So bene che le mail, soprattutto se dai toni poco istituzionali sono pressoché inutili. Ma a volte anche semplicemente sfogarsi e dire chiaro e tondo quel che si pensa non è un puro esercizio retorico , ma offre una certa soddisfazione. E forse può aiutarli a capire che hanno toccato il fondo!
Ad ogni modo ieri, in piena incazzatura, ho scritto una lettera decisamente sopra le righe inviandola a quasi tutti i parlamentari del PD.
Non sarà un modello di finesse, ma mi sono sentito meglio dopo aver premuto il tasto invio.
La cosa che continua a darmi davvero tanto, ma tanto fastidio, più ancora delle parole della Binetti, cui non ci si può mai abituare, ma che almeno conosciamo bene, è il fiorire di tutte queste solidarietà, di questi fermi oppositori di ogni discriminazione (dov'erano nascosti prima?) ma anche strenui difensori della libertà di opinione (deformata a loro uso e consumo) e del pluralismo del partito.
Tutti questi che oggi si levano indignati a difesa della povera vittima Binetti maltrattata e che ieri, quando lei insultava gli omosessuali - milioni di cittadini italiani - tacevano tranquilli.
Quel Veltroni - Cialtroni - che decide di intervenire dopo una settimana non per censurare la Binetti ma solo per mettere un argine al montare delle polemiche.
Il resto, salvo poche encomiabili eccezioni, tutti zitti, ignavi, pusillanimi!
Ricordo che stasera a Muccassassina parte l'OPERAZIONE BINETTOFILIA e che potete anche voi continare a telefonare, mandare mail al PD e a Veltroni e a Querelare la Binetti!
Ecco la mail:
Siete tutti sempre più vergognosi. Un partito circo dell’ovvio e del populismo che pretende di combattere l’omofobia nel Paese accettandola nel vostro partito in nome di una presunta libertà di opinione che non sapete neppure cosa sia.
Se io dicessi mai che la lobby ebraica internazionale vuole abbattere il Parlamento potrei secondo voi farlo in nome della libertà di parola così come posso affermare l’assurdità che dall’omosessualità deriva la pedofilia?
Forse visto che l’ignobile Binetti parlava di preti pedofili poteva con più credibilità sostenere che il sacerdozio porta alla pedofilia con il medesimo passaggio logico.
Siete sempre più vergognosi. Adesso vi scatenate pure con le assurde manifestazioni di solidarietà alla Binetti che insulta e offende. Castagnetti, Lucà, Bobba, siete vomitevoli! Tutti schierati nella lotta contro le discriminazioni e l’omofobia? Nessuno se ne era mai accorto … come mai? Siete degli ipocriti che purtroppo noi cittadini stipendiamo lautamente per insultarci e prenderci in giro!
Fassino si accalora scandalizzato per dire che siete contro i matrimoni gay, come fosse una cosa del tutto inconcepibile, mentre magari non lo volete proporre, perché non avete coraggio e non sapete in cosa credere, ma si tratta di uguaglianza di diritti che altri Paesi Europei, governati da partiti riformisti socialdemocratici (e non da 40 ladroni) hanno già da tempo … VERGOGNA, VERGOGNA FASSINO
E Walter Cialtroni è il peggiore di tutti, capace solo di ipocrite buone parole e nessun fatto! Ogni volta che vedo comparire la tua faccia da qualche parte non riesco a trattenermi da andare al WATER a vomitare. Avrei preferito avessi mantenuto la (falsa) promessa di andare in Africa… ma poi penso poveri bambini africani hanno già abbastanza problemi e non hanno fatto nulla di male per meritarsi uno come te!
VERGOGNA, VERGOGNA CIALTRONI
Voi tutti giocate con la dignità e le vite di milioni di cittadini, in difesa di una vostra collega amica di casta. Siete come Robin Hood all’incontrario!
VERGOGNATEVI TUTTI!!
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venerdì 7 novembre 2008
martedì 4 novembre 2008
Binettofilia
Prosegue la mobilitazione sulle affermazioni omofobe di Paola Binetti. In queste ore le iniziative e i comunicati si sono moltiplicati, mentre le scuse e i contrattacchi della deputata riescono solo a buttare altra benizina sul fuoco della polemica.Il banale vittimismo di chi imporopriamente si appella alla libertà di opinione di fronte a quella che è una vera e propria diffamazione riceve però anche qualche sponda. Da un lato abbiamo i solito espoenti cattolici del PD (da Tonini a Castagnetti), cu si aggiunge in queste ore il segretario Veltroni, dall'altro abbiamo la lettera aperta di Imma Battaglia, che, a mio paerere, sembra aver perso definitivamente la bussola.
Dall'altro lato monta la protesta e la reazione di cittadini e militanti dl PD. Un gruppo su Facebook intitolato "Fuori la Binetti dal PD" ha raccolto in poche ora oltre 2000 adesioni e 200 interventi indignati.
Su questa scia prosegue la campagna del Circolo Mario Mieli di querela e mail al PD alla quale si aggiunge una nuova e ironica campagna di cartoline, intitolata BINETTOFILIA.
Invieremo migliaia di cartoline in cui ciascuno, esercitando pienamente la sua libertà di pensiero, potrà scrivere fuori dai denti e dal politically correct ciò che pensa della Binetti!
(Segue comunicato del Circolo Mario Mieli)
La deputata democratica Paola Binetti ritiene suo giusto diritto poter esprimere liberamente, in nome della libertà di espressione e di pensiero, le sue opinioni sull’omosessualità. Poco importa se queste sono scarsamente fondate su basi scientifiche, false, frutto di radicati pregiudizi ideologici e offensive per milioni di persone che ne sono colpite.
Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, da sempre difensore delle libertà civili si schiera con decisa ironia a fianco della parlamentare teodem e alle iniziative già in corso, affianca una nuova straordinaria campagna di cartoline: “BINETTOFILIA – il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli a fianco di Paola Binetti per la libertà di opinione”.
Per due settimane alla nostra festa di Muccassassina e presso la sede dell’associazione, utilizzeremo migliaia di cartoline per raccogliere i giudizi e il pensiero sull’onorevole Binetti, liberamente espressi da lesbiche, gay, trans e dai nostri amici eterosessuali. Le cartoline così raccolte in una super MUCCABINETTI saranno quindi spedite con tassa a carico del destinatario alla sede del Partito Democratico, come contrappasso per la “tassa” che Veltroni e Rutelli hanno fatto pagare a tutti noi inviando l’onorevole Binetti in Parlamento.
Siamo certi che la deputata Paola Binetti saprà accogliere con cristiana benevolenza anche i giudizi più duri e gli insulti più grevi e graffianti che qualcuno vorrà farle pervenire nel pieno rispetto della libertà di opinione di cui si è fatta portabandiera.
Naturalmente, in piena incoerenza, proseguiamo con la campagna di querela alla Binetti e di invio di mail e telefonate al Partito Democratico (info su http://www.mariomieli.org/).
BINETTOFILIA: esprimi liberamente il tuo pensiero su Paola Binetti anche TU. Siamo protagonisti dei nostri diritti.
Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, da sempre difensore delle libertà civili si schiera con decisa ironia a fianco della parlamentare teodem e alle iniziative già in corso, affianca una nuova straordinaria campagna di cartoline: “BINETTOFILIA – il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli a fianco di Paola Binetti per la libertà di opinione”.
Per due settimane alla nostra festa di Muccassassina e presso la sede dell’associazione, utilizzeremo migliaia di cartoline per raccogliere i giudizi e il pensiero sull’onorevole Binetti, liberamente espressi da lesbiche, gay, trans e dai nostri amici eterosessuali. Le cartoline così raccolte in una super MUCCABINETTI saranno quindi spedite con tassa a carico del destinatario alla sede del Partito Democratico, come contrappasso per la “tassa” che Veltroni e Rutelli hanno fatto pagare a tutti noi inviando l’onorevole Binetti in Parlamento.
Siamo certi che la deputata Paola Binetti saprà accogliere con cristiana benevolenza anche i giudizi più duri e gli insulti più grevi e graffianti che qualcuno vorrà farle pervenire nel pieno rispetto della libertà di opinione di cui si è fatta portabandiera.
Naturalmente, in piena incoerenza, proseguiamo con la campagna di querela alla Binetti e di invio di mail e telefonate al Partito Democratico (info su http://www.mariomieli.org/).
BINETTOFILIA: esprimi liberamente il tuo pensiero su Paola Binetti anche TU. Siamo protagonisti dei nostri diritti.
Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
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mercoledì 8 ottobre 2008
Imma-tura, Imm-odesta Battaglia: puntata 2
A quanto già appena detto si viene ad aggiungere una vera e propria bulimia comunicativa di Imma Battaglia, che in una settimana ha rilasciato almeno tre interviste a tutto campo(Babilonia, Ergo Sum Magazine, Panorama) sui temi della nostra attualità e di strategia complessiva del movimento.
In queste interviste possiamo rileggere in altra forma la stessa storia di Merlo e del vittimismo gayo, ma troviamo qui anche notevoli novità e una serie di imprecisioni, falsità e mistificazioni da fare rabbrividire.
Per non dire del modello comunicativo tutto centrato sull’Io (EGO) e su alcuni scivoloni concettuali senza precedenti.
L’intervista a Bibilonia comincia da Vladimir, di cui Battaglia dice: “lui è una persona di spettacolo, se vogliamo anche volgare e popolare, non certo raffinata: il suo posto all’Isola è perfetto”. Tradotto: una persona volgare in un posto volgare… e questo per appoggiarla.
Subito dopo, però, sulla sua candidatura al Parlamento, giudicata “inappropriata perché non ha fatto l’operaio, non è stato in fabbrica, si è prostituito. Cosa c’entra con quell’ideologia”. Troppo volgare per il Parlamento? Forse la Battaglia non si è accorta che anche per Rifondazione Comunista è arrivato il 2000, forse non ha letto Gramsci e la sua idea di Partito come Moderno Principe, forse non sa che neppure Engels e Marx e Lenin erano operai (anzi il primo era addirittura imprenditore); che poi Imma si sia opposta alla candidatura per ragioni di purezza ideologica comunista fa ridere persino i polli.
