lunedì 15 ottobre 2007

Il pifferaio magico

Sono già passati alcuni giorni dal 14 ottobre che tutti ormai attendevano come momento determinante per il futuro del PD e anche del sistema politico italiano. I risultati hanno a loro modo sorpreso, ma non per la persona del segretario scelto ma per i numeri che le votazioni hanno espresso: oltre tre milioni di votanti per eleggere il primo segretario del Partito Democratico, quasi il 76% di consensi per il superfavorito Walter Veltroni. Sono numeri che, per certi versi, parlano da soli; più da partito unico e da plebiscito che da stanca democrazia contemporanea.
Giustamente ci si può ritenere soddisfatti della voglia di partecipazione di mobilitazione degli italiani, che, nonostante la tanto discussa disaffezione dai partiti e dalla politica, decidono di uscire di casa e provare a dare ancora una volta un loro segnale di speranza e di cambiamento.
Ma cosa c'è oltre questi numeri? è tutto oro quel che luccica?
Proviamo a fare una mini-analisi.
1) Innanzitutto attorno a questo "evento" nel senso anche comunicativo del termine si è concentrata l'attenzione mediatica da mesi ormai, con servizi quotidiani, dibattiti, spiegamento di energie e di riflessioni (da sinistra a destra, favorevoli o contrari). Una sovraesposizione aumentata dalla grande popolarità del candidato favorito, sindaco di Roma, Veltroni, che da molti è visto come una sorta di salvatore della patria e ha mobilitato attorno a sé anche una pletora di personaggi noti, cantanti, scrittori, sportivi, intellettuali, oltre a una coalizione di sponsor politici che va dalla Margherita alla sinistra DS passando dai TeoDem della Binetti e Bobba ai Gayleft.
Tutta questa attenzione ha dato l'impressione ai cittadini che si trattasse di un momento storico in cui coi loro voti potevano (o dovevano) davvero contribuire a costruire una realtà nuova e a scegliere che direzione farle prendere. Si è solleticata in fondo quella vanità degli italiani e quella voglia di stare sulla scena che spinse milioni a stare giorni in coda per sfiorare il feretro di Giovanni Paolo secondo o allunga le liste dei provini per trasmissioni come il Grande Fratello, Amici, e simili.
La realtà è abbastanza diversa (forse opposta) e per molte ragioni, a cominciare dagli avversari di Veltroni, che pur rispettabili, non erano certo all'altezza di una competizione reale e di metterne in luce le contraddizioni, passando per le liste bloccate, con nomi quindi scelti prima, e dall'assemblea costituente nazionale di 2400 delegati eletti che dire pletorica è riduttivo. Un'assemblea che probabilmente conterà assai poco se non per fare da cornice degna e da applausometro all'incoronazione del nuovo leader. Oltretutto è apparso evidente fin dal principio, soprattutto nel caso delle liste per Veltroni, che i rapporti di forza erano completamente a favore del leader unto dalla provvidenza, che come una calamita ha attratto tutti a sé, concedendo o negando i suoi favori, mentre i candidabili si accapigliavano per accaparrarsi una posizione dignitosa in lista. Un processo che lungi dal partire dal basso sembra irradiare dall'alto attingendo al patrimonio "salvifico" di popolarità che si è conquistato il sindaco di Roma.
2) Questo enorme numero di delegati (non oso immaginare dove e come si riuniranno, come avverrà il confronto, etc), ai quali si aggiungono per altro quelli delle assemblee regionali è per altro un'ulteriore concausa della grande partecipazione al voto. Se 2400 sono gli eletti, molti di più sono sicuramente i candidati, forse quantificabili in cifre non distanti dai 25.000. Candidati alla prima prova, rappresentanti degli studenti, politici di professione, ministri, esponenti delle istituzioni, o note personalità dello spettacolo e del giornalismo, dell'associazionismo etc, che si sono lanciati in una vera e propria campagna elettorale, con tanto di manifestini e santini elettorali recapiti in tutte le nostre mail o cassette della posta.
Ma anche a pensare che ciascuno di essi portava dieci amici o familiari a votare arriviamo senza sforzo a due milioni e mezzo.
3) I candidati hanno condotto la loro campagna sull'onda del favore mediatico. Abilmente estromessi i possibili avversari scomodi (Pannella, Di Pietro), facilmente marginalizzati gli outsider, privi di mezzi e di esperienza politica. Tutti hanno condotto la loro campagna senza confrontarsi veramente coi problemi e chiudendosi alle sollecitazioni che venivano direttamente dalla società civile. Una campagna orientata sui sondaggi, e sui soliti temi tanto cari alla classe politica, quali il numero dei ministri, le future coalizioni di governo, i rapporti con l'opposizione, la legge elettorale. Le altre tematiche (a partire dalle richieste del movimento glbt) trattate in modo vago e distratto, marginalizzate, escluse dal confronto. Le voci negative o critiche sono state ridotte al silenzio di qualche blog o di ridicoli trafiletti, mentre la grancassa di regime inneggiava a Veltroni e alla sua corte.
Un modo di procedere che ha "addormentato" il confronto sui contenuti e sulle idee (che in un nascente partito dal confuso profilo identitario sarebbe stato forse centrale) e catalizzato l'attenzione sulle persone e le personalità. Questo, unito al metodo plebiscitario di investitura del leader, scelto dall'establishment e acclamato a furor di popolo, ci fanno vedere tutta l'operazione più come un riuscito esperimento di marketing elettorale che come una vera prova di democrazia. Un metodo che, in assenza di idee guida, sembra caratterizzare il nuovo partito come chiaramente di destra (più che di centro) fondato su una leadership personalizzata e forte pronta a stuzzicare lo stomaco della gente senza coinvolgerne cuori e menti. Del resto, caso più unico che raro, gli elettori sono stati chiamati proprio a incoronare il leader di un partito che ancora deve nascere, che non ha programma , che non si capisce dove ci voglia portare.

Veltroni insomma come il pifferaio magico delle favole che ha ipnotizzato critica, stampa e popolo e adesso conduce tutti al suono delle sue note verso il fiume... Le premesse non sono positive, ma spero non ci si debba svegliare bruscamente!

Una cosa sembra chiara il movimento glbt, ha quasi per intero capito che il gioco di Veltroni non li include e non li considera, e in molti non limitano la loro critica a questo ma a considerazioni più generali, che sono messe a nudo proprio dalla sua indifferenza/irritazione verso le richieste di diritti e libertà civili.

Note Positive e considerazioni pragmatiche (non voglio essere preso per quello che fa la lagna e vede tutto nero e non fa nulla per confrontarsi con le cose come stanno):
a) Innanzitutto mi è piaciuta la possibilità per sedicenni e immigrati di candidarsi e votare.
b)
Poi la presenza di donne e di frammenti società civile che hanno avuto la possibilità di partecipare e di dare (o credere di dare) il loro contributo, e forse potranno anche provare a lasciare il loro segno in quell'affollata assemblea costituente.
c) La grande partecipazione indica un desiderio di contribuire allo sviluppo e al cambiamento del paese, una speranza e una energia che magari è stata anche male indirizzata ma che è presente e potrà essere una ricchezza per tutti.

A sinistra, tutti noi dovremo comunque confrontarci con questo Partito Democratico che sembra nato solo come operazione di potere e di apparato. Il confronto con questo interlocutore è virtualmente inevitabile e allora dovremo rimboccarci le maniche (e turarci il naso) per evitare che sia troppo male, per metterlo di fronte alle sue contraddizioni e spingerlo a delle scelte meno populiste e pericolose. Non possiamo nascondere la testa sotto la sabbia e fare finta di nulla e invece confrontarci con le questioni che questo nuovo soggetto politico solleva.
Tante cittadine e cittadini di buona volontà e in buona fede e anche tanti intelligenti e bravi esponenti politici stanno ancora in quel partito e non vanno isolati ma semmai aiutati a cambiarlo dall'interno e a renderlo più vicino alle nostre aspettative.
La sinistra e i partiti di sinistra e socialisti devono fare un delicato lavoro di autoanalisi che li porti a smettere di farsi del male da soli, a riconsiderare e aggiornare uno stantio apparato ideologico novecentesco per abbracciare un patrimonio ideale e un pragmatismo da XXI secolo, distante da riflessi pavloviani.
Per quel che ci riguarda vuol dire anche considerare parimenti importanti e fondamentali diritti sociali e civili, affrontare in modo intelligente e innovativo le questioni ambientali, riguardanti il mondo del lavoro, lo stato sociale, l'economia, i trasporti, la giustizia, la scuola.
Vuol dire puntare sulle idee, la cultura, un patrimonio identitario aggiornato e non solo sulla facciata, vuol dire un profondo lavoro di innovazione. Speriamo bene...

mercoledì 3 ottobre 2007

Il montatore rumeno, laureato!

In questi giorni si fa un gran parlare di immigrazione, associandola spesso alla criminalità e in particolare all'aumento di quei reati, come rapine che sembrano spaventare molto l'opinione pubblica soprattutto nelle grandi città e nel Nord Italia.
In particolare a colpire l'immaginario è la comunità rumena, raddoppiata in poco tempo dall'ingresso della Romania nell'Unione Europea.

Per quel poco che ne capisco questo dibattito sulla sicurezza mi sembra molto artefatto e montato a uso e consumo della destra e, secondo i più maligni anche dell'altare del nuovo Partito Democratico a caccia di consensi per il suo prossimo battesimo del fuoco. Ciò non vuol dire che i problemi, reali E percepiti non vado affrontati con assoluta decisione con spirito di realismo ma nel modo mediatico di affrontare la questione c'è un evidente rischio di generalizzazioni e di approcci ideologici che finiscono piuttosto con l'allontanarsi dalla realtà delle questioni e di aggravare i problemi piuttosto che risolverli.

Una cosa, intendo dirla chiaramente: tutte le generalizzazioni del tipo straniero = criminale o anche clandestino = criminale sono da respingere in quanto false e pericolose.

Sentire ieri Fini pontificare senza argini a Porta a Porta di "zingari che non si vogliono integrare" come se per restare in Italia dovrebbero comunque spogliarsi della loro cultura e delle loro tradizioni, ci riporta orrende eco del passato. Evidentemente i vari lavacri nelle acque di Fiuggi e le visite a Yad Vashem (memoriale dell'olocausto a Gerusalemme) non sono serviti a rimuovere del tutto certi automatismi e certe incrostazioni ideologiche. O forse il clima di irrazionali paure, di sconforto e di integralismo religioso sta rimuovendo la patina che si era dato di destra moderna ed europea.
Del resto con che coraggio posso dare addosso al povero Fini, che è pur sempre leader di un partito chiaramente di destra, quando a dare fuoco alle polveri del populismo e delle fobie sulla sicurezza ci pensano da alcuni mesi i sindaci DS-PD che sembrano lanciati in una vera e propria crociata anti-lavavetri, trovando sicura sponda in un personaggio tristemente noto a tutti noi come l'attuale ministro dell'interno Giuliano Amato - ex dottor Sottile.
In questo clima pesante, in cui sembra che si stia cercando un capro espiatorio sul quale riversare lo smarrimento, la delusione e la rabbia di tanti italiani (e a farne le spese in alcuni comuni sono stati anche certi luoghi di incontro gay entrati nel mirino di un un moralismo dilagante), non vorremmo che a pagare, siano come al solito i più deboli, i tanti immigrati che sono qui in Italia per lavorare e contribuire con il loro impegno a migliorare la loro condizione umana e anche la nostra.
Oggi a montarmi la libreria Ikea sono venuti due montatori rumeni, bravi, rapidi, gentilissimi. Curioso e chiacchierone uno dei due è quasi laureato in economia (una sola materia), e spera anche di ritornare a casa per completare presto gli studi e ritrovare la famiglia. Una storia semplice, fatta anche di una scelta di lavoro difficile e coraggiosa che di certo non merita semplificazioni e soprattutto di essere vittima di una campagna mediatica che e politica che sempre più rischia di diventare una campagna di odio.

martedì 2 ottobre 2007

Veltroni, che CUS...

«L'ipotesi elaborata in Commissione Giustizia al Senato, che si chiama CUS, e cioè contratto delle unioni solidali, è una scelta che consente di riconoscere che esistono, seppur in maniera differente dalla famiglia tradizionale prevista dalla Costituzione».
È quanto ha dichiarato il sindaco di Roma Walter Veltroni, ospite della trasmissione Le invasioni barbariche, a proposito del riconoscimento delle unioni civili, aggiungendo che si tratta di diritti ragionevoli anche «per le coppie omosessuali» (ansa).
Dopo le dichiarazioni del suo comitato elettorale che avevano immediatamente provocato l'aspra e decisa reazione del Circolo Mario Mieli e fatto tanto indignare moltissimi nel movimento glbt e tra le coscienze democratiche del nostro Paese, da molte parti si era detto che quelle non rispecchiavano il pensiero del primo cittadino di Roma ed erano da considerarsi semmai uno scivolone di qualche suo inesperto collaboratore. Si diceva che il candidato al PD si era molto arrabbiato per questa polemica e sarebbe presto intervenuto per chiarire in maniera più completa e autentica la sua posizione sulle questioni sollevate dal movimento e in particolare dal comunicato del Mario Mieli che chiedeva risposte chiare ai candidati. (Iniziativa per altro lanciata in maniera ancora più ampia ed estesa, con l'idea di coinvolgere direttamente parte della base del movimento che anima centinaia di blog in tutta Italia, dall'aggregatore GayToday e che proprio in queste ore vede concludersi la prima fase "istruttoria" per procede con l'invio di domande chiare e circostanziate ai candidati del PD e, credo, a tutto il mondo politico italiano, essendo sicuramente questioni attuali e aperte con cui tutti devono necessariamente confrontarsi).
In realtà sono seguite diverse settimane di silenzio imbarazzato, nessuna smentita ufficiale per quelle dichiarazioni, che provenendo dal'ufficio di Veltroni sono da considerarsi quindi pienamente condivise dal Sindaco di Roma tanto da attirare finalmente anche l'attenzione dei media più attenti come il tg di la7, che ieri ha dedicato alla questione un servizio o TeleRoma 56 che stasera ha ospitato Rossana Praitano (presidente del Circolo Mario Mieli).
Stamane finalmente ecco queste dichiarazioni che di certo non ci soddisfano più delle precedenti e ci lasciano sempre più perplessi sulle reali intenzioni e sulla buona fede di mister Veltroni.
Diritti ragionevoli? famiglia tradizionale prevista dalla Costituzione?

Prendiamo atto che Il Partito Democratico si avvia ad attestarsi su questi punti al livello della destra europea, cioè a dire anni luce dalle richieste del movimento glbt e soprattutto dalla realtà dei fatti. Nelle sue superficiali e rapide dichiarazioni manca qualsiasi reale comprensione del fenomeno, qualsiasi "visione" prospettica, non si affronta la questione centrale dell'uguaglianza e della dignità di tutti i cittadini e tutte le cittadine di questo Paese e si scambia il problema con una banale disputa sindacale in cui si può trattare se la pensione arriva dopo 9 o 12 anni e in quale sede va stipulato l'accordo tra le parti.
Forse non risulta chiaro a Veltroni, peraltro in buona compagnia sia nel Partito Democratico che in tutta la classe politica italiana in generale, che non si tratta di conciliare due interessi contrastanti, ma di prendere posizione su una questione di principio, di eguaglianza e di pari diritti. Anche perché francamente non si capisce quali siano gli interessi in conflitto, dal momento in cui di fronte a chiare richieste di civiltà mosse dal movimento glbt e non solo si contrappone una posizione di netta opposizione e contrarietà da parte delle gerarchie cattoliche e religiose e dei bigotti moralisti di ogni risma. Una opposizione che non vine argomentata in nessun modo razionale e che fa appello soltanto a ideologia, teologia e anche a mistificazioni vere e proprie. Una opposizione che mira a confermare una discriminazione presente in Italia e, persino a rinforzarla diffondendo un messaggio violentemente omofobico.
Io propongo sempre un paragone con il movimento delle suffragette femministe: cosa avrebbero pensato se invece che concedere loro il voto in condizioni di parità con gli uomini le donne si fossero viste arrivare la proposta: "va bene potete anche votare ma il vostro voto va pesato un quarto di quello degli uomini, oppure ma voi eleggerete una rappresentate al parlamento con funzione consultiva"? Credo che si sarebbero sentite ancora più umiliate e insultate che di fronte a un rifiuto netto. Sarebbe stato come "pesare" la loro rilevanza politica un quarto o un quinto o un millesimo di quello degli uomini, sarebbero state proposte oltraggiose e inaccettabili.

Penso che il movimento italiano sia giunto a questa stessa maturità. Non vogliamo più contentini e false concessioni. Non vogliamo concessioni, vogliamo diritti, che è ben diverso! e fondamentalmente vogliamo che sia riconosciuta la nostra piena cittadinanza e la nostra uguaglianza... Tutto il resto viene giù logicamente e a cascata.







martedì 18 settembre 2007

Veltroni: ai gay feste e rispetto...

... ma vaff... verrebbe di citare l'onnipresente Beppe Grillo, ma tratteniamoci...

Veltroni ha sempre avuto considerazione per chi viene discriminato per il suo orientamento sessuale, non solo chiedendo a tutti il rispetto, ma creando occasioni di incontro e di festa per sciogliere la diffidenza e la paura, che sono componenti primarie della violenza. In questo senso, porterà la positiva esperienza realizzata come sindaco di Roma nell’ambito del Partito Democratico, affinché nessuno si senta escluso o esposto all’intolleranza.”
La nota del Comitato Nazionale Walter Veltroni in merito alla questione omosessuale è aberrante. La politica proposta dal candidato alla segreteria del Partito Democratico per i gay, lesbiche e trans italiani si limita a rispetto e feste? L'esperienza a cui fa riferimento il sindaco di Roma è quella dei Panem et Circenses di imperiale memoria?
Crede forse che gli omosessuali italiani abbiano l'anello al naso? che credano che le feste abbiano bisogno dell'assenso del suo partito? forse confonde qualche saluto dal palco del Gay Village con una politica di rispetto?
Perché Roma non ha ancora il registro delle unioni civili? Perché i rappresentati del PD al governo oggi non si battono davvero per leggi contro il bullismo, la violenza omofobica, le aggressioni fisiche e verbali che vengono da più parti? Queste sarebbero le risposte che chiediamo: che vogliono fare con la nostra richiesta di matrimonio? che provvedimenti concreti intendono adottare? Pensano che il rispetto si possa declinare con qualche formale parola di solidarietà o di cordoglio dinnanzi alla sparata più grossa o all'ennesima vittima? o come fa Veltroni tagliando nastri di vie intitolati a vittime di omofobia e di gay street?

Se davvero Veltroni vuole il rispetto dovrebbe cominciare a mostrarne egli stesso per le nostre intelligenze. Quando si interviene a questo modo si farebbe meglio a tacere.
Voglio citare integralmente questo passaggio del Comunicato del Circolo Mario Mieli:
"Dinanzi ad anni di lotte del movimento lgbt, a mesi di polemiche sui Dico e company, ad un Pride di giugno con un milione di persone, ad un pacchetto antiviolenza che non viene varato, a norme antidiscriminatorie che non esistono, alla crescente violenza e omofobia nei confronti di omosessuali e trans, al bullismo, alle crepe nella laicità dello Stato e via discorrendo, una sola risposta perviene, che promette sollecitazioni al rispetto e aiuti per le feste.
Increduli e offesi, riteniamo che la cosa si commenti da sé. Ci limitiamo a sottolineare che il richiamo al rispetto in una Nazione democratica dovrebbe essere scontato e comune a tutte le forze politiche, siano di destra, di centro o di sinistra.
Quanto al “creare occasioni d’incontro e di festa”, gli omosessuali e le persone transessuali gli incontri e le feste sanno benissimo farseli da soli, e sanno anche condividerli con gli eterosessuali. In ogni caso non si vede il nesso con le richieste di interventi normativi che in Italia non ci sono, al contrario del resto di Europa.
Fabrizio De Andrè cantava: “E senza che gli altri ne sappiano niente, dimmi senza un programma, dimmi, come ci si sente?”.
Mi spiace che il nascente Partito Democratico nasca sotto così cattivi auspici. Anziché portare avanti la politica italiana sembra un esperimento Frankestein che riproduce al suo interno, per intero, tutti i problemi dell'intero arco parlamentare. Una classe dirigente ormai priva di ideali e di visione vera del futuro e incapace di fare quel semplice salto di qualità che la porti oltre se stessa e a confrontarsi con i problemi e le questioni reali e aperte nel paese, con coraggio e coerenza, una volta tanto senza far ricorso ai soliti espedienti retorico-verbali che servono a non dir nulla ma con uno splendido fiocco rosso!
Per parte mia invito gli omosessuali che abbiano un minimo di rispetto di e di coscienza per il gioco sporco che si gioca sulle loro teste a NON partecipare a queste primarie farsa, in cui tutte le posizioni in lista sono ormai decise da cui non ci si potrà aspettare nulla di buono per i nostri diritti.
Sempre pronti a ricrederci, in futuro se le cose dovessero cambiare, ma per ora per andare lì a votare altro che turarsi il naso avrei bisogno di uno scafandro lunare... e con tutta la buona volontà non me lo posso permettere!

sabato 15 settembre 2007

I Voli del Papa

A margine del mini caso di fine estate, sollevato attorno all'utilizzo di un volo di Stato da parte del Ministro Mastella, leggevo oggi un leggero articolo sul Corriere on line in cui si spiegano le modalità e i criteri di utilizzo della flotta degli aerei di Stato nonché l'impegno del Governo Prodi nel ridurne l'utilizzo e i relativi costi.
Ecco a un certo punto cosa si legge:
"C'è poi un altro passeggero illustre che ha sempre un posto a disposizione sui velivoli della presidenza del Consiglio, senza alcuna condizione particolare. È il papa, che per i voli transcontinentali utilizza l'Alitalia, ma per quelli interni ha a disposizione uno dei due elicotteri (quello verniciato di bianco) e l'Airbus di palazzo Chigi. Del resto, come si fa a dire di no a Joseph Ratzinger?"
Come si fa a dire di no al papa? Semplice: NO, N-O, NOOO, NEI, NIET...
Non solo l'otto per mille, non solo l'ICI, non solo le fogne vaticane, non solo gli insegnanti di religione, non solo tutto il resto.... gli dobbiamo pagare pure i voli di Stato al papa? Perché non chiede un passaggio all'arcangelo Gabriele?

giovedì 13 settembre 2007

Notte di paura a Ramallah

Riporto qui ampi estratti del rapporto presentato al Consolato italiano a Gerusalemme su quanto avvenuto a un ragazzo italiano a Ramallah.
L'impressione che se ne ricava non riesce tuttavia a rendere la foga e la violenza, la concitazione di quei lunghi momenti, la paura nel sentirsi circondati da occhi pieni di rabbia e forse di odio, da urla, da mani che ti afferrano e ti trascinano a forza. Il panico, il terrore di non riuscire a capire cosa ti accadrà e cosa vorranno fare di te, i mille pensieri, i disperati e inutili tentativi di divincolarsi, di chiedere aiuto (a chi mai?) di fuggire, di impietosire i tuoi aggressori, di appellarsi al buon senso, a uno sprazio di umanità.
Resta la consapevolezza che le cose si siano comunque concluse positivamente e comunque senza gravi conseguenze (anche il ragazzo è stato liberato l'indomani ma ha dovuto abbandonare Ramallah) e la profonda tristezza per l'incultura e il non rispetto per i diritti e le libertà altrui e per la condizione di tanti gay e lesbiche in Palestina e in molti paesi arabi (se questo è successo a un italiano di passaggio non oso immaginare cosa possa accadere, a quali pressioni o ritorsioni, a quali rischi e paure siano sottoposti loro quotidianamente nella loro vita di tutti i giorni).
Naturalmente mi associo al comunicato del Circolo Mario Mieli e voglio esprimere il pensiero che anche in un episodio spaventoso e terribile si annidano sempre luci e ombre nelle pieghe della vicenda, che un giudizio su un popolo non si deve ridurre a questo, ma la denuncia di questi fatti dovrebbe servire anche a una crescita civile laddove sembra tutto talmente difficile e certi traguardi appaiono irraggiungibili.
"Ieri sera [ndr: 11/09] in Ramallah, stavo in casa di un amico palestinese conosciuto sul luogo (...) quando molti uomini, tutti in borghese, hanno fatto irruzione nella stanza urlando e mi hanno afferrato gambe e braccia torcendomele anche come se volessero spezzarle, mentre io tentavo di divincolarmi e urlavo, poi è entrato uno con un fucile automatico e in tanti mi hanno sollevato e trascinato fuori di casa (indossavo slip e pantaloncini), e io continuavo a urlare e a chiedere aiuto e una piccola folla di uomini mi era intorno, tanto che credevo che volessero rapirmi o peggio. In realtà mi hanno portato a un commissariato o a una centrale della polizia. Anche l'amico con cui ero è stato portato lì. Chiaramente ora ho tutti i graffi e i segni di questa colluttazione (e mi rendo conto che se avessero voluto o fossi stato meno fortunato potrei anche stare ben peggio per quanti erano), ma una volta alla polizia sono stato trattato bene.
Alla polizia mi hanno ripetutamente chiesto in che rapporti fossi con quel mio amico palestinese e se ci fossero tra noi rapporti intimi (cosa che ho negato, rifiutandomi anche di rispondere a qualsiasi domanda sulla mia vita intima o privata). È stato redatto un rapporto in arabo sulla base delle mie dichiarazioni (che non ho sottoscritto, e del quale non mi è stata rilasciata copia) e poi mi è stato detto che il loro intervento era stato richiesto da qualcuno della zona della casa e deciso soprattutto per proteggermi dalle reazioni della gente e che non tutti quelli in borghese che mi hanno trascinato erano poliziotti, ma molti soltanto persone giunte dalla strada; che avere relazioni intime tra uomini è vietato, dalla legge e dal costume, e che che io sarei stato presto rilasciato in quanto europeo, ma se fossi stato palestinese, invece, sarei andato in prigione secondo la loro legge e costumi appunto.
Tutti i miei effetti personali (a parte pochi soldi che avevo in tasca) sono stati recuperati e mi sono stati restituiti; una scorta della polizia, con il capo (...) mi ha portato in un albergo (che ho pagato di tasca mia) perché troppo tardi per rientrare a Gerusalemme.
Prima, mentre venivo accompagnato al bagno, ho visto il mio amico in una micro cella di sicurezza con la porta di ferro e l'oblò con le sbarre , e credo che lui sia ancora in stato di arresto (per non aver fatto nulla), né sia stato trattato altrettanto bene (mentre venivo interrogato sentivo urla e colpi nella camera accanto).
Per tutto il tempo non ho potuto effettuare chiamate e non mi è stato chiesto se volessi contattare le mie autorità consolari.

Sono molto dispiaciuto per quanto accaduto, non solo per la mia personale vicenda, che posso dire essersi conclusa relativamente bene, ma soprattutto per il cattivo segnale in merito alla situazione sociale e al rispetto dei più elementari diritti civili e libertà individuali in una parte dei Territori Palestinesi, Ramallah, che non è neppure tra le più remote e vede un cospicuo numero di cittadini stranieri in visita o presenti per esempio per motivi di studio nella nota università di Bierzet o nelle numerose agenzie internazionali presenti. (...) e ritengo oltremodo opportuno un intervento anche diplomatico in sostegno dei diritti umani e civili e e delle libertà individuali nei Territori Palestinesi, la cui autorità è così generosamente sostenuta dal Governo italiano e dall'UE.
Verifiche sulla legislazione, e sul rispetto dei diritti umani e dei comportamenti della polizia e delle forze dell'ordine, interventi di tipo sociale e politico (meeting, workshop, scambi culturali, cineforum, dibattiti, accordi specifici, campi educativi, formazione in questa direzione delle forze dell'ordine) rivolti alle questione di genere, al rispetto dei diritti e delle libertà individuali, anche quanto attiene all'orientamento sessuale e identità di genere, potrebbero e dovrebbero essere attivate dal Ministero degli Esteri Italiano, attraverso tutti i suoi contatti e le sue agenzie presenti sul territorio, dall'Unione Europea, e da tutte le realtà sensibili al problema.
Ci tengo a sottolineare che molti cittadini palestinesi dei Territori sono costretti o indotti a lasciare le loro case a ragione del loro orientamento sessuale, e questo si traduce inevitabilmente in un impoverimento del tessuto sociale ed economico del Paese. Più diritti, più apertura, più libertà e più rispetto per le diversità, qui più che altrove, vuol dire più ricchezza e soprattutto più pace
!"

giovedì 30 agosto 2007

Cinque buone (?) ragioni per il mio blog

Sono stato nominato dal caro quasi concittadino e compagno di lotta Elfo Bruno, al secolo Dario Accolla, per proseguire una catena tra blog: Cinque buoni motivi per cui ho un blog.

1) Il primo motivo per cui ho fatto questo blog, soltanto pochi mesi fa, è stato poter partecipare appieno all'esperienza del nuovo aggregatore GayToday.it che era appena nato dal lavoro di un eccezionale gruppo di amici e conoscenti accomunati dal desiderio di fare qualcosa in più per unire e sostenre il movimento per i diritti GLBT.
2) In secondo luogo mi piace poter avere uno spazio autonomo dove poter dire in modo meno vincolato del solito quel che penso. Quando si hanno delle “responsabilità” di rappresentanza in ambito politico questo non sempre è possibile o conveniente, ma il carattere più privato di questo spazio mi garantisce maggiore spazi di autonomia.
3) Mi piace poter stimolare dibattiti e scambi di idee; mi piace dare anche in questo modo un contributo al confronto civile e democratico su alcune tematiche che mi interessano e alla promozione di diritti e impegno sociale e politico.
4) Un pizzico di egocentrismo, che colpisce quasi tutti i gay (e non solo) rende piacevole avere uno spazio tutto dedicato all'autorappresentazione, una piccola finestra pubblica sul mio modo di essere e pensare.
5) Infine per chi sta tante ore al computer come me è un buon modo per starci ancora di più, ma almeno avendo l'impressione di fare qualcosa di interessante (almeno si spera) e utile (magari)

Ora viene la parte più difficile quella di passare il testimone che considerando la mia “giovinezza” in questo ambiente non è cosa semplice. Allora: Sciltian Gastaldi, amico lontano che ha solo di recente scoperto il mio blog, e che ne ha uno bellissimo e, a quanto so molto letto; Guido Allegrezza, che è un altro blogger di esperienza e una delle persone che conosco che riescono a coniugare meglio ironia e acutezza di pensiero; Riccardino Camilleri, perché ammiro la sua energia e la sua creatività, ma non ne condivido le posizioni sulla chiesa, Fabio - Fireman, che so mi legge spesso e lascia spesso i suoi commenti qui perché ha un carattere all'apparenza ostico (e forse non apprezzera' la mia nomina) ma che lascia trasparire una gran pella personalità, inoltre nel suo blog riesce spesso a trattare questioni spinose e difficile con sottile e penetrante concisione di pensiero; Galamay, che ha fatto una breve apparizione sul mio blog qualche tempo fa e poi è sparito ma mi sembra un ragazzo positivamente folle. Avrei nominato anche altri, ma non so se hanno blog individuali e mi sono voluto limitare (a parte l'ultimo) a persone che consco anche fuori della virtualità di internet.

I vescovi contro la 194

"La 194 ha ormai trent'anni, e li dimostra. Forse le servirebbe un tagliando". Lo afferma il quotidiano dei vescovi italiani "Avvenire" in un'editoriale a firma di Eugenia Roccella, già militante femminista e poi portavoce del Family Day.
Che dopo la legge sulla fecondazione assistita ci fosse nel mirino dei vescovi la 194 era chiaro a tutti, e del resto gia' i vessilliferi e i corifei del centrodestra, dei partiti cattolici e dei vari comitati scienza e vita avevano lanciato delle iniziative volte almeno a una rilettura della 194. Adesso ci pensano i vescovi a rilanciare l'argomento, approfittando del momento favorevole e della ignavia del nascente PD.
Lasciatami essere politicamente scorretto e anche poco diplomatico.
Parafrasando la Roccella voglio ricordare che la Lettera ai Romani di un tale visionario sopravvalutato noto come Paolo di Tarso, troppo spesso sbandierata per i suoi contenuti antiomosessuali, ha quasi 2000 anni e li dimostra per intero, piu' che pensare a tagliandi io la userei per il caminetto. La setssa chiesa cattolica ha quasi 2000 anni e anche lei se li porta male. Lo Stato della Chiesa, riesumato coi Patti Lateranensi da Mussolini nel 1929 (78 anni), e' un pezzo di medioevo sopravvissuto all'illuminismo, uno degli ultimi regimi di monarchia assoluta e autocratica in Europa che pretende di dare lezioni su come gli altri dovrebbero vivere, legiferare e governare i loro paesi. Il Papa Ratzinger ha superato gli ottanta anni e ne dimostra almeno 100, come dimostra, tra le altre cose, la fresca idea di riproporre la messa in latino...
Quanti hai, Roccella?

mercoledì 29 agosto 2007

Gerusalemme: Gli Orsi della tolleranza

The United Buddy Bears The Art of Tollerance, è il nome dell'esposizione di orsi colorati che campeggia nella piazza municipale di Gerusalemme. Sono carini, alcuni portano scritto un messaggio come quello argentato che recita “respect for all life”.
Ma soprattutto a me hanno fatto pensare alla comunità bear (orsa) gaya, e così voglio dedicare queste foto e questo post a loro, Orsi di tutto il mondo uniti, che con quel giocoso rapporto col corpo e con un estetica decisamente distante dai canoni imposti dai media ci dimostrano quanto sia bella la diversità e vario il modo di apprezzarla e trarne piacere.
Viva gli Orsi!









martedì 28 agosto 2007

MALATI DI AIDS SEPOLTI VIVI IN PAPUA NUOVA GUINEA

Leggo con orrore la notizia pubblicata tra le flash Ultim'ora di Repubblica.it alle 23 di eri sera:
Port Moresby (Papua Nuova Guinea), 23:01
MALATI DI AIDS SEPOLTI VIVI IN PAPUA NUOVA GUINEA
Sepolti vivi perche' malati di Aids. E' quello che succede a coloro che contraggono la malattia negli altopiani meridionali della Papua Nuova Guinea, secondo quanto ha raccontato l'attivista Margaret Marabe alla Bbc. La Marabe, che lavora per una onlus della capitale, Port Moresby, e' appena tornata da un viaggio di cinque mesi nelle aree piu' remote del Paese. "Ho visto con i miei occhi inumare tre persone ancora vive, una ha anche gridato 'mama mama' mentre gli gettavano la terra sulla testa", ha detto la volontaria. Alcuni abitanti del luogo le hanno confermato che questa e' una pratica frequente. Una scelta fatta dai parenti degli ammalati per non vedere soffrire i loro cari o per la paura di essere contagiati.
La Papua Nuova Guinea sta fronteggiando una vera epidemia di Aids, con il 2 per cento dei sei milioni di abitanti gia' infetti e il 30 per cento di nuovi casi in piu' ogni anno. La Marabe ha chiesto al governo di intervenire, perche' la popolazione di vaste aree del Paese e' all'oscuro della malattia e non riceve aiuti, ne' informazioni su come prevenire il contagio.

Bethlehem imprigionata




Ieri sono stato a Bethlehem per incontrare alcuni responsabili della locale Camera di Commercio, allo scopo di reperire dati, informazioni e indicazioni utili per la mia ricerca di dottorato.
Ero già stato a Bethlehem nel 2005, e ne conservavo un ricordo molto particolare legato all'orrendo muro di cemento allora in fase avanzata di costruzione. Mi aveva colpito la sua vicinanza alle prime case dell'abitato palestinese, il senso smarrito di prigionia degli abitanti, la crisi economica quasi disperata del settore turistico legato ai pellegrinaggi, e di tutