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martedì 15 aprile 2008

Le ragioni di una sconfitta

Forse è presto, ma non è mai troppo presto, per avviare un'analisi della sconfitta della Sinistra a queste elezioni.
Si uniscono sicuramente fattori politici profondi di lungo periodo, contingenze elettorali, errori, miopie, sistema elettorale.
Una cosa è però incontrovertibile la sconfitta della Sinistra è stata pesante, pesantissima (ha perso oltre 2/3 dei propri voti in 2 anni), omogenea su tutto il territorio, anche nelle regioni di maggior radicamento, di proporzioni così vaste da non essere prevedibile.
1) La Sinistra L'Arcobaleno non ha saputo aggiornarsi e modernizzare la sua offerta politica, adeguandola ai tempi. Non sono mancati i tentativi, come l'apertura più netta sui diritti civili, la ridefinizione di un ambientalismo meno ideologico e più articolato, l'avvicinamento ai sentimenti dei movimenti del pacifismo, ma questi sono stati solo avviati da poco, e non sempre con completa coerenza, senza tentennamenti. La doppia conseguenza è stata smarrire un elettorato identitario e tradizionalista senza conquistare del tutto un nuovo elettorato meno ideologico e più pragmatico ma inequivocabilmente di sinistra.
Anche la proposta economica è parsa più di conservazione, sebbene a tutela di alcune fasce deboli della popolazione, che di prospettiva. Troppo legata a una visione novecentesca dei rapporti di produzione e di organizzazione del lavoro.
2) Ancora più dopo questo voto appare sempre più chiaro che l'elettorato italiano è sempre meno ideologico e sempre più conservatore, quasi indifferente ai temi dei diritti, dell'eguaglianza e della laicità, così come indifferente ai temi di politica estera, del funzionamento generale e del sistema e della giustizia. Gran parte di questo, nel sud è ancora clientelare.
3) A guidare il voto sono questioni economiche banali e contingenti (e un periodo di sfiducia, crisi economica e inflazione è comprensibile), con particolare rilievo agli aspetti fiscali e dei bonus vari - si parla di borsellino della spesa, insomma, non di grandi questioni di sviluppo economico.
Allo stesso tempo e per le stesse ragioni di sfiducia e incertezza contano gli egoismi localistici, la diffidenza per il diverso e gli stranieri (visti come nemici), i temi della sicurezza, dell'identità tradizionale, spesso legata al fattore religioso cattolico, e della dimensione familiare.
A tutte queste inquietudini la Sinistra non ha saputo contrapporre ricette, offrire alternative credibili, nuove e affascinanti alle proposte unificate e unificanti dell'arco parlamentare che va dalla Destra al PD. Un insieme di proposte un po' datate (dalla scala mobile in giù), lontane ormai dall'esperienza quotidiana e che non sono state capite né apprezzate dall'elettorato.
4) La Sinistra paga la mancata scelta tra la dimensione di "governo" e quella di "opposizione". Perdendo di nettezza su entrambi i fronti. Da un lato, infatti, ha marcato la sua partecipazione al governo con toni spesso critici, insofferenti (giustificati dal fatto che neppure i patti programmatici sulle questioni che più interessavano la sinistra venivano rispettati, mentre i nodi controversi come le politiche sociali e guerra tornavano sempre al pettine), dall'altro invece è stato l'alleato più fedele del governo Prodi, cedendo sempre alle ragioni della coalizione e votando anche i provvedimenti più invisi e indigeribili per il suo "popolo" di riferimento. Risultato? Mentre questa sinistra non viene percepita come una forza riformista e di governo, ma quasi come una forza antisistema e un un antidoto critico, ma di fato paralizzante del quadro politico, principale responsabile dell'insuccesso e della lentezza dell'azione del Governo Prodi, riesce anche a scontentare il suo elettorato identitario di riferimento che non ha visto i suoi valori e le sue aspettative (e le dichiarazioni bellicose dei leader in piazza) tradotte in azioni concrete e coerenti sul piano del voto parlamentare e e di governo.
Insomma la Sinistra L'Arcobaleno paga questa incertezza e indefinitezza tra dimensione del movimento, inteso anche come cavalcare gli umori e le insofferenze del popolo della sinistra, e il riformismo di governo. E su questa fragilità e debolezza ha puntato tutto con grande fiuto la campagna del PD che ha escluso dalla coalizione la Sinistra ricordando ad ogni occasione che quella era la vera causa del'instabilità, della eccessiva frammentazione delle posizioni, dell'immobilismo, degli insuccessi, e della caduta del Governo.
5) L'unione dei partiti di Sinistra composta da Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Verdi e Sinistra Democratica è stata una soluzione dell'ultima ora, accettata ab torto colo e a stento dai Comunisti Italiani (che volevano mantenere la falce e martello) e con incertezza dai Verdi, ancora poco coesa nelle dirigenze e poco conosciuta e riconoscibile dagli elettori.
Anche in questo caso si sono scontentati i tradizionalisti e li affezionati alle singole famiglie politiche (in parte confluiti verso le sinistre critiche, in parte verso l'astensione, in parte verso altre forze) senza convincere nuovi molti nuovi elettori. Non solo per i limiti programmatici ma soprattuto per le scelte di candidature, ovunque vecchie, pedissequa riproduzione delle vecchie leadership con nessun coraggioso tentativo di rinnovamento.
6) La legge elettorale è un sistema criminale di una doppia tagliola di premio di maggioranza e soglia di ammissione. Questa legge da un lato spinge al "voto utile" cioè a concentrare il voto tra le forze e le coalizioni con reali probabilità di competere per ottenere il corposo premio di maggioranza, e la possibilità di governare, dall'altro pone una soglia di sbarramento per i partiti non coalizzati al 4% in questo modo i partiti piccoli e medi non coalizzati (o le piccole coalizioni con soglia di sbarramento al 10%), svuotati di consensi per la pressione al voto utile vengono spinti sotto la soglia di sbarramento e di fatto espulsi dal Parlamento. Con la conseguenza che milioni di elettori sono "costretti" a votare col naso turato per il meno peggio, mentre coloro che, nonostante questa pressione hanno dato priorità a una scelta alternativa si trovano addirittura senza rappresentanza parlamentare. Tutto un mondo, una storia e poi la rappresentanza di importanti istanze di attenzione al mondo del lavoro, all'ambiente, ai diritti, alla pace, all'immigrazione che sono parte della storia e del presente del nostro Paese che non hanno più neanche diritto di tribuna nelle aule parlamentari. E poi un panorama di associazioni e di società civile che si trova senza lo spazio e i referenti politici che solo la sinistra garantiva loro.
Molti voti di sinistra che non sono voluti confluire sul PD sono stati raccolti dall'Italia dei Valori (che raddoppia i consensi) che puntando di fatto solo sul tema della giustizia, ha funto da camera di compensazione e di espansione della coalizione col PD.
7) In questo quadro le scelte sbagliate sui candidati, dal sapore vecchio e privo di rinnovamento, con gli stessi leader logori degli ultimi anni, con un Pecoraro Scanio che ha umiliato gli ecologisti ed è stato indebolito dalla crisi dei rifiuti campana.
Lo stesso Bertinotti, rispetto a soli due anni fa, ha perso molto del suo smalto di innovazione, ingabbiato come è stato dal suo ruolo istituzionale che ne ha fatto uno dei notai del fallimento e dell'impopolarità del governo Prodi. Le scelte condizionate, poi, da strani equilibri interni tra i vari partitini fondatori, non hanno tenuto in nessun conto il radicamento territoriale dei candidati e, per parlare di due casi che conosco ha visto Vladimir Luxuria candidata al secondo posto in Sicilia occidentale e Titti de Simone in Basilicata, regioni con cui, il voto di opinione, di sinistra e glbt è verosimilmente basso e meno organizzato che nei centri di Roma e Milano o nelle regioni di tradizionale radicamento della sinistra.
8) La campagna elettorale è stata opaca e poco aggressiva soprattutto nei confronti di quel Veltroni, che dopo averli defenestrati dalla coalizione, esclusi anche dai momenti celebrativi collettivi dell'amministrazione romana e accusati dei mali della divisione, della responsabilità delle mancanze del Governo Prodi e della sua caduta, ha fatto una campagna mirata a cannibalizzare i loro voti con la retorica del voto utile e dell'antiberlusconismo.
La Sinistra Arcobaleno ha piagnucolato fino all'ultimo per cercare un'alleanza, facendosi mettere alla porta e, non accettando la corsa solitaria, ha dato sempre l'impressione di puntare a un'alleanza col PD, evitando quindi di affondare il coltello nella piaga delle loro incoerenze e di caratterizzare meglio le distinzioni e i valori aggiunti, ha tenuto un profilo incoerente sul piano nazionale e locale accettando coalizioni in grandi città, tra cui Roma, dove a un candidato laico alternativo ha preferito il diktat di un clericale come Rutelli, con la conseguenza di una campagna schizofrenica in cui fino alle ultime ore della campagna elettorale Bertinotti ha ribadito l'invito a votare Rutelli.
Inoltre, Bertinotti non ha sfruttato le possibilità offerte da una campagna dalle mani slegate e non orientata al governo, non facendo proposte innovative, coraggiose e dirompenti capaci di ricatalizzare su di sé attenzioni e voti. Le parole d'ordine sono state sostanzialmente riproposizioni di vecchie cose e sempre assai moderate (un esempio parlare di unioni civili e non di matrimonio gay). Questo è ancor più grave in quanto, paradossalmente la sua campagna è stata caratterizzata da toni e contenuti più "responsabili" di quella dei due più quotati avversari che si sono confrontati a suon di fuochi d'artificio di sgravi fiscali, aiuti alle famiglie, abolizioni dell'ICI, stipendi minimi, aiuti per i figli etc... Toni pacati e contenuti moderati, insomma, che in un quadro bipartitizzato che lo vedeva fuori dal "grande gioco" e negletto dai media, non potevano premiare.
Come vedete non mi sono messo, finora, a fare dei facili j'accuse verso qualcuno in particolare e verso il leader del PD Veltroni, che però è uno dei principali responsabili esterni di questo risultato. La sua esultanza di fronte agli indebolimenti delle sinistre in Europa (PCF in Francia Isquierda Unida in Spagna, ad esempio), l'arroganza della sua vampira campagna elettorale che non è riuscita a strappare nemmeno un voto al centro e a destra ma ha fagocitato il voto di sinistra e laico in un progetto politico che non è né di sinistra né laico. Il suo obiettivo dichiarato era quello di essere l'unica opposizione al centro destra e per far questo, essendo i voti complessivi, e le forze complessive, quelli, non poteva che mirare ad attrarre tutto il voto alla sua sinistra, senza poterne però né interpretare né rappresentare le istanze.
Veltroni non ha vinto le elezioni, ma ha ottenuto un suo primo obiettivo, cancellare la fastidiosa rappresentanza alla sua sinistra. Un'operazione sul lungo periodo non solo miope, ma addirittura tragica perché quelle forze cresceranno fuori dal Parlamento e non potranno stare a lungo senza rappresentanza mentre sul fronte centrale tante e troppe sono le formazioni accalcate a contendesi i favori di elettori "moderati".
Queste solo alcune cause, tra le principali, che mi vengono in mente e vogliono fornire u primo contributo per lavorare a ricostruire in Italia una Sinistra grande e capace ancora di offrire speranze e voce a un vasto corpo elettorale. Ricostruire la sinistra è un compito che spetta a tutti e che giova a tutti perché la scomparsa dal Parlamento non equivale a una scomparsa nel Paese, né in forma organizzata, nelle tante amministrazioni locali, né tanto meno come istanze sociali e politiche diffuse. Quelle istanze, quelle idee, quei sogni devono ritrovare una voce, e nessuno può pensarle di cancellarle dalla notte alla mattina con un tratto di penna.
E il Partito Socialista? Anche la sparizione del partito più antico d'Italia (1892), un vero pezzo di storia, è un passaggio gravido di conseguenze. Il nostro Paese rimane l'unico grande in Europa in cui le istanze del riformismo non sono incarnate da un grande Partito Socialista.
Si tratta purtroppo del triste epilogo di una vicenda che ha le sue radici nel Craxismo si è avviata con tangentopoli e poi protratta tragicamente per oltre un quindicennio a causa di una classe politica che non ha saputo o potuto ricostruire le ragioni di una forza socialista di massa, riformista, affascinante, limitandosi a difendere dei giardinetti familisti di potere, dispersi a seconda dei casi a destra e sinistra e privi di un vero profilo politico e di un progetto autonomo e riconoscibile.
L'ultimo grave errore in ordine di tempo la condanna prematura del progetto della Rosa Nel Pugno che con maggiore lungimiranza poteva crescere e rafforzarsi. Invece noi tutti, tutti i veri riformisti e laici ci troviamo oggi a pagare le scelte grette e l'incapacità di una classe dirigente che ripresentava alle elezioni di oggi un De Michelis, già ministro degli esteri oltre 20 anni fa! Per non paralare della ancora aperta ferita di tangentopoli con lo sguardo sempre rivolto in modo critico alla giustizia che allora colpi il malcostume politico diffuso, colpendo mortlamente proprio l'allora PSI.
Può apparire questo un partito capace di guardare al futuro, di affascinare i giovani, di crescere e dare voce a bisogni di riformismo coraggioso, pragmatico e laico? Evidentemente no.
Ma alla fine non tutto il male vien per nuocere, queste batoste senza precedenti, consentiranno di ricominciare da zero alleggerendosi delle zavorre del passato, recuperando solo il meglio di lunghe e importanti tradizioni e reincarnandole in volti e programmi nuovi capaci di riconnettersi con la società civile e con i bisogni di oggi.
P.S. Condivido in quasi tutto analisi, commenti, suggerimenti e timori di e Anelli di Fumo e Elfo Bruno. (che oltretutto le scrivono con una concisone chiarezaxa e pulizia linguistica encomiabili)

Waterloo, Caporetto: Più buio che a mezzanotte non può fare!

Come Waterloo per Napoleone, la fine di un'ultima speranza, come una Caporetto.
Inutile negare la sconfitta di tutta la Sinistra, del Centro Sinistra; partiti cancellati, speranze deluse, l'Italia saldamente nelle mani di Berlusconi e la Sicilia nelle mani del mio concittadino Raffaele Lombardo che straccia al primo turno la generosa Anna Finocchiaro, quindi in una pessima linea di continuità con amministrazioni di centro destra che la stanno di anno in anno saccheggiando distruggendone il tessuto sociale, economico e la dignità.
Il Parlamento italiano, la politica italiana, escono rivoluzionati dal voto. Quello che tanti auspicavano da anni, ciò una decisa semplificazione del panorama partitico del Parlamento è piombato come un terremoto in parte atteso, in parte sopra ogni aspettativa. Esito di scelte politiche, legge elettorale, errori di comunicazione.
Il vero risultato inaspettato è stata la completa e imprevedibile debacle della Sinistra L'Arcobaleno che riduce di due terzi i voti rispetto a soli due anni fa e per effetto del quorum del 4%, non raggiunto, scompare dal Parlamento, sia dalla Camera e del Senato. Bertinotti ha già annunciato il ritiro, una leadership verrà spazzata via , in quanto la Sinistra passa dal oltre 100 parlamentari a 0 in due giorni, una parte proverà a ricostruire una sinistra dalle macerie, una parte si riavvicinerà al PD.
Resta il fatto che nell'attuale panorama parlamentare italiano non si trova più alcuna forza inequivocabilmente di sinistra e tutto un mondo non ha più alcun punto di riferimento. Una storia fatta di lotte, di presenza ininterrotta nelle istituzioni, di rapoporto con il terriotorio , di ambientalismo diventa extraparlamentare. Al di là di ogni faziosità o partigianeria questo è un fatto innegabile e largamente negativo per tutto il Paese (come ha riconosciuto persino Fini).
Anche il PS, come largamente previsto però, non entra in Parlamento e di conseguenza, giustamente Boselli si dimette. Quindi, oltre a perdere la Sinistra si perde ogni traccia di forza laica organizzata e il Parlamento eletto oggi è il più clericale dai tempi dell'unita d'Italia ad oggi (inclusi i parlamenti "eletti" nel ventennio fascista). Inoltre, da oggi l'Italia, unico tra i grandi paesi d'Europa non ha un partito socialista in Parlamento che si riconosca interamente del PSE.
Onore a Bertinotti e Boselli che non solo riconoscono la cocente sconfitta ma ne traggono le conseguenze come avverebbe altrove ma raramente avviene alle nostre latitudini. Con le loro dichiarazioni puntuali e il loro stile composto vista la situazione danno una lezione di etica politica a tutti noi e dovrebbero essere imitati anche da altri leader di quelle forze, per facilitare un rinnovamento necessario alla rinascita.
Chiaramente, nessuno di noi, nessuno, si rassegnerà a questa dimensione politica e da oggi stesso si farà autocritica e ricominceremo a lavorare nel nostro piccolo, anche semplicemente nelle nostre famiglie nel cerchio delle amicizie, a ricostruire un'alternativa laica e di sinistra che sia innanzitutto culturalmente praticabile.
Il PD rimane per il momento quello che abbiamo criticato, spostatosi com'è verso destra con forti venature clericali, non ha vinto, ha perso male anche in molte regioni dove poteva sperare e non avrà nessun pungolo parlamentare alla sua sinistra come speravo. Ha mantenuto la posizione attraendo il voto utile, o disperso da sinistra, senza alcun vero sfondamento nell'elettorato di centro che sperava di sedurre.
Veltroni ha sbagliato campagna, non è riuscito a sedurre e ha miscondotto l'attenzione di tutti su tanti temi di infima contrapposizione personale che non l'hanno premiato. HA riconsegnato il governo a una solidissima maggioranza di centro destra ancora una volta tristemente condotta da un Berlusconi che pure sembrava arrancare, ma ha ottenuto i risultati di partito che si prefiggeva: 1) consolidare la neonata formazione accreditandola come la sola opposizione possibile; 2) cancellare la Sinistra Arcobaleno e il Partito Socialista, reo di non essersi resi a mani alzate alle sue condizioni.
A destra la Lega si rafforza considerevolmente: localismi egoisti, provincialismi miopi, xenofobia, omofobia, sono più forti e dopo la delusione del Governo Prodi non potremo più nemmeno sperare in nessun progresso sul fronte dei diritti e in nessuna legge contro l'omofobia. La gemella diversa del Sud, quell'MPA di Raffaele Lombardo ottiene ben 9 deputati.
Altre considerazioni sono che nella lunga maratona dei commenti, per tutto il pomeriggio e la serata abbiamo sentito i commenti di tanti leader ed esponenti di primo piano di ogni parte, uomini al 95%, pochissime donne (pochissime saranno ancora una volta le elette temiamo al di là delle belle parole). Anche nel parterre delle dichiarazioni di Veltroni -sfondo verde e logo del PD in bella vista - è una parata di "maschi" tra cui riconosco solo due donne (Anna Finocchiaro e Rosy Bindi).
Certo proprio quando la notte si fa più nera si può tornare a sperare nell'alba (in siciliano si dice "chiù scuru i menzannotti non po' fari"). Dobbiamo riprendere a sperare e lavorare a ricostruire prospettive politiche che possano dare anche a noi il diritto all'esistenza e alla parola. per far questo abbiamo bisogno di impegno di coraggio, di testardaggine e di capacità di analisi: dovremo cercare di capire le ragioni profonde di questi risultati, del perché gli italiani sembrano votare bendati, dimentichi persino della storia più recente, privi di visoni prospettiche.
Del perché i siciliani continuano imperterriti a ridare fiducia a un centro destra sciacallo che condanna la Sicilia e i suoi abitanti all'arretratezza e ad un clientelismo da terzo mondo, mentre, contrariamente a quanto sperava Montanelli, le dosi di "vaccino Berlusconi" sembrano non essere mai sufficienti.
Del perché da noi i concetti di eguaglianza e laicità sembrano non avere alcun appeal politico ed elettorale mentre partiti confessionali e fortemente identitari ci avvicinano più alle dinamiche elettorali dei paesi islamici (dove i partiti legati a una visione identitaria dell'islam sono in costante crescita) che al resto del Mondo Occidentale.
Anche il movimento glbt deve essere parte di questo percorso, assieme a tutte le forze del riformismo e delle sinistra, uniti, e deve farlo presto perché in questo sistema rischia di trovarsi a lungo senza interlocutori istituzionali veri. Deve farlo prima di implodere per le sue contraddizioni storiche mai risolte, per nuove e vecchie litigiosità e prima di sparire per emigrazione verso la Spagna...

mercoledì 9 aprile 2008

Maratona di Blogger per Grillini Sindaco di Roma

Naturalmente aderisco e sostengo la maratona di blog che domani dedicherà il suo vivace e colorato sostegno alla candidatura di Franco Grillini a Sindaco di Roma.
Questo vuole essere più di un gesto simbolico, ma un impegno concreto e un contributo pratico a una campagna difficile e tutta in salita per dimostrare che noi tutti, uniti, coi nostri mezzi, le nostre riflessioni, il nostro passa parola possiamo cambiare le cose e mandare un segnale forte alla politica.
Nel dichiarare questa adesione (scontata per chi conosce me e il mio blog) mi fa piacere ricordare l'episodio storico di MARATONA. Qui si è svolta una fondamentale battaglia in cui l'esercito ateniese, guidato dal generale Milziade, sconfisse l'enorme armata d'invasione dell'impero Persiano. Simbolicamente la vittoria della piccola città ateniese rappresenta la vittoria della libertà e della democrazia contro la tirannide e l'arroganza persiana. La prova che anche con una enorme disparità di potenza, la forza dei cittadini uniti per difendere la loro libertà e i principi su cui si fonda la democrazia può resistere a una moltitudine di schiavi invasori.
Questa è la missione che spetta a tutti noi uniti. Porre un'argine a un pensiero unico arrogante e neo-integralista. Quanti più saremo, quante più persone coinvolegeremo e convinceremo, tanto più ampio sarà il peso di un voto laico chiaro e compatto, tanto più non potranno più ignorarci.

Prima del mio contributo di domani intanto io gioco d'anticipo con due piccoli pezzi collegati che avevo scritto per un quotidiano, ma sono stati ritenuti inopportuni perché troppo "schierati". Be' almeno qui mi posso schierare, che ne dite?

1- QUALE PAPA PER ROMA
Il 13 e 14 Aprile a Roma per i più la scelta si riduce al binomio Rutelli – Alemanno, i due candidati con più chance di vittoria. Il primo è favorito, ma sembra arrancare rispetto al consenso che ottenne Veltroni nel 2006. Sulla sua corsa si allunga l’ombra di Franco Grillini.
Nonostante l’accordo con la Sinistra Arcobaleno e con i Radicali, il profilo del candidato Rutelli è molto diverso da quello di qualche anno fa. Su molti punti si è spostato a destra: diritti civili, laicità, scelte e libertà individuali e della donna, ma anche sicurezza e politica economica. Ha inventato i TeoDem, portando in parlamento Binetti e company, si è allineato alla destra e ai diktat della Chiesa sulla legge 40 (fecondazione assistita), si è opposto alle liberalizzazioni di Bersani, che pure sono stati tra i provvedimenti più apprezzati del passato governo.
Risulta insomma inviso all’elettorato di sinistra, laico, femminista, riformista. Invotabile al pari di Alemanno.
Ecco allora che nella scelta tra un papa Alemanno e un papa Rutelli entra il terzo incomodo Franco Grillini. L’esponente del movimento GLBT scende sulla piazza romana (sostenuto dal PS) con un programma fortemente incentrato sulla laicità e sui diritti, sull’inclusione e sull’innovazione. Molti sceglieranno anche il voto disgiunto (es. Sinistra Arcobaleno o PD e poi Grillini come sindaco) per dare un messaggio chiaro: Roma non è il Vaticano. Non ancora.

2 - FRANCO GRILLINI, ROMA LAICA
La candidatura al Campidoglio di Franco Grillini, noto esponente del movimento gay-lesbico, è maturata come unico antidoto laico e di sinistra nel confronto tra due candidati clericali come Gianni Alemanno, alfiere della destra capitolina, e Francesco Rutelli, di ritorno nella Capitale dopo gli anni di politica nazionale che lo hanno visto scivolare su posizioni confessionali e conservatrici.
Rutelli, nonostante il sostegno di Radicali e Sinistra Arcobaleno, risulta ormai inviso al popolo della sinistra, laico, femminista, riformista. Per noi l’ex sindaco risulta ormai invotabile quanto Alemanno. Il suo volto invecchiato non esprime più le speranze di rinnovamento del primo mandato, ma richiama piuttosto le posizioni integraliste favorevoli alla legge 40, contrarie a unioni, diritti civili e autodeterminazione delle donne. Come anche il ritiro al World Pride del 2000.
La candidatura di Grillini, nata “contro”, diventa una candidatura “per”. Una proposta che dà peso al voto in fuga dalle scelte uniformanti e, attraverso un programma laico, riformista e inclusivo, offre una possibilità di partecipazione a chi invece si sarebbe sentito escluso e cacciato sul terreno dell'astenzione e dell'antipolica
Un voto a Grillini sindaco, anche disgiunto rispetto al Consiglio, diventa un’arma democratica in mano ai cittadini per contare la forza propulsiva di un riformismo laico e moderno che in Europa è l’anima della sinistra di governo e in Italia sembra escluso dalla dialettica politica.

venerdì 4 aprile 2008

IL CIRCOLO MARIO MIELI A BERTINOTTI: INSIEME PER LA RISCOSSA

Come molti sapranno oggi il Presidente della Camera e candidato premier della Sinistra Arcobaleno, Fausto Bertinotti ha incontrato la comunità LGBTQ a Roma nella sede del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli.
Al di là dei contenuti è di ogni altra considerazione politica, mi fa piacere sottolineare che è la prima volta in Italia che un candidato premier (e oltre tutto Presidente della Camera) ci incontra pubblicamente e "senza rete" la nostra comunità accettando un confronto libero e schietto.
Se la politica è fatta anche di gesti, di simboli, di azioni. Certmanete questo è un messaggio di attenzione significativo che ci aiuta a sperare in un periodo per molti altri versi poco felice.
A seguire il Comunicato del Circolo Mario Mieli sull'incontro. Prima però permettetemi di ringraziare pubblicamente la nostra Presidente, Rossana Praitano, per aver dimostrato, con quest'incontro e con le sue dichiarazioni, la sua abilità e lungimiranza nel muoversi in questa difficile contingenza politica (E in molte altre) conciliando sempre un approccio di realismo pragmatico e una coerenza politica e culturale sempre più rara a trovarsi. Rossana, GRAZIE.
IL CIRCOLO MARIO MIELI A BERTINOTTI: INSIEME PER LA RISCOSSA
LA QUESTIONE GAY DEVE ESSERE UNA PRIORITA’ POLITICA


Un impegno concreto, senza se e senza ma, è quello richiesto al candidato premier della Sinistra l’Arcobaleno da Rossana Praitano, presidente del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, in un incontro tra Bertinotti e i rappresentanti del movimento gay-lesbico-trans italiano (Mario Mieli, Arcigay, Arcilesbica e Movimento Identità Transessuale), riuniti oggi presso la sede del Circolo Mario Mieli.
La storica associazione gay romana, che quest’anno festeggia il venticinquennale dalla sua fondazione, ha infatti ospitato per la prima volta nella storia politica italiana un incontro tra un candidato premier e la comunità glbtq. La sala gremita ha accolto con un vivace e partecipato contraddittorio l’occasione di confronto con il leader della Sinistra l’Arcobaleno.
“Apprezziamo l’apertura della Sinistra l’Arcobaleno nei confronti degli omosessuali - dichiara Rossana Praitano del Mario Mieli - Finalmente questo partito ha messo sullo stesso piano i diritti civili e i diritti sociali. Questa è la vera novità a cui guarda con interesse il Mario Mieli ed è visibile l’impegno nelle proposte che la Sinistra l’Arcobaleno ha messo nel suo programma politico”.
L’associazione romana dice a Bertinotti che
la riscossa dell’Italia si costruisce insieme, attraverso l’assunzione come priorità delle istanze di gay, lesbiche e trans che chiedono pari diritti e un pieno riconoscimento.
Non una posizione acritica, quella espressa dal Circolo Mario Mieli nei confronti del candidato premier: non sono mancate infatti critiche e riserve nei confronti della sinistra in generale, che suonano come un monito importante e un’occasione imprescindibile.
“Due anni di governo Prodi - prosegue Praitano - sono stati due anni di vero e proprio non governo nei confronti delle persone glbtq: un’occasione persa. C’era un’aspettativa in termini di diritti civili e laicità, ma le promesse sono fallite in un uragano di incertezza e mancanza di coraggio. Il risultato? Gli omosessuali italiani hanno perso il senso di fiducia nella politica. È importante, però, che questa sfiducia diventi fiducia nella sinistra in generale”.
Il punto di partenza per la riscossa e il miglioramento della vita di tutti può essere proprio il dialogo con Bertinotti, dunque. “Noi abbiamo fiducia in Bertinotti - spiega la presidente del Mario Mieli - e siamo disponibili al dialogo e alla collaborazione. Bertinotti è l’unico candidato premier che ad oggi si è prestato a un incontro-confronto con noi. I politici che vogliono rappresentarci devono conoscere da vicino la nostra realtà e ascoltare quello che abbiamo da dire”.
“L’autonomia del Circolo Mario Mieli e del movimento in generale, però, non si discute - ammonisce Praitano - Quando ci sono scelte e programmi condivisibili noi appoggiamo con entusiasmo chiunque si faccia carico dei nostri diritti in Parlamento. Però le nostre scelte sono circostanziate. Per quanto riguarda per esempio il comune di Roma, per i gay e le lesbiche Rutelli non ci dà rassicurazioni e garanzie. Ragion per cui non abbiamo seguito la Sinistra l’Arcobaleno nella sua scelta pro Rutelli e stiamo appoggiando la coraggiosa discesa in campo di Franco Grillini”.

Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli

venerdì 29 febbraio 2008

Prime sirene rutelliane

Alla fine, dopo tanti annunci mancati, trattative, scambi di lettere e di dichiarazioni , qualche giorno fa l'accordo tra cosidetto Partito Democratico e Sinistra Arcobaleno sulla candidatura a Roma di Francesco Rutelli è stato raggiunto.
Si è trattato di un esito per molti versi scontato sin dal principio, sul quale nessuna persona di buon senso poteva farsi ormai delle illusioni che non fossero a dir poco velleitarie. E tuttavia non inferiore e la delusione nell'apprendere l'annuncio ufficiale: il candidato più a sinistra alla poltrona di sindaco di Roma, se confermato anche il ritiro di Franco Grillini, sarà Rutelli appunto.
Il dubbio semmai era su quale sarebbe stato l'equilibio programmatico finale sul tema dei diritti civili che, essendo stato l'unico pubblicamente e rumerosamente sollevato anche dal movimento glbt, era il vero elemento di divisione sul quale si confrontavano i diversi esponenti.
Come nello stile dei sedicenti democratici attuali, che amano procedere per missive e aut aut, Rutelli ha respinto definitivamente l'ipotesi di un Registro delle unini civili confermando con queste parole l'esito del voto in Consiglio dello scorso dicembre: ''Sono le leggi dello Stato che disciplinano il regime delle unioni diverse dal matrimonio, e Roma vi si attiene''.
Rilanciando in termini più vaghi le parole di inclusione e non discriminazione nell'erogazione dei servizi, Rutelli ha però tirato fuori una controproposta annunciando l'istituzione ''di un centro internazionale della cultura omosessuale'' con l'obiettivo di ''riconoscere e valorizzare ogni minoranza presente sul territorio''.
La proposta a me sembra miserella, anche perché, se per far cultura il sotegno pubblico è spesso utile e sempre benvenuto, non credo sia indispensabile e fondativo come dimostrano le decine di iniziative culturali di ogni genere, di cui assieme a tanti volontari del Circolo Mario Mieli mi occupo anche io, senza alcun sostegno pubblico diretto.
Alla luce di questo mi sorprendono le dichiarazione pubbliche di Imma Battaglia, presidente di DiGayProject, che in un comunicato di ieri sostiene l'idea di Rutelli: "Le proposte per la comunità omosessuale romana della coalizione di Centro-Sinistra guidata dal candidato sindaco Francesco Rutelli, e appoggiata dalla Sinistra l'Arcobaleno, ci convincono e pongono le basi per un nuovo dialogo.
La proposta dell'istituzione di un Centro Internazionale della Cultura Omosessuale, in cui vengono erogati servizi a 360° nei confronti di tutti i cittadini indipendentemente dal proprio orientamento sessuale e identità di genere, risponde alla richiesta di una politica fondata sul fare e non ideologica. Crediamo sia necessario continuare con maggiore forza".
Stupisce ancora di più che a fare simili dichiarazioni sia la stessa Imma Battaglia che nel 2000 ha già avuto modo a che fare direttamente con l'allora Sindaco Rutelli per la questione del World Pride, stupisce che si confonda la qestione di un centro culturale con quella dei diritti civili e della laicità che non hanno nulla a che vedere tra di loro.
Ben venga un festival, un centro culturale, un museo delle cere, una sala da thè, ben vengano spazi e iniziative culturali, ma cosa hanno a che fare tutte queste cose con il confronto pubblico con le isituzioni e con i diritti civili?
Avrebbero barattato le donne italiane la concessione di un cendtro internazionale della donna con il diritto di voto (ottenuto in Ialia oltanto nel non lontano 1946), con la legge 194 o il nuovo diritto di famiglia?
Meno sorprendenti, visti alcuni precedenti, le dichiarazioni di Arcigay Roma, che accoglie positivamente l'idea affermando che "la proposta di istituire un Centro Internazionale della Cultura Omosessuale fatta da Francesco Rutelli, candidato sindaco del Partito Democratico e della Sinistra Arcobaleno, è un primo segnale verso le persone lesbiche, gay e trans" Subito dopo però ribadiscono l'importanza anche del resto della loro piattaforma presentata ai candidati sindaco nei giorni scorsi, rilanciando "la creazione e l'implementazione di servizi e di tutele: la promozione di politiche volte a sostenere gay perseguitati o condannati a morte in altri paesi; sostegno economico e accesso alle graduatorie degli alloggi popolari alle coppie di fatto; azioni formative nelle scuole e nella pubblica amministrazione contro l'omofobia; lotta all'emarginazione e al disagio provocate dal pregiudizio tramite opportuni servizi strutturati sul territorio".
Tutte cose assai ecomiabili, e centro dell'azione amministrativa di una città grande o piccola che sia, in parte già avviate anche dalla scorsa amministrazione Veltroni, che pure non mi sono mai risparmiato di criticare aspramente. Il salto che manca è nel pieno riconoscimento di un ruolo propulsore che potrebbe avere la Capitale e la forza di investire l'azione politica e sociale di cambiamento attraverso battaglie e campagne che caratterizzino visibilmente l'azione istituzonale.
La domanda cruciale rimane comunque questa: in un candidato contano di pù le dichiarazioni e le proposte programmatiche o la sua storia in termini di rispetto degli impegni assunti? Rispetto alle questioni che ci riguardano risulta essere un candidato Rutelli, affidabile e credibile? Possono alcuni labili impegni su un centro culturale rimuovere la storia di rutelli sindaco con la vicenda del 2000 e tutto il suo percorso politco degli ultimi 8 anni?
Non è nostro compito indicare o sceglierci i candidati in base alle nostre esclusive preferenze e aspettative, ma nostro compito è restre vigili e non lasciarci imporre scelte che non ci piacciono.
I partiti hanno scelto il loro candidato, ne prendiamo atto, tutti noi sceglieremo se votarlo o meno... io NON LO VOTERO'.

