dittature sanguinarie, in Sud america come in Europa) ma messa così risulta finalmente chiara e leggibile anche a chi si illudeva e a chi non mastica di storia e politica: "bene che si puniscano gli omosessuali, gli stati che lo fanno con la prigione, la tortura o la morte, non vanno criticati o discriminati". Più chiaro di così...
Va specificato che non si parla di qualche piccolo angolo del mondo ma di ben 91 paesi per lo più asiatici o africani, molti musulmani, ma anche democrazie come l'India. Si parla quindi della vita e della dignità probabilmente di qualche centinaio di milioni di persone omosessuali che vivono in questi paesi e sono sottoposti a enormi pressioni penali e sociali.
Ridicola, quindi, anche la specificazione degli addetti stampa del Vaticano che ribadiscono di "non essere i soli all'ONU ad avere questa posizione". Non sono soli infatti, ma in buona compagnia dell'IRAN, dell'ARABIA SAUDITA, della NIGERIA e così via... cioè proprio di quei 91 paesi che includono l'omosessualità tra i reati penali! Proprio in buona compagnia...
Nei confronti degli omosessuali la difesa della vita di cui il Vaticano si erge a paladino non vale, perché tutto è consentito pur di evitare che le unioni omosessuali possano estendersi.
Con suprema incoerenza poi, si ribadisce nel seguito delle medesime dichiarazioni la difesa dell'embrione contro l'aborto.
La verità è che al Vaticano e alla chiesa cattolica la vita non interessa e non è mai interessata: la sua bimillenaria storia, fatta di intrighi, guerre di religione e territoriali, enormi bugie, persecuzioni, indice dei libri, roghi, processi per eresia e stregoneria, ghetti ed espulsioni, conversioni forzate, ci insegna la vera natura della Chiesa sempre avida di potere, soldi e privilegi. Più che della vita la chiesa è stata una delle più grandi e potenti agenzia di morte che la'umanità ricordi.
La Chiesa, che dovrebbe scusarsi con i milioni di omosessuali che ha contribuito a discriminare e umiliare e di tutti coloro che ha ucciso sui roghi, processato, indotto al suicidio o alla marginalità sociale, alla vergogna, che ha lasciato trascinare nei lager tedeschi senza un fiato e che oggi preferisce vedere nelle prigioni, torturati, uccisi in nome di non si sa quale cristiano principio e pretende, invece di ergersi ad autorità morale.
Sono soltanto un'associazione a delinquere promotrice di ODIO!
La Chiesa trova forza anche nei falsi numeri di tanti di noi che risultiamo Cattolici per il battesimo ricevuto quando non potevamo né intendere né volere.
Allora aderiamo con forza alla campagna di verità dell'UAAR per lo sbattezzo. Chiedendo di essere cancellati dagli elenchi dei battezzati contribuiamo a riportare verità nei numeri dei cattolici italiani e togliamo forza a questa setta che dietro falsi sillogismi propaga la pena di morte e la discriminazione.
A mio modo di vedere nessun vero cristiano si può sentire più parte di questa Chiesa dell'odio. Anche in Italia esistono comunità cristiane riformate che hanno fatto passi da gigante e che, ad esempio, riconoscono anche le unioni omosessuali, dimostrandosi capaci di guardare alla sostanza dei rapporti e all'amore che lega le persone più che al loro sesso. la Chiesa Valdese ad esempio o altre Chiese Evangeliche. I veri cristiani dovrebbero abbandonare il Vaticano e il loro potere temporale.
Un altra fonte con cui diamo forza a questa chiesa è l'8 per mille. Molti non sanno che lasciare in bianco quella casella significa, nei fatti, destinarlo in maggioranza alla Chiesa Cattolica. Quindi è importante destinare l'8 per mille a un'altra confessione religiosa che non propagandi odio verso gli omosessuali e verso le donne che intendono abortire. Per esempio la Chiesa Valdese stessa o qualsiasi altra. Solo così toglieremo soldi (e questo gli sta veramente a cuore) alla chiesa cattolica. Gli stessi soldi che vengono utilizzati per attaccarci e insultarci.
Nella stessa intervista Mons Migliore si è anche detto «indignato e rattristato» dal progetto di introdurre l’aborto tra i diritti umani promosso da alcune associazioni sempre all’Assemblea generale dell’ONU. «Questa è la barbarie moderna che, dal di dentro, ci porta a smantellare le nostre società».
Non capiamo con quale logica si sostiene che la depenalizzazione dell'omosessualità (in alcuni paesi punita anche con la morte) possa introdurre "nuove implacabili discriminazioni". Discriminazioni per chi poi?... per gli Stati che non prevedono le unioni omosessuali.
Il Vaticano getta la maschera: la difesa della vita VIENE DOPO la difesa di stati e regimi, che non rispettano i diritti umani e la vita e che, spesso, sono regimi oppressivi delle libertà più elementari, delle donne, ovvero veri e proprio regimi teocratici. A ben vedere non è questa una novità della politica vaticana (anzi, è noto il sostegno del vaticano a dittature sanguinarie, in Sud america come in Europa) ma messa così risulta finalmente chiara e leggibile anche a chi si illudeva e a chi non mastica di storia e politica: "bene che si puniscano gli omosessuali, gli stati che lo fanno con la prigione, la tortura o la morte, non vanno criticati o discriminati". Più chiaro di così...
Va specificato che non si parla di qualche piccolo angolo del mondo ma di ben 91 paesi per lo più asiatici o africani, molti musulmani, ma anche democrazie come l'India. Si parla quindi della vita e della dignità probabilmente di qualche centinaio di milioni di persone omosessuali che vivono in questi paesi e sono sottoposti a enormi pressioni penali e sociali.
Ridicola, quindi, anche la specificazione degli addetti stampa del Vaticano che ribadiscono di "non essere i soli all'ONU ad avere questa posizione". Non sono soli infatti, ma in buona compagnia dell'IRAN, dell'ARABIA SAUDITA, della NIGERIA e così via... cioè proprio di quei 91 paesi che includono l'omosessualità tra i reati penali! Proprio in buona compagnia...
Nei confronti degli omosessuali la difesa della vita di cui il Vaticano si erge a paladino non vale, perché tutto è consentito pur di evitare che le unioni omosessuali possano estendersi.
Con suprema incoerenza poi, si ribadisce nel seguito delle medesime dichiarazioni la difesa dell'embrione contro l'aborto.
La verità è che al Vaticano e alla chiesa cattolica la vita non interessa e non è mai interessata: la sua bimillenaria storia, fatta di intrighi, guerre di religione e territoriali, enormi bugie, persecuzioni, indice dei libri, roghi, processi per eresia e stregoneria, ghetti ed espulsioni, conversioni forzate, ci insegna la vera natura della Chiesa sempre avida di potere, soldi e privilegi. Più che della vita la chiesa è stata una delle più grandi e potenti agenzia di morte che la'umanità ricordi.
La Chiesa, che dovrebbe scusarsi con i milioni di omosessuali che ha contribuito a discriminare e umiliare e di tutti coloro che ha ucciso sui roghi, processato, indotto al suicidio o alla marginalità sociale, alla vergogna, che ha lasciato trascinare nei lager tedeschi senza un fiato e che oggi preferisce vedere nelle prigioni, torturati, uccisi in nome di non si sa quale cristiano principio e pretende, invece di ergersi ad autorità morale.
Sono soltanto un'associazione a delinquere promotrice di ODIO!
La Chiesa trova forza anche nei falsi numeri di tanti di noi che risultiamo Cattolici per il battesimo ricevuto quando non potevamo né intendere né volere.
Allora aderiamo con forza alla campagna di verità dell'UAAR per lo sbattezzo. Chiedendo di essere cancellati dagli elenchi dei battezzati contribuiamo a riportare verità nei numeri dei cattolici italiani e togliamo forza a questa setta che dietro falsi sillogismi propaga la pena di morte e la discriminazione.
A mio modo di vedere nessun vero cristiano si può sentire più parte di questa Chiesa dell'odio. Anche in Italia esistono comunità cristiane riformate che hanno fatto passi da gigante e che, ad esempio, riconoscono anche le unioni omosessuali, dimostrandosi capaci di guardare alla sostanza dei rapporti e all'amore che lega le persone più che al loro sesso. la Chiesa Valdese ad esempio o altre Chiese Evangeliche. I veri cristiani dovrebbero abbandonare il Vaticano e il loro potere temporale.
