sabato 5 aprile 2008

Ponte di Calatrava a Gerusalemme: alcune considerazioni sulle scelte urbanistiche lì… e qui

In questi giorni è possibile leggere delle polemiche sorte nel paese in merito al ponte progettato dall’ingegner Calatrava per Gerusalemme.
Ne parlo perché sono stato diverse volte in quella città, che amo particolarmente e dalla storia del ponte voglio trarre alcune considerazioni più generali.
La scorsa estate ho potuto notare i lavori per quest’opera, pensata come ponte di cavalcavia ferroviario nella zona nord ovest della città, nel punto di incrocio tra le importanti Jaffa street e Herzl Road, in direzione Tel Aviv, e non lontano dalla nuova stazione centrale dei bus.
La sua costruzione, che costerà l’enorme (e spropositata) cifra di 70 milioni di dollari, è stata voluta dall’allora sindaco della Città Ehud Olmert, oggi premier israeliano, e viene da molti criticata per l’enorme impatto visivo (alta 120 metri – sarà l’edificio più alto della città), per i costi sproporzionati rispetto all’utilità, per la scelta della location in un’area già terribilmente congestionata di traffico ed edifici e male urbanizzata.
Io non voglio entrare nello stretto merito della scelta ma fare un paio di considerazioni più generali rispetto alla mia esperienza di Gerusalemme e dei suoi abitanti.
1) Olmert è considerato da molti, soprattutto dagli intellettuali laici, uno dei peggiori sindaci che Gerusalemme abbia mai avuto. Il suo mandato è corrisposto a un periodo di forte recessione economica della città, desertificata delle sue componenti più evolute ed economicamente dinamiche, di intellettuali, giovani, laici e lasciata in mano alla componente ultraortodossa e conservatrice e, poi, alla lobby dei costruttori e degli speculatori edilizi. Ad esempio la scorsa estate un gruppo di famglie viveva accampate in tende in una centrallisma piazza perché pur lavorando non potevano permettersi l'affitto di casa. Una situazione a cui il sistema sociale non riesce più a fare efficacemente fronte e che dimostra un notevole deteriomento del tessuto economico.
2) Al di là del caso del ponte, è invalsa a Gerusalemme (come a Tel Aviv) l'abitudine di demolire costruzioni più vecchie per sostituirle con moderne torri vetrate o nuovi palazzi. Questa scelta mi sembra incredibile, soprattutto considerando che ci si trova in una delle città più antiche e cariche di simboli del mondo.
Vero è che la parte "moderna", fuori dalla cerchia delle mura cinquecentesce è stata urbanizzata in tempi relativamente recenti, a partire dalla seconda metà dell’ottocento, ma era ed è pur sempre caratterizzata da quartieri e da uno stile semplice e lineare, spesso molto affascinanti, per esempio pregevoli edifici bahaus, o case basse e sobriamente eleganti magari circondate dal verde.
Invece molte costruzioni, anche centralissime vengono abbattute per far posto a moderni grattacieli e a speculazioni edilizie vere e proprie, spazi verdi o ancora liberi invasi dal cemento. Due casi per tutti: l’anno scorso furono scatenate polemiche per la decisione di edificare nel luogo di un antico cimitero islamico-ottomano, considerato patrimonio culturale Unesco e, ovviamente, caro alla comunità palestinese, collocato tra l’altro proprio vicino al centralissimo parco dell’indipendenza, non lontano da Ben Yehuda street e dal famoso hotel King David; assurda mi è parsa la decisione di costruire una moderna zona commerciale, per quanto onestamente dallo scarso impatto visivo, proprio sotto le mura della città vecchia, immediatamente fuori dalla Porta di Jaffa e in un’area prima libera da costruzioni (e ricca di resti archeologici) che offriva uno splendido colpo d’occhio alla rocca della città per chi veniva dalla strada di Bethlehem. Una scelta urbanistica che giudico assolutamente miope e incosciente.
Non sono tra coloro che pensano che le città storiche debbano essere lasciate come dei musei vuoti del tutto intangibili e morti, indifferenti a qualsiasi moderna esigenza o sensibilità, ma credo che ci debba essere più rispetto per la bellezza, il paesaggio e l’ambiente che sono patrimonio di tutti e meno per gli interessi degli speculatori.
E il discorso vale per Gerusalemme, ma ovviamente per le nostre tante città d’arte e per i tanti piccoli ma preziosi paesi e panorami che caratterizzano il nostro paese e la nostra storia!
Mi sembra triste notare come in Italia fino a 70 anni fa c’era comunque un gusto per il bello che oggi sembra abbandonato (contrariamente ad altri paesi) . In passato persino le costruzioni popolari o le case operaie avevano una certa cura dei particolari e certi obbrobri di caserme o alveari umani (come quelli fioriti nelle nostre periferie) erano semplicemente inconcepibili.
Nonostante la passione per il nuovo e un'edificazione accelerata, devo dire che in questo in Israele stanno meglio di noi, la qualità dell’edilizia anche contemporanea e popolare rimane in media decisamente superiore a quella cui siamo abituati, e spesso persino sorprendentemente gradevole. Quell’area commerciale sotto le mura non è brutta, in assoluto, ma semplicemente inappropriata nella collocazione. Pity!
Per concludere un'altro piccolo parallelo che avvicna Gerusalemme alla nostra Firenze. Anche Gerusalmme ha scelto (anche lì non senza polemiche) di avere una linea di tram, che passerà per il centro della città, in questo caso vicino alle mura nel'angolo della Porta Nuova (New Gate)

venerdì 4 aprile 2008

IL CIRCOLO MARIO MIELI A BERTINOTTI: INSIEME PER LA RISCOSSA

Come molti sapranno oggi il Presidente della Camera e candidato premier della Sinistra Arcobaleno, Fausto Bertinotti ha incontrato la comunità LGBTQ a Roma nella sede del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli.
Al di là dei contenuti è di ogni altra considerazione politica, mi fa piacere sottolineare che è la prima volta in Italia che un candidato premier (e oltre tutto Presidente della Camera) ci incontra pubblicamente e "senza rete" la nostra comunità accettando un confronto libero e schietto.
Se la politica è fatta anche di gesti, di simboli, di azioni. Certmanete questo è un messaggio di attenzione significativo che ci aiuta a sperare in un periodo per molti altri versi poco felice.
A seguire il Comunicato del Circolo Mario Mieli sull'incontro. Prima però permettetemi di ringraziare pubblicamente la nostra Presidente, Rossana Praitano, per aver dimostrato, con quest'incontro e con le sue dichiarazioni, la sua abilità e lungimiranza nel muoversi in questa difficile contingenza politica (E in molte altre) conciliando sempre un approccio di realismo pragmatico e una coerenza politica e culturale sempre più rara a trovarsi. Rossana, GRAZIE.
IL CIRCOLO MARIO MIELI A BERTINOTTI: INSIEME PER LA RISCOSSA
LA QUESTIONE GAY DEVE ESSERE UNA PRIORITA’ POLITICA


Un impegno concreto, senza se e senza ma, è quello richiesto al candidato premier della Sinistra l’Arcobaleno da Rossana Praitano, presidente del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, in un incontro tra Bertinotti e i rappresentanti del movimento gay-lesbico-trans italiano (Mario Mieli, Arcigay, Arcilesbica e Movimento Identità Transessuale), riuniti oggi presso la sede del Circolo Mario Mieli.
La storica associazione gay romana, che quest’anno festeggia il venticinquennale dalla sua fondazione, ha infatti ospitato per la prima volta nella storia politica italiana un incontro tra un candidato premier e la comunità glbtq. La sala gremita ha accolto con un vivace e partecipato contraddittorio l’occasione di confronto con il leader della Sinistra l’Arcobaleno.
“Apprezziamo l’apertura della Sinistra l’Arcobaleno nei confronti degli omosessuali - dichiara Rossana Praitano del Mario Mieli - Finalmente questo partito ha messo sullo stesso piano i diritti civili e i diritti sociali. Questa è la vera novità a cui guarda con interesse il Mario Mieli ed è visibile l’impegno nelle proposte che la Sinistra l’Arcobaleno ha messo nel suo programma politico”.
L’associazione romana dice a Bertinotti che
la riscossa dell’Italia si costruisce insieme, attraverso l’assunzione come priorità delle istanze di gay, lesbiche e trans che chiedono pari diritti e un pieno riconoscimento.
Non una posizione acritica, quella espressa dal Circolo Mario Mieli nei confronti del candidato premier: non sono mancate infatti critiche e riserve nei confronti della sinistra in generale, che suonano come un monito importante e un’occasione imprescindibile.
“Due anni di governo Prodi - prosegue Praitano - sono stati due anni di vero e proprio non governo nei confronti delle persone glbtq: un’occasione persa. C’era un’aspettativa in termini di diritti civili e laicità, ma le promesse sono fallite in un uragano di incertezza e mancanza di coraggio. Il risultato? Gli omosessuali italiani hanno perso il senso di fiducia nella politica. È importante, però, che questa sfiducia diventi fiducia nella sinistra in generale”.
Il punto di partenza per la riscossa e il miglioramento della vita di tutti può essere proprio il dialogo con Bertinotti, dunque. “Noi abbiamo fiducia in Bertinotti - spiega la presidente del Mario Mieli - e siamo disponibili al dialogo e alla collaborazione. Bertinotti è l’unico candidato premier che ad oggi si è prestato a un incontro-confronto con noi. I politici che vogliono rappresentarci devono conoscere da vicino la nostra realtà e ascoltare quello che abbiamo da dire”.
“L’autonomia del Circolo Mario Mieli e del movimento in generale, però, non si discute - ammonisce Praitano - Quando ci sono scelte e programmi condivisibili noi appoggiamo con entusiasmo chiunque si faccia carico dei nostri diritti in Parlamento. Però le nostre scelte sono circostanziate. Per quanto riguarda per esempio il comune di Roma, per i gay e le lesbiche Rutelli non ci dà rassicurazioni e garanzie. Ragion per cui non abbiamo seguito la Sinistra l’Arcobaleno nella sua scelta pro Rutelli e stiamo appoggiando la coraggiosa discesa in campo di Franco Grillini”.

Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli

E Polis su Bassolino

Mi era capitato di riportare l'icastico commento di E Polis su Volontè solo qualche settimana fa (vi romando a quello per una breve contestualizzazione). Ieri invece è toccata a un altro uomo politico, di cui non mi ero mai occupato qui, ma della cui straordinaria faccia... tosta, nel rimanere dov'è, nella situazione in cui si è, mi sono molto sorpreso. Deve essere uno tutto un pezzo anche lui!

Mi riferisco ad Antonio Bassolino, Presidente della Regione Campania, ex sindaco di Napoli, ex commissario straordinario ai rifiuti per quiella regione. Ecco le parole di E Polis nella solita rubrica del saliscendi:


"Fare il Partito democratico è stata una scelta molto coraggiosa e giusta. Molti italiani non ne potevano più di tanti partiti". A chi non ne può più di tanta monnezza non resta che fare un partito che la spazzi via...


Sottoscrivo in pieno!

giovedì 3 aprile 2008

Ancora Binetti. A quando il voto del silenzio?

Ieri la boutade del macho man generale Del Vecchio che prima fa vedere di che pasta è fatto dichiarando i gay "inadatti all'esercito", "il nonnismo educativo" e l'obiettivo di arruolare i 16enni nelle'esercito e offrire ai militari in missione i piaceri mercenari delle case di tolleranza, quindi smentisce le dichiarazioni sugli omosessuali - non le altre - attribuendole a inesperienza politica e a un'intervista scherzosa che lo ha tratto in inganno (ricorda quasi il Berlusconi "ingannato" dalla stampa che paragona il confino fascista a un villaggio vacanze dalla sua lussuosa villa in Sardegna), mentre il leader minimo Veltroni, che Del Vecchio lo ha voluto in lista (Senato per il PD, nel Lazio, altra indicazione di NON voto), pretende di chiudere il caso facendo riferimento ai valori del partito (QUALI?).

Oggi di quali valori si parla lo chiarisce la senatrice Binetti, già tristemente nota per il suo integralismo religioso.
«Non voterò nessuna normativa giuridica a tutela delle coppie gay» (non avevamo dubbi in proposito, ma magari la sua amica Paola Concia, o i colleghi di partito Benedino e Scalfarotto si erano illusi: PIE speranze. Quando poi chiariranno cosa ci stanno a fare in questo fantomatico partito democratico, come fanno a stare in un partito nel quale vengono insultati e dileggiati i giorni pari e quelli dispari e cosa pretendono di rappresentare lì dentro...) ha detto la senatrice teodem ai microfoni di Ecotv (Sky 906), ribadendo la sua posizione sulle Unioni civili e sottolineando l'importanza della difesa della eterosessualità. «Nel momento in cui dovessero arrivare i famosi Dico io non li voterei», ha spiegato la senatrice teodem. «Il mio punto di vista è semplice. Prima di tutto, a mio giudizio - ha aggiunto - esiste una dimensione che io considero più legata alla sviluppo ordinario di una persona, che è quella dell'amore e della sessualità che è più squisitamente eterosessuale perché la complementarità biologica, la complementarità con cui ognuno di noi raggiunge la pienezza della sua maturità ha questa come strada maestra. Questa è la naturalezza, se si vuole considerarla anche statisticamente parlando». (Corriere.it)
Per inciso secondo questa innovativa teoria della dottorssa Binetti, gli occhi azzurri, i capelli biondi, le persone molto alte o molto basse, essendo statisticamente meno presenti sarbbero innaturali. La proponiamo per il nobel?
Insomma come un disco rotto la Binetti ritorna sulla storia dello sviluppo ordinario e della naturalezza che già l'hanno portata sotto la lente d'ingrandimento dell'ordine dei medici!
Senatrice Binetti, non si sbracci, sappiamo che si trova bene nel cosiddetto partito democratico, sappiamo già che non vi voteremo! Perché sforzarsi tanto? Anziché pensare ai voti in parlamento le consiglio uno splendido voto del silenzio! Decisamente più pio...

Ratzinger: “Giovanni Paolo II aveva qualità soprannaturali”


- "Ma il Cattolicesimo non era una religione monoteista e contraria all’idolatria?"
- "Dove sei stato negli ultimi 2000 anni?"

Anche la santità una volta era un attributo umano, dopo secoli di superstizioni su statue che piangono sangue, guaritori, stimmate, miracoli, estasi mistiche, speciali protezioni su organi parti del corpo o categorie di persone, la superstizione (e una certa ignoranza generalizzata delle scritture stesse per la maggior parte dei credenti, sulla quale, ben inteso, si fonda gran parte del potere della Chiesa stessa) è diventata la cifra del cattolicesimo nostrano.
Del resto, al di là delle mie critiche decise alle posizioni politiche e conservatrici sull’etica e lo stesso ordinamento ecclesiastico e alla sua visione del ruolo della chiesa nella nostra società - e tra omofobia, sessuofobia, ruolo della donna, benedizioni a dittatori, opposizione all'uso del preservativo con le sue tragiche conseguenze sulla diffusione dell'AIDS, etc. abbiamo solo l'imbarazzo della scelta - se c’era una caratteristica che lo ha reso comunque un pontefice oggettivamente molto amato e straordinariamente carismatico per molti (anche non credenti) sono state le sue doti di umanità e di empatia, non certo presunte “qualità soprannaturali”. Quelle lasciamole ai libri di Harry Potter e ai film di Superman!

mercoledì 2 aprile 2008

IL Generale del PD: "no ai gay sì alle prostitute"

Il generale del Vecchio, candidato nelle file del PD (che non finisce mai di stupire), intervistato da Klaus Davi per KlausCondicio su youTube, dichiara: "Io rispetto ogni scelta legittima e lecita della persona, ma credo che nell'ambito di una struttura come l'esercito, dove le attività si svolgono sempre insieme, è opportuno non dichiarare ed evidenziare la propria omosessualità".
Poi aggiunge: "mi sono imbattuto in episodi di omossessualità e ho fatto in modo che quelle situazioni non si verificassero di nuovo, che chi ne era coinvolto venisse ricollocato ed impiegato in altre aree", ma, precisa "non ho mai mandato via nessuno dall'esercito perché gay" (bontà sua). Leggete voi stessi l'articolo su Repubblica
Il Generale prosegue giustificando il ricorso alle case di piacere per i militari in missione.
Insomma all'omofobia teodem di Binetti e company da oggi il PD aggiunge anche quella machista del Generale Del Vecchio, legato ancora alla pericolosa filosofia dell'esercito americano del "non chiedere, non dire" che relegherebbe i militari omosessuali nell'ombra della paura e, immaginiamo, del ricatto. Una visione che si arricchisce della visione della donna oggetto al servzio mercenario del piacere maschile.

Al Generale ricordiamo che l'omosessualità, anche manifesta, non è un impedimento a nessuna professione o attività, persino quella militare, tanto più che oggi l'esercito italiano è aperto anche alle donne e quindi non si vede dove possa essere il problema, se non in eventuali manifestazioni di discriminazione omofobica, questa sì da reprimere come ogni forma di nonnismo, violenza o soprusi. E questo detto da un pacifista...
Ripassi la storia, il generale, per ricordare che nell'Antica Grecia esisteva un'intera falage composta soltanto di amanti omosessuali che era nota e ammirata per il suo valore, oppure potrebbe anche farsi un giro per paesi con forze armate ben più efficienti delle nostre come Regno Unito o Israele, che non solo ammettono tranquillamente gli omosessuali dichiarati nei loro ranghi ma riconoscono i benefici e ricnoscimenti dovuti ai loro compagni e conviventi! (al di là di ogni giudizio sulle loro politiche militari). Un esempio verso il quale anche le nostre forze armate dovebbero muoversi, seguendo il quale non avrebbero nulla da perdere ma tutto da guadagnare.
Film consigliato Yossi & Jagger!
Domanda del giorno: dopo 43 anni nell'esercito il Del Vecchio non aveva diritto alla pensione e al riposo? c'era proprio bisogno di ipegnarlo in Parlamento? Forse nel candidarlo Veltroni pensava a una strategia per le frequenti risse che animano le paludate aule!

La CENSURA di Marianna Madia

Non vorrei che diventasse un tormentone anche perché in fin dei conti la bassa levatura del personaggio in question non lo merita, ma mi sento costretto a tornare a parlare della candidata alla Camera per il cosidetto Partito Democratic0, Marianna Madia.
Per tutti coloro che pensano che la semplice candidatura ed elezione (ma in questo caso è più corretto parlare di nomina regia) di giovani e donne sia da solo sufficiente a riavvicinare la politica ai cittadini e a ridarle una visione più coraggiosa e aperta del futuro, questa è essere una cocente dimostrazione del contrario.
Coraggio, apertura, capacità reale di interlocuire con i cittadini, anche con le critiche, sono doti che non hanno sesso ed età, sicuramente assai rare e preziose nel panorama politico italiano. E di cui la nostra Madia sembra NON essere dotata!
Intendiamoci io sono dell'idea che ci debba essere uno svecchiamento e una effetiva parità dei generi alle cariche elettive, ma vorrei sperare che questo processo non avvenga solo in forma di machillage di stampo eletterolastico ma sulla base di reali capacità e qualità.
Per venire a noi, la Madia ha deciso di aprire un blog (che non linko di proposito) a sostegno della sua campagna elettorale, per dare una vetrina migliore alle sue foto mentre stringe mani e da baci in centro, come fosse una novella principessa di Galles e non una candidata alle prime armi che cerca di conquistarsi consensi sul campo) o mentre ci propina le sue ricette precotte per le magnifice sorti progressive del Paese.
Una delle caratteristiche più apprezzate dei blog è la possibilità di interagire, di raccogliere commenti, istanze, critiche e di rispondere, ma la giovane candidata manca di coraggio evidentemente. Teme le critiche, rifuta il confronto e si è già chiusa nella torre d'avorio del potere del palazzo, ancor prima ch la sua nomina corrisponda a un effettivo insediamento sugli scranni parlamentari.
I Commenti sul suo blog sono infatti filtrati e censurati prima di essere pubblicati (cosa può mai temere una che ha già la certezza di sedere nel prossimo Parlmaneto?). E, infatti, gli unici commenti leggibili, sono del teneore "quanto sei brava, quanto partli bene, come sei bella, come stringi bene le mani, ti ho sentita parlare e mi sono illuminato come san Paolo sulla via di Damasco..."
I miei due commenti critici (neanche eccezionalmente brillanti) ma assolutamente civili come mio stile non sono stati pubblicati, né ho ricevuto alrtimenti risposta alle mie critiche!
Complimeti!!
Costei si dice democratica (forse è una barzelletta però anche se non fa ridere)? E poi si sottrae al confronto e alle critiche dei cittadini?
Confermo le mie diagnosi iniziali, presuntuosa, ma sicuramente fa passi da gigante nell'adeguarsi agli standard negativi della nostra classe politica (anche Rutelli sembra si comporti in modo simile... Ma dai giovani si vuole rinnovamento no?). Purtroppo per noi avrà una lunga carriera da pigia-bottoni al Parlamento e offrirà grazioso decoro alle poltroncine di Vespa per per molti bui anni!
Ecco qui i miei due commenti: almeno qui potrete leggerli... e vi assicuro che se lei o qualcuno che non condivide le mie posizioni verrà a criticarmi non sarà censurato! Almeno finché nqualcuno non deciderà di nominarmi al Parlamento...
Commento 1:
Io non concordo con la retorica del donna o giovane è bello in quanto tale.
Certamente c'è bisogno nella nostra politica di più donne (capaci) e di più giovani (capaci) ma essere donna e/o giovane non vuol dire necessariamente essere capaci. Quindi le critiche sono sempre legittime e la solidarietà giovanile o femminile sterile non ha senso perché tutti abbiamo interesse a che i giovani e le donne che si impegnano in politica siano selezionati attraverso il voto per le loro capacità
Il caso della Madia è il caso di una nomina dall'altro, verticistica. E questo non può negarlo neanche lei. Una mia cara amica, brillante, intelligente molto capace, selezionata e dalla base è stata anche candidata al 19° posto scavalcata anche dai soliti noti calati dall'alto...
Quanto alle posizioni e alla capacità di Madia ho scritto chiaramente quel che penso qui http://liberocanto.blogspot.com/2008/03/marianna-madia-lezione-di-politichese.html
e qui:
http://liberocanto.blogspot.com/2008/03/marianna-madia-novella-binetti.html
In base a quel che leggo mi sembra tanto fumo e niente arrosto, piena di sé e con posizioni decisamente integraliste... in linea con quelle della Binetti e del Grande Capo del resto...
Commento 2:
Come mai eserciti la censura preventiva sui commenti? di cosa hai paura? delle critiche?
Se cominci così a 28 anni c'è poco da sperare nel futuro!
A voi il giudizio. Ma io azzardo una prima "sentenza". Di fronte a una tale indole cemsoria secondo me i democratici veri che votano nel collegio LAZIO 1 dovrebbero decisamente scartare la lista del PD. Che credibilità democratica ha una lista (anche fosse di Forza Nuova) che ha come capolista una giovane che censura le critiche e si sottrae al confronto coi cittadini che (putroppo) dovrà rappresnetare? ZERO. E del resto il metodo con cui è stata scelta non ha nulla di democratico, che cosa ci dovevamo aspettare? ZERO.
Anche in politica la matematica non è un opinione!

martedì 1 aprile 2008

Natalia Aspesi: "La DC più laica del PD"

La notizia non è nuova e risale al Venerdì di Repubblica dell'11 gennaio, ma è interessante riproporre (anche per chi non li avesse letti) il giudizio della nota giornalista Natlia Aspesi sul PD.
In risposta a una lettera di un uomo gay che da ventuno anni convive con il suo compagno e si sente escluso dal non riconoscimento del suo legame e non rappresentato dai media la Aspesi dice:
"Riesce difficile capire come mai era molto più laica la Dc degli anni Settanta di quanto lo sia oggi il Partito democratico. I democristiani di allora, pur credenti, non erano soggetti al Vaticano quanto lo sono adesso quelli che partendo dal comunismo sono arrivati a formarsi un partito da cui la parola sinistra è bandita. Dovrebbe comunque far fede la parola 'democratico', che fa pensare a un uguale interesse per tutti i cittadini, a una loro parità.
Ma quando un partito si riempie non di cattolici, spesso capaci di maggior laicità di altri arruffoni, ma di fanatici religiosi per opportunismo o eccesso mistico, al servizio non del Paese ma della Curia, è ovvio che diventi una pappa senza rigore destinata a sfaldarsi alle prime elezioni, quando la sinistra laica non se la sentirà di dargli un voto che ne perpetuerebbe l'assenza di rispetto per gli italiani delusi da una incompresibile mancanza di coraggio. Anche per quello che riguarda le coppie di fatto, l'Italia, gli italiani, sono più avanti di quanto non lo siano i suoi raprresentanti politici".

Che dire? condivido le paorle e l'analisi in ogni punto e spero che gli italiani dimostrino presto il coraggio e l'acume che non hanno i suoi rappresentanti politici, con una bella lettera di licenziamento dal Parlamento!
L'operazione può risultare particolarmente visibile nella città di Roma, dove candidato a Sindaco per il cosidetto Partito Democratico e (ahimè) per la Sinistra Arcobaleno è Francesco Rutelli, cioè colui che ha inventato i Teodem, portando al parlamento Bienetti, Bobba e compagnia e più di tutti si è opposto a leggi sulle unioni civili, norme antiomofobia, libertà di scelta delle cure e testamento biologico, autodetrminazione della donna, cambiamento della legge 40 sulla fecondazione assistita...
A Roma la candidatura di Franco Grillini, esponente storico del movimento glbt, che è uscito dai DS (rinunciando a una rielezione quasi certa al Parlamento) proprio per non confluire in quella "pappa senza rigore" che è il PD, garantisce un'alternativa valida, laica e di sinistra al voto unico.
Una risposta a questi cittadini ,al popolo della "sinistra laica che non vuole perpetuare l'assenza di rispetto per gli italiani" di certi politici arroganti e senza coraggio.
Questo segnale è fondamentale che arrivi con forza estrema e grande chiarezza, quindi rivolgo un appello e un invito a tutti gli elettori laici, riformisti, di sinistra anche ad un voto disgiunto al comune di Roma: la loro lista di appartenenza e il loro candidato di riferimento (laico e coraggioso) per il consiglio comunale e Franco Grillini sindaco di Roma...
Lo scarto dei voti tra la somma delle liste che lo sostengono e il consenso personale di un clericale Rutelli gli (ci) darà la misura della rabbia e della forza di un voto laico che non è costretto all'estensionismo ma trova un modo veramente "democratico" e propositivo di esprimersi.
Questo consente a tutti di conciliare l'adesione al proprio partito di riferimento e l'espressione di un voto laico e di un segnale netto e inequivocabile anche al proprio partito che in questo caso non abbia dimostrato coraggio sufficiente. Non sempre le condizioni politiche e i sistemi elettorali consentono questa rara possibilità e quando succede è bene approfittarne!

venerdì 28 marzo 2008

Marianna Madia novella Binetti

Ero quasi stato un veggente quando solo alcuni giorni fa di fronte ad un documentucolo insulso pomposamente intitolato "Un manifesto generazionale" (oltre che di senso del limite la fanciulla manca anche di senso del ridicolo mi sa) avevo amaramente pensato che se questa è la nuova generazione politica forse ci conviene pensare seriamente all'emigrazione!
Ed ecco che la volenterosa Madia, ci mostra dalle pagine del Foglio on line conferma la mia iniziale impressione e mostra i progressi che ha fatto andando a ripetizioni da Veltroni e Binetti. Basta leggere alcuni stralci del lungo pezzo intervista per apprezzare le "doti" mimetiche della giovane candidata. Tutto un fiorire di ma anche e distinguo e una visione decisamente confessionale della famiglia, delle libertà della donna, e individuali!
Prima di lasciarvi alla lettura della sezione centrale dell'articolo voglio aggiungere che la Madia è il classico esempio di rinnovamento calato dall'alto, sulla base della sempre valida massima gattopardesca (bisogna che tutto cambi perché tutto rimanga com'è) e sconforta davvero pensare quante ragazze e ragazzi assai più brillanti, impegnati e capaci (persino all'interno del cosiddetto PD) restino inchiodati mentre certe faccette avanzano... Penso che se fosse stata la base del PD a scegliere una giovane questa non sarebbe mai stata questa giovane già vecchia.

“L’aborto è il fallimento della politica – dice –, un fallimento etico, economico, sociale e culturale”.
Madia è per la libera scelta della donna, “ma sono certa che se si offrisse
loro il giusto sostegno, le donne sceglierebbero tutte per la vita
”. Dice
che ogni vita umana che non nasce è un fallimento, per questo la politica deve
fare in modo che la scelta per la vita sia sempre possibile. “L’essere umano
va tutelato prima di tutto
”, dice. Ma come creare questa nuova concezione
culturale? “Serve una convergenza di ideali, solo in un dibattito aperto si
può arrivare a condividere questa concezione per cui la vita è vita
dall’inizio alla fine
”. Non si sente di sottoscrivere la
moratoria, “ma non perché non condivida le analisi di Giuliano
Ferrara
, anzi: mi pare che quello che dice su questo tema vada proprio
verso quella ‘riumanizzazione della vita disumanizzata’ che ritengo necessaria
oggi. La richiesta di moratoria però non mi sembra l’approccio giusto per
affrontare un problema che comunque sento anch’io come decisivo oggi
”. Fino
alla morte naturale… “Io sono cattolica praticante, e credo che la
vita la dà e la toglie Dio
, noi non abbiamo diritto di farlo. Certo è
che anche per esperienza personale mi sono resa conto di quanto sia sottile la
linea di demarcazione tra le cure a un malato terminale e l’accanimento
terapeutico nei suoi confronti. Quindi dico no
all’eutanasia
ma penso che l’oltrepassamento di quella linea sottile
vada giudicato – in certi casi – da un’équipe di medici; comunque non dal
diretto interessato o dai suoi parenti
”. Dunque un no all’aborto e
all’eutanasia come presupposto di un’idea di famiglia che per Marianna Madia
deve essere “lo strumento che ci proietta verso il futuro”. La
capolista laziale del Pd dice che “molte logiche di sviluppo della nostra
società sono al capolinea, vanno ridefinite
”. Bisogna capire quali
strumenti possano garantire una “crescita qualitativa” duratura.
“Un paese che non fa figli non ha futuro. La famiglia è il presupposto per
questa crescita
”. In effetti il tasso di natalità in Italia è tra i più
bassi del mondo. “Ecco perché la politica deve permettere di fare e crescere
una famiglia, meglio se numerosa. Le politiche sulla casa e di lotta al
precariato devono essere pensate in quest’ottica
”. Sì, ma di quale famiglia
si sta parlando? “Personalmente quando parlo di famiglia, e della
sua relativa tutela, mi riferisco a quella che sta nella
costituzione
”. Sì o no ai pacs, allora? “La libertà personale
va rispettata sempre, per cui se due persone decidono di assumere pubblicamente
diritti e doveri reciproci devono essere tutelate dalla legge. Ma certo è che se si parla di famiglia io penso a un uomo e una donna che si sposano e
fanno dei figli. Scegliendo per la vita.


Illuminante direi - neanche mi dilungo a ribadire che nella Costituzione Italiana, se a questa si riferisce la nostra apprendista stregona, non si parla di uomo e di donna!
In effetti una giovane integralista cattolica pronta a rincalzare le vecchie leve mancava ancora, meno male che ci ha pensato il buon Veltroni. Adesso Binetti potrà andare in pensione serena!
Un ringraziamento speciale per questo post va a Valerio Pieroni, che del caso a scritto in altra direzione (a lui ha risposto per le rime il caro Anelli di Fumo, che ha anche indicato la fonte originari della citazione). Non si Capisce come mai certi integralisti religiosi soltanto in Italia pretendano di essere di sinistra: il problema non è avere dei valori da difendere, ma pretendere di imporli agli altri in una visione da Stato Etico. Qui è lo scarto.
Vi rassicuro essere cattolici non è una condanna: nonostante Madia e Binetti conosco tantissimi cattolici intelligente e soprattutto veramente di sinistra e di vedute democratiche!

martedì 25 marzo 2008

La vergogna di Bolzaneto

Sono passati già alcuni giorni da quando il rinvio a giudizio per gli imputati dei fattacci di Bolzaneto ha riportato in prima pagina quella pagina nera per il nostro Paese e per le nostre istituzioni repubblicane.
Dalle requisitorie e dalle testimonianze sembra emergere con una chiarezza spaventosa un quadro di violenze, umiliazioni, soprusi, vessazioni, minacce che possiamo riassumere con il termine TORTURA. Tanto più che le connivenze e le responsabilità sembrano essere estese e condivise anche da parte dei comandi e da interi gruppi di poliziotti e carabinieri, escludendo quindi comportamenti folli ma isolati, e coinvolgono come vittime decine di giovani non solo italiani ma provenienti da ogni angolo d'Europa, arrestati e trattenuti in questa caserma degli orrori
Al di là della vicenda giudiziaria, che seguirà il suo corso e speriamo individuerà e condannerà tutti i colpevoli, magari esemplarmente (ma l'ombra della prescrizione si avvicina), lascia molto perplessi la superficialità e la sbrigatività con cui il tema è stato affrontato in campagna elettorale. E del resto comprendiamo l'imbarazzo per una vicenda semplicemtne agghiacciante e degna di una dittatura sudamericana piuttosto che di un Paese democratico, ma sorprende che tutti i maggiori partiti non sembrano volere una commissione d'inchiesta sui fatti, commissione che, soprattutto in caso di prescrizione dei reati, dovrebbe consentire di fare piena luce, individuare le responsabilità, anche politiche per omissione di controlli e sanzioni, ridare dignità alle vittime e un volto di decenza alle istituzioni. In primo luogo proprio alle forze dell'ordine, sulle quali si allungano le ombre pesanti di comportamenti che violando i diritti umani e civili più elementari, che vanno sicuramente contro la loro stessa missione pubblica e non possono essere insabbiati dalla facile scappatoia di prescrizioni, trasferimenti o sanzioni interne. Palliativi che se non portano in luce le responsabilità individuali e i meccanismi che hanno consentito a queste di agire indisturbate, possono far perdere nei cittadini fiducia nelle istituzioni e nelle forze dell'ordine stesso allungando le coperture su fino al Parlamento e al Governo.
Una commissione d'inchiesta, una delle promesse non mantenute dal Governo Prodi, dovrebbe essere insomma richiesta a gran voce proprio da quei partiti che più dicono di voler difendere l'operato delle forze dell'ordine nella loro azione quotidiana di tutela dei cittadini e della democrazia, perché la chiarezza e la piena luce, la capacità delle democrazie di creare gli anticorpi contro degenerazioni autoritarie e violente, sono un indispensabile strumento di credibilità e fiducia.
Molto importante a questo punto anche un impegno a inserire nel nostro ordinamento una specifica previsione di reato per la tortura, con aggravanti specifiche nel caso questa sia praticata con abuso di potere e funzioni da funzionari pubblici e delle forze dell'ordine (non per accanimento, ma perché evidentemente qui c'è uno sviamento di funzione e viene messa in gioco la democrazia e le sue istituzioni).
Ancora, lo Stato dovrebbe assumersi l'impegno a risarcire - in misura non simbolica - le vittime per i soprusi subiti, e rimborsare anche tutte le spese giudiziarie (Al di là che si vada in prescrizione o meno).

Quanto al processo, sicuramente i PM e i legali ne sanno più di me, ma in caso che tutto vada in "cavalleria", trattandosi di inaccettabili ritardi giudiziari altra piaga tutta italiana e di diritti umani sarebbe davvero opportuno per le vittime ricorrere fino alla corte dei diritti dell'uomo di Strasburgo e ai PM stranieri di incriminare i colpevoli (come Garzòn con Pinochet per intenderci).

Sul tema vi consiglio di leggere il bel post di Sciltian e quello di I viaggi per mare che riprende un'altro articolo di Repubblica con il significativo titolo di "Lager Italia".

Elezioni su Klombo: poca trasparenza

Ero molto dubbioso sull'opportunità di scrivere questo post, perché nel momento in cui l'Italia è impegnata in una vera e difficile campagna elettorale, stare qui a parlare, o peggio accalorarsi, di elezioni su un aggregatore di blog, mi sembra possa apparire lezioso e inutile, superfluo o eccessivo.
Un po' come quei fior fior di giornalisti, commentatori e pensatori che settimana dopo settimana si accendono nel commentare istante per istante le partite di calcio, analizzandone al rallentatore le azioni, accapigliandosi sulle decisioni arbitrali, accusandosi reciprocamente, come se fossero in gioco le sorti del mondo e non un gioco (per quanto appassionante e portatore di enormi interessi economici).
Un tipo di informazione e di comunicazione che non ho mai capito né apprezzato e che ha enormemente contribuito a farmi completamente disinteressare dell'italica passione per il pallone, nonostante l'indubbia avvenenza fisica di certi calciatori...
Ma - per tornare a noi - da fresco aderente a questo aggregatore ho, alla fine, ritenuto che ogni cosa, con la giusta proporzione, ha la sua importanza e che forse, con uno sguardo ancora poco condizionato dalle abitudini del luogo, potevo aver notato qualcosa per altri scontata o magari già superata da precedenti confronti. In fondo anche questa piccola comunità ha delle sue regole di convivenza e parlane non credo possa fare male a nessuno.
Le procedure elettorali sono iniziate poco dopo la mia iscrizione al meta blog ed ero molto curioso di capire come si sarebbero svolte e, conoscendo ancora pochi blogger, chi e come avrei votato.
Le operazioni di voto annunciate sono poi cominciate con qualche giorno di ritardo a causa di non meglio precisati problemi tecnici.
All'apertura, dopo l'autenticazione, si presenta sul sito una mascherina tipo "sondaggio on line" con 4 scelte, una per ogni candidato. Dopo il voto appare un breve messaggio che conferma la buona riuscita dell'operazione e ringrazia per la partecipazione. Nessun risultato parziale (come talvolta avviene per i sondaggi on line appunto) nessuna possibilità di cambiare voto nel caso ci si fosse sbagliati a cliccare (che non è la stessa cosa che mettere una croce su una scheda), nessuna possibilità di verificare che il voto sia stato davvero registrato come lo si intendeva.
Lungi da me voler pensare a brogli, o anche solo sollevare sospetti sulla correttezza di chi si occupa delle procedure e sulle procedure stesse, ma la verità è che il sistema mi sembra poco chiaro e trasparente e poco verificabile soprattutto di fronte ai problemi tecnici che hanno preceduto il voto stesso e che fanno pensare a possibili falle del sistema.
Chi controlla e annuncia i risultati? Qualcuno ha accesso a questi prima dell'annuncio finale? La redazione, i web master, un comitato di verifica elettorale? Come si comportano in questo caso eventuali redattori che si sono ricandidati (godono di diverso accesso ai dati e alle informazioni rispetto ad altri candidati?)?
Ripeto il mio scopo non è ingenerare sospetti, né aprire polemiche ma quello di chiedere chiarimenti (e non a caso lo faccio prima dei risultati, per evitare strumentalizzazioni da qualsiasi parte) e, se il caso, di aprire un confronto per il futuro sulle procedure di voto anche per evitare che, di fronte ai risultati, qualcuno possa sollevare anche strumentalmente sospetti controproducenti per tutti e per la credibilità del sistema.
Sono parimenti consapevole che le procedure informatiche, per loro natura, non garantiscono la piena sicurezza, da accessi fraudolenti, manomissioni, etc., ma forse sistemi e procedure più trasparenti nei confronti dei vari blogger votanti, (come mail automatiche dopo il voto, o poter vedere i risultati parziali prima e dopo il voto, in modo da verificare ce il voto sia stato registrato correttamente e poter poi seguire l'avanzamento del voto, o altre soluzioni, io non sono un informatico) potrebbero essere utili ad alimentare la fiducia e non i malpensanti, a creare maggiore partecipazione e più coinvolgimento collaborativo di tutti e anche a mettere in condizioni di parità i candidati già facenti parte della redazione e i candidati che non ne fanno ancora parte.

lunedì 24 marzo 2008

Marianna Madia a lezione di politichese

Marianna Madia, per chi non ne avesse mai sentito parlare, è la giovane ricercatrice economica, collaboratrice di Enrico Letta, scelta da Veltroni come capolista del PD alla Camera nella Circoscrizione "Lazio 1".
In questi giorni si può leggere sul sito del cosiddetto PD uno stringato pezzo, da lei firmato, pomposamente intitolato "Un manifesto generazionale", in cui, dopo un po' di fuffa personale sul suo impegno politico e sul fatto che la politica non deve essere una professione etc etc (tutte cose che oggi vanno tanto di moda), passa a spiegarci come L'Italia sia in crisi economica (non ce ne eravamo accorti), come questa crisi oggi coinvolga l'intero sistema economico globale (ops guarda i TG) e sia provocata anche da un esaurimento delle risorse energetiche (vuoi vedere che segue anche le quotazioni petrolifere o che ha letto il Rapporto sui Limiti dello Sviluppo, pubblicato dal Club di Roma nel 1972?)
Eccolo qui, comunque, e vi risparmio la prima parte.

"Un manifesto generazionale
di Marianna Madia
Dalla crisi all’opportunità: un manifesto generazionale
Da quindici anni l’Italia cresce troppo poco. E non è soltanto l’economia italiana oggi. Sembra essere l’economia internazionale a essere molto molto affannata.Il modello di sviluppo che ha caratterizzato l’ultimo secolo è al capolinea. Di fronte allo scenario dell’esaurimento delle risorse, le risorse energetiche in primo luogo, occorre ripensare le strategie per una progettualità di crescita qualitativa e sostenibile.Il vero e forse unico valore di un paese è la progettualità. Espressa e rappresentata dai giovani, non solo come portatori delle istanze di una generazione, ma anche come progettisti di un futuro soffocato dall’incertezza del presente. Alla politica di oggi non può essere chiesto di attuare solo delle manovre correttive, ma occorre mettere in campo nuovi valori. Nuove logiche di sviluppo. Non più incentrate solo sulla logica dei consumi, ma orientate verso uno sviluppo identitario e di qualità. Uno sviluppo che tenga conto della limitatezza delle risorse, di una cultura del territorio, della necessità di un modello di sviluppo più al femminile, con la partecipazione e il coinvolgimento di chi questa precarietà personale, sociale e ambientale la vive in diretta sulla sua pelle".

Sorprendente quanto si impari in fretta a mettere in fila belle parole senza dire nulla. Per carità non che non siano vere alcune considerazioni sul modello economico, sulla limitatezza delle risorse, sulla necessità di trovare strade nuove, etc.; ma questo bel discorsetto potrebbe farlo chiunque sul lavoro alla pausa caffè, o guardando un qualsiasi TG, non avevamo bisogno di una giovane e brillante ricercatrice di economia, capolista alla camera. Manca qualsiasi approfondimento, qualsiasi collegamento a progetti o impegni concreti, non c'è esposta un'idea realizzabile, un esempio, un testo di riferimento.
Quasi Patetici i riferimenti sloganistici a generazione e genere: che vuol dire ad esempio uno "sviluppo più al femminile"? sembra un bello slogan ma...
Va be' l'unica cosa che non le manca è la presunzione (o l'autostima, dipende dai punti di vista): "Manifesto Generazionale". Ammazza, aspettavamo proprio lei che in queste 10 righe ci aprisse nuovi orizzonti. Speriamo che gli ideali, le speranze e i progetti dei 20-30enni di oggi siano un po' più ampi e articolati.
Sinceramente a me l'unica cosa che ha fatto pensare questo bel discorsetto ha apprezzato altre doti più mondane della fanciulla piuttosto che l'acume di ricercatrice, ma per carità non vorrei essere io a scadere in allusioni da bar adesso!
Certo un'idea, un po' triste la suscita la bella Madia: se queste sono le alfiere della prossima generazione quasi quasi ci teniamo volentieri la vecchia!

sabato 22 marzo 2008

Veltroni: "potremmo fare i CUS". A sì?

Intervistato da Daria Bignardi alle Invasioni Barbariche, Walter Veltroni tocca anche il tema di omofobia e diritti delle coppie omosessuali. vi riporto la parte relativa:
Bignardi: «Le giro una domanda che ci è arrivata dalla pagina speciale elezioni del sito di La7, per lei da Federico: "Se tua figlia fosse gay e si sentisse frastornata e discriminata dall'enorme divario che c'è tra la cultura italiana e quella inglese o spagnola, per esempio nel modo di considerare l'omosessualità, cosa le suggeriresti e che futuro vedresti per lei". Cerchi di darmi una risposta non retorica.»
Veltroni: «Guardi, ehm, non retorico c'è il fatto che considero ogni forma di omofobia una follia. Ogni forma di discriminazione nei confronti degli omosessuali una follia, penso che non abbia senso una società che discrimina sulla base degli orientamenti sessuali, penso che la famiglia sia quella costituzionalmente prevista, ma penso che i rapporti di amore debbano avere una soglia di diritti...»
B.: «in pratica il Partito Democratico potrebbe fare i Dico anche nei confronti degli omosessuali?» V.: «Potrebbe fare i CUS, che sono...»
B.: «E, ma i CUS sono quelli di diritto privato...»
V.: «..sì sì, potrebbe fare quelli...»
B.: «... sono una robina in confronto ai DiCo francesi...»
V.: «No, non sono una robina, sono una cosa molto importante, che ha trovato il consenso in Parlamento e che potrebbero essere approvati, e che se noi vinceremo le elezioni quella può essere la base sulla quale si riesce...»
B.: «Non so se Federico sarà molto soddisfatto della sua proposta.»
V.: «Io penso di sì come tutte le persone ragionevoli sanno che le soluzioni estreme e ideologiche non sono quelle giuste, ma quelle che si riescono a fare, questo è il realismo di cambiamenti che si possono fare.»

Intanto consentitemi di fare i miei complimenti alla Bignardi per non avere eluso una delle questioni più spinose per Veltroni e il PD e avere incalzato sull'argomento l'intervistato, costringendolo a sulla difensiva.
In verità Veltroni non è nuovo a queste considerazione vi rimando all'ampio commento sul post del 2 ottobre "Veltroni, che CUS..." quando, in piena campagna per le primarie democratiche, sosteneva le stesse cose, sempre alle Invasioni Barbariche. Per di più dopo essere scivolato su affermazioni piuttosto imbarazzanti, e mai smentite, a proposito di feste e rispetto.
Non serve qui ribadire la contraddizione tra la presunta "follia di ogni forma di discriminazione nei confronti degli omosessuali" e la timidezza nel riconoscimento di diritti civili quali la parità di accesso a alle forme giuridiche di riconoscimento dei rapporti (prima fra tutti il matrimonio).

Quanto alla storia del CUS mi piacerebbe mettere in chiaro alcune cose. Sicuramente il CUS è migliore dei DiCo nella parte in cui si ripristina una condizione di dignità della scelta di coppia (eliminando la ridicola soluzione raccomandata, ormai tristemente nota), ma allo stesso tempo, rappresenta la strada semplicemente privatistica dei riconoscimenti, che nega qualsiasi ruolo pubblico, essendo un contratto tra privati, e quindi qualsiasi possibilità di acquisire diritti tipicamente pubblicistici, come ad esempio reversibilità della pensione o simili, nonché l'opponibilità ai terzi se non nei casi esplicitamente previsti.
Una soluzione che anche in Italia vede il consenso di alcuni esponenti "liberali" della destra e anche l'opposizione dei TeoDem di Binetti e co. (come ricorda Cesare Salvi - oggi nella Sinistra Arcobaleno, dopo avere abbandonato i DS - che in commissione Giustizia del Senato ha cercato questa strada di consenso trasversale).
Insomma la scelta "privatistica", minimalista che auspicava il clericale Rutelli con qualche sponda Ruiniana!

Non sorprende più la naturalezza con cui all'interno del cosiddetto partito democratico mischino concetti di uguaglianza con atteggiamenti discriminatori nei fatti parlando "di soluzioni estreme ed ideologiche" per tutte quelle che non rientrano nel bilancino delle loro definizioni programmatiche. Ma cosa, se non una preclusione clericale e ideologica, impedisce di riconoscere diritti concreti e umani alle coppie di fatto etero e omo analoghi a quelli presenti in quasi tutti i paesi europei? cosa impedisce di riconoscere coerentemente alle coppie omosessuali la piena eguaglianza di diritti con la possibilità di accedere a parità di condizioni a tutti gli istituti giuridici che esistono per le coppie etero? cosa c'è di estremo o ideologico nel riconoscimento di questa semplice uguaglianza? Perché ciò che è già da anni (a volte da decenni) realtà in mezza Europa da noi sarebbe estremo e ideologico?

Perché lo stesso PD che nelle parole di Veltroni alla Bignardi pretende di essere "radicalmente riformista" tanto da essersi liberato degli alleati di sinistra per godere di maggiore autonomia e libertà rispetto alle questione civili si colloca decisamente alla destra di tutti i partiti di centro destra europei? e su queste questioni dovrebbe cercare anche l'accordo trasversale in Parlamento guardando verso destra e il centro anziché verso altri partiti laici e di sinistra?

La verità sembra essere che il cosiddetto PD non ha nulla a che vedere con i partiti veramente riformisti e veramente socialisti e che tutto il suo presunto coraggio riformista si infrange inesorabilmente sulle mura vaticane.
Sui diritti civili a dettare legge nel PD sono i TeoDem (che tra i cattolici sono una minoranza e sicuramente non ne rappresentano la parte migliore e riformista), come ha già dimostrato il voto romano sul Registro delle unioni civili. Del resto né in quell'occasione né nella definizione del suo programma Veltroni o chi per lui - Morando o Bettini ad esempio - ha sentito le associazioni glbt per capire le loro richieste (molti gli incontri e le telefonate con il cardinal Bertone, invece) e quindi il tutto rimane rinchiuso in una autoreferenzialità di partito incredibile (come se l'Italia fosse il PD...)! Tanto più che mentre su altri punti Veltroni si slancia in proposizioni "coraggiosamente" assertive - faremo, diremo, riformeremo... - quando si parla di questi temi ecco l'arrampicarsi dei condizionali.

Questa partecipazione TV ha dato anche origine ad un equivoco. Il Corriere della Sera di oggi riportava erroneamente le dichiarazioni di Veltroni (forse abbindolati dall'usuale cerchiobbottismo del candidato premier democratico) attribuendogli una frase siffatta: «qualsiasi forma di omofobia una follia e qualsiasi esibizione di omosessualità una follia». Sull'equivoco è giustamente intervenuto polemico Franco Grillini, smentito dalla segreteria del PD.

In conclusione, parlando sempre della partecipazione di Veltroni alle Invasioni Barbariche vorrei invece cambiare argomento. A un certo punto, sollecitato da una satirica cartolina di Vittorio Zinconi che infieriva sulle scelte delle candidature (da Calearo all'operaio della Tiessen, da un prefetto a Ichino, da Bonino a Binetti... etc), Veltroni sostiene che la "prima idea forza" del programma e della filosofia del nuovo partito, che lo proietterebbe verso il futuro "è l'alleanza dei produttori".
Sarà un'idea nuova ma a me così esposta ricorda tanto il corporativismo di mussoliniana memoria, quando la Camera dei Deputati fu infatti sostituita da una Camera dei Fasci e Delle Corporazioni (dal 1939 al 1943) in cui i maggiorenti e i gerarchi del partito fascista condividevano le funzioni coi rappresentati degli imprenditori e dei sindacati e organizzazioni dei lavoratori e del dopolavoro autorizzati dal regime (i "produttori" ).
Considerando il sistema e elettorale che di fatto "nomina" i deputati scelti da leader carismatici, magari investiti in modo plebiscitario... l'accostamento sembra essere qualcosa più che una semplice evocazione dotta.
Che a furia di guardare al futuro il buon Walter abbia obliato la storia?

giovedì 20 marzo 2008

Impagabile E Polis su Volontè

Il quotidiano E Polis, distribuito in diverse città gratuitamente rappresenta un interessante esempio di stampa libera, non nel senso che non assuma degli orientamenti o delle posizioni ma che sembra pervaderlo una buone dose di ironia e un cleidoscopio di voci e firme, anche autorevoli, di diversi orientamenti culturali e politici.
Tra le cose più piacevoli e immediatemnte interessanti c'è una mini-rubrica di Sali e Scendi, in cui a dei volti vengono accostati una freccia in su o in giù e un commento che spesso contraddice con sarcasmo e satira lo stesso orientamento della freccia.
L'edizione di oggi prende di mira anche Luca Volontè, che per le sue sparate già è stato citato anche in questo blog nonché di una "serie-tormentone" sul sito del Circolo Mario Mieli intitolata "Cazzate a Volontè", di cui vi linko l'ultima perla - giusto a titolo d'esempio.
Ma ecco E Polis:
«Per cinque anni la Camera è stata ostaggio di personaggi che non potrebbero fare nemmeno le comparse al circo Togni». È commovente constatare c'è ancora chi si guarda allo specchio...
In due righe hanno detto tutto. Impagabili!

domenica 16 marzo 2008

Ladri in casa

Era stato un bel pomeriggio e una bella serata. Ero riuscito a risolvere alcune piccole faccende domestiche e poi ero andato al Caffè Freud per ricordare Mario Mieli, scomparso suicida 25 anni fa, a soli 31 anni, .
Un incontro molto bello, interessante, piacevole, in cui attraverso le parole e i ricordi di chi lo aveva conosciuto e frequentato e di altri che ne avevano letto i libri e gli scritti (Angela Azzaro, Franco Buffoni, Elio Pecora, Vanni Piccolo, Francesco Gnerre, Francessco Paolo del Re, Daniele Cenci, Saverio Aversa) e di altre persone intervenute si è rievocata la sua figura, il suo ruolo nel nacente movimento glbt italiano, il suo pensiero dirompente.
Poi con Vincenzo, Dario, Virginia, Ilenia, Licia siamo andati a fare un giro a Trastevere e ci si era divertiti chiacchierando tranquillamente.

Sulla via di rientrare ecco che mi chiama mio fratello Dario (per l'occasione a Roma nel week end) che spaventato mi dice che sono entrati i ladri in casa, dalla finestra, rompendo la grata, che hanno messo tutto a soqquadro, aperto e rivoltato cassetti e armadi, rubato i nostri due portatili, dei soldi, qualche altro oggetto di valore, scassato un paio di porte, divelto delle tende, sporcato, devastato, danneggiato.
Io, anche nel sentirlo così spaventato, mi spavento e pure mi affloscio cadendo giù giù in mezzo alla strada, poi, grazie anche agli amici che mi aiutano e che mi riportano rapidamente a casa, mi tranquillizzo un po'.
Arrivo praticamente assieme alla polizia che mi fa due domande contate, prende un documento, si informa di cosa mi manca (e che ne so io di preciso se sono appena arrivato?) mi dice che naturalmente non prenderanno nessun rilievo e che "è mia facoltà fare denuncia al commissariato di zona" suggerendomi di portare i codici identificativi dei computer e l'assicurazione. Poi vanno.
Lo spettacolo di casa invasa e devastata, lo sconforto di mio fratello - che già viene raramente a trovarmi e quando viene gli rubano il portatile con cui lavora e su cui ha tantissimi cose di studio e personali - e l'aver perso il mio di portatile, con i miei documenti, foto, dati, articoli, lavori, cose di studio, il senso di dover dormire con la finestra divelta, il disordine (superiore al mio solito) mi fanno sentire impotente, triste e arrabbiato, vulnerabile, prigioniero, meno libero di qualche ora prima.
Certo al di là del valore degli oggetti (e il danno è sempre più grande del valore del bottino... in una casa di studenti soprattutto) c'è una ferita psicologica e poi oggi i computer sono pezzi della nostra memoria, strumenti di lavoro, custodi dei nostri ricordi, e averli persi per mano di ignoti che sanno certamente cosa significano quegli ogetti oggi (più dei soldi, di sterei, televisori etc)
Intanto non riesco a dormire e sono qui a raccontarvelo, di certo le cose non cambiano, ma almeno mi sfogo un po'.

venerdì 14 marzo 2008

Mehdi Kazemi salvo

Dopo la storica approvazione dell’urgente Risoluzione europea sul caso di Seyed Mehdi Kazemi, l'Home Office britannico, Jacqui Smith, ha deciso poche ore fa di sospendere la procedura che prevede la deportazione in Iran del ragazzo gay che rischiava di essere espulso dall'Regno Unito e inviato in Iran (dove lo attendeva una condanna a morte).
Il risultato odierno è stato possibile grazie alla mobilitazione internazionale che ha visto in prima linea il Gruppo EveryOne con il Partito Radicale Nonviolento e le Associazioni Nessuno Tocchi Caino e Certi Diritti.
"Quando ci siamo assunti l'impegno di tentare di salvare Mehdi," dichiarano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau "il giovane gay iraniano era destinato alla deportazione a alla morte sulla forca in Iran. Poi attorno a noi e ai nostri alleati si è creata una rete di solidarietà che ha evitato un altro crimine contro i Diritti Umani. E' il primo passo verso una società non più indifferente, ma capace di rispettare i diritti dei profughi, che sono l'anello più debole dell'umanità".
Non si può che esprimere la più profonda soddisfazione per questa grande vittoria sul campo dei diritti umani, che ha portato alla salvezza di una vita umana e ha scritto una pagina importante di Storia europea: d'ora in poi i massimi organismi garantiranno che in tutti i paesi dell'Unione Europea venga applicata la Direttiva 2004/83/CE, che impone il riconoscimento dello status di rifugiato anche alle persone perseguitate nel loro paese di origine a causa del loro orientamento sessuale.
Sono davvero contento per Mehdi e per il fatto che le istituzioni europee, pur con titubanze, siano riuscite a trovare una soluzione concreta a questo, e credo a tutti i casi analoghi che si ripresenteranno in futuro, mettendo al centro la salvaguardia dell'integrità fisica e morlae delle persone che in altre parti del mondo sono ancora perseguitate.
Se non si fosse trovata una soluzione il governo britannico e tutti noi europei saremmo stati compici di un crimine, consegnando la vittima al carnefice.

RESTYLING

Già da un po' pensavo di dare una rinfrescata primaverile allo stile del blog. Adesso, approfittando dell'imminente arrivo della bella stagione, ho apportato alcune modifiche di colore, di foto e di impostazione che spero vi piacciano.
Presto ci saranno alcune altre novità, non solo grafiche, legate alla campagna elettorale.
Nel frattempo tutti i vostri giudizi sulle nuove scelte stilistiche, le critiche e i suggerimenti (soprattutto riguardo alla piacevolezza di accostamenti cromatici, leggibilità e fruibilità) sono più che benvenuti.

Se qualcuno di voi, poi sapremme aiutarmi a creare una semplice barra navigabile da sistemare sotto l'header si guadagnerebbe la mia calda riconoscenza.


mercoledì 12 marzo 2008

Veltroni, Zapatero, Bertone...

Capisco che la mia attenzione alle vicende del cosidetto pd stanno assumendo i toni della telenovela ma ogni volta che leggo certo cose sui giornali o sulle news a stento riesco ad esimermi dal commentarle e, talvolta, forse troppo spesso, ne faccio oggetto di post anche qui.
Le ultime interessanti le ho lette ieri su Repubblica.
Su Repubblica leggiamo che a Udine, il leader sedicente democratico, Walter Veltroni si compiace delle vittorie e dei successi dei socialisti spagnoli, guidati da Zapatero e francesi, in particolare nella Parigi di Delanoe.
Le affermazione erano largamente prevedibili e infatti le immaginavo già qualche giorno fa (con le urne ancora calde), ma le parole di Veltroni assumono colori di involontaria ironia: "Il pendolo della storia va nella direzione che vogliamo noi"... Zapatero "sta facendo vivere un'idea della Spagna".
Si rende conto, Veltroni, che sta parlando di partiti socialisti che sono stati davvero capaci di fare delle riforme e di dimostare autonomia e laicità? In particolare Il PS francese ha approvato il PACS quasi 10 anni fa mentre Zapatero ha saputo subito dare aplicazione alla promessa di aprire il matrimonio e le adozioni agli omosessuali e a garantire una serie di leggi a difesa delle donne e di riforma del diritto di famiglia. Non solo entrambi i partiti governano e hanno governato in alleanza con i partiti della sinistra, pur in posizione meno decisiva di quanto è stato in Italia, e in netta contrapposizione con le destre e le forze dell'integralismo religioso e cattolico.
Anzi Veltroni, diostrando anche scarsa riconoscenza per i suoi alleati di 7 anni alla guida di Roma, si compiace proprio della tendenza alla bipolarizzazione del voto nei due paesi, evidente soprattutto in Spagna dove il partito Isquierda Unita ha perso ben 3 dei 5 deputati su cui poteva contare in precedenza. (Questo in realtà mette in difficoltà Zapatero che nel formare il nuovo governo sperava di appoggiarsi ai IU più che a certi partiti nazionalisti conservatori). "La sinistra radicale spagnola ha avuto un risultato negativo e anche in Francia è andata male" (relativamente alla Francia, in verità, è stato registrato un calo dei Verdi, di alcuni partiti comunisti antagonisti ma una crescita del PCF, il Partito Comunista Francese). Questo è un fenomeno vero e innegabile, ma dovuto soprattutto alla capacità dei partiti di socialisti di sinistra e riformisti di meglio interpretare le attese di un elettorato di sinistra e laico, cosa che il cosidetto pd, con le sue decise venatiure cattolico-integraliste, le sue contraddizioni, il suo profilo programmatico e valoriale indefinito e la sua politica sempre più sposstata verso destra non sempra poter fare!
Sempre su Repubblica, la pagina precedente leggiamo che Veltroni, contrariamente a quanto ha fatto Zapatero, si è preoccupato di curare i contatti con il Vaticano, in particolare con il Cardinale Segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone."Io avevo già ricevuto assicurazioni dal cardinal Bertone" dichiara il leader del cosidetto pd commentando la posizione, giudicata equilibrata, della CEI.
Apprendiamo, infatti, che Veltroni, aveva già chiamato il cardinale immediatamente dopo il suo rientro da Cuba il 28 febbraio scorso, con lo scopo, in particolare di giustificare l'ingresso dei Radicali nelle liste, rassicurando in proposito la componente teo-dem e cattolica del partito, non solo la Binetti e Bobba, ma anche il ministro Fioroni, tra gli altri.
Naturalmente pedina e protagonista fondamentale della politica diplomatica verso il Vaticano e le gerarchioe cattoliche è anche Francesco Rutelli, candidato al Campidoglio. La Repubblica ci spiega che tra i primi "sondaggi", prima di sciogliere la riserva sulla candidatura, c'è stato quello con Camillo Ruini, vicario di Roma (ed ex presidente della CEI). Ottenendo un esplicito disco verde.
Le cose stanno così ognuno tiri le proprie conclusioni.

Carmen Consoli trionfa in America

La scorsa settimana la "cantantessa" catanese Carmen Consoli si è esibita negli Stati Uniti, registrando il tutto esaurito nei concerti di New York, Washington e Boston. Il successo è stato coronato dalla critica entusiasta del New York Times, che le ha dedicato un lungo articolo di Jon Pareles intitolato "An Intellectual Rocker Steeped in Tradition" - "Una Rocker Intellettuale Immersa nella Tradizione".

Lasciate che per una volta un po' di orgoglio isolano mi faccia esultare di questo bel riconoscimento e successo, per quella che è anche, e sin dalle origini, una cantante icona lesbica.

Di seguito la mia traduzione integrale dell'articolo di Pareles pubblicato lo scorso 8 marzo sul NYT (i neretti li ho aggiunti io).



Mitologia Greco-Romana, scetticismo sulla Chiesa Cattolica e
pensieri di Atlantide non sembrerebbero gli ingredient di un albut numero 1.
Invece sono stati proprio questo in Italia, dove l’album 2006 di Carmen Consoli,
“Eva contro Eva”, ha dominato le charte. (È stato pubblicato da Universal Music
Latino.)

Consoli è arrivata a New York City per un concerto Giovedì
notte a Long Island City, Queens, al La Guardia Performing Arts Center’s
Mainstage Theater. Ha presentato le canzoni in un inglese fluente, anche se il
pubblico entusiasta era pieno di fans di lingua italiana.
Consoli è una notevole combinazione tra una rocker e
un’intellettuale
. Canta di personaggi inventati – un
paziente di AIDS in “Per Niente Stanca”, un’anziana signora ossessionata dalla
chirurgia plastica in “Contessa Miseria” – con passione e immediatezza,
in una voce che possiede dispiacere, compassione e forza.
Negli album che ha pubblicato negli scorsi 12 anni,
Carmen Consoli ha cantato un rock provocante
simile a Shakira o Alanis
Morissette e si è tuffata in nel più delicato pop, a volte con una
venatura Latina. Man mano che è divenuta più affermata e conosciuta ha rivelato
più radici locali.
“Eva Contro Eva” guarda attraverso la musica
tradizionale della sua nativa Sicilia and il suo contesto mediterraneo, con
strumenti acustici e accenni di tonalità folk.
Giovedì notte la sua band ha usato strumenti unplugged,
compreso un violino, una fisarmonica un bouzouki e un flauto di pastori
siciliano; in una canzone Consoli ha suonato una specie di largo tamburello
usato spesso nella musica del Sud Italia. Hanno suonato con vitalità ed
eleganza, attingendo a modelli celtici, greci e arabi come a quelli italiani e
passando dal bolero alla bossa nova.
Inoltre le vecchie canzoni rock di Consoli – come “Fiori
D’Arancio", nella quale una sposa è lasciata in attesa sull’altare, o "Geisha”,
su due donne che si sposano per soldi – non hanno avuto bisogno di chitarra
elettrica per trasmettere la loro angoscia e furia.
Le sue canzoni non pretendono di essere antiche nella
musica o nelle parole. Parlano di storie con moderna ambiguità o saltano ad
astrazioni poetiche
– come la canzone che ha aperto lo spettacolo,
“Sulle Rive di Morfeo”, che dice, “Prima dell'alba potrebbero sorprenderci
rapiti da un sogno/dove nitide acque divorano i nostri passi.” Consoli canta
spesso di donne che sono non corrisposte o in immeritate complicazioni, come
“Maria Catena”, una donna in un piccolo paese che è calunniata dalle chiacchiere
e a cui viene pubblicamente rifiutata la comunione dal suo parroco locale.
Quasi alla fine dello spettacolo ha cantato una vecchia
canzone siciliana, “Malarazza”, la preghiera di un servitore a Gesù su un
padrone che lo vessa, che passa attraverso il bolero, lo swing e un galoppante
ritmo folk-dance siciliano in un crescendo di pietà e rabbia. Stava dando
riconoscimento a un’eredità spingendola nel suo proprio controllo.

Carmen Consoli si esibisce Sabato al National Geographic
Society’s Grovenor Auditorium a Washington. Il suo concerto di Domenica a Boston
è tutto esaurito.
8 marzo 2008

lunedì 10 marzo 2008

Zapatero vince, Sarkozy perde: due buone notizie in un giorno solo

La Spagna innanzitutto: stando ai primi dati il PSOE spagnolo, guidato dal Premier Zapatero vince ampiamente le elezioni politiche spagnole, superando la soprendente vittoria di cinque anni fa e accrescendo il bottino dei seggi alle Cortes. Potrebbe addirittura raggiungere la maggioranza assoluta.
Complimenti a lui e soprattutto agli spagnoli che hanno saputo premiere un politico e un partito per i risultati raggiunti e le promesse mantenute. Non serve qui ricordare come il governo Zapatero abbia saputo mantenere dritto il timone di un socialismo coraggioso e riformista anche dinnanzi alle critiche e alle difficoltà, anche di fronte alle manifestazioni clericali di vescovi e cardinali scesi in piazza a manifestare contro le leggi sulla famiglia volute e approvate a tempo da record.
Anche nelle ultime settimane di campagna elettorale, di fronte alle ingerenze manifeste delle gerarchie cattoliche, Zapatero non era stato a guardare, rispondendo a muso duro e minacciando persino una sorta di crisi diplomatica col vaticano (nonché il taglio dei fondi alle varie agenzie cattoliche, cosa cui sappiamo vescovi e porporati tengono partcolarmente).
Che la sinistra nostrana prenda esempio non c'è neanche da sperarlo (quale sinistra poi?), soprattutto se si guarda al programma e al manifesto valoriale desolante del PD veltroniano - ma non c'è più ragione per ritenerlo un partito di sinistra a ben guardare: la laicità è svilata tra tanti se e tanti ma che si ha la certezza che non sappiano più cosa voglia dire, e il programma economico ricorda il Berlusconi di soli due anni fa in maniera impressionante, per non parlare di sicurezza, castrazione chimica per i pedofili (argomento utilizzato da Sarkozy nella sua campagna presidenziale).
Ma ecco che questo ultimo riferimento ci ridà lo slancio per uscire dalle nostre begucce nazionali e tornare a parlare di elezioni in altri paesi. Anche alle elezioni Municipali francesi, infatti, la Sinistra, PS in testa, avanzano a scapito dell'UMP di Sarkozy. La sinistra sarebbe in vantaggio anche in città prima governate dalla destra, come Strasburgo.
Dopo le chiacchierate nozze con la Bruni, le gaffe pubbliche, il Presidente francese , da molti in Francia paragonato al nostro Berlusconi per le sue strette relazioni personali con magnati dell'informazione e dell'industria nazionale (Come quel tal Bollorè che gli ha prestato l'aereo privato per volare con la Bruni in Egitto) conosce un minimo storico dei consensi. A meno di un anno dalla sua elezione trionfale all'Eliseo.
Naturalmente, non da ultimo si attende una ampia riconferma per il Sindaco gay di Parigi, Bertrand Delanoe.
Veltroni si è già appropriato della vittoria, vantando amicizia col ex collega parigino... Peccato che non solo lui non abbia molto a che fare con la politica del PS francese di cui Delanoe è uno dei massimi esponenti nazionali, ma che da leader del pd imponga a Roma il ritorno di un super clericale Rutelli! Fatti non parole...
Ad ogni modo visto che la situazione politica italiana non lascia spazio a molta euforia e, a dire il vero, neanche a molte speranze, accontentiamoci di festeggiare due buone notizie elettorali in paesi nostri vicini, solo dal punto di vista geografico... Contenti per loro e anche un pizzico invidiosi!

sabato 8 marzo 2008

Arcigay Roma sostiene Rutelli. Senza Parole!

Mi sembra assolutamente paradossale che nello stesso momento incui Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay, conferma ka sua candidatura a sindaco di Roma, proprio in opposiwione a un Rutelli, clericale einaffidabile. Arcigay Roma, presieduto da Fabrizio Marrazzo stringa un'accordo con Rutelli e ne sostenga la campagna dicendosi soddistatta delle promesse fatte.
Questo mentre il Circolo Mario Mieli annuncia invece il suo sostegno convinto alla candidatura Grillini e anche molti gay e lesbiche interni allo stesso PD (Cristiana Alicata per esempio)organizzano una vistosa fronda interna e cercano strade per sostenere Grillini, boiccottando Rutelli.
La cosa si commenta da sola, per fortuna, e credo che finirà per far perdere all'Arcigay di Roma ogni residua credibilità, come hanno mostrato la vistosa contesazione subita dallo stesso Marrazzo al Coming Out. La linea dell'associazione romana è, del resto, in netto contrasto anche con la posizione emersa solo qualche giorno fa nell'assemblea Arcigay a livello nazionale. Stupefacente il paradosso per cui mentre Arcigay Perugia dichiara la netta ostilità alla candidatura al Senato, nella regione umbra, del exradicale-exverde-exmargherita-exsindacodiRoma, la compagine romana lo sostiene alla poltrona di sindaco.
Dobbiamo aspettare solo un mese per vedere cosa veramente otterà in cambio, io qualche sospeto lo ho... e ha molto a che fare col commento di Sciltian all post precedente