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sabato 8 marzo 2008

Arcigay Roma sostiene Rutelli. Senza Parole!

Mi sembra assolutamente paradossale che nello stesso momento incui Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay, conferma ka sua candidatura a sindaco di Roma, proprio in opposiwione a un Rutelli, clericale einaffidabile. Arcigay Roma, presieduto da Fabrizio Marrazzo stringa un'accordo con Rutelli e ne sostenga la campagna dicendosi soddistatta delle promesse fatte.
Questo mentre il Circolo Mario Mieli annuncia invece il suo sostegno convinto alla candidatura Grillini e anche molti gay e lesbiche interni allo stesso PD (Cristiana Alicata per esempio)organizzano una vistosa fronda interna e cercano strade per sostenere Grillini, boiccottando Rutelli.
La cosa si commenta da sola, per fortuna, e credo che finirà per far perdere all'Arcigay di Roma ogni residua credibilità, come hanno mostrato la vistosa contesazione subita dallo stesso Marrazzo al Coming Out. La linea dell'associazione romana è, del resto, in netto contrasto anche con la posizione emersa solo qualche giorno fa nell'assemblea Arcigay a livello nazionale. Stupefacente il paradosso per cui mentre Arcigay Perugia dichiara la netta ostilità alla candidatura al Senato, nella regione umbra, del exradicale-exverde-exmargherita-exsindacodiRoma, la compagine romana lo sostiene alla poltrona di sindaco.
Dobbiamo aspettare solo un mese per vedere cosa veramente otterà in cambio, io qualche sospeto lo ho... e ha molto a che fare col commento di Sciltian all post precedente

giovedì 28 febbraio 2008

Paola Concia candidata nel Pd. Sono più incazzato di ieri!

In risposta a un articolo apparso sul corriere di oggi che titolava "Pd, «strappo» con i gay Nessun nome in lista", Veltroni smentisce e rilancia. Il segretario del cosidetto PD ha assicurato inoltre che il suo partito difenderà i diritti degli omosessuali, presentando la candidatura di Paola Concia (in foto con Fabrizio Marrazzo), «una delle persone più importanti nella battaglia a favore dei diritti delle persone omosessuali».
Che iperbole per una donna che non è mai stata parte del movimento ma solo rappresentante interna dei DS, dove a dire il vero se anche ha combattuto non si può dire che abbia riscosso grandi successi.
Forse più che l'impegno in favore dei diritti il leader maximo dei sedicenti democratici ha premiato la pervicacia nel divendere le posizioni del partito verso la comunità omosessuale.
Si realizza così l'obiettivo della fedelissima portavoce dei gaydem, che, per ottenerlo, si è legata da insolita amicizia con l'altra Paola (Binetti) e non ha esitato a difendere sempre il suo partito dalle pretese massimaliste del movimento e delle associazioni, festeggiando come si trattasse di grandi conquiste ogni mezza parola smozzicata strappata a Veltroni o ai vari documenti valoriali e programmatici prodotti nelle scorse settimane.

Del resto, nonostante gli sforzi profusi, né Concia né i suoi amici gaydem sono riusciti ad spiegare in modo credibile perché votare il cosidetto PD, non rispondendo alle questioni sollevate da Sciltian e da ElfoBruno.
Dal canto suo Paola Concia esprime soddisfazione (e poteva essere diversamente?) "Ringrazio il Partito Democratico e il Segretario Walter Veltroni per aver dimostrato sensibilita' sul tema dei diritti civili. Questa e' una battaglia che deve unire e non dividere, e che ha bisogno del contributo di tanti. Mi auguro che dopo questo primo gesto ce ne siano altri sia da parte del Pd che da parte di altre forze politiche per portare altri rappresentanti omosessuali in Parlamento e negli enti locali".
Che bella questa sensibilità espressa finora soltanto nella sua candidatura e in nient'altro. Dopo queste parole ho un'altra buona ragione per NON votare il cosidetto PD; grazie Concia per averci aiutato a chiarire le nostre scelte.
Mi fa piacere ripresentare una piccola rassegna di quel che ho scritto negli scorsi mesi su Concia e gaydem, tanto per dire che non ci eravamo fatti illusioni e che ancor meno dovremmo farcene noi adesso sulla reale portata di questa candidatura.


Ricorodiamo anche quale è sia concezione veltroniana di difesa dei diritti omosessuali... un po' di memoria non fa mai male

sabato 23 febbraio 2008

Cabaret al Coming Out

Ieri, a ben 5 giorni di distanza dal fuoco che ha colpito il Coming Out e tutta la comunità GLBT romana, si sarebbe dovuto tenere il Sit in contro l'omofobia indetto da Arcigay Roma per le 22:00.
Perché uso il condizionale? è forse stato annullato l'evento?
No, l'appentumento c'è stato, ma certo non si poteva definire un sit-in, forse piuttosto una kermesse. Io, sfidando l'influenza, che mi aveva tenuto a letto con la febbre a 39, sono andato soprattutto per la commozione che mi aveva dato passare di lì il martedì mattina, un Coming vuoto e appena colpito dall'attentato incendiario, e per il desiderio di sentire la forza della reazione a questo gesto vigliacco.
Appena arrivato devo però immediatamente ricredermi sul tipo di manifestazione. Non un sit-in, commosso, rabbioso, coraggioso, ma un minifestival, non so come altrimenti definirlo.
Su un lato della strada era stato allestito un palchetto, con tanto di professionale service audio, tutto circondato da bandiere dell'Arcigay. La musica "gaya" era sparata a tutto volume nella strada e solerti volontari di Argigay erano indaffarati ad "impalare" decine e decine di bandiere dell'associazione.
Nel frattempo una discreta folla veniva raccogliendosi, con i rappresentanti delle varie altre associazioni aderenti (naturalmente anche il Circolo Mario Mieli), alcuni esponenti politici e del movimento, semplici sostenitori o attivisti.
A me coglieva uno strano senso di estraneità con quanto accadeva e vedevo. Mi sono ritrovato, con piacere, assieme a diversi volontari del Circolo e con altri attivisti e amici, mi sono potuto intrattenere in brevi conversazioni con amici e conoscenti, che magari non vedo spesso, rieincontrare qualcuno, cercare di capire che aria tira nella pancia della comunità. Ma se non fosse stato per le bandiere, la presenza di qualche giornalista, di qualche carabiniere, di qualche politico e di una decina di militanti dell'UAAR - che solitamente non frequentano il posto - non sarebbe stato possibile distinguere la manifestazione da una normale serata estiva al Colosseo. Per quanto mi riguarda non riuscivo a trattenermi dal commentare con chi incontravo:"ma noi froci senza musica non possiamo organizzare proprio niente, eh?".

Finalmente, con buoni venti minuti di ritardo, il palco si anima con la presenza di Fabrizio Marrazzo (Arcigay Roma) e Francesca Grosso (Arcilesbica). I loro interventi non meritano menzione se non per l'insistenza sul significato della GAY STREET che metterebbe Roma al pari di New York, Londra, Parigi e San Francisco; enfasi che rende giustizia al titolo voluto da Marrazzo per la manifestazione "No all'omofobia sì alla GayStreet". La rabbia per l'accaduto scivola sempre più in secondo piano e quasi cominciamo a rimpiangere la musica che ha lasciato posto alle parole. Intanto NON ci accorgiamo dell'assenza, del pur annunciato nei comunicati, Cecchi Paone (poco male), destinto forse a dare quell'immancabile tocco galmour in più.
L'unico momento da salvare, a mio parere, è l'intevento di Flavia, una della proprietarie del Coming, che spiega a tutti l'accaduto e la sensazione provata di paura e rabbia.

Poi ci dobbiamo rassegnare all'elenco infinito di sigle e singoli che hanno aderito alla manifestazione. Dopo l'intervento, anch'esso non memorabile ma almeno conciso, di Aurelio Mancuso, anche quei pochi esponenti del movimento non Arcigay chiamati sul palco nell'illusione di dover parlare (mentre in noi si affacciava la paura di una maratona di discorsi stile pride) hanno abbandonato il palco e lasciato modo al solerte Fabrizio Marrazo di passare al tributo ai rappresentanti politici che hanno aderito, riservando a ciascuno un riferimento personale all'impegno, una menzione al ruolo o alla carica ricoperti, un riconoscimento dei risultati (pochi) ottenuti.
Da segnalare i calorosi riferimenti ad Anna Paola Concia (già "protagonista" del mio blog) e L'assessore Rodano "che hanno reso possibile l'incontro delle Associazioni sportive gay a Roma nei prossimi giorni", a Gian Paolo Silvestri, che avendo ottenuto al Senato il risultato del diritto di asilo per i gay che provengono da paesi che li perseguitano - cosa prevista anche da regolamento UE per la verità - "è stato uno dei pochi a portare a casa un risultato concreto e dimostra, quindi, come avere rappresentanti eletti gay sia utile e necessario per avanzare i nostri diritti, è grazie a loro se oggi abbiamo tutti questi risultati".
Poi l'iperbole su Nicola Zingaretti (oggi candidato alla presidenza della Provincia di Roma), che - pur non avendo fatto molto di concreto per la comunità glbt negli anni, non essendo neanche intervenuto, quale neoeletto segratario regionale, a sostenere il voto positivo del PD capitolino sul Registro delle Coppie di fatto (o a stigmatizzare il voto contrario) - è, secondo Marrazzo, "un punto di riferimento molto aperto e disponibile all'ascolto , di cui vi garantisco personalmente l'affidabilità e di cui possiamo fidarci per tutte le nostre richieste" (e il trasporto nel dirlo è tale che quasi gli si ingrabugliano le frasi e le parole).
Proprio quando mi stavo rassegnado ad assistere alla solita sfilata di parole e persone, a un inutile presenzialismo; insomma a una marchetta di sapore pre-elettorale più che a una manifestazione contro l'omofobia, ecco il colpo di scena!
Al nome di Fausto Bertinotti, scatta dal pubblico una Helena Velena, inviperita contro il presidente della Camera (Per chi non conoscesse il personaggio Helena è una TransGender, conosciuta pe il suo stile di forte impatto, frustino, pelle e borchie, una teoriche italiane del gender e del punk, carattere irrascibile e infiammabile, retorica sincopata e rabbiosa, piuttosto anarco-individualista, che aveva contestato la scelta di Rifondazione di candidare Vladimir Luxuria in Parlamento), che a muso duro interrompe e contesta Marrazzo, incontenibile (lei), basito e interdetto lui; soprattutto, dà la stura a degli altri ragazzi, tutti con bandiere Arcigay, che urlano "NON VOTO, NON VOTO, NON VOTO".
Un Marrazzo, visibilmente imbarazzato, balbettante e infastidito, terreo, prosegue rapidamente alla conclusione della lista ("dimencando" non a caso Rutelli) e poi prova, intartagliandosi, a cavalcare e ricondurre all'ovile il dissenso registrato: "Il governo ci ha delusi: devono salire i politici che fanno delle cose che chiediamo se non le fanno non devono salire, ecco" mi sembra il senso dell'intervento... ma ormai tra la folla nessuno lo ascolta più o si commenta l'accaduto o non si riesce a trattenere il riso, e Marrazzo lascia il palco alla musica, irrigidito e senza fare nessun altro riferimento all'attacco al Coming, per il quale in finale saremmo dovuti essere lì (non certo, con tutto il dovuto rispetto, per ascoltare le sue indicazioni di voto).
Intanto una prima risposta l'ha ricevuta proprio Zingaretti, che poco prima avevo sentito ostentare sicurezza di fronte a un'esponente del movimento, che gli segnalava come il clima generale a Roma tra gay e lesbiche, soprattutto con la candidatura Rutelli, era deluso e per l'astenzione. Il candidato alla Provincia, forse fiducioso nel sostegno del Marrazzo, scuoteva marpione la testa, gli occhi a fessura: "non credo"...
Chissà se è andato a letto con la stessa sicurezza.
Nel complesso, direi, un'ulteriore occasione perduta; un modo di manifestare che contribuisce a farci perdere complessivamente di credibilità politica e sociale e che deve indicarci una linea di frattura per il futuro.
Anche come associazione occorerà riflettere: il Circolo Mario Mieli non poteva non aderire per segnalare l'accaduto e per solidarietà alle porprietarie del Coming, ma in futuro, di fronte a piattaforme non chiare e a iniziative discutibili, credo che si debba nettamente marcare la distanza.
Ero perplesso dapprinvicio sul significato di un sit in di risposta a un fatto così grave a ben 5 giorni dall'evento. Col senno di poi appare chiaro che quei giorni servivano a ordinare e montare un palco, raccogliere adesioni e consensi, costruire la scaletta di un minishow, incontrare Rutelli, etc...
Tutte cose più che leggittime, ma che con l'attentato incendiario e con l'omofobia c'entran poco o nulla (e non è il caso di strumentalizzare anche la lotta all'omoobia con il clima che già si respira).
Come, a ben vedere, non c'entra nulla neanche l'ostinazione a voler chiamare un tratto di strada "Gay Street", cosa che, contrariamente a quel che si dice, non esiste nel resto del Mondo. Parigi ha il Marais, Madrid ha Chueca, San Fransisco Castro e così via... tutti questi quartieri sono nati spontaneamente, senza autorizzazioni municipali e senza sindaci o amministrazioni locali da ringraziare o sostenere, e nessuno li chiama diversamente da come si sono sempre chiamati: coi loro nomi.
Anche la via San Giovanni in Laterano, il Coming e, pian piano, gli altri bar ed esercizi intorno, sono stati "scelti" dalla comunità glbt romana senza che nessuno li abbia autorizzati o ci debba mettere necessariamente una targa sopra.

Rutelli: No alle Unioni Civili

La risposta di Rutelli, a mezzo stampa, ai "dubbi" sul suo programma nei nostri confronti, alle pressioni in proposito della Sinistra Arcobaleno e alla lettera della sua "amica" Cristiana, non si è fatta attendere; ed è stata meno ambigua di quel che temevamo.

Il Registro delle coppie di fatto a Roma non s'ha da fare!
"Le unioni civili non saranno nel programma. Questa proposta non ci sarà per il semplice motivo che è una proposta che le stesse forze della Sinistra Arcobaleno sanno bene che bisogna proporle su basi nuove". Così dichiara il candidato Rutelli, anche se il motivo dell'esclusione sembra tanto evidente solo a lui.

E dire che solo ieri una delegazione di Arcigay Roma, capitanata dall'iperattivo Fabrizio Marrazzo, aveva incontrato il candidato sindaco presentandogli le sue richieste tra cui quella "valutare la proposta di inserire nel programma l'approvazione delle Unioni civili".

Solo per dovere di cronaca e correttezza storica vorrei ricordare che lo stesso Marrazzo, quando tutte le altre associazioni romane (tranne Arcigay) avevano avviato la raccolta firme per la promozione di un registro a Roma aveva dichiarato a Repubblica che questa era un'iniziativa inutile perché lui aveva già proposto in Regione Lazio una legge generale sulla questione che sarebbe stata approvata a breve e rendeva il Registro a Roma superato e inutile.
A quasi un anno di distanza, senza che si sappia più nulla della fantomatica legge regionale, ha forse cambiato idea e ha deciso di farsi portavoce unico di questa richiesta verso il "credibile candidato laico" Rutelli.

Ma non poteva mancare nell'elenco la "pedonalizzazione della «Gay Street», che si trova nel quartiere San Giovanni, per farla diventare un punto di incontro tra le persone, la tutela e l'accesso ai servizi comunali anche per le coppie di fatto, eterosessuali e gay, l'incremento dei servizi che tengano conto dei bisogni delle persone lesbiche, gay e trans; la lotta all'omofobia e alla transfobia nella pubblica amministrazione e nelle scuole; il riconoscimento degli spazi di aggregazione, di socialità e di visibilità".

Al termine dell'incontro Fabrizio Marrazzo sembrava esprimere soddisfazione: "Rutelli ci ha detto di essere disponibile a valutare forme di regolamentazioni che eliminino ogni discriminazione verso gay, lesbiche e trans. Possiamo lavorare e valutare con lui queste forme alternative, indipendentemente da nome e forma giuridica". Quindi gli è apparso credibile manifestare la speranza "che queste istanze saranno esplicitate in modo chiaro e preciso nel programma".
Speranza subito soddisfatta dal solerte Rutelli: NO. Come si suol dire più più esplicito, chiaro e preciso di così si muore!