Un altra fonte con cui diamo forza a questa chiesa è l'8 per mille. Molti non sanno che lasciare in bianco quella casella significa, nei fatti, destinarlo in maggioranza alla Chiesa Cattolica. Quindi è importante destinare l'8 per mille a un'altra confessione religiosa che non propagandi odio verso gli omosessuali e verso le donne che intendono abortire. Per esempio la Chiesa Valdese stessa o qualsiasi altra. Solo così toglieremo soldi (e questo gli sta veramente a cuore) alla chiesa cattolica. Gli stessi soldi che vengono utilizzati per attaccarci e insultarci.
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lunedì 6 ottobre 2008
Sguardi sull'Iran alla LUISS
Si è tenuta all'università romana LUISS una interessante incontro sull'IRAN e le sue prospettive politiche in attesa delle prossime elezioni presidenziali che si terranno il prossimo 12 giugno.
L'incontro, diviso in due sessioni, è stato promosso e organizzato dalla Fondazione Vicino Oriente, in collaborazione con l'università, Radio Radicale, l'Istituto di Cooperazione Mediterranea della Provincia di Lecce e, credo, dell'Ambasciata iraniana /rettifica in commenti/, per cui ha tutti i pregi e purtroppo anche i limiti, di un incontro abbastanza istituzionale che ha lasciato poco spazio a una pluralità di visioni. In ogni caso molto centrato, in linea con il contesto accademico, su questioni di dinamiche politiche e istituzionali interne e di assetto regionale.
Se ne parlo qui non è per farvi un resoconto dettagliato di quello che si è detto (se siete interessati avete a disposizione la completa traccia audio e video degli interventi sul sito di Radio Radicale), ma per fare alcune brevissime considerazioni sugli spunti che mi hanno maggiormente colpito.
In primo luogo voglio dire che incontri di questo tipo, pur rivolgendosi ad un pubblico di addetti o interssati alla questione relativamente ristretto sono davvero preziosi per prendere conoscenza più diretta e informata con questioni, come ad esempio la vicenda del nucleare iraniano, di cui siamo solo vagamente a conoscenza dai TG.
Tra gli ospiti decisamente stimolanti le presenze di Faezeh Hashemi (figlia dell'ex presidente Ali Akbar Hashemi Rafsanjani), Roshanak Siasi (dirigente del partito Kargozaran, uno della galassia che da noi viene definita riformista), Fereshteh Taerpour (produttrice e regista cinematografica).
Il vero limite nel seguire queste relatrici è stata la lingua (il Frasi o Persiano) tradotto in simultanea in modo marcatamente inadeguato.
Soprattutto le prime due erano pesantemente velate, secondo la più classica rappresentazione delle donne in Iran, ma sicuramente donne evolute, colte, impegnate in politica e nel sociale. probabilmente comunque espressione di una elite privilegiata.
La Hashemi non si è spogliata del suo ruolo di figlia di e a soprattutto rispondendo alle domande finali ha sostanzialmente criticato il ruolo dell'ex presidente riformista Katami ed enfatizato il ruolo e il peso peso politico del padre Rafsanjani. Nella sua relazione ha rinunciato a trattare il tema della "DONNA" che era previsto per sviluppare il tema delle riforme e del riformismo in ottica islamica e musulmana. La sostanza è che il riformismo in Iran può dispiegarsi nell'ambito consentito dalla cultura e dalla religione islamica perché altrimenti non avrebbe alcuna base sociale di sostegno. Il secolarismo come lo consideriamo noi non può quindi esistere nel contesto iraniano ma deve essere reinterpretato alla luce della cultura e della tradizione del Paese.
Il riformismo all'iraniana si deve quindi sviluppare su cinque punti: 1) diritti civili e umani; 2) competizione aperta tra i partiti; 3) riforme sociali; 4) rafforzamento della società civile rispetto al potere politico; 5) rispetto delle idee altrui e dialogo.