E, infatti, alla domanda successiva sui movimenti omosessuali si affretta a chiarire che “bisogna smetterla di urlare” – pensate alle sue urla dal palco del Pride 2007? – “e mantenere posizioni antagoniste. Io sono anche per l’incoerenza quando questa mi aiuta al confronto. Sono completamene contraria alle ideologie”. Ma davvero? E quanto hai appena detto? A va be’ , ma ci ha anche messo in guardia sull’incoerenza, quindi possiamo salvare capre e cavoli!
Dalle sue parole vaticinanti apprendiamo poi che nel 2000 “il mondo e la società erano pronti; non lo è stato invece il nostro modo vittimista, pietistico, scheccante, implorante. Tutto questo ha sortito l’effetto negativo”. Interessante quando si fa un po’ di autocritica, anche perché del movimento degli ultimi 10-15 anni lei decisamente ne sa qualcosa, essendo passata senza soluzione di continuità dalla presidenza del Circolo Mario Mieli a quella del DiGayProject, associazione che ha fondato “attorno a sé”.
Che il movimento abbia fatto degli errori è, secondo me, evidente - altrimenti avremmo dei diritti come in quasi tutti i paesi europei - comprese le divisioni e i divismi di cui parla nella stessa intervista (ma che con la sua scelta di uscire da Mario Mieli fondando un’associazione molto centrate sulla sua persona ha senza dubbio contribuito pesantemente ad accentuare, almeno a Roma). Che però si usi l’aggettivo scheccante per stigmatizzare certi toni pietistici non lo digerisco proprio, perché assume il linguaggio discriminatorio della società per cui la colpa è essere “effeminato”, “checca”, etc.
Oltretutto, un'analisi seria dei limiti e degli errori del movimento andrebbe forse sviluppata in altri modi piuttosto che tramite un'intervista così generica, ma questo attiene alla sua libera valutazione.
Sorvoliamo la questione dei parlamentari e dei rappresentati glbt nelle istituzioni che andrebbe ripensata, e passiamo alle indicazioni che Imma concede magnanimamente ad Arcigay: non ci sono dubbi “Forzare a destra”; e perché? Semplice, perché a Roma, con Alemanno, ci è stato concesso di fare Pride e Village. Tutto come prima insomma (non che prima la situazione fosse d'idillio); contrariamente a chi si aspettava le camice nere e l’olio di ricino per le strade. E va bene accontentarsi, ma qual è il passaggio logico?
Parlando di nuove leadership del movimento la nostra Cassandra ci informa che “necessitiamo di persone più libere, fresche, giovani”. Una sorpresa, se consideriamo che lasciò il Circolo Mario Mieli per l’impossibilità statutaria di essere riconfermata ancora alla presidenza e ha, quindi, fondato un’associazione che la vede ininterrottamente a presidente dalla sua nascita ad oggi. Senza dubbio Imma Battaglia è una delle leader di movimento, che ricopre una massima carica istituzionale da più tempo con continuità. Più di Aurelio Mancuso, presidente di Arcigay da solo un paio d’anni, di Franco Grillini e Sergio Lo Giudice, che lo hanno preceduto e mantengono solo una carica onorifica, di Dall’Orto che fa della sua penna e del suo acume la sua autorevolezza, di Rossana Praitano Presidente del Circolo Mario Mieli. Allora, immaginiamo, che, se non giovane e fresca, sicuramente si ritiene la più libera o, forse, queste indicazioni non valgono per sé stessa e per la sua associazione!
Ma quello che mi sembra un autentico delirio arriva quando si parla di Pride. In primo luogo la vediamo rispolverare la sua decantata laurea in matematica per avvisarci che i numeri dichiarati dagli organizzatori dei Pride di Bologna e Roma sono falsi, che per questa ragione falliamo la nostra visibilità di piazza e bisogna, quindi, “pensare seriamente come devono essere fatti i Gay Pride”. In che senso? La risposta secca è che il Pride “Non può essere il Mario Mieli con quell’ideologia antagonista che ha e neppure Facciamo Breccia”. Naturalmente perché il Mieli abbia un’ideologia antagonista non ce lo spiega (questa dell’ideologia sembra un vero grimaldello logico buono per tutte le occasioni del Battaglia pensiero), è lei a garantircelo.
Anche se poi una cosa la vorrei proprio chiedere a Imma: perché se il Pride dell’anno scorso era così ideologico e antagonista da spingerti a non aderire e a non manifestare, ti sei ugualmente presentata in Piazza della Repubblica a farti intervistare dai giornali e dalle TV per dire che il Pride era antagonista e non ti rappresentava e che c’era poca gente? Se non sei d’accordo va benissimo, ma a quel punto stai coerentemente a casuccia e non rompere le uova nel paniere a chi crede in quella cosa e si impegna per la sua riuscita, no? E poi la visione unitaria implicherebbe la ricerca in modo costruttivo di una piattaforme comune, accettando anche che le proprie posizioni non vengano accolte dalla maggioranza. Se ogni volta che le nostre posizioni non vengono accolte (e capita spesso all'interno di un movimento plurale) sbattiamo la porta, addio unità e addio dialogo. A meno per movimento unito non pretendi che ci si riduca AD UNUM cioè a te, IMMA BATTAGLIA.
Comunque sia, ecco il nuovo passaggio del ragionamento. Siccome il Pride va ripensato “Io ho deciso, con Di’Gay Project, di provare un percorso diverso. La prima iniziativa che lanciamo da queste pagine è questa sorta di atto che chiameremo “Atto d’Amore”. Il nostro avvocato ha preparato un contratto che renderemo disponibile gratuitamente online. Le persone potranno accedere a questo contratto che contempla anche regole. Sarà accompagnato da una serie di azioni, compreso il testamento, in maniera assolutamente certo così da tutelare le persone anche in caso di controversie legali”.
Se fossi Di Pietro direi “che c’azzecca?” parlavamo di Pride no? Che vuoi dire? “Stiamoci a casa facciamoci i nostri bei contrattini privati diligentemente preparati dai legali di DGP e pensiamo alle nostre faccende private, alla nostra eredità a stabilire cosa si potrà dire di noi quando saremo morti?” Ecco l’uovo di Colombo! E noi che pensavamo di voler lottare per dei diritti, poveri stupidi ci ha pensato Mamma Natale Imma coi suoi “Atti D’Amore”, e vissero tutti felici e contenti!
Credete di avere toccato il fondo? Non ancora, abbiate pazienza! Appassionatosi a queste iniziative, l’intervistatore di Babilonia, Mario Cirrito, chiede se il DGP abbia progetti contro il bullismo e la discriminazione. “Sul bullismo abbiamo questa iniziativa che è la tesi di laurea Maria Baiocchi che sta diventando sempre più importante nelle università. Il testo che editiamo Homo Sapiens vorremmo renderlo sempre più fruibile ad un pubblico non necessariamente accademico”.
Benissimo, ho sempre ritenuto questa una splendida idea per stimolare la ricerca sulle tematiche relative all’omosessualità e premiare giovani ricercatori coraggiosi. Il dubbio, però, mi attanaglia. Sa Battaglia cosa sia il bullismo? Cosa c’entra un premio di tesi di laurea con i ragazzini picchiati e bullizzati alle medie e alle superiori o persino all’università? Che pignoli che siamo; poco importa, aveva voglia di dirci che fa questo e ce l’ha detto, un po’ come quando Berlusconi, rispondendo a Vespa sulla giustizia, dice che abbasserà le tasse e farà il ponte sullo Stretto.
Voglio terminare questo breve excursus sull’intervista a Babilonia riportando una domanda, e relativa risposta, di cui potrei anche infischiarmene, riguardano l’organizzazione sociale di DGP, e che invece voglio eleggere a test della credibilità di quanto sostenuto da Imma qui e altrove. Domanda: Quanta gente gira intorno alla tua associazione?
“Oltre a coloro che si occupano dell’organizzazione una sessantina di persone che vanno e vengono. Noi non tesseriamo, essendo io contraria a tessere e partiti, figurati se ripropongo la stessa cosa in Di’Gay Project. Cerco di aggregare le persone attorno a dei progetti”. Bene e che posso avere da ridire in proposito? Nulla… Se fosse vero. Basta infatti seguire il link per arrivare alla pagina del sito di DGP in cui è proposto il tesseramento.
Imma, ma pensi davvero che abbiamo tutti l’anello al naso? Da laureata in matematica dovresti sapere che in tempi di comunicazione telematica è davvero troppo semplice verificare le informazioni. E che senso ha propinarci una bugia tanto banale e inutile?
Più rapida può essere la lettura dell’Intervista di Vlaeria Gandus a Imma Battaglia per Panorama. Questa più che un’intervista sembra una sorta di apologia. Quanto è brava, bella, laureata in matematica, donna in carriera di successo nell’impresa americana, profetica, aperta, lungimirante, sportiva, antidogmatica, promotrice del World Pride e del Gay Village, ricca, di successo, con una compagna bellissima attrice e un salotto coloratissimo. Leggiamo però tra le altre cose che “E sempre lei a presiedere il Circolo Mario Mieli, storico punto di riferimento del movimento omosessuale romano, dotandolo fra l’altro (prima di dimettersi per insanabili contrasti con l’establishment gay) di un’eccentrica appendice: la celebre discoteca Mucca assassina dove si esibiva un certo Vladimir Luxuria”. Quanta grazia!
