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mercoledì 8 ottobre 2008

Imma-tura, Imm-odesta Battaglia: puntata 2

A quanto già appena detto si viene ad aggiungere una vera e propria bulimia comunicativa di Imma Battaglia, che in una settimana ha rilasciato almeno tre interviste a tutto campo(Babilonia, Ergo Sum Magazine, Panorama) sui temi della nostra attualità e di strategia complessiva del movimento.
In queste interviste possiamo rileggere in altra forma la stessa storia di Merlo e del vittimismo gayo, ma troviamo qui anche notevoli novità e una serie di imprecisioni, falsità e mistificazioni da fare rabbrividire.
Per non dire del modello comunicativo tutto centrato sull’Io (EGO) e su alcuni scivoloni concettuali senza precedenti.
L’intervista a Bibilonia comincia da Vladimir, di cui Battaglia dice: “lui è una persona di spettacolo, se vogliamo anche volgare e popolare, non certo raffinata: il suo posto all’Isola è perfetto”. Tradotto: una persona volgare in un posto volgare… e questo per appoggiarla.
Subito dopo, però, sulla sua candidatura al Parlamento, giudicata “inappropriata perché non ha fatto l’operaio, non è stato in fabbrica, si è prostituito. Cosa c’entra con quell’ideologia”. Troppo volgare per il Parlamento? Forse la Battaglia non si è accorta che anche per Rifondazione Comunista è arrivato il 2000, forse non ha letto Gramsci e la sua idea di Partito come Moderno Principe, forse non sa che neppure Engels e Marx e Lenin erano operai (anzi il primo era addirittura imprenditore); che poi Imma si sia opposta alla candidatura per ragioni di purezza ideologica comunista fa ridere persino i polli.
E, infatti, alla domanda successiva sui movimenti omosessuali si affretta a chiarire che “bisogna smetterla di urlare” – pensate alle sue urla dal palco del Pride 2007? – “e mantenere posizioni antagoniste. Io sono anche per l’incoerenza quando questa mi aiuta al confronto. Sono completamene contraria alle ideologie”. Ma davvero? E quanto hai appena detto? A va be’ , ma ci ha anche messo in guardia sull’incoerenza, quindi possiamo salvare capre e cavoli!
Dalle sue parole vaticinanti apprendiamo poi che nel 2000 “il mondo e la società erano pronti; non lo è stato invece il nostro modo vittimista, pietistico, scheccante, implorante. Tutto questo ha sortito l’effetto negativo”. Interessante quando si fa un po’ di autocritica, anche perché del movimento degli ultimi 10-15 anni lei decisamente ne sa qualcosa, essendo passata senza soluzione di continuità dalla presidenza del Circolo Mario Mieli a quella del DiGayProject, associazione che ha fondato “attorno a sé”.
Che il movimento abbia fatto degli errori è, secondo me, evidente - altrimenti avremmo dei diritti come in quasi tutti i paesi europei - comprese le divisioni e i divismi di cui parla nella stessa intervista (ma che con la sua scelta di uscire da Mario Mieli fondando un’associazione molto centrate sulla sua persona ha senza dubbio contribuito pesantemente ad accentuare, almeno a Roma). Che però si usi l’aggettivo scheccante per stigmatizzare certi toni pietistici non lo digerisco proprio, perché assume il linguaggio discriminatorio della società per cui la colpa è essere “effeminato”, “checca”, etc.
Oltretutto, un'analisi seria dei limiti e degli errori del movimento andrebbe forse sviluppata in altri modi piuttosto che tramite un'intervista così generica, ma questo attiene alla sua libera valutazione.
Sorvoliamo la questione dei parlamentari e dei rappresentati glbt nelle istituzioni che andrebbe ripensata, e passiamo alle indicazioni che Imma concede magnanimamente ad Arcigay: non ci sono dubbi “Forzare a destra”; e perché? Semplice, perché a Roma, con Alemanno, ci è stato concesso di fare Pride e Village. Tutto come prima insomma (non che prima la situazione fosse d'idillio); contrariamente a chi si aspettava le camice nere e l’olio di ricino per le strade. E va bene accontentarsi, ma qual è il passaggio logico?
Parlando di nuove leadership del movimento la nostra Cassandra ci informa che “necessitiamo di persone più libere, fresche, giovani”. Una sorpresa, se consideriamo che lasciò il Circolo Mario Mieli per l’impossibilità statutaria di essere riconfermata ancora alla presidenza e ha, quindi, fondato un’associazione che la vede ininterrottamente a presidente dalla sua nascita ad oggi. Senza dubbio Imma Battaglia è una delle leader di movimento, che ricopre una massima carica istituzionale da più tempo con continuità. Più di Aurelio Mancuso, presidente di Arcigay da solo un paio d’anni, di Franco Grillini e Sergio Lo Giudice, che lo hanno preceduto e mantengono solo una carica onorifica, di Dall’Orto che fa della sua penna e del suo acume la sua autorevolezza, di Rossana Praitano Presidente del Circolo Mario Mieli. Allora, immaginiamo, che, se non giovane e fresca, sicuramente si ritiene la più libera o, forse, queste indicazioni non valgono per sé stessa e per la sua associazione!
Ma quello che mi sembra un autentico delirio arriva quando si parla di Pride. In primo luogo la vediamo rispolverare la sua decantata laurea in matematica per avvisarci che i numeri dichiarati dagli organizzatori dei Pride di Bologna e Roma sono falsi, che per questa ragione falliamo la nostra visibilità di piazza e bisogna, quindi, “pensare seriamente come devono essere fatti i Gay Pride”. In che senso? La risposta secca è che il Pride “Non può essere il Mario Mieli con quell’ideologia antagonista che ha e neppure Facciamo Breccia”. Naturalmente perché il Mieli abbia un’ideologia antagonista non ce lo spiega (questa dell’ideologia sembra un vero grimaldello logico buono per tutte le occasioni del Battaglia pensiero), è lei a garantircelo.
Anche se poi una cosa la vorrei proprio chiedere a Imma: perché se il Pride dell’anno scorso era così ideologico e antagonista da spingerti a non aderire e a non manifestare, ti sei ugualmente presentata in Piazza della Repubblica a farti intervistare dai giornali e dalle TV per dire che il Pride era antagonista e non ti rappresentava e che c’era poca gente? Se non sei d’accordo va benissimo, ma a quel punto stai coerentemente a casuccia e non rompere le uova nel paniere a chi crede in quella cosa e si impegna per la sua riuscita, no? E poi la visione unitaria implicherebbe la ricerca in modo costruttivo di una piattaforme comune, accettando anche che le proprie posizioni non vengano accolte dalla maggioranza. Se ogni volta che le nostre posizioni non vengono accolte (e capita spesso all'interno di un movimento plurale) sbattiamo la porta, addio unità e addio dialogo. A meno per movimento unito non pretendi che ci si riduca AD UNUM cioè a te, IMMA BATTAGLIA.
Comunque sia, ecco il nuovo passaggio del ragionamento. Siccome il Pride va ripensato “Io ho deciso, con Di’Gay Project, di provare un percorso diverso. La prima iniziativa che lanciamo da queste pagine è questa sorta di atto che chiameremo “Atto d’Amore”. Il nostro avvocato ha preparato un contratto che renderemo disponibile gratuitamente online. Le persone potranno accedere a questo contratto che contempla anche regole. Sarà accompagnato da una serie di azioni, compreso il testamento, in maniera assolutamente certo così da tutelare le persone anche in caso di controversie legali”.
Se fossi Di Pietro direi “che c’azzecca?” parlavamo di Pride no? Che vuoi dire? “Stiamoci a casa facciamoci i nostri bei contrattini privati diligentemente preparati dai legali di DGP e pensiamo alle nostre faccende private, alla nostra eredità a stabilire cosa si potrà dire di noi quando saremo morti?” Ecco l’uovo di Colombo! E noi che pensavamo di voler lottare per dei diritti, poveri stupidi ci ha pensato Mamma Natale Imma coi suoi “Atti D’Amore”, e vissero tutti felici e contenti!
Credete di avere toccato il fondo? Non ancora, abbiate pazienza! Appassionatosi a queste iniziative, l’intervistatore di Babilonia, Mario Cirrito, chiede se il DGP abbia progetti contro il bullismo e la discriminazione. “Sul bullismo abbiamo questa iniziativa che è la tesi di laurea Maria Baiocchi che sta diventando sempre più importante nelle università. Il testo che editiamo Homo Sapiens vorremmo renderlo sempre più fruibile ad un pubblico non necessariamente accademico”.
Benissimo, ho sempre ritenuto questa una splendida idea per stimolare la ricerca sulle tematiche relative all’omosessualità e premiare giovani ricercatori coraggiosi. Il dubbio, però, mi attanaglia. Sa Battaglia cosa sia il bullismo? Cosa c’entra un premio di tesi di laurea con i ragazzini picchiati e bullizzati alle medie e alle superiori o persino all’università? Che pignoli che siamo; poco importa, aveva voglia di dirci che fa questo e ce l’ha detto, un po’ come quando Berlusconi, rispondendo a Vespa sulla giustizia, dice che abbasserà le tasse e farà il ponte sullo Stretto.
Voglio terminare questo breve excursus sull’intervista a Babilonia riportando una domanda, e relativa risposta, di cui potrei anche infischiarmene, riguardano l’organizzazione sociale di DGP, e che invece voglio eleggere a test della credibilità di quanto sostenuto da Imma qui e altrove. Domanda: Quanta gente gira intorno alla tua associazione?
“Oltre a coloro che si occupano dell’organizzazione una sessantina di persone che vanno e vengono. Noi non tesseriamo, essendo io contraria a tessere e partiti, figurati se ripropongo la stessa cosa in Di’Gay Project. Cerco di aggregare le persone attorno a dei progetti”. Bene e che posso avere da ridire in proposito? Nulla… Se fosse vero. Basta infatti seguire il link per arrivare alla pagina del sito di DGP in cui è proposto il tesseramento.
Imma, ma pensi davvero che abbiamo tutti l’anello al naso? Da laureata in matematica dovresti sapere che in tempi di comunicazione telematica è davvero troppo semplice verificare le informazioni. E che senso ha propinarci una bugia tanto banale e inutile?