Ma le parole che davvero non mi aspettavo e che mi hanno decisamente stupito sono state le prime, in cui la Hasheni ha detto che in generale sul piano dei diritti umani e civili "Non vedo l'Iran in una situazione pessima. La vita sociale è basta sull'uguaglianza e la giustizia", mentre per quanto riguarda il sistema elettorale che prevede un pesante controllo preventivo di ammissibilità di partiti e condidtati da parte del Consiglio dei Guardiani, si tratterebbe per la Hashemi, di normali requisiti di ammissibilità paragonabili a quelli presenti nei paesi occidentali.
Per quanto attiene al sostegno fornito dall'Iran a Hezbollah e Hamas la Hashemi non ha dubbi nell'affermare che per loro questi non sono certo gruppi terroristici ma movimenti nazionalisti di difesa della popolazione dalle aggressioni israeliane. Ha anche sottolineato (in questo caso in modo senz'altro corretto) che nella sua storia più recente (ultimi 200 anni) l'IRAN non ha mai intrapreso guerre di aggressione verso i vicini ma è stato semmai vittima di progetti di sfruttamento delle maggiori potenze (Russia, Inghilterra, USA) o di feroci guerre di aggressione (Iraq): non si spiega, quindi, la diffidenza nei loro confronti.
Un po' più coraggiosa Roshanak Siasi, che ha parlato di un sistema politico chiuso che sviluppa problemi e diffidenza nella gente e quindi degli spazi e delle prospettive di intervento per il riformismo, alla luce anche degli errori che non ha problemi a riconoscere alla sua parte politica.
Interessante il passaggio in cui ha auspicato un dialogo costruttivo con gli Stati Uniti su un piano di reciproco vantaggio e rispetto (e con possibili protagonisti da entrambe le parte esponenti più aperti al confronto moderato degli attuali) e quando ha chiarito che il problema principale per gli iraniani non è certo avere il nucleare.
Della Taerempur riporto solo una frase: "Spero giunga il momento in cui l'arte sia liberata dalle influenze della politica".
Questi interventi sono stati preceduti da una interessante relazione di Vittorio Emanuele Parsi (università Cattolica di Milano) sull'importanza dell'Iran e sul nucleare, per cui vi rimando alla traccia audio. Il suo modo di guardare alla questione su scala regionale e globale, affrontando senza reticenze questioni di equilibri e di "psicologia politica", così come la questione del nucleare iraniano e delle possibili soluzioni ha sicuramente offerto numerosi spunti di riflessione e di conoscenza.
La sua conclusione è che non esiste una soluzione militare alla questione e che compito della Comunità internazionale è quello di evitare che il senso di paura possa spingere Israele (il rapporto con Israele e le ripetute minacce di Aḥmadinejād sono state più volte evocate nel corso dell'incontro) a sentire un pericolo mortale per la propria sopravvivenza che lo spinga a intervenire.
Le conclusioni sono state affidate a Massimo D'Alema, invitato in veste di presidente delle Fondazione Italianieuropei.
Sono stato molto positivamente colpito dall'estrema competenza, precisione e arguzia con le quali ha tirato le conclusioni di questa prima sessione. Non si è tirato indietro di fronte alle questini più spinose senza tema di correggere o contraddire con garbo alcune affermazioni delle relatrici, ma ha anche sottolineato gli errori storici dell'Occidente e i limiti attuali dell'approccio internazionale alla questione nucleare che, a suo modo di vedere (e condivido) non può essere trattata in modo disgiunto da una discussione complessivo dell'assetto e della sicurezza dell'intera regione, riconoscendo il ruolo dell'Iran nel contesto mediorientale e sciogliendo i nodi ancora aperti del conflitto israelo-palestinese e libanese. Non sono mancati i riferimenti alla sua esperienza di Primo Ministro e di Ministro degli esteri e al ruolo dell'Italia nello sviluppo del dialogo. Unico vero limite la sua scarsa disponibilità al confronto per cui subito dopo la conclusione del suo intervento si è affrettato (dopo aver brevemente risposto ad alcuni giornalisti) a lasciare la sala non rendendosi disponibile a rispondere a nessuna possibile domanda da parte degli studenti o di altri presenti.
