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lunedì 10 novembre 2008

Tosi, sceriffo perdonato e dimezzato

Il sindaco leghista di Verona, Flavio Tosi, è stato protagonista di un singolare ma indicativo episodio.
La sua Audi A6, parcheggiata in sosta vietata in centro a Milano tra via Verri e via Montenapoleone, finestrini oscurati, paletta del Ministero dell'Interno sul parabrezza: un'auto sospetta che desta allarme in una zona controllatissima della città per i rischi rapine e terrorismo, che attira subito un gran numero di agenti della polizia sia in divisa che in borghese.
A questo punto Flavio Tosi, noto sindaco sceriffo, si avvicina fresco e si scusa: «Mi dispiace è stata solo una leggerezza». Lui fa alcune telefonate sull'asse Milano-Verona-Roma e scioglie la tensione di fronte a decine di cittadini un po' perplessi.
Un vigile aveva già scritto la multa, ma dopo gli accertamenti Tosi è stato «perdonato».

Siamo certi che Il sindaco di Verona era nel fine settimana a Milano per motivi di servizio (!!) ma questo non giustifica il non rispetto delle regole del codice della strada che valgono per tutti gli altri cittadini. Anzi forse un amministratore, soprattutto se si è sempre distinto per il suo impegno su legalità e sicurezza, dovrebbe dare ancor più l'esempio.
Ancora più grave il trattamento di favore con il perdono da parte dei vigili. Perdono che anche qualora fosse stato offerto, Tosi avrebbe dovuto decisamente rifiutare in nome del rispetto delle leggi di cui è fiero paladino.
Un'ultima domanda quanto è costato di fatto questo allarme ai "contribuenti"? (la domanda suona molto americana). L'intervento della polizia, gli accertamenti e le chiamate (dal cellulare che Tosi usa come sindaco di Verona?) non possono essere state a costo 0.

In attesa di una risposta una certezza l'abbiamo: Tosi è stato perdonato ma la sua immagine di integerrimo sceriffo e di difensore della legalità ne esce appannata e dimezzata.

(guardate anche l'articolo su Repubblica)

martedì 10 giugno 2008

Pride: critiche e pagliacciate

La politica italiana non finisce mai di stupire. Così la satirica mise della mia amica Sara, a stigmatizzare "la Repubblica delle banane" sembra calzarle (alla nostra classe politica e di governo) proprio a pennello.
Decine, forse centinaia di migliaia di persone sfilano a Roma e a Milano per rivendicare visibilità, cittadinanza, dignità, parità, laicità, diritti, rispetto... Bene il problema sollevato da alcune tra le più illustri donne del PDL, tra cui ben due ministri (Prestigiacomo e Meloni), e una vicepresidente della Regione Lombardia (Viviana Becalossi - il cui nome avremmo preferito continuare ad ignorare) si sollevano prone... ehm scusate... pronte in difesa della collega di schieramento e di governo Mara Carafagna, duramente criticata dai manifestanti per le sue dichiarazioni surreali da Ministro delle Pari Opportunità. E lo fanno non cercando di dare risposte o giustificazioni alle obiezioni sostanziali sollevate - cosa che risulterebbe in effetti ardua - ma bollando le critiche come volgari attacchi o insulti.
Commenti sulle richieste dei manifestanti? sul tono pacifico e ironico delle manifestazioni? Sulla gravità degli episodi di violenza che hanno macchiato con crescente frequenza le cronache, a Napoli, persino il giorno stesso dei Pride? Solidarietà a quei ragazzi malmenati? NON PERVENUTE.
Alle donne del PDL interessa solo la difesa corporativa evidentemente, e nei pride non intendono leggere nessun messaggio politico. (leggetevi il comunicato del Circolo Mario Mieli)
E alla fine che ci interessa dei contenuti, l'importante è il potere da mantenere, come dimostra la vibrata e compatta difesa a un Dell'Utri già condannato, che definisce EROE un mafioso per la sua coraggiosa e indefessa omertà, e l'ancor più feroce cortina sollevata intorno al neo Presidente del Senato Schifani, vittima addirittura di "lesa maestà" a opera del giornalista Travaglio che riportava episodi della sua "precedente vita" politica palermitana. Ma si sa che a scoperchiare certe tombe vengono fuori gli scheletri: doveroso astenersi per la stampa giullare di corte!

Poi, puntuali come le rondini a primavera, giungono gli strali diretti o obliqui della stampa cattolica e dei prelati. Ad aprire le danze Famiglia Cristiana (un tempo capace di maggiore sensibilità e persino di qualche apertura) che in un editoriale indirizzato soprattutto a bacchettare Veltroni e il PD per la sua non completa aderenza all'ortodossia cattolica, approfitta per definire il pride "una pagliacciata". E se il giudizio viene dal giornale espressione della Chiesa dei merletti, delle Mitre, delle fumate nere e bianche, dei i quadri e delle statue che piangono, delle alabarde svizzere, degli incensi... direi che è decisamente autorevole! Chi meglio di loro? (Segue Comunicato)
9 giugno

Le pagliacciate

Da Famiglia Cristiana giungono nuovi attacchi alla comunità
GLBT e al Pride, definito “una pagliacciata”.
Il settimanale Cattolico, preoccupato della presenza dei
Radicali e di qualche voce laica all’interno del PD, richiama il leader Veltroni
all’ordine, invitandolo a mettere alla porta i radicali e a ritrovare una linea
di ortodossia cattolica poco percepibile, pena la fuoriuscita dal partito della
componente cattolica e il fallimento del progetto originario del partito.
Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
respinge al mittente la scontata e abusata definizione di pagliacciata
e invita il settimanale cattolico a maggiore sensibilità e rispetto
verso le manifestazioni civili e pacifiche di centinaia di migliaia di
cittadini, anche cattolici, in cerca di diritti, parità e laicità.
Ovunque nel mondo occidentale questi sono i valori che
reggono la convivenza democratica. Come anche il rispetto per i diversi ambiti e
spazi di competenza fra la politica e la religione.
Noi non ci permettiamo di definire pagliacciate le alabarde
svizzere, le sottane vescovili e le folkloristiche feste patronali o espressioni
di devozione, consapevoli del valore e del significato che questi possono avere
per i credenti. E neppure definiamo contro natura pur discutibili aspetti della
cattolicità, come invece continuano a fare vescovi e cardinali per le nostre
relazioni.
Pretendere il medesimo rispetto per le nostre identità e
rivendicazioni, è chiedere troppo? Rispondere a questi attacchi è insulto?

Andrea Maccarrone
Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli