Le voci si rincorrono da settimane, tra annunci, anticipazioni giornalistiche e smentite, adesso finalmente il Governo ha messo sul tavolo le carte e i numeri della tanto discussa riforma della scuola e i tagli ci sono e pure pesanti, seppur mascherati da parole belle e politicamente corrette.
“Razionalizzazione delle rete scolastica” tradotta in chiusura e accorpamenti di istituti scolastici con pochi studenti, e poi anche aumento del numero degli studenti per classe: quindi a conti fatti 87.000 insegnanti e 44.500 non docenti in meno e risparmi per quasi 8 miliardi di euro. Di cui solo 2, si promette saranno reinvestiti in incentivi per gli insegnati ma a partire dal lontano 2012, e non si spiega neppure come.
La tanto sbandierata riforma del maestro unico significherà sin dalle scuole materne l’eliminazione di fatto del tempo pieno e quindi enormi difficoltà – e costi aggiuntivi – per le famiglie in cui entrambi i genitori lavorano. Per un Governo che dice di voler aiutare le famiglie e incentivare la natalità non c’è male. Tutte le statistiche europee confermano infatti che laddove le donne lavorano di più, grazie a una rete di servizi efficace e disegnata sulle esigenze e sui tempi delle lavoratrici, la natalità è più alta e in tendenziale crescita. Legandosi anche alla maggiore sicurezza economica che, soprattutto con questi chiari di luna economici e inflazionistici, solo un doppio reddito può garantire.
Insomma, per fare cassa, il Governo decide di tagliare sull’istruzione, sui servizi di aiuto alle famiglie e sul nostro futuro. Infatti, e di questo mi occupo anche nei miei studi, è solo grazie ad adeguati investimenti in formazione e cultura che un’economia può crescere e mantenersi all’avanguardia nel progresso tecnologico e nelle produzioni e servizi ad alto valore aggiunto. E questo lo sanno benissimo tutti i padri di famiglia disposti a ogni sacrificio pur di garantire un’istruzione e un futuro ai figli e che, ad esempio, negli anni del dopoguerra consentirono la trasformazione dell’Italia da un paese proletario e contadino in una economia in crescita e dinamica.
Con quali giochi di prestigio e con quale credibilità, poi, il Governo annuncia allo stesso tempo tagli al personale e blocchi dei turn over per 150.000 unità, risparmi d cassa per 7 miliardi e 800 milioni di euro promettendo che tempo pieno e qualità non saranno solo mantenuti ma persino accresciuti lascio a voi giudicarlo. Ciliegina sulla torta le parole dell’ineffabile papa Ratzinger, che con questi chiari di luna ha il coraggio di invocare la “parità” tra scuola pubblica e privata. Parità che allude soltanto ad ulteriori finanziamenti per le scuole cattoliche.
Conoscendo un po’ come vanno le cose da noi non è detto che i suoi appelli cadano nel vuoto!
(Venerdi' 26/09/2008)
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domenica 28 settembre 2008
il papa per la parità scolastica, ancora?!?
Non passa giorno che il dibattito politico italiano non sia alimentato da un appello o una richiesta papale o della CEI o di qualche porporato, prelato, vescovo, abate, prete di periferia. L’altro giorno l’attenzione della CEI si era rivolta alla politica sull’immigrazione, ieri il papa in persona ritorna su un leit motiv delle richieste vaticane al governo e alla politica italiana: “La parità tra scuole pubbliche e private e l’effettiva libertà di scelta per le famiglie”.
Come è noto ad animare la preoccupazione del pontefice e della CEI non è una elevata motivazione di principio a tutela della libertà ma interessi ben più mondani e concreti. LA parità scolastica e la libertà di scelta, infatti, ci sono già, garantiti dalla costituzione e dalle leggi vigenti. Quello Che la stessa Costituzione esclude, però, e che le scuole private possano essere finanziate dalla Stato (“senza oneri per lo Stato” recita l’articolo 33). Questa norma è stata già in buona parte aggirata ed elusa attraverso un finanziamento diretto alle famiglie che scelgono istituti privati, sostegno che alcune regioni incrementano ulteriormente. Ma questo non basta. Le numerose scuole cattoliche vorrebbero di più, per migliorare la “qualità” e attrarre più studenti.
La Chiesa Cattolica riceve in Italia miliardi di Euro l’anno - tra 4 e 5 - in varie forme: sgravi ed esenzioni fiscali, facilitazioni di ogni genere, 8 per mille, 5 per mille convenzioni onerose con enti locali, finanziamenti alle scuole cattoliche, cappellani militari, insegnanti di religione, contributi per la costruzione o il mantenimento di chiese etc. Sembra non averne mai abbastanza e spesso non si fa scrupolo di utilizzare queste risorse in contrasto con la lettera e lo spirito dello stesso Concordato di cui pretende tutti i privilegi, per intervenire pesantemente nella vita politica ed elettorale del Paese.
In questo quadro, inoltre, i vescovi sono ben consapevoli dell’importanza del controllo dell’istruzione per intervenire sulla formazione delle coscienze delle future generazioni e per rafforzare quindi la presenza e l’influenza culturale e sociale sul paese. Poter estendere la sua presenza in questo settore vuole dire tentare di assicurarsi il potere per gli anni a venire. Non è escluso che l’attuale Governo decida di subappaltare l’istruzione alla volenterosa Chiesa Cattolica!
(venerdi' 26/09/2008)
Come è noto ad animare la preoccupazione del pontefice e della CEI non è una elevata motivazione di principio a tutela della libertà ma interessi ben più mondani e concreti. LA parità scolastica e la libertà di scelta, infatti, ci sono già, garantiti dalla costituzione e dalle leggi vigenti. Quello Che la stessa Costituzione esclude, però, e che le scuole private possano essere finanziate dalla Stato (“senza oneri per lo Stato” recita l’articolo 33). Questa norma è stata già in buona parte aggirata ed elusa attraverso un finanziamento diretto alle famiglie che scelgono istituti privati, sostegno che alcune regioni incrementano ulteriormente. Ma questo non basta. Le numerose scuole cattoliche vorrebbero di più, per migliorare la “qualità” e attrarre più studenti.
La Chiesa Cattolica riceve in Italia miliardi di Euro l’anno - tra 4 e 5 - in varie forme: sgravi ed esenzioni fiscali, facilitazioni di ogni genere, 8 per mille, 5 per mille convenzioni onerose con enti locali, finanziamenti alle scuole cattoliche, cappellani militari, insegnanti di religione, contributi per la costruzione o il mantenimento di chiese etc. Sembra non averne mai abbastanza e spesso non si fa scrupolo di utilizzare queste risorse in contrasto con la lettera e lo spirito dello stesso Concordato di cui pretende tutti i privilegi, per intervenire pesantemente nella vita politica ed elettorale del Paese.
In questo quadro, inoltre, i vescovi sono ben consapevoli dell’importanza del controllo dell’istruzione per intervenire sulla formazione delle coscienze delle future generazioni e per rafforzare quindi la presenza e l’influenza culturale e sociale sul paese. Poter estendere la sua presenza in questo settore vuole dire tentare di assicurarsi il potere per gli anni a venire. Non è escluso che l’attuale Governo decida di subappaltare l’istruzione alla volenterosa Chiesa Cattolica!
(venerdi' 26/09/2008)
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