giovedì 28 febbraio 2008

Salvi rilancia referendum sulle unioni civili a Roma: FERMATI

Cesare Salvi, Senatore della Sinistra Democratica, adesso confluita in Sinistra Arcobaleno rilancia l'idea già emera nelle scorse settimane di un referendum sulle Unioni Civili a Roma, in risposta all'esclusione del tema dal programma di Rutelli.
Sarebbe stato meglio puntare i piedi per farlo inserire, rifiutandosi in caso contrario di sostenere un candidato che rimane comunque indgeribile alla comunità glbt romana e a tutti i laici.

Una risposta, quella del referendum che era stata già criticata ufficialemnte da DìGayProject e dal Circolo Mario Mieli, perché oltre a non essere risolutiva rischia di rivelarsi un boomerang controproducente, riportando indietro la battaglia dei diritti come già avvenuto con il referendum abrogativo sulla legge 40 (fecondazione assistita).

Da tenere in conto anche il vaolre meramente consultivo del referendum propositivo comunale che non sarebbe comunque risolutivo della questione quindi.

Capisco che in questi mesi di campagna elettorale si faccia a gara a gara nell'ottenere visibilità su certi temi, ma trovo decisamente fuori luogo continuare in una direzione già criticata dalle associazioni interessate. Salvi Fermati! O se proprio vuoi fare qualcosa di buono candida Rossana Praitano a sindaco di Roma al posto del pupone Rutelli!

mercoledì 27 febbraio 2008

Sondaggio elettorale tra i gay: il sito gay.it bisticcia con la matematica!

Ci risiamo... in piena campagna elettorale fioriscono sondaggi e commenti politici.
Tra gli altri non poteva mancare quello propinato gay.it ai propri elettori. di cui oggi leggevo gli esiti sul sito di gaynews. Incuriosito da quelle che mi sembrano delle imprecisioni risalgo alla fonte che non visitavo da quando avevo lanciato il boicottaggio.
Bisogna innanzitutto precisare, cosa che il buon Daniele Nardini, direttore comunicazione di gay.it non fa, che questo sondaggio NON ha alcun valore statistico in quanto non è stato sotoposto a un capione statistico ma a un inidentificato pubblico di visitatori di un sito internet, non in grado di rappresentare la popolazione glbt in generale.
Tra l'altro in home page, collegato in basso all'articolo sul sondaggio, si vede il titolo di un articolo, decisamente fuorviante (di cui avevo letto qualche giorno fa la caustica critica), che sostiene che il PD sarebbe favorevole al riconoscimento di coppie gay e reati omofobici, cosa non corrisponde al vero ma che avrebbe potuto per lo meno condizionare le preferenze espresse nel sondaggio del medesimo sito
Anche fatta questa premessa lasciano per lo meno perplessi l'interpretazione dei numeri per cui è meglio passare alla lettura integrale del pezzo...
"Il Partito Democratico ottiene il 50% delle preferenze di gay e lesbiche. È quanto emerge da un sondaggio realizzato da Gay.it al quale hanno partecipato circa 10.000 lettori.
La Sinistra Arcobaleno, invece, raccoglie il 15% dei voti fra i nostri lettori. Buono anche il risultato ottenuto dai Socialisti di Enrico Boselli che ottengono il 5% delle preferenze. Ben altra cosa rispetto al dato nazionale che li vede al momento a 1%. Merito, sicuramente, delle posizioni sostenute da questo partito che, sui temi gay, procede senza esitazioni.
Il Popolo della Libertà di
Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini raccoglie il voto di un gay su tre. Il dato rimane sostanzialmente immutato rispetto alle intenzioni espresse dai lettori alla precedente tornata elettorale nonostante Berlusconi, durante il periodo in cui ha governato Romano Prodi, sia cresciuto a livello nazionale di 10/15 punti percentuali rispetto al centrosinistra.
I "piccoli" del centro cattolico si spartiscono uno scarso 3%: Casini è al 2%, Rosa Bianca ottiene lo 0,3%, Udeur lo 0,5%. Meno di quanto riesce a conquistare La Destra di Storace alla quale va comunque il 4% delle simpatie. Si deve accontentare del 1,6% il PCL di Ferrando".
Se facciamo due conti con le percentuali raccontateci dal volenteroso Nardini arriveremmo intorno al 110%, e capisco che quando si commentano i sondaggi qualche arrotondamento ci può stare, ma questo è un po' troppo e allora cerchiamo dei lumi nella tabella con le preferenze espresse che accompagna l'articolo... Scopriamo, intanto, che il PD viene considerato insieme all'Italia dei Valori e raccoglie il 48,46%, ma il dato più macroscopico e che PDL+ Lega Nord+ MpA ottengono in realtà il 23,65% delle indicazioni di voto... come queste si siano traformate in "un gay su tre", pari quindi a un 33,33% è un mistero che solo un buon alchimista o Gesù Cristo, che come sappiamo moltiplicava pani e pesci, potrebbero spiegare. Ma la chicca deve ancora arrivare nel commento finale dell'articolo che vi ho conservato:

"Non sorprende vedere come, nonostante la Sinistra Arcobaleno sia più determinata del PD a portare avanti le istanze dal mondo gay, Bertinotti raccolga solo un terzo delle preferenze espresse. La comunità lgbt ha ancora fiducia nel partito di Veltroni nonostante sui temi a lei cari - DiCo, Cus,
omofobia e stalking - abbia ricevuto delusioni cocenti dal precedente governo. Gay e lesbiche hanno capito che lo scontro tra laici e cattolici è una questione che non può essere portata all'estremo. Per questo Veltroni ha una grande responsabilità nei confronti della comunità lgbt che, a quanto sembra, è intenzionata a rinnovare la fiducia alla sua parte politica".
Soprassediamo sulla convinzione che i gay abbiano capito che lo scontro tra laici e cattolici non può essere portato all'estremo. Questa estremizzazione in Italia non esiste e se esistesse non sarebbe condotta e rappresentata dalla Sinistra Arcobaleno, purtroppo, come ha dimostrato, per esempio, il voto per garantire l'esenzione dell'ICI ai beni ecclesiastici.
Ad ogni modo scopriamo che il 15,46% delle preferenze destinate date alla Sinistra (prima le unche arrotondate al ribasso come 15%) divengano adesso in conclusione "un terzo". Nel corso dell'articolo hanno fatto a tempo anche loro a moltiplicarsi, con straordinari risultati!
Consiglio a Daniele Nardini: se vuole continuare a commentare sondaggi ripassi le tabelline e le frazioni... eviterebbe inutili brutte figure e commenti velenosi come quello rilasciato da federicotm "complimenti al compilatore 23,65 = un gay su tre. Due braccia ingiustamente strappate all'agricoltura".

domenica 17 febbraio 2008

Rutelli sindaco? No grazie!

Probabilmente in queste ore sta maturando la scelta definitiva di Francesco Rutelli in merito alla sua candidatura a sindaco di Roma da parte del PD e della sinistra capitoline.
Una scelta che suscita enormi perplessità e una decisa contrarietà della comunità glbt, come ha ben chiarito in una sua lettera aperta sul Liberazione di qualche giorno fa Rossana Praitano, presidente del Circolo Mario Mieli.
Queste stesse ragioni la rendono del resto indigeribile anche per la cultura laica e autenticamente riformista e di sinistra (persino all'interno dello stesso PD) come testimonia la petizione, che pur essendo on line da una settimana, senza grandi lanci mediatici ha già raccolto diverse centinaia di adesioni.
In entrambi i testi si sottolinea molto bene come Rutelli non possa certo esprimere il desiderio di rinnovamento e di cambiamento, e soprattutto come il suo progressivo slittamento a destra verso un un conservatorismo cattolico integralista lo renda un candidato troppo ideologico per suscitare emozioni e aggregare tutto l’ampia galassia della sinistra e del riformismo di una città grande e multiforme come Roma.

Io vorrei aggiungere qualcosa in più a queste analisi.
Per quel che mi riguarda Rutelli candidato sindaco di tutto il centro sinistra non avrebbe il mio voto, e penso non avrebbe quello di moltissimi omosessuali e trans e laici e riformisti autentici delusi abbandonati da questa scelta improvvida.
A sostegno della candidatura non potrà essere sventolato il ricatto “allora preferisci Storace? O Ferrara?” per il semplice fatto che non penso che in questa fase possa valere la logica del meno peggio tanto più che se cedessimo a questo tipo di ricatto condanneremmo per molti anni a venire alla ASSOLUTA IRRILIVANZA le istanze laiche, radicali e riformiste, antagoniste, civili, e in particolare il PESO POLITICO DELLA COMUNITÀ GLBT organizzata e associativa. Come scriveva anche Rossana sarebbe la scelta peggiore anche per la sinistra che si troverebbe definitivamente schiacciata dal peso del PD.
Dimostreremmo di non avere credibili alternative politiche e di essere come quei cani che abbaiano e non mordono mai o come quei lupi che ululano alla luna costantemente inascoltati. Non possiamo più permetterci di lamentarci per poi subire nei fatti i diktat e le logiche di una politica che nella sua totalità non ci consideri.
Questo vale soprattutto per la Sinistra L’Arcobaleno, i Radicali e i Socialisti, che devono a questo punto dimostrare nelle scelte concrete e non solo a parole se e quanto sono disposti ad ascoltarci, quanto sono coerenti e fattive le loro aperture e le loro posizioni, o se non prevalgano sempre e comunque logiche di potere e spartitorie.

Aggiungo per chiarezza che una politica di questo tipo su base locale non potrebbe che avere conseguenze sul voto nazionale: IO NON VOTERÒ (e inviterò a non votare) QUEI PARTITI CHE A ROMA SOSTENESSERO LA CANDIDATURA DI RUTELLI, SIA A ROMA CHE AL PARLAMENTO.
A chi decide potrà non interessare ma io lo metto in chiaro da subito perché poi non si possa dire non avevo capito.

Quale soluzione propongo? Io sarei molto contento di una candidatura vera e innovativa da parte della Sinistra, dei Radicali e dei Socialisti, sostenuta magari dalla società civile e dal mondo dell’associazionismo laico, femminista, glbt.
Io penso alla stessa Rossana Praitano, presidente del Circolo Mario Mieli, donna, lesbica, già portavoce del Pride che ha portato un milione di persone a piazza San Giovanni lo scorso giugno; una figura politicamente nuova, ma ricca di esperienza, dirompente, capace di aggregare e di dire parole coraggiose e chiare, con i toni toni del dialogo; capace di ascolto, attenta alle sfumature, non priva di senso delle istituzioni e delle circostanze, padrona di un grande senso pratico e del coraggio necessario (doti che ha dimostrato nel delicato ruolo di presidente del circolo MArio Mieli per ben 6 anni).
Sarebbe molto più di una candidatura di bandiera, perché grazie a quelle qualità potrebbe essere davvero in grado di cambiare le carte in gioco e di rivoluzionare la partita un po’ come ha fatto Vendola in Puglia o la Borsellino in Sicilia.
Forse dopo Delanoe, sindaco gay di Parigi è ora per Roma di rilanciare con un sindaco donna e lesbica.
Chiarisco che questa idea non viene da Rossana ma è un piccolo sogno che coltivo io da qualche mese e che non dipende certo dalla mia o dalla sua volontà ma, credo, dalla capacità della Sinistra e degli altri partiti coinvolti di avere coraggio e di voler e saper rischiare. Una volta tanto!