Più rapida può essere la lettura dell’Intervista di Vlaeria Gandus a Imma Battaglia per Panorama. Questa più che un’intervista sembra una sorta di apologia. Quanto è brava, bella, laureata in matematica, donna in carriera di successo nell’impresa americana, profetica, aperta, lungimirante, sportiva, antidogmatica, promotrice del World Pride e del Gay Village, ricca, di successo, con una compagna bellissima attrice e un salotto coloratissimo. Leggiamo però tra le altre cose che “E sempre lei a presiedere il Circolo Mario Mieli, storico punto di riferimento del movimento omosessuale romano, dotandolo fra l’altro (prima di dimettersi per insanabili contrasti con l’establishment gay) di un’eccentrica appendice: la celebre discoteca Mucca assassina dove si esibiva un certo Vladimir Luxuria”. Quanta grazia!
Lasciamo perdere la storia dell’establishment gay, visto che andrebbe più prosaicamente tradotto in un contrasto nel direttivo dell'associazione (composto di 5 persone incluso il Presidente), che, dopo le sue dimissioni, si è concluso con un bagno di democrazia in cui l’assemblea dei soci, a maggioranza, stabilì che non poteva ricandidarsi a leader dell’associazione (lo statuto prevedeva la ineleggibilità per oltre due mandati consecutivi). Ma passiamo alla matematica: quest’anno Muccassassina ha appena inaugurato la sua 18esima stagione, ergo anche senza la prestigiosa laurea in matematica di Imma riusciamo a fare due conti e capire che lei non era Presidente nel 1990 quando la serata ha mosso i suoi primi fortunati passi. Del resto anche il World Pride è stato promosso e sostenuto dall’associazione nel suo complesso, quindi non solo da lei, ma dai volontari e soci e naturalmente finanziato in gran parte grazie alla festa di Muccassassina: appare quindi scorretto attribuirsi il merito in termini individualistici. Peccati veniali di superbia forse…
Sempre nell’articolo apprendiamo che “la parte più politicizzata del movimento” che adesso la ostacola nel suo trasversalismo acrobatico a destra (eppure io barricate non ne ho viste) è “la stessa che aveva espulso la Presidente di Arcilesbica Francesca Grossi per aver chiesto, insieme con altre associazioni, un incontro con il neosindaco Gianni Alemanno”. Da quando in qua qualcuno espelle la presidente di Arcilesbica (Roma) dal movimento? Piuttosto Imma avrebbe potuto e dovuto spiegare all’ingenua giornalista che il direttivo di Arcilesbica Roma ha espulso al sua Presidente per avere preso una decisione così importante al di fuori delle procedure democratiche della loro associazione. Capisco che a una Battaglia abituata a fare la Presidente padrone del suo Di’GayProject un concetto come procedure democratiche di assunzione di una decisione possa risultare indigesto e di difficile comprensione, ma non si può neanche mistificare parlando in modo generico di “parte più politicizzata del movimento” (simile "all'establishment gay" di prima). Anche perché, che il movimento gay faccia politica e intervenga sulla scena politica è naturale e sarebbe forse assurdo il contrario… e allora se si parla di movimento politicizzato gradiremmo capire in che senso! Nel senso che ha posizioni e idee politiche diverse dalle sue?
Sulla polemica Merlo di cui la giornalista le ricorda i contorni. Imma ribadisce che non esistono discriminazioni ma che DGP esiste per aiutare i giovani a crescere senza soffrire (e per cosa se non esiste discriminazione?)
Per fortuna che irrompe sulla scena la sua compagna “giovane e bellissima attrice” a chiarirci (e chiarirle) le idee, Imma dice: “Noi, per esempio, vorremmo regolarizzare la nostra posizione e la mia compagna non ne può più di essere costretta dal clima machista e maschilista imperante in tv a nascondere la sua omosessualità. Il primo è un problema legale, il secondo culturale, ma a tutti e due c’è un rimedio: basta smetterla di lamentarsi e agire”. Wow, ma non aveva detto prima che non c’è discriminazione? E non avevamo tutti appreso a memoria dai suoi legali la lezione dell’ Atto d’Amore per mettere a posto i nostri problemi di coppia su un piano legale?
Imma, orsù, segui i tuoi consigli e smettila di piagnucolare sul machismo in televisione e l’impossibilità di regolarizzare il tuo rapporto d’amore, dì alla tua bellissima compagna di fare coming out sul lavoro, poi andate a firmare il vostro Atto d’Amore e tutto va a posto! Perché poi non dai il buon esempio di contrasto al divismo delle leadership omosessuali e ti acquieti un po’?
Certo, se persino la tua splendida compagna non si sente abbastanza forte per vincere il clima di machismo nel suo ambiente lavorativo come fai a dire che non esiste discriminazione pensando anche a chi non ha neppure fatto il tuo stesso percorso di auto-affermazione? In finale come pensi di fare politica per tutti guardando solo al tuo ombelico, al mondo immaginario e al tuo percorso autocelebrativo a cui manca solo l’assunzione in cielo in gloria?

Una sola cosa mi sembra chiara in tutta questa vicenda: questa rinnovata visibilità mediatica di Imma Battaglia è assolutamente coerente e funzionale al nuovo clima politico in cui ogni cosa può essere detta e sdoganata senza destare scandalo e sorpresa, senza bisogno di ulteriore conferma della presunta autorevolezza autoreferenziale di chi parla, in cui la stampa rinuncia al suo ruolo di mediazione e di verifica delle informazioni e, per fare notizia e politica, si inseguono le ipertrofie dell’Ego di certi personaggi piuttosto che le idee.
A leggere queste interviste sembra di sentire Berlusconi che ci racconta di quando era operaio, di come si è fatto da solo, di come sia incompreso, dei suoi nemici ideologizzati, delle sue capacità taumaturgiche e profetiche, di come chi si oppone a lui non abbia ragione di esistere politica e legittimità democratica. Ci sembra di sentire Maria Antonietta che invita il popolo senza pane a magiare brioche!

Per concludere con un concetto politico che poi sta alla base, credo, di questa telenovela.
Dialogo a destra, al centro a sinistra, confronto con tutti e con i rappresentanti delle istituzioni, ma soprattutto, voglio dire con la società, l’opinione pubblica, i cittadini: bene.
Ma dialogo vuol dire avere posizioni chiare e richieste da rappresentare a tutti coerentemente e in modo univoco, non dire a ciascuno ciò che vuole sentirsi dire. Questo non è dialogo, è piaggeria!

lunedì 8 settembre 2008

EuroPride 2011 a Roma

Sono tornato da poche ore da Zurigo dove, nella Conferenza annuale dell' EPOA (European Pride Organizers Association), siamo riusciti ad ottenere l'Europride 2011 per Roma.
Anche questa esperienza internazionale è stata molto bella ed emozionante, coronamento di un lavoro di oltre un anno che ha coinvolto tutto il Circolo Mario Mieli e ha via via raccolto numerosi consensi e sostegni.
Con la nostra piccola delegazione romana composta da me e da Vincenzo Ianniello (anche lui nel direttivo del Mario Mieli) abbiamo ottenuto un successo pieno e anche coltivato utili e divertenti rapporti con gli altri rappresentanti delle associazioni europee presenti alla Conferenza.
La nostra presentazione del progetto dell'EuroPride a Roma nel 2011 ha raccolto numerosi apprezzamenti e moltissima attenzione nelle varie delegazioni. Cosa che si è tradotta con un voto di assegnazione quasi unanime.

Un'unica nota ci lascia un po' perplessi: l'atteggiamento della delegazione di Arcigay Milano, capitanata dal suo presidente Paolo Ferigo. Pur non sollevando alcun dubbio o richiesta di chiarimento in sede di discussione della candidatura di Roma, Aricgay Milano è stata l'unica associazione ad astenersi, a fronte di altri dodici voti a favore. Successivamente non ci è stata data da parte loro alcuna motivazione e neppure nessun tipo di felicitazione per il risultato che abbiamo ottenuto, credo a vantaggio di tutto il movimento italiano.
Lo dico senza polemiche, ma nello stupore degli altri rappresentati europei si concentra in me un senso di incredulità, amarezza e persino imbarazzo (quale rappresentate di un movimento italiano sì fatto) per una scelta che non riesco a spiegarmi in nessun modo, per lo meno pensando a una scelta di buona fede.
Ad ogni modo da oggi fino al 2011 si apre per tutti noi una stagione di lavoro e di speranza che voglio augurarmi ci porti ad accantonare inutili gelosie e attriti in favore di una vera e sincera collaborazione, nel rispetto delle differenze, per il bene di tutti - e intendo tutti i cittadini italiani, non solo la comunità glbt. Dobbiamo forse prendere atto che di fronte all'immobilismo e alle incredibili acrobazie della politica italiana un vento di novità e di progresso può per noi giungere proprio dall'Europa.
Proprio per questo mi da un profondo piacere pensare alla bile che si riverserà nelle sale vaticane, come anche tra certi integralisti, bigotti e paurosi italiani, causa della notizia di un EuroPride a Roma 11 anni dopo il World Pride.

Una menzione speciale va alla città che ha ospitato la Conferenza: Zurigo è una città vivace, accogliente e decisamente interessante da visitare. Per me sarà per sempre legata al successo di questa esperienza appena conclusasi e alle tante persone straordinarie che vi abbiamo conosciuto in questi giorni. Ma decisamente vi invito a verificare di persona partecipando al prossimo EuroPride 2009 che si terrà proprio a Zurigo dal 2 maggio al 7 giugno. In questo senso mi sento sin d'ora di accogliere il suggerimento di Gian Mario (Famiglia Fantasma) che mi ha scritto nei giorni scorsi manifestando l'intensione di impegnarsi a sostenere e incentivare la partecipazione italiana alla parata e agli eventi correlati.

Concludo ringraziando dal profondo del cuore le associazioni, gli esponenti politici e le istituzioni che con il loro consenso hanno già dato il loro contributo fondamentale all'ottenimento di questo grande risultato e tutti coloro che da ora in poi si impegneranno in vario modo e a vario titolo per rendere questo evento possibile e per rendere tangibile il motto che abbiamo scelto per rappresentarlo "BUILD YOUR PRIDE".
Assessorato al Bilancio, Programmazione economico finanziaria della Regione Lazio (Luigi Nieri),
Assessorato alle Politiche Culturali della Provincia di Roma (Cecilia D'Elia),
Assessorato alla Cultura del Comune di Roma (Umberto Croppi),
Roman Volley - Associazione GLBT,
REFO - Rete Evangelica Fede e Omosessualità,
I-Ken Onlus Napoli,
Famiglie Arcobaleno - Associazione genitori omosessuali,
Nuova Proposta - donne e uomini omosessuali cristiani,
Comitato Torino Pride 2006 e Coordinamento Torino Pride,
Vladimir Luxuria
Saverio Aversa - Responsabile nazionale Cultura delle Differenze Partito della Rifondazione Comunista Sinistra Europea,
Robero Musacchio (Parlamentare europeo Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea),
Luisa Morgantini (Parlamentare europea PRC-SE),
Giusto Catania (Parlamentare europeo PRC-SE),
Vincenzo Aita (Parlamentare europeo PRC-SE),
Vittorio Agnoletto (Parlamentare europeo PRC-SE).

domenica 6 luglio 2008

Catania Pride 2008... e altri Pride

Anche quest'anno Catania, la mia città, ha celebrato il suo Pride, con notevole successo.
Purtroppo non sono riuscito ad essere presente come nella scorsa edizione ma mi ha fatto molto piacere che ad essere andata, chiamandomi anche in diretta dalla manifestazione, sia stata mia mamma. La sua impressione è stata molto positiva, di un evento ben riuscito, molto partecipato, colorato e allegro. Di uno spazio offerto alla città per la partecipazione e la mobilitazione civile in un momento politicamente negativo in cui i partiti e la politica sembrano non riuscire a rispondere a queste esigenze emergenti dalla società.
Anche da altri racconti si ricava l'impressione di una manifestazione di grande successo, con forse 10.000 partecipanti, carri, diversi esponenti di rilievo nazionale del movimento venuti a riconoscere l'importanza di Catania per i diritti glbt, tra le poche dove si è sempre riusciti a mantenere una presenza vitale del movimento nel sud Italia, spesso in grande isolamento e con notevoli difficoltà. Tra gli altri Vladimir Luxuria, Franco Grillini, Saverio Aversa e, per il Circolo Mario Mieli, Andrea Berardicurti, nei favolosi panni de La Karl du Pigné.
Oltretutto, dal momento che non ne ho parlato prima mi piace sottolineare che questo successo è da un lato frutto di un percorso unitario positivamente e coraggiosamente portato avanti dale variegate realtà locali, dall'altro anche di un lavoro di coinvolgimento e promozione culturale rivolto alla città con un ricco programma di iniziative culturali che ha preceduto e seguiranno la manifestazione. Come l'anno scorso voglio ringraziare con particolare affetto gli amici e le amiche dell'OPEN MIND, che quest'anno hanno anche perso la loro storica sede, perché con il loro impegnoe la loro testardaggine hanno sempre tenuto salda una piazza non facile come quella di Catania. Con la stessa intelligenza negli ultimi due anni hanno saputo coltivare un clima di collaborazione costruttivo, nel rispetto della diversità di percorsi e culture politiche, dando una lezione a tutto il movimento: BRAVI :)
Lo stesso giorno di ieri 5 Luglio si sono svolti i Pride in molte città: a Madrid il Ministro dell'Uguaglianza ha deciso di sfilare in testa al corteo e di celebrare il Pride con la bandiera arcobaleno al balcone del Palazzo del suo dicastero.
A Budapest, nel cuore dell'Europa, la manifestazione è stata invece assalita da estremisti omofobi di destra che hanno anche lanciato molotov e altri oggetti contro i manifestanti e i poliziotti schierati a proteggere il corteo al grido di "omosessuali a morte". Il percorso è stato anche deviato per garantirne una maggiore sicurezza (molotov volavano anche dalle finestre sul corteo), ma i disordini sono proseguiti. Davvero sembra di stare in due mondi diversi e invece siamo nella stessa Unione Europea!

