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domenica 5 ottobre 2008

Maroni e Gasparri contro donna italo-somala maltrattata

Qualche giorno fa era rimbalzata su tutti i giornali la terribile e scioccante denuncia di una donna italo-somala di 51 anni che ha accusato la polizia di frontiera dell'aeroporto di Ciampino di averla "umiliata, maltrattata e oltraggiata, tenuta nuda per ore".
Parole nette e dure che vengono riportate dall'associazione Antigone, accompagnate da altri crudi particolari sulla vicenda. Di fronte a una denuncia così grave, che si somma ai tanti altri episodi di questi giorni, ci si aspetta che i fatti vengano verificati con la massima cautela dalla magistratura e magari da scrupolose inchieste interne e ministeriali, o, per lo meno, un decoroso rispetto per la sofferenza in attesa di altri riscontri e chiarimenti. E Naturalmente come cittadini pretendiamo che se ci sono colpevoli vengano individuati e puniti a norma di legge.
Questo atteggiamento dovrebbe valere soprattutto per chi, ricoprendo un ruolo specifico di Ministro degli Interni, è chiamato innanzitutto a tutelare la sicurezza e la dignità di tutti i cittadini - ebbene sì anche quelli di origine straniera - e di tutte le persone presenti sul territorio stabilmente o temporaneamente.
Invece, il Ministro degli Interni Roberto Maroni decide di scendere nel confronto in modo parziale e partigiano, prendendo nettamente la difesa della polizia di Ciampino e dichiarando, addirittura che il suo ministero si costituirà parte civile nella vicenda per richiedere i danni alla donna: «È una clamorosa montatura, fatta anche dalla stampa, che non c’entra nulla col razzismo e non c’entra nulla con la prevaricazione della Polizia. Anzi, direi che è tutto il contrario. La Polizia, infatti ha applicato con rigore la legge. Per questo motivo è stata presentata un querela contro questa signora, alla quale io aggiungerò una richiesta di danni, costituendomi, come ministero, parte civile. Non si può permettere - continua Maroni - che si infanghi la Polizia accusandola di comportamenti razzisti. Ed è veramente incredibile che i giornali diano credito a queste affermazioni senza nemmeno riportare correttamente ciò che è stata l’azione della polizia».
Non resta che inchinarsi dinnanzi a tante certezze, anche perché se, invece, ad aver ragione dovesse essere la "signora" allora sarà il Ministero - cioè noi cittadini italiani e non Maroni di sua tasca, purtroppo - a sborsare ingenti danni!
Sono dell'idea che è proprio nel bene della Polizia, oltre che nostro, che certi fatti, quando accadono, vengano alla luce, isolati, chiariti, puniti.
In caso contrario finirebbero per infangare, magari ingiustamente, il lavoro e l'impegno di tanti altri, e per minare la fiducia dei cittadini nei loro confronti. Di più, persino un corretto spirto di corpo, senso dello Stato e del dovere dovrebbe spingere gli stessi colleghi a denunciare e a collaborare pienamente senza farsi offuscare la coscienza da una malinetsa e omertosa ndifesa settaria. Solo così si può evitare che fatti gravi, eccessi, abusi ed altri episodi sgradevoli possano ripetersi ed estendersi (e quindi inevitabilmente venire alla luce).

Quando c'è da lanciare fiamme senza necessità di analisi che spacchino il capello in quattro anche il capogruppo del PDL al Senato Maurizio Gasparri non si tira mai indietro. «Fa bene il Viminale a reagire alla somala che probabilmente mente attaccando la polizia. Tra la sua parola e quella degli agenti non ho dubbio a credere alla seconda».
Sono contento che anche Gasparri viva di certezze in un Paese che non ha avuto Bolzaneto e dove i diritti umani di base, soprattutto se non hai la pelle bianca sembrano diventare motivo di confronto aperto.
Trovo questo un esempio sconcertante di come troppi esponenti del PDL abbiano deciso di affrontare la questione del razzismo montante in Italia: NEAGANDOLO!
A me in tutta franchezza non importa un fico a chi crede Gasparri. Non ritengo certo di poter dare aprioristicamente ragione all'una o all'altra versione senza conoscere i fatti, ma a lume di naso non capisco come mai la donna abbia dovuto mentire su questo episodio, mettendo in campo una storia così circostanziata, dal momento che il suo fermo non aveva avuto strascichi legali negativi per lei. Mentre forse gli agenti che si sono lasciati prendere la mano avrebbero tutto l'interesse a insabbiare la vicenda.
Attendendo con ansia il risultato di inchieste indipendenti, preferisco intanto pensarla al contrario di Gasparri, proprio per la "grande stima intellettuale" che nutro per il personaggio! Dopo tanti anni di politica non ha ancora capito quando è opportuno tacere.
Del suo razzismo da bulletto ne facciamo volentieri a meno!

domenica 13 aprile 2008

Bush autorizzò le torture. Dimettiti

In un'intervista ad ABC News (articolo di Repubblica), George Bush ammette di aver approvato le tecniche di tortura praticate dalle forza armate americane sui detenuti e sospetti terroristi.
"Cominciammo studiare cosa fare per proteggere il popolo americano. Sapevo che il Consiglio di Sicurezza si era incontrato su questo argomento e avevo approvato", ha dichiarato il Presidente USA.
Su Repubblica on line leggiamo che 'Secondo la Abc i vertici dell'amministrazione discussero e approvarono nei dettagli metodi come il "waterboarding" e altre tecniche, come gli schiaffi e la privazione del sonno, in una serie di riunioni presiedute dall'allora Consigliere per la Sicurezza Nazionale, Condoleeza Rice'.
Oltre alla Rice parteciparono alle riunioni alla Casa Bianca il vice-presidente Dick Cheney, il segretario di stato Colin Powell, il capo del Pentagono Donald Rumsfeld, il ministro della Giustizia John Ashcroft e il capo della Cia George Tenet, ma non tutti si dissero d'accordo e dissensi furono sollevati da Powell e da Ashcroft, che pure era considerato un falco.
La domanda è può il Presidente di quella che vuole essere una delle più grandi democrazie del mondo e un modello virtuoso da seguire ammettere di avere autorizzato torture e violazioni dei diritti umani senza annunciare in contemporanea le sue dimissioni?
Per salvare la faccia della democrazia americana, Bush dimettiti!

martedì 25 marzo 2008

La vergogna di Bolzaneto

Sono passati già alcuni giorni da quando il rinvio a giudizio per gli imputati dei fattacci di Bolzaneto ha riportato in prima pagina quella pagina nera per il nostro Paese e per le nostre istituzioni repubblicane.
Dalle requisitorie e dalle testimonianze sembra emergere con una chiarezza spaventosa un quadro di violenze, umiliazioni, soprusi, vessazioni, minacce che possiamo riassumere con il termine TORTURA. Tanto più che le connivenze e le responsabilità sembrano essere estese e condivise anche da parte dei comandi e da interi gruppi di poliziotti e carabinieri, escludendo quindi comportamenti folli ma isolati, e coinvolgono come vittime decine di giovani non solo italiani ma provenienti da ogni angolo d'Europa, arrestati e trattenuti in questa caserma degli orrori
Al di là della vicenda giudiziaria, che seguirà il suo corso e speriamo individuerà e condannerà tutti i colpevoli, magari esemplarmente (ma l'ombra della prescrizione si avvicina), lascia molto perplessi la superficialità e la sbrigatività con cui il tema è stato affrontato in campagna elettorale. E del resto comprendiamo l'imbarazzo per una vicenda semplicemtne agghiacciante e degna di una dittatura sudamericana piuttosto che di un Paese democratico, ma sorprende che tutti i maggiori partiti non sembrano volere una commissione d'inchiesta sui fatti, commissione che, soprattutto in caso di prescrizione dei reati, dovrebbe consentire di fare piena luce, individuare le responsabilità, anche politiche per omissione di controlli e sanzioni, ridare dignità alle vittime e un volto di decenza alle istituzioni. In primo luogo proprio alle forze dell'ordine, sulle quali si allungano le ombre pesanti di comportamenti che violando i diritti umani e civili più elementari, che vanno sicuramente contro la loro stessa missione pubblica e non possono essere insabbiati dalla facile scappatoia di prescrizioni, trasferimenti o sanzioni interne. Palliativi che se non portano in luce le responsabilità individuali e i meccanismi che hanno consentito a queste di agire indisturbate, possono far perdere nei cittadini fiducia nelle istituzioni e nelle forze dell'ordine stesso allungando le coperture su fino al Parlamento e al Governo.
Una commissione d'inchiesta, una delle promesse non mantenute dal Governo Prodi, dovrebbe essere insomma richiesta a gran voce proprio da quei partiti che più dicono di voler difendere l'operato delle forze dell'ordine nella loro azione quotidiana di tutela dei cittadini e della democrazia, perché la chiarezza e la piena luce, la capacità delle democrazie di creare gli anticorpi contro degenerazioni autoritarie e violente, sono un indispensabile strumento di credibilità e fiducia.
Molto importante a questo punto anche un impegno a inserire nel nostro ordinamento una specifica previsione di reato per la tortura, con aggravanti specifiche nel caso questa sia praticata con abuso di potere e funzioni da funzionari pubblici e delle forze dell'ordine (non per accanimento, ma perché evidentemente qui c'è uno sviamento di funzione e viene messa in gioco la democrazia e le sue istituzioni).
Ancora, lo Stato dovrebbe assumersi l'impegno a risarcire - in misura non simbolica - le vittime per i soprusi subiti, e rimborsare anche tutte le spese giudiziarie (Al di là che si vada in prescrizione o meno).

Quanto al processo, sicuramente i PM e i legali ne sanno più di me, ma in caso che tutto vada in "cavalleria", trattandosi di inaccettabili ritardi giudiziari altra piaga tutta italiana e di diritti umani sarebbe davvero opportuno per le vittime ricorrere fino alla corte dei diritti dell'uomo di Strasburgo e ai PM stranieri di incriminare i colpevoli (come Garzòn con Pinochet per intenderci).

Sul tema vi consiglio di leggere il bel post di Sciltian e quello di I viaggi per mare che riprende un'altro articolo di Repubblica con il significativo titolo di "Lager Italia".