Del resto una piccola critica la farei anche a Francesco di Leo (direttore del il Vicino Oriente) che ha condotto l'ultima parte di confronto con le domande, non consentendo di andare oltre le tre domande (che sembravano oltretutto programmate) /però vedi commenti/e impedendo, di fatto anche a me di porre la mia domanda (relativa ai diritti civili, tema decisamente trascurato) alle relatrici. Una piccola delusione.
L'incontro, diviso in due sessioni, è stato promosso e organizzato dalla Fondazione Vicino Oriente, in collaborazione con l'università, Radio Radicale, l'Istituto di Cooperazione Mediterranea della Provincia di Lecce e, credo, dell'Ambasciata iraniana /rettifica in commenti/, per cui ha tutti i pregi e purtroppo anche i limiti, di un incontro abbastanza istituzionale che ha lasciato poco spazio a una pluralità di visioni. In ogni caso molto centrato, in linea con il contesto accademico, su questioni di dinamiche politiche e istituzionali interne e di assetto regionale.
Se ne parlo qui non è per farvi un resoconto dettagliato di quello che si è detto (se siete interessati avete a disposizione la completa traccia audio e video degli interventi sul sito di Radio Radicale), ma per fare alcune brevissime considerazioni sugli spunti che mi hanno maggiormente colpito.
In primo luogo voglio dire che incontri di questo tipo, pur rivolgendosi ad un pubblico di addetti o interssati alla questione relativamente ristretto sono davvero preziosi per prendere conoscenza più diretta e informata con questioni, come ad esempio la vicenda del nucleare iraniano, di cui siamo solo vagamente a conoscenza dai TG.
Tra gli ospiti decisamente stimolanti le presenze di Faezeh Hashemi (figlia dell'ex presidente Ali Akbar Hashemi Rafsanjani), Roshanak Siasi (dirigente del partito Kargozaran, uno della galassia che da noi viene definita riformista), Fereshteh Taerpour (produttrice e regista cinematografica).
Il vero limite nel seguire queste relatrici è stata la lingua (il Frasi o Persiano) tradotto in simultanea in modo marcatamente inadeguato.
Soprattutto le prime due erano pesantemente velate, secondo la più classica rappresentazione delle donne in Iran, ma sicuramente donne evolute, colte, impegnate in politica e nel sociale. probabilmente comunque espressione di una elite privilegiata.
La Hashemi non si è spogliata del suo ruolo di figlia di e a soprattutto rispondendo alle domande finali ha sostanzialmente criticato il ruolo dell'ex presidente riformista Katami ed enfatizato il ruolo e il peso peso politico del padre Rafsanjani. Nella sua relazione ha rinunciato a trattare il tema della "DONNA" che era previsto per sviluppare il tema delle riforme e del riformismo in ottica islamica e musulmana. La sostanza è che il riformismo in Iran può dispiegarsi nell'ambito consentito dalla cultura e dalla religione islamica perché altrimenti non avrebbe alcuna base sociale di sostegno. Il secolarismo come lo consideriamo noi non può quindi esistere nel contesto iraniano ma deve essere reinterpretato alla luce della cultura e della tradizione del Paese.
Il riformismo all'iraniana si deve quindi sviluppare su cinque punti: 1) diritti civili e umani; 2) competizione aperta tra i partiti; 3) riforme sociali; 4) rafforzamento della società civile rispetto al potere politico; 5) rispetto delle idee altrui e dialogo.
Ma le parole che davvero non mi aspettavo e che mi hanno decisamente stupito sono state le prime, in cui la Hasheni ha detto che in generale sul piano dei diritti umani e civili "Non vedo l'Iran in una situazione pessima. La vita sociale è basta sull'uguaglianza e la giustizia", mentre per quanto riguarda il sistema elettorale che prevede un pesante controllo preventivo di ammissibilità di partiti e condidtati da parte del Consiglio dei Guardiani, si tratterebbe per la Hashemi, di normali requisiti di ammissibilità paragonabili a quelli presenti nei paesi occidentali.
Per quanto attiene al sostegno fornito dall'Iran a Hezbollah e Hamas la Hashemi non ha dubbi nell'affermare che per loro questi non sono certo gruppi terroristici ma movimenti nazionalisti di difesa della popolazione dalle aggressioni israeliane. Ha anche sottolineato (in questo caso in modo senz'altro corretto) che nella sua storia più recente (ultimi 200 anni) l'IRAN non ha mai intrapreso guerre di aggressione verso i vicini ma è stato semmai vittima di progetti di sfruttamento delle maggiori potenze (Russia, Inghilterra, USA) o di feroci guerre di aggressione (Iraq): non si spiega, quindi, la diffidenza nei loro confronti.
Un po' più coraggiosa Roshanak Siasi, che ha parlato di un sistema politico chiuso che sviluppa problemi e diffidenza nella gente e quindi degli spazi e delle prospettive di intervento per il riformismo, alla luce anche degli errori che non ha problemi a riconoscere alla sua parte politica.
Interessante il passaggio in cui ha auspicato un dialogo costruttivo con gli Stati Uniti su un piano di reciproco vantaggio e rispetto (e con possibili protagonisti da entrambe le parte esponenti più aperti al confronto moderato degli attuali) e quando ha chiarito che il problema principale per gli iraniani non è certo avere il nucleare.
Della Taerempur riporto solo una frase: "Spero giunga il momento in cui l'arte sia liberata dalle influenze della politica".
Questi interventi sono stati preceduti da una interessante relazione di Vittorio Emanuele Parsi (università Cattolica di Milano) sull'importanza dell'Iran e sul nucleare, per cui vi rimando alla traccia audio. Il suo modo di guardare alla questione su scala regionale e globale, affrontando senza reticenze questioni di equilibri e di "psicologia politica", così come la questione del nucleare iraniano e delle possibili soluzioni ha sicuramente offerto numerosi spunti di riflessione e di conoscenza.
La sua conclusione è che non esiste una soluzione militare alla questione e che compito della Comunità internazionale è quello di evitare che il senso di paura possa spingere Israele (il rapporto con Israele e le ripetute minacce di Aḥmadinejād sono state più volte evocate nel corso dell'incontro) a sentire un pericolo mortale per la propria sopravvivenza che lo spinga a intervenire.
Le conclusioni sono state affidate a Massimo D'Alema, invitato in veste di presidente delle Fondazione Italianieuropei.
Sono stato molto positivamente colpito dall'estrema competenza, precisione e arguzia con le quali ha tirato le conclusioni di questa prima sessione. Non si è tirato indietro di fronte alle questini più spinose senza tema di correggere o contraddire con garbo alcune affermazioni delle relatrici, ma ha anche sottolineato gli errori storici dell'Occidente e i limiti attuali dell'approccio internazionale alla questione nucleare che, a suo modo di vedere (e condivido) non può essere trattata in modo disgiunto da una discussione complessivo dell'assetto e della sicurezza dell'intera regione, riconoscendo il ruolo dell'Iran nel contesto mediorientale e sciogliendo i nodi ancora aperti del conflitto israelo-palestinese e libanese. Non sono mancati i riferimenti alla sua esperienza di Primo Ministro e di Ministro degli esteri e al ruolo dell'Italia nello sviluppo del dialogo. Unico vero limite la sua scarsa disponibilità al confronto per cui subito dopo la conclusione del suo intervento si è affrettato (dopo aver brevemente risposto ad alcuni giornalisti) a lasciare la sala non rendendosi disponibile a rispondere a nessuna possibile domanda da parte degli studenti o di altri presenti.
Del resto una piccola critica la farei anche a Francesco di Leo (direttore del il Vicino Oriente) che ha condotto l'ultima parte di confronto con le domande, non consentendo di andare oltre le tre domande (che sembravano oltretutto programmate) /però vedi commenti/e impedendo, di fatto anche a me di porre la mia domanda (relativa ai diritti civili, tema decisamente trascurato) alle relatrici. Una piccola delusione.
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mercoledì 9 aprile 2008
Quale Paese?
Fino a qualche giorno fa, all'aeroporto di Roma Fiumicino potevamo trovare certelli e manifesti elettorali del cosidetto PD con lo slogan "Non pensate a quale partito, pensate a quale Paese".Spagna, Olanda, Svezia, Canada, Sudafrica... ecco la nostra scelta, di paesi laci e che garantiscono pari diritti agli omosessuali... E l'indovinata (forse autoironica) collocazione in un aeroporto non fa che amplificare un desiderio di fuga, soprattutto al pensiero di quel che ci aspetta qui nella nostra Italia.