domenica 8 giugno 2008

EFFETTO PRIDE: ROMA INVASA DALL'ORGOGLIO

Tanto tuonò, che piovve, ma per fortuna non in senso letterale nonostante le pessime previsioni del tempo.
Ieri, finalmente una moltitudine colorata e immensa di persone si è data appuntamento per il RomaPRIDE, la manifestazione dell'orgoglio gay lesbico bisex trans, che non ha smentito se stessa nei colori e nelle attese. Quella moltitudine enorme di persone, superiore pesino alle speranze più rosee e a qualsiasi precedente di "semplice" Pride romano, mezzo milione, 200.000 (10.000 secondo un ridicolo conto della questura che rimanderei a scuola di matematica) ha riempito le strade del centro della città di orgoglio, gioia, colori, energia, satira, rivendicazioni, rabbia, coraggio, emozione, forza, passione, identità, allegria, ironia, politica, sentimenti, amore. Al grido unisono di TESTARDAMENTE PARITA' DIGNITÀ' LAICITÀ'! Naturalmente accompagnato dalla immancabile colonna sonora pop e dal inno oggi vero più che mai di "Tutta mia la città".
La giornata inizia nel peggiore dei modi con la notizia dell'ennesima aggressione di due ragazzi omosessuali a Napoli, malmenati e mandati in ospedale da 10 teppisti nella Circumvesuviana presso, Portici.
Questa ennesima brutta notizia non può che accrescere ancora di più il valore della manifestazione e la voglia di esserci comunque nonostante la frustrazione degli ostacoli e delle piazze negate. Del resto quelle piazze ce le siamo anche in parte riprese dal pomeriggio precedente e il desiderio di essere come sempre tutti uniti nella nostra giornata di lotta e di festa è irrefrenabile. il Desiderio di sentire l'energia di quel senso di comunità che davvero da un significato al nostro impegno e anche alla fatica.
Il mio pride personale inizia al mattino con la preparazione di alcuni cartelli da utilizzare in seguito (vedrete poi come), e poi prosegue sul bus che mi porta verso Piazza della Repubblica, sul quale ho già indosso la maglietta del RomaPride e una splendida girandola arcobaleno e dove tante sono le ragazze e i ragazzi che come me stanno affluendo verso l'appuntamento di partenza: Una donna al telefono spiega di essere venuta apposta da Reggio Emilia per manifestare, altre due ragazze stanno mano nella mano con due cagnolini in braccio e mi sorridono in segno di intesa.
Piazza della Repubblica, al mio arrivo, è sorprendente, già stracolma come non mai alla partenza, già carica di quella energia che di lì a poco si sarebbe riversata per il centro attraversandolo nel suo cuore e animandolo, vero antidoto pacifico alla violenza xenofoba e all'odio che sembra dilagare negli ultimi mesi. Incontro tanti volti conosciuti e amici, alcuni che non vedo da tempo, mi unisco a tutti volontari del Mario Mieli che si stanno schierando allegri con le bandiere accanto al pullman del coordinamento e faccio un giro perlustrativo della piazza per rendermi conto di quanti siamo. Tantissimi.
Poi la partenza con lo striscione, Termini, Via Cavour, la folla che si aggrega e si unisce, i sorrisi, la festa e l'emozione che cresce per la consapevolezza di avercela tutti insieme fatta ancora una volta, di essere uno su un milione, parte di questo grade evento che è il nostro pride e di dare così il piccolo contributo che fa un successo palpabile.
Belissima la gioia di rivedere Claudio e Manlio con le loro due gemelline, record di precocità al loro primissimo pride, wow! Poi, a proposito di figli, lo spezzone delle Famiglie Arcobaleno con le carrozzine e la gioia di mamme e papà che sfilano orgogliosi con i loro figli: semplicemente straordinario. Proprio in quel frangente ritrovo anche il caro Sciltian, di rientro in Italia dal Canada in occasione della nostra stagione dei Pride. Provo a percorrere indietro il corteo per vedere i carri, ma la folla fitta fitta e la lunghezza del percorso mi fa desistere e preferisco tornare verso l'osservatorio privilegiato della cima del Pullman del coordinamento, che raggiungo verso la fine di via Cavour. Il colpo d'occhio è indescrivibile, dietro una coda di cui non si vede la fine, compatta invada strade e marciapiedi senza soluzione di continuità straripando ovunque, davanti, ad attendere il pride, ci stanno due ali gioiose e e folte di folla festante, un vero abbraccio di Roma tutta, in questa che è una festa non solo per noi gay lesbiche bisex e trans ma davvero per tutti coloro che hanno speranza e credono ancora nella democrazia, nella laicità, nella libertà, nel futuro, nella convivenza e nella ricchezza delle diversità. Questa sensazione è accresciuta dagli sguardi rapiti e sognanti anche di chi ai balconi e alle finestre, o a borda strada, spesso anziane o anziani, ci osserva ammirato e gioioso e non si trattiene dal salutarci dal farci percepire il suo sostegno e la sua vicinanza.
Il passaggio, anche simbolicamente forte, sotto il Campidoglio e l'Altare della Patria è contornato da pletorici schieramenti di cordoni di forze lungo il monumento a Vittorio Emanuele e di camionette corazzate verso Ara Coeli e le scalinate del Campidoglio... Davvero temevano che qualcuno volesse filarsi di pezza Alemanno? Abbiamo altro da fare e da pensare... E infatti il corteo prosegue ancora su via delle Botteghe Oscure e poi Corso Vittorio Emanuele. Qui giunti i carri devono proseguire diritti e andare via mentre la folla viene incanalata verso i vicoletti che portano a Piazza Navona, stazione d'arrivo del Pride dopo l'assurdo divieto di Piazza San Giovanni.
già entrando l'effetto visivo di una Piazza Navona piena come non mai è impressionante, ancora di più quando ho modo di riammirarla dalla cima del pullman del coordinamento che sta per fungere da palco per i dicorsi finali. Da lì non si può che strabuzzare gli occhi di fronte a una massa di teste che la riempiono in ogni ordine di posti. Alla fine Piazza Navona NON è stata insufficiente, nonostante, a causa della strozzatura dell'ingresso, molti partecipanti al corteo non siano neppure entrati.
Anche quest'anno l'attenzione e la partecipazione (con canti, applausi, assenzi, risatie vocii, e con un'attenzione unica) ai discorsi è stata incredibile: molto belli e applauditi gli interventi di Rossana Praitano - emozionatissima - di Franco Grillini, Titti de Simone e Vladimir Luxuria (che ha puntato anche sul sarcasmo) decisamente emozionanti e appassionati gli interventi di Tommaso Giartosio (Famiglie Arcobaleno) e Ettore (AGEDO, Associazione dei Genitori e Amici di Omosessuali) che ha voluto accanto il figlio Pasquale (il nostro dj Paskal). Le sue parole e il loro abbraccio mi hanno commosso alle lacrime! E hanno anche scatenato una vera ovazione della piazza. Molto forti e politici anche gli interventi di Giuseppe Pecce, maestro del Rainbow Choir, e di Elena Biagini, per Facciamo Breccia, che ha ribadito l'importanza della laicità e dell'antifascismo e annunciato la manifestazione dimostrativa di alcuni di loro (di noi) in Piazza San Pietro. Sempre appassionata e sferzante Sara Crescimone (Open Mind) che ha invitato all'immancabile Catania Pride (a cui non mancherò) del prossimo 5 luglio, accompagnata da un valletto d'eccezione
Favolosa come sempre la conduzione della Karl du Pigné, con il suo leit motiv decidato alla surreale Ministro Mara Carfagna: "Patrocinio della Carfagnaaa?" "VAFFANCULOO"
Mentre la folla defluisce per me il Pride non è ancora finito. Come promesso, infatti, intendo recarmi comunque a Piazza San Giovanni con i miei cartelli preparati in mattinata e provare anche ad entrare nella Basilica. Mi incammino dunque verso piazza Venezia dove intendo prendere l'autobus per piazza della Repubblica (di lì metro A fino a San Giovanni).
In via del Plebiscito, davanti alla "residenza romana" di Berlusconi, decido di cacciare uno dei cartelli con scritto "GAY" e passo così davanti allo schieramento di polizia. i poliziotti si danno di gomito "guarda, guarda", poi uno sbotta "Aho guarda quello, e c'era pure bisogno de scrivello?" non riesco a trattenermi dal ridere, con quel cartello, nei commenti della gente in Piazza Venezia e sul bus, continuo ancora la giornata del pride; è molto particolare come sensazione e mi sembra di dare una prima risposta a Tommaso Giarotosio che poco prima dal palco invocava più visibilità per tutti noi: "chi lo è al 25% lo sia al 50%, chi al 50% al 75%, chi al 75% al 100% e chi è al 100% trovi un modo per esserlo ancora di più!". Tommaso, più che col cartello che devo fare? ahah :)
L'arrivo in Piazza San Giovanni è surreale. Sono giunto, è vero, un po' tardi anche per il clou della manifestazione dei Radicali, e la Basilica si staglia maestosa e solitaria nell'imbrunire, circondata da tre file di transenne e da uno schieramento di carabinieri e polizia sorprendente. Abbiamo avuto il concerto corale più blindato e protetto del mondo. Ma era davvero necessario? Quanti soldi e forze buttati in nome di una mal intesa concezione della sicurezza e dell'ordine pubblico, che protegge i potenti e ingabbia persino la cultura e la gioia di un concerto.
Faccio il giro, costeggiando le transenne, per arrivare all'altro ingresso della Basilica e provare ad entrare. Lì trovo ancora la delegazione radicale ma è anche impossibile entrare: tutto transennato e protetto da un compatto cordone di poliziotti. Mi viene quasi da piangere per l'amarezza della sensazione, ma non rinuncio a tirare fuori i cartelli con le scritte GAY PRIDE e a farmi fare qualche bella foto con la maglietta del pride indosso. Seppur a livello simbolico, il PRIDE ieri è arrivato anche a San Giovanni dove non volevano arrivasse. Non potevo accettare che ci venisse negata una piazza, e prima di andare trovo anche modo di scambiare qualche parola con i poliziotti e i carabinieri schierati raccogliendo in complesso, persino solidarietà!
Be' la giornata è stata celebrata adesso non mi restava che correre al Qube per la festa finale di EUPHORIA e concludere in stanchezza la giornata!