Lasciamo perdere la storia dell’establishment gay, visto che andrebbe più prosaicamente tradotto in un contrasto nel direttivo dell'associazione (composto di 5 persone incluso il Presidente), che, dopo le sue dimissioni, si è concluso con un bagno di democrazia in cui l’assemblea dei soci, a maggioranza, stabilì che non poteva ricandidarsi a leader dell’associazione (lo statuto prevedeva la ineleggibilità per oltre due mandati consecutivi). Ma passiamo alla matematica: quest’anno Muccassassina ha appena inaugurato la sua 18esima stagione, ergo anche senza la prestigiosa laurea in matematica di Imma riusciamo a fare due conti e capire che lei non era Presidente nel 1990 quando la serata ha mosso i suoi primi fortunati passi. Del resto anche il World Pride è stato promosso e sostenuto dall’associazione nel suo complesso, quindi non solo da lei, ma dai volontari e soci e naturalmente finanziato in gran parte grazie alla festa di Muccassassina: appare quindi scorretto attribuirsi il merito in termini individualistici. Peccati veniali di superbia forse…
Sempre nell’articolo apprendiamo che “la parte più politicizzata del movimento” che adesso la ostacola nel suo trasversalismo acrobatico a destra (eppure io barricate non ne ho viste) è “la stessa che aveva espulso la Presidente di Arcilesbica Francesca Grossi per aver chiesto, insieme con altre associazioni, un incontro con il neosindaco Gianni Alemanno”. Da quando in qua qualcuno espelle la presidente di Arcilesbica (Roma) dal movimento? Piuttosto Imma avrebbe potuto e dovuto spiegare all’ingenua giornalista che il direttivo di Arcilesbica Roma ha espulso al sua Presidente per avere preso una decisione così importante al di fuori delle procedure democratiche della loro associazione. Capisco che a una Battaglia abituata a fare la Presidente padrone del suo Di’GayProject un concetto come procedure democratiche di assunzione di una decisione possa risultare indigesto e di difficile comprensione, ma non si può neanche mistificare parlando in modo generico di “parte più politicizzata del movimento” (simile "all'establishment gay" di prima). Anche perché, che il movimento gay faccia politica e intervenga sulla scena politica è naturale e sarebbe forse assurdo il contrario… e allora se si parla di movimento politicizzato gradiremmo capire in che senso! Nel senso che ha posizioni e idee politiche diverse dalle sue?
Sulla polemica Merlo di cui la giornalista le ricorda i contorni. Imma ribadisce che non esistono discriminazioni ma che DGP esiste per aiutare i giovani a crescere senza soffrire (e per cosa se non esiste discriminazione?)
Per fortuna che irrompe sulla scena la sua compagna “giovane e bellissima attrice” a chiarirci (e chiarirle) le idee, Imma dice: “Noi, per esempio, vorremmo regolarizzare la nostra posizione e la mia compagna non ne può più di essere costretta dal clima machista e maschilista imperante in tv a nascondere la sua omosessualità. Il primo è un problema legale, il secondo culturale, ma a tutti e due c’è un rimedio: basta smetterla di lamentarsi e agire”. Wow, ma non aveva detto prima che non c’è discriminazione? E non avevamo tutti appreso a memoria dai suoi legali la lezione dell’ Atto d’Amore per mettere a posto i nostri problemi di coppia su un piano legale?
Imma, orsù, segui i tuoi consigli e smettila di piagnucolare sul machismo in televisione e l’impossibilità di regolarizzare il tuo rapporto d’amore, dì alla tua bellissima compagna di fare coming out sul lavoro, poi andate a firmare il vostro Atto d’Amore e tutto va a posto! Perché poi non dai il buon esempio di contrasto al divismo delle leadership omosessuali e ti acquieti un po’?
Certo, se persino la tua splendida compagna non si sente abbastanza forte per vincere il clima di machismo nel suo ambiente lavorativo come fai a dire che non esiste discriminazione pensando anche a chi non ha neppure fatto il tuo stesso percorso di auto-affermazione? In finale come pensi di fare politica per tutti guardando solo al tuo ombelico, al mondo immaginario e al tuo percorso autocelebrativo a cui manca solo l’assunzione in cielo in gloria?
Una sola cosa mi sembra chiara in tutta questa vicenda: questa rinnovata visibilità mediatica di Imma Battaglia è assolutamente coerente e funzionale al nuovo clima politico in cui ogni cosa può essere detta e sdoganata senza destare scandalo e sorpresa, senza bisogno di ulteriore conferma della presunta autorevolezza autoreferenziale di chi parla, in cui la stampa rinuncia al suo ruolo di mediazione e di verifica delle informazioni e, per fare notizia e politica, si inseguono le ipertrofie dell’Ego di certi personaggi piuttosto che le idee.
A leggere queste interviste sembra di sentire Berlusconi che ci racconta di quando era operaio, di come si è fatto da solo, di come sia incompreso, dei suoi nemici ideologizzati, delle sue capacità taumaturgiche e profetiche, di come chi si oppone a lui non abbia ragione di esistere politica e legittimità democratica. Ci sembra di sentire Maria Antonietta che invita il popolo senza pane a magiare brioche!
Per concludere con un concetto politico che poi sta alla base, credo, di questa telenovela.
Dialogo a destra, al centro a sinistra, confronto con tutti e con i rappresentanti delle istituzioni, ma soprattutto, voglio dire con la società, l’opinione pubblica, i cittadini: bene.
Ma dialogo vuol dire avere posizioni chiare e richieste da rappresentare a tutti coerentemente e in modo univoco, non dire a ciascuno ciò che vuole sentirsi dire. Questo non è dialogo, è piaggeria!
In queste interviste possiamo rileggere in altra forma la stessa storia di Merlo e del vittimismo gayo, ma troviamo qui anche notevoli novità e una serie di imprecisioni, falsità e mistificazioni da fare rabbrividire.
Per non dire del modello comunicativo tutto centrato sull’Io (EGO) e su alcuni scivoloni concettuali senza precedenti.
L’intervista a Bibilonia comincia da Vladimir, di cui Battaglia dice: “lui è una persona di spettacolo, se vogliamo anche volgare e popolare, non certo raffinata: il suo posto all’Isola è perfetto”. Tradotto: una persona volgare in un posto volgare… e questo per appoggiarla.
Subito dopo, però, sulla sua candidatura al Parlamento, giudicata “inappropriata perché non ha fatto l’operaio, non è stato in fabbrica, si è prostituito. Cosa c’entra con quell’ideologia”. Troppo volgare per il Parlamento? Forse la Battaglia non si è accorta che anche per Rifondazione Comunista è arrivato il 2000, forse non ha letto Gramsci e la sua idea di Partito come Moderno Principe, forse non sa che neppure Engels e Marx e Lenin erano operai (anzi il primo era addirittura imprenditore); che poi Imma si sia opposta alla candidatura per ragioni di purezza ideologica comunista fa ridere persino i polli.
E, infatti, alla domanda successiva sui movimenti omosessuali si affretta a chiarire che “bisogna smetterla di urlare” – pensate alle sue urla dal palco del Pride 2007? – “e mantenere posizioni antagoniste. Io sono anche per l’incoerenza quando questa mi aiuta al confronto. Sono completamene contraria alle ideologie”. Ma davvero? E quanto hai appena detto? A va be’ , ma ci ha anche messo in guardia sull’incoerenza, quindi possiamo salvare capre e cavoli!
Dalle sue parole vaticinanti apprendiamo poi che nel 2000 “il mondo e la società erano pronti; non lo è stato invece il nostro modo vittimista, pietistico, scheccante, implorante. Tutto questo ha sortito l’effetto negativo”. Interessante quando si fa un po’ di autocritica, anche perché del movimento degli ultimi 10-15 anni lei decisamente ne sa qualcosa, essendo passata senza soluzione di continuità dalla presidenza del Circolo Mario Mieli a quella del DiGayProject, associazione che ha fondato “attorno a sé”.
Che il movimento abbia fatto degli errori è, secondo me, evidente - altrimenti avremmo dei diritti come in quasi tutti i paesi europei - comprese le divisioni e i divismi di cui parla nella stessa intervista (ma che con la sua scelta di uscire da Mario Mieli fondando un’associazione molto centrate sulla sua persona ha senza dubbio contribuito pesantemente ad accentuare, almeno a Roma). Che però si usi l’aggettivo scheccante per stigmatizzare certi toni pietistici non lo digerisco proprio, perché assume il linguaggio discriminatorio della società per cui la colpa è essere “effeminato”, “checca”, etc.
Oltretutto, un'analisi seria dei limiti e degli errori del movimento andrebbe forse sviluppata in altri modi piuttosto che tramite un'intervista così generica, ma questo attiene alla sua libera valutazione.
Sorvoliamo la questione dei parlamentari e dei rappresentati glbt nelle istituzioni che andrebbe ripensata, e passiamo alle indicazioni che Imma concede magnanimamente ad Arcigay: non ci sono dubbi “Forzare a destra”; e perché? Semplice, perché a Roma, con Alemanno, ci è stato concesso di fare Pride e Village. Tutto come prima insomma (non che prima la situazione fosse d'idillio); contrariamente a chi si aspettava le camice nere e l’olio di ricino per le strade. E va bene accontentarsi, ma qual è il passaggio logico?
Parlando di nuove leadership del movimento la nostra Cassandra ci informa che “necessitiamo di persone più libere, fresche, giovani”. Una sorpresa, se consideriamo che lasciò il Circolo Mario Mieli per l’impossibilità statutaria di essere riconfermata ancora alla presidenza e ha, quindi, fondato un’associazione che la vede ininterrottamente a presidente dalla sua nascita ad oggi. Senza dubbio Imma Battaglia è una delle leader di movimento, che ricopre una massima carica istituzionale da più tempo con continuità. Più di Aurelio Mancuso, presidente di Arcigay da solo un paio d’anni, di Franco Grillini e Sergio Lo Giudice, che lo hanno preceduto e mantengono solo una carica onorifica, di Dall’Orto che fa della sua penna e del suo acume la sua autorevolezza, di Rossana Praitano Presidente del Circolo Mario Mieli. Allora, immaginiamo, che, se non giovane e fresca, sicuramente si ritiene la più libera o, forse, queste indicazioni non valgono per sé stessa e per la sua associazione!
Ma quello che mi sembra un autentico delirio arriva quando si parla di Pride. In primo luogo la vediamo rispolverare la sua decantata laurea in matematica per avvisarci che i numeri dichiarati dagli organizzatori dei Pride di Bologna e Roma sono falsi, che per questa ragione falliamo la nostra visibilità di piazza e bisogna, quindi, “pensare seriamente come devono essere fatti i Gay Pride”. In che senso? La risposta secca è che il Pride “Non può essere il Mario Mieli con quell’ideologia antagonista che ha e neppure Facciamo Breccia”. Naturalmente perché il Mieli abbia un’ideologia antagonista non ce lo spiega (questa dell’ideologia sembra un vero grimaldello logico buono per tutte le occasioni del Battaglia pensiero), è lei a garantircelo.
Anche se poi una cosa la vorrei proprio chiedere a Imma: perché se il Pride dell’anno scorso era così ideologico e antagonista da spingerti a non aderire e a non manifestare, ti sei ugualmente presentata in Piazza della Repubblica a farti intervistare dai giornali e dalle TV per dire che il Pride era antagonista e non ti rappresentava e che c’era poca gente? Se non sei d’accordo va benissimo, ma a quel punto stai coerentemente a casuccia e non rompere le uova nel paniere a chi crede in quella cosa e si impegna per la sua riuscita, no? E poi la visione unitaria implicherebbe la ricerca in modo costruttivo di una piattaforme comune, accettando anche che le proprie posizioni non vengano accolte dalla maggioranza. Se ogni volta che le nostre posizioni non vengono accolte (e capita spesso all'interno di un movimento plurale) sbattiamo la porta, addio unità e addio dialogo. A meno per movimento unito non pretendi che ci si riduca AD UNUM cioè a te, IMMA BATTAGLIA.
Comunque sia, ecco il nuovo passaggio del ragionamento. Siccome il Pride va ripensato “Io ho deciso, con Di’Gay Project, di provare un percorso diverso. La prima iniziativa che lanciamo da queste pagine è questa sorta di atto che chiameremo “Atto d’Amore”. Il nostro avvocato ha preparato un contratto che renderemo disponibile gratuitamente online. Le persone potranno accedere a questo contratto che contempla anche regole. Sarà accompagnato da una serie di azioni, compreso il testamento, in maniera assolutamente certo così da tutelare le persone anche in caso di controversie legali”.
Se fossi Di Pietro direi “che c’azzecca?” parlavamo di Pride no? Che vuoi dire? “Stiamoci a casa facciamoci i nostri bei contrattini privati diligentemente preparati dai legali di DGP e pensiamo alle nostre faccende private, alla nostra eredità a stabilire cosa si potrà dire di noi quando saremo morti?” Ecco l’uovo di Colombo! E noi che pensavamo di voler lottare per dei diritti, poveri stupidi ci ha pensato Mamma Natale Imma coi suoi “Atti D’Amore”, e vissero tutti felici e contenti!
Credete di avere toccato il fondo? Non ancora, abbiate pazienza! Appassionatosi a queste iniziative, l’intervistatore di Babilonia, Mario Cirrito, chiede se il DGP abbia progetti contro il bullismo e la discriminazione. “Sul bullismo abbiamo questa iniziativa che è la tesi di laurea Maria Baiocchi che sta diventando sempre più importante nelle università. Il testo che editiamo Homo Sapiens vorremmo renderlo sempre più fruibile ad un pubblico non necessariamente accademico”.
Benissimo, ho sempre ritenuto questa una splendida idea per stimolare la ricerca sulle tematiche relative all’omosessualità e premiare giovani ricercatori coraggiosi. Il dubbio, però, mi attanaglia. Sa Battaglia cosa sia il bullismo? Cosa c’entra un premio di tesi di laurea con i ragazzini picchiati e bullizzati alle medie e alle superiori o persino all’università? Che pignoli che siamo; poco importa, aveva voglia di dirci che fa questo e ce l’ha detto, un po’ come quando Berlusconi, rispondendo a Vespa sulla giustizia, dice che abbasserà le tasse e farà il ponte sullo Stretto.
Voglio terminare questo breve excursus sull’intervista a Babilonia riportando una domanda, e relativa risposta, di cui potrei anche infischiarmene, riguardano l’organizzazione sociale di DGP, e che invece voglio eleggere a test della credibilità di quanto sostenuto da Imma qui e altrove. Domanda: Quanta gente gira intorno alla tua associazione?
“Oltre a coloro che si occupano dell’organizzazione una sessantina di persone che vanno e vengono. Noi non tesseriamo, essendo io contraria a tessere e partiti, figurati se ripropongo la stessa cosa in Di’Gay Project. Cerco di aggregare le persone attorno a dei progetti”. Bene e che posso avere da ridire in proposito? Nulla… Se fosse vero. Basta infatti seguire il link per arrivare alla pagina del sito di DGP in cui è proposto il tesseramento.
Imma, ma pensi davvero che abbiamo tutti l’anello al naso? Da laureata in matematica dovresti sapere che in tempi di comunicazione telematica è davvero troppo semplice verificare le informazioni. E che senso ha propinarci una bugia tanto banale e inutile?
Più rapida può essere la lettura dell’Intervista di Vlaeria Gandus a Imma Battaglia per Panorama. Questa più che un’intervista sembra una sorta di apologia. Quanto è brava, bella, laureata in matematica, donna in carriera di successo nell’impresa americana, profetica, aperta, lungimirante, sportiva, antidogmatica, promotrice del World Pride e del Gay Village, ricca, di successo, con una compagna bellissima attrice e un salotto coloratissimo. Leggiamo però tra le altre cose che “E sempre lei a presiedere il Circolo Mario Mieli, storico punto di riferimento del movimento omosessuale romano, dotandolo fra l’altro (prima di dimettersi per insanabili contrasti con l’establishment gay) di un’eccentrica appendice: la celebre discoteca Mucca assassina dove si esibiva un certo Vladimir Luxuria”. Quanta grazia!
Lasciamo perdere la storia dell’establishment gay, visto che andrebbe più prosaicamente tradotto in un contrasto nel direttivo dell'associazione (composto di 5 persone incluso il Presidente), che, dopo le sue dimissioni, si è concluso con un bagno di democrazia in cui l’assemblea dei soci, a maggioranza, stabilì che non poteva ricandidarsi a leader dell’associazione (lo statuto prevedeva la ineleggibilità per oltre due mandati consecutivi). Ma passiamo alla matematica: quest’anno Muccassassina ha appena inaugurato la sua 18esima stagione, ergo anche senza la prestigiosa laurea in matematica di Imma riusciamo a fare due conti e capire che lei non era Presidente nel 1990 quando la serata ha mosso i suoi primi fortunati passi. Del resto anche il World Pride è stato promosso e sostenuto dall’associazione nel suo complesso, quindi non solo da lei, ma dai volontari e soci e naturalmente finanziato in gran parte grazie alla festa di Muccassassina: appare quindi scorretto attribuirsi il merito in termini individualistici. Peccati veniali di superbia forse…
Sempre nell’articolo apprendiamo che “la parte più politicizzata del movimento” che adesso la ostacola nel suo trasversalismo acrobatico a destra (eppure io barricate non ne ho viste) è “la stessa che aveva espulso la Presidente di Arcilesbica Francesca Grossi per aver chiesto, insieme con altre associazioni, un incontro con il neosindaco Gianni Alemanno”. Da quando in qua qualcuno espelle la presidente di Arcilesbica (Roma) dal movimento? Piuttosto Imma avrebbe potuto e dovuto spiegare all’ingenua giornalista che il direttivo di Arcilesbica Roma ha espulso al sua Presidente per avere preso una decisione così importante al di fuori delle procedure democratiche della loro associazione. Capisco che a una Battaglia abituata a fare la Presidente padrone del suo Di’GayProject un concetto come procedure democratiche di assunzione di una decisione possa risultare indigesto e di difficile comprensione, ma non si può neanche mistificare parlando in modo generico di “parte più politicizzata del movimento” (simile "all'establishment gay" di prima). Anche perché, che il movimento gay faccia politica e intervenga sulla scena politica è naturale e sarebbe forse assurdo il contrario… e allora se si parla di movimento politicizzato gradiremmo capire in che senso! Nel senso che ha posizioni e idee politiche diverse dalle sue?
Sulla polemica Merlo di cui la giornalista le ricorda i contorni. Imma ribadisce che non esistono discriminazioni ma che DGP esiste per aiutare i giovani a crescere senza soffrire (e per cosa se non esiste discriminazione?)
Per fortuna che irrompe sulla scena la sua compagna “giovane e bellissima attrice” a chiarirci (e chiarirle) le idee, Imma dice: “Noi, per esempio, vorremmo regolarizzare la nostra posizione e la mia compagna non ne può più di essere costretta dal clima machista e maschilista imperante in tv a nascondere la sua omosessualità. Il primo è un problema legale, il secondo culturale, ma a tutti e due c’è un rimedio: basta smetterla di lamentarsi e agire”. Wow, ma non aveva detto prima che non c’è discriminazione? E non avevamo tutti appreso a memoria dai suoi legali la lezione dell’ Atto d’Amore per mettere a posto i nostri problemi di coppia su un piano legale?
Imma, orsù, segui i tuoi consigli e smettila di piagnucolare sul machismo in televisione e l’impossibilità di regolarizzare il tuo rapporto d’amore, dì alla tua bellissima compagna di fare coming out sul lavoro, poi andate a firmare il vostro Atto d’Amore e tutto va a posto! Perché poi non dai il buon esempio di contrasto al divismo delle leadership omosessuali e ti acquieti un po’?
Certo, se persino la tua splendida compagna non si sente abbastanza forte per vincere il clima di machismo nel suo ambiente lavorativo come fai a dire che non esiste discriminazione pensando anche a chi non ha neppure fatto il tuo stesso percorso di auto-affermazione? In finale come pensi di fare politica per tutti guardando solo al tuo ombelico, al mondo immaginario e al tuo percorso autocelebrativo a cui manca solo l’assunzione in cielo in gloria?
Una sola cosa mi sembra chiara in tutta questa vicenda: questa rinnovata visibilità mediatica di Imma Battaglia è assolutamente coerente e funzionale al nuovo clima politico in cui ogni cosa può essere detta e sdoganata senza destare scandalo e sorpresa, senza bisogno di ulteriore conferma della presunta autorevolezza autoreferenziale di chi parla, in cui la stampa rinuncia al suo ruolo di mediazione e di verifica delle informazioni e, per fare notizia e politica, si inseguono le ipertrofie dell’Ego di certi personaggi piuttosto che le idee.
A leggere queste interviste sembra di sentire Berlusconi che ci racconta di quando era operaio, di come si è fatto da solo, di come sia incompreso, dei suoi nemici ideologizzati, delle sue capacità taumaturgiche e profetiche, di come chi si oppone a lui non abbia ragione di esistere politica e legittimità democratica. Ci sembra di sentire Maria Antonietta che invita il popolo senza pane a magiare brioche!
Per concludere con un concetto politico che poi sta alla base, credo, di questa telenovela.
Dialogo a destra, al centro a sinistra, confronto con tutti e con i rappresentanti delle istituzioni, ma soprattutto, voglio dire con la società, l’opinione pubblica, i cittadini: bene.
Ma dialogo vuol dire avere posizioni chiare e richieste da rappresentare a tutti coerentemente e in modo univoco, non dire a ciascuno ciò che vuole sentirsi dire. Questo non è dialogo, è piaggeria!
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