Ho l'impressione che la Binetti e molti suoi compagni sedicenti democratici teodem (candidati del cosidetto PD) guardino invece alla monarchia assolutista, autocratica e teocratica del Vaticano, alle sue consorelle come Iran e Arabia Saudita. Paesi, questi ultimi, in cui l'omosessualità è punita con la pena capitale.
Io vorrei un paese laico ed europeo, in cui tutti gli integralismi, le tentazioni di stato etico, le intolleranze siano banditi. Karl Popper, uno dei filosofi alfieri del liberalismo contemporaneo, sosteneva: "La società aperta è aperta a tutti tranne che agli intolleranti".
Io non ho dubbi su che Paese voglio... e per questo NON POSSO VOTARE IL Pd di Binetti e teodem, di Del Vecchio e Madia, di Rutelli e Serra e Franceschini e Veltroni.
Ecco, quando andrete a votare pensate bene a quale Paese volete: La Spagna o l'Iran? Il Canada o la Città del Vaticano? L'Afganistan dei Taliban o Il Sudafrica di Mandela e Nadine Gordimer? L'Arabia Saudita o La Svezia?
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venerdì 14 marzo 2008
Mehdi Kazemi salvo
Dopo la storica approvazione dell’urgente Risoluzione europea sul caso di Seyed Mehdi Kazemi, l'Home Office britannico, Jacqui Smith, ha deciso poche ore fa di sospendere la procedura che prevede la deportazione in Iran del ragazzo gay che rischiava di essere espulso dall'Regno Unito e inviato in Iran (dove lo attendeva una condanna a morte).
Il risultato odierno è stato possibile grazie alla mobilitazione internazionale che ha visto in prima linea il Gruppo EveryOne con il Partito Radicale Nonviolento e le Associazioni Nessuno Tocchi Caino e Certi Diritti.
Il risultato odierno è stato possibile grazie alla mobilitazione internazionale che ha visto in prima linea il Gruppo EveryOne con il Partito Radicale Nonviolento e le Associazioni Nessuno Tocchi Caino e Certi Diritti.
"Quando ci siamo assunti l'impegno di tentare di salvare Mehdi," dichiarano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau "il giovane gay iraniano era destinato alla deportazione a alla morte sulla forca in Iran. Poi attorno a noi e ai nostri alleati si è creata una rete di solidarietà che ha evitato un altro crimine contro i Diritti Umani. E' il primo passo verso una società non più indifferente, ma capace di rispettare i diritti dei profughi, che sono l'anello più debole dell'umanità".
Non si può che esprimere la più profonda soddisfazione per questa grande vittoria sul campo dei diritti umani, che ha portato alla salvezza di una vita umana e ha scritto una pagina importante di Storia europea: d'ora in poi i massimi organismi garantiranno che in tutti i paesi dell'Unione Europea venga applicata la Direttiva 2004/83/CE, che impone il riconoscimento dello status di rifugiato anche alle persone perseguitate nel loro paese di origine a causa del loro orientamento sessuale.
Non si può che esprimere la più profonda soddisfazione per questa grande vittoria sul campo dei diritti umani, che ha portato alla salvezza di una vita umana e ha scritto una pagina importante di Storia europea: d'ora in poi i massimi organismi garantiranno che in tutti i paesi dell'Unione Europea venga applicata la Direttiva 2004/83/CE, che impone il riconoscimento dello status di rifugiato anche alle persone perseguitate nel loro paese di origine a causa del loro orientamento sessuale.
Sono davvero contento per Mehdi e per il fatto che le istituzioni europee, pur con titubanze, siano riuscite a trovare una soluzione concreta a questo, e credo a tutti i casi analoghi che si ripresenteranno in futuro, mettendo al centro la salvaguardia dell'integrità fisica e morlae delle persone che in altre parti del mondo sono ancora perseguitate.
Se non si fosse trovata una soluzione il governo britannico e tutti noi europei saremmo stati compici di un crimine, consegnando la vittima al carnefice.
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