martedì 15 aprile 2008

Le ragioni di una sconfitta

Forse è presto, ma non è mai troppo presto, per avviare un'analisi della sconfitta della Sinistra a queste elezioni.
Si uniscono sicuramente fattori politici profondi di lungo periodo, contingenze elettorali, errori, miopie, sistema elettorale.
Una cosa è però incontrovertibile la sconfitta della Sinistra è stata pesante, pesantissima (ha perso oltre 2/3 dei propri voti in 2 anni), omogenea su tutto il territorio, anche nelle regioni di maggior radicamento, di proporzioni così vaste da non essere prevedibile.
1) La Sinistra L'Arcobaleno non ha saputo aggiornarsi e modernizzare la sua offerta politica, adeguandola ai tempi. Non sono mancati i tentativi, come l'apertura più netta sui diritti civili, la ridefinizione di un ambientalismo meno ideologico e più articolato, l'avvicinamento ai sentimenti dei movimenti del pacifismo, ma questi sono stati solo avviati da poco, e non sempre con completa coerenza, senza tentennamenti. La doppia conseguenza è stata smarrire un elettorato identitario e tradizionalista senza conquistare del tutto un nuovo elettorato meno ideologico e più pragmatico ma inequivocabilmente di sinistra.
Anche la proposta economica è parsa più di conservazione, sebbene a tutela di alcune fasce deboli della popolazione, che di prospettiva. Troppo legata a una visione novecentesca dei rapporti di produzione e di organizzazione del lavoro.
2) Ancora più dopo questo voto appare sempre più chiaro che l'elettorato italiano è sempre meno ideologico e sempre più conservatore, quasi indifferente ai temi dei diritti, dell'eguaglianza e della laicità, così come indifferente ai temi di politica estera, del funzionamento generale e del sistema e della giustizia. Gran parte di questo, nel sud è ancora clientelare.
3) A guidare il voto sono questioni economiche banali e contingenti (e un periodo di sfiducia, crisi economica e inflazione è comprensibile), con particolare rilievo agli aspetti fiscali e dei bonus vari - si parla di borsellino della spesa, insomma, non di grandi questioni di sviluppo economico.
Allo stesso tempo e per le stesse ragioni di sfiducia e incertezza contano gli egoismi localistici, la diffidenza per il diverso e gli stranieri (visti come nemici), i temi della sicurezza, dell'identità tradizionale, spesso legata al fattore religioso cattolico, e della dimensione familiare.
A tutte queste inquietudini la Sinistra non ha saputo contrapporre ricette, offrire alternative credibili, nuove e affascinanti alle proposte unificate e unificanti dell'arco parlamentare che va dalla Destra al PD. Un insieme di proposte un po' datate (dalla scala mobile in giù), lontane ormai dall'esperienza quotidiana e che non sono state capite né apprezzate dall'elettorato.
4) La Sinistra paga la mancata scelta tra la dimensione di "governo" e quella di "opposizione". Perdendo di nettezza su entrambi i fronti. Da un lato, infatti, ha marcato la sua partecipazione al governo con toni spesso critici, insofferenti (giustificati dal fatto che neppure i patti programmatici sulle questioni che più interessavano la sinistra venivano rispettati, mentre i nodi controversi come le politiche sociali e guerra tornavano sempre al pettine), dall'altro invece è stato l'alleato più fedele del governo Prodi, cedendo sempre alle ragioni della coalizione e votando anche i provvedimenti più invisi e indigeribili per il suo "popolo" di riferimento. Risultato? Mentre questa sinistra non viene percepita come una forza riformista e di governo, ma quasi come una forza antisistema e un un antidoto critico, ma di fato paralizzante del quadro politico, principale responsabile dell'insuccesso e della lentezza dell'azione del Governo Prodi, riesce anche a scontentare il suo elettorato identitario di riferimento che non ha visto i suoi valori e le sue aspettative (e le dichiarazioni bellicose dei leader in piazza) tradotte in azioni concrete e coerenti sul piano del voto parlamentare e e di governo.
Insomma la Sinistra L'Arcobaleno paga questa incertezza e indefinitezza tra dimensione del movimento, inteso anche come cavalcare gli umori e le insofferenze del popolo della sinistra, e il riformismo di governo. E su questa fragilità e debolezza ha puntato tutto con grande fiuto la campagna del PD che ha escluso dalla coalizione la Sinistra ricordando ad ogni occasione che quella era la vera causa del'instabilità, della eccessiva frammentazione delle posizioni, dell'immobilismo, degli insuccessi, e della caduta del Governo.
5) L'unione dei partiti di Sinistra composta da Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Verdi e Sinistra Democratica è stata una soluzione dell'ultima ora, accettata ab torto colo e a stento dai Comunisti Italiani (che volevano mantenere la falce e martello) e con incertezza dai Verdi, ancora poco coesa nelle dirigenze e poco conosciuta e riconoscibile dagli elettori.
Anche in questo caso si sono scontentati i tradizionalisti e li affezionati alle singole famiglie politiche (in parte confluiti verso le sinistre critiche, in parte verso l'astensione, in parte verso altre forze) senza convincere nuovi molti nuovi elettori. Non solo per i limiti programmatici ma soprattuto per le scelte di candidature, ovunque vecchie, pedissequa riproduzione delle vecchie leadership con nessun coraggioso tentativo di rinnovamento.
6) La legge elettorale è un sistema criminale di una doppia tagliola di premio di maggioranza e soglia di ammissione. Questa legge da un lato spinge al "voto utile" cioè a concentrare il voto tra le forze e le coalizioni con reali probabilità di competere per ottenere il corposo premio di maggioranza, e la possibilità di governare, dall'altro pone una soglia di sbarramento per i partiti non coalizzati al 4% in questo modo i partiti piccoli e medi non coalizzati (o le piccole coalizioni con soglia di sbarramento al 10%), svuotati di consensi per la pressione al voto utile vengono spinti sotto la soglia di sbarramento e di fatto espulsi dal Parlamento. Con la conseguenza che milioni di elettori sono "costretti" a votare col naso turato per il meno peggio, mentre coloro che, nonostante questa pressione hanno dato priorità a una scelta alternativa si trovano addirittura senza rappresentanza parlamentare. Tutto un mondo, una storia e poi la rappresentanza di importanti istanze di attenzione al mondo del lavoro, all'ambiente, ai diritti, alla pace, all'immigrazione che sono parte della storia e del presente del nostro Paese che non hanno più neanche diritto di tribuna nelle aule parlamentari. E poi un panorama di associazioni e di società civile che si trova senza lo spazio e i referenti politici che solo la sinistra garantiva loro.
Molti voti di sinistra che non sono voluti confluire sul PD sono stati raccolti dall'Italia dei Valori (che raddoppia i consensi) che puntando di fatto solo sul tema della giustizia, ha funto da camera di compensazione e di espansione della coalizione col PD.
7) In questo quadro le scelte sbagliate sui candidati, dal sapore vecchio e privo di rinnovamento, con gli stessi leader logori degli ultimi anni, con un Pecoraro Scanio che ha umiliato gli ecologisti ed è stato indebolito dalla crisi dei rifiuti campana.
Lo stesso Bertinotti, rispetto a soli due anni fa, ha perso molto del suo smalto di innovazione, ingabbiato come è stato dal suo ruolo istituzionale che ne ha fatto uno dei notai del fallimento e dell'impopolarità del governo Prodi. Le scelte condizionate, poi, da strani equilibri interni tra i vari partitini fondatori, non hanno tenuto in nessun conto il radicamento territoriale dei candidati e, per parlare di due casi che conosco ha visto Vladimir Luxuria candidata al secondo posto in Sicilia occidentale e Titti de Simone in Basilicata, regioni con cui, il voto di opinione, di sinistra e glbt è verosimilmente basso e meno organizzato che nei centri di Roma e Milano o nelle regioni di tradizionale radicamento della sinistra.
8) La campagna elettorale è stata opaca e poco aggressiva soprattutto nei confronti di quel Veltroni, che dopo averli defenestrati dalla coalizione, esclusi anche dai momenti celebrativi collettivi dell'amministrazione romana e accusati dei mali della divisione, della responsabilità delle mancanze del Governo Prodi e della sua caduta, ha fatto una campagna mirata a cannibalizzare i loro voti con la retorica del voto utile e dell'antiberlusconismo.
La Sinistra Arcobaleno ha piagnucolato fino all'ultimo per cercare un'alleanza, facendosi mettere alla porta e, non accettando la corsa solitaria, ha dato sempre l'impressione di puntare a un'alleanza col PD, evitando quindi di affondare il coltello nella piaga delle loro incoerenze e di caratterizzare meglio le distinzioni e i valori aggiunti, ha tenuto un profilo incoerente sul piano nazionale e locale accettando coalizioni in grandi città, tra cui Roma, dove a un candidato laico alternativo ha preferito il diktat di un clericale come Rutelli, con la conseguenza di una campagna schizofrenica in cui fino alle ultime ore della campagna elettorale Bertinotti ha ribadito l'invito a votare Rutelli.
Inoltre, Bertinotti non ha sfruttato le possibilità offerte da una campagna dalle mani slegate e non orientata al governo, non facendo proposte innovative, coraggiose e dirompenti capaci di ricatalizzare su di sé attenzioni e voti. Le parole d'ordine sono state sostanzialmente riproposizioni di vecchie cose e sempre assai moderate (un esempio parlare di unioni civili e non di matrimonio gay). Questo è ancor più grave in quanto, paradossalmente la sua campagna è stata caratterizzata da toni e contenuti più "responsabili" di quella dei due più quotati avversari che si sono confrontati a suon di fuochi d'artificio di sgravi fiscali, aiuti alle famiglie, abolizioni dell'ICI, stipendi minimi, aiuti per i figli etc... Toni pacati e contenuti moderati, insomma, che in un quadro bipartitizzato che lo vedeva fuori dal "grande gioco" e negletto dai media, non potevano premiare.
Come vedete non mi sono messo, finora, a fare dei facili j'accuse verso qualcuno in particolare e verso il leader del PD Veltroni, che però è uno dei principali responsabili esterni di questo risultato. La sua esultanza di fronte agli indebolimenti delle sinistre in Europa (PCF in Francia Isquierda Unida in Spagna, ad esempio), l'arroganza della sua vampira campagna elettorale che non è riuscita a strappare nemmeno un voto al centro e a destra ma ha fagocitato il voto di sinistra e laico in un progetto politico che non è né di sinistra né laico. Il suo obiettivo dichiarato era quello di essere l'unica opposizione al centro destra e per far questo, essendo i voti complessivi, e le forze complessive, quelli, non poteva che mirare ad attrarre tutto il voto alla sua sinistra, senza poterne però né interpretare né rappresentare le istanze.
Veltroni non ha vinto le elezioni, ma ha ottenuto un suo primo obiettivo, cancellare la fastidiosa rappresentanza alla sua sinistra. Un'operazione sul lungo periodo non solo miope, ma addirittura tragica perché quelle forze cresceranno fuori dal Parlamento e non potranno stare a lungo senza rappresentanza mentre sul fronte centrale tante e troppe sono le formazioni accalcate a contendesi i favori di elettori "moderati".
Queste solo alcune cause, tra le principali, che mi vengono in mente e vogliono fornire u primo contributo per lavorare a ricostruire in Italia una Sinistra grande e capace ancora di offrire speranze e voce a un vasto corpo elettorale. Ricostruire la sinistra è un compito che spetta a tutti e che giova a tutti perché la scomparsa dal Parlamento non equivale a una scomparsa nel Paese, né in forma organizzata, nelle tante amministrazioni locali, né tanto meno come istanze sociali e politiche diffuse. Quelle istanze, quelle idee, quei sogni devono ritrovare una voce, e nessuno può pensarle di cancellarle dalla notte alla mattina con un tratto di penna.
E il Partito Socialista? Anche la sparizione del partito più antico d'Italia (1892), un vero pezzo di storia, è un passaggio gravido di conseguenze. Il nostro Paese rimane l'unico grande in Europa in cui le istanze del riformismo non sono incarnate da un grande Partito Socialista.
Si tratta purtroppo del triste epilogo di una vicenda che ha le sue radici nel Craxismo si è avviata con tangentopoli e poi protratta tragicamente per oltre un quindicennio a causa di una classe politica che non ha saputo o potuto ricostruire le ragioni di una forza socialista di massa, riformista, affascinante, limitandosi a difendere dei giardinetti familisti di potere, dispersi a seconda dei casi a destra e sinistra e privi di un vero profilo politico e di un progetto autonomo e riconoscibile.
L'ultimo grave errore in ordine di tempo la condanna prematura del progetto della Rosa Nel Pugno che con maggiore lungimiranza poteva crescere e rafforzarsi. Invece noi tutti, tutti i veri riformisti e laici ci troviamo oggi a pagare le scelte grette e l'incapacità di una classe dirigente che ripresentava alle elezioni di oggi un De Michelis, già ministro degli esteri oltre 20 anni fa! Per non paralare della ancora aperta ferita di tangentopoli con lo sguardo sempre rivolto in modo critico alla giustizia che allora colpi il malcostume politico diffuso, colpendo mortlamente proprio l'allora PSI.
Può apparire questo un partito capace di guardare al futuro, di affascinare i giovani, di crescere e dare voce a bisogni di riformismo coraggioso, pragmatico e laico? Evidentemente no.
Ma alla fine non tutto il male vien per nuocere, queste batoste senza precedenti, consentiranno di ricominciare da zero alleggerendosi delle zavorre del passato, recuperando solo il meglio di lunghe e importanti tradizioni e reincarnandole in volti e programmi nuovi capaci di riconnettersi con la società civile e con i bisogni di oggi.
P.S. Condivido in quasi tutto analisi, commenti, suggerimenti e timori di e Anelli di Fumo e Elfo Bruno. (che oltretutto le scrivono con una concisone chiarezaxa e pulizia linguistica encomiabili)

domenica 24 febbraio 2008

Politici e Coppie

Ieri mattina, dopo la serata al Coming (e poi per fortuna a cena - o meglio post cena - da amici) h pensato bene di andare anche all'iniziativa Un politico Per Due, organizzata dalla LINFA, Lega Italiana Nuove Famiglie*.
Che stomaco! direte, non mi era bastata la memorabile kermesse di qualche ora prima al Colosseo? Ma che attivista sarei altrimenti? a me le cose piace viverle, sentirle vederle coi miei occhi. E ogni tanto ve le racconto pure se riesco.


Per andare al sodo, l'iniziativa consisteva nel fare "adottare" una coppia di fatto - etero, gay o lesbica - da un parlamentare che consegnando un certificato si impegna ad operare nella prossima legislatura per rimuovere ogni discriminazione.
Naturalmente non vi faccio il racconto-cronistoria della mattinata di sabato, che risulta noioso oltre che inutile e mi limito a dirvi alcune cose che mi hanno colpito.
- I parlamentari erano più numerosi di quel che mi aspettavo: La delegazione più folta quella di Rifondazione capitanata da un Fausto Bertinotti visibilmente influenzato e udibilmente svociato, con Vladimir Luxuria, Titti De Simone, Gennaro Migliore; per i Socialisti c'era Francesco Boselli, Roberto Villetti e Franco Grillini, nelle vesti di candidato a sindaco di Roma; Cesare Salvi per Sinistra Democratica; Peacoraro Scanio e Stefano Bonelli (assente Gianpaolo Silvestri) per i Verdi; c'era anche una bionda e longilinea "rappresentante di Walter Veltroni" - forse dell'Esecutivo nazionale del PD - di cui non ricordo il nome, e due parlamentari della Sinistra di cui parimenti non ricordo.
- Mi colpisce l'assenza di qualsiasi parlamentare radicale (eppure la presenza di Rita Bernardini era stata annunciata). Forse per l'imbarazzo per il recente accordo col PD? Ugualmente, nonostante l'invito mancavano rappresentanti di altre forze politiche del Centrodestra.
- Al di là dei brevi discorsi di rito dei rappresentanti politici, che a volte si distinguono, tuttavia, per una inusuale spontaneità, un trasporto anche umano e una certa ironia, a mio parere tre sono stati i momenti più interessanti:
1) L'intervento della "rappresentante di Veltroni", che ha detto di impegnarsi a nome suo ma anche di tutto il PD nella difesa dei diritti delle coppie, come scritto nel programma. CONTESTATA (inizialmente proprio da me). Al di là dell'impegno suo personale, che non voglio mettere in discussione, non si può ancora accettare un'ulteriore opera di mistificazione, visto che nel programma si parla ancora una volta di diritti e doveri delle persone che convivone, che non è la stessa cosa di coppia. Oltretutto l'idea che lei fosse in rappresentanza di Veltroni è ridicola e umiliante per l'impegno delle in politica. Mentre dai Gruppi del PD, attualmente i più grandi in Parlamento, non ci sono stati altri esponenti né noti, né meno noti che hanno sentito di venire e partecipare, a loro nome e non come portaparola. Anche questi sono segnali di adesione a una causa. Patetica l'opera di difesa del presentatore.
2) Cesare Salvi consegna il suo impegno scritto ad Agata Ruscica e compagna. La nota esponente del movimento siciliano con un gesto repentino e sorprendente lo straccia in modo plateale sotto gli occhi di un mortificato e basito Salvi. Poi insiste per tenerlo così e spiega: "abbiamo 60 anni e e stiamo assieme da 25, per noi questi impegni hanno poco valore, e il mio gesto non è in polemica con il senatore, i parlamentari qui presenti e gli organizzatori ma è un gesto simbolico di protesta perché noi vogliamo sì i diritti, ma vogliamo l'uguaglianza piena, vogliamo poterci sposare come tutti gli altri in questo Paese, avere cittadinanza, non solo diritti alle coppie e alle nuove famiglie, MATRIMONIO". Salvi riprende fiato e colorito le abbraccia e sorride.
Ci voleva davvero qualcuno che avesse il coraggio di uscire da uno schema e da un cerimoniale un po' forzato per ribadire che gli omosessuali oggi subiscono una "doppia discriminazione" perché, al contrario delle coppie di fatto eterosessuali, la loro non è una scelta, né una condizione sperabilmente temporanea; è un obbligo, una costrizione, dovuto alla negazione di diritti nel nostro Paese.
3)Infine, proprio in conclusione vengono a ricevere il loro impegno scritto una coppia di uomini che vivono a Venezia. Uno dei due è un professore di scuola superiore nella città lagunare e spiega "Io ho conosciuto il mio compagno cinese in Giappone dove ero a causa della mia carriera diplomatica, per poter vivere questa storia d'amore ho lasciato quella professione e sono rientrato in Italia, ma voglio sottolineare le ulteriori difficoltà che hanno quelle coppie in cui uno dei due è extracomunitario. In questo periodo il mio compagno è in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno, pratica che prende quasi un anno, e per tutto questo tempo non può lasciare l'Italia nemmeno per un Paese europeo, perché l'unica cosa che ti danno è la ricevuta postale di un versamento (evidentemente inutile all'estero)". Aggiungo che secondo le attuali normative europee, recepite anche in Italia, un cittadino comunitario che vuole stabilirsi in Italia può ottenere per il o la compagna di fatto (anche dello stesso sesso) un permesso di soggiorno per ragioni familiari... Ciò non è consentito a un Italiano in Italia con compagno dello stesso sesso extracomunitario, ancora una volta doppia discriminazione.
D'altro canto per evitare qualsiasi dubbio l'uscente Ministro dell'Interno Giuliano Amato ha diramato una circolare a tutti i comuni e uffici anagrafici italiani una circolare in cui si stabilisce di non registrare e trascrivere matrimoni o unioni omosessuali contratti all'estero.
Una circolare che sancisce per iscritto una discriminazione rispetto alla normativa generale prevista nel caso e ci fa addirittura arretrare rispetto al passato (meno male che era un governo di centrosinistra!).
Per tornare alla manifestazione, devo dire che una delle cose che davvero mi ha colpito e mi farà ricordare la mattinata, era il trasporto e l'emozione sincera delle coppie, trasmessa anche ai politici.

*L'associazione, nata qualche anno fa, è erede della LIFF (Lega Italiana Famiglie di Fatto) fondata nel 1997 come una costola di Arcigay, rivolgendosi però al panorama più ampio di nuove famiglie anche eterosessuali; è presieduta da Alessandro Zan - presidente anche dell'Arcigay di Padova e del Veneto - che organizza da alcuni anni le manifestazioni romane del Kiss2PACS, Diritti Ora e simili, ed è succeduto nel ruolo ad Aurelio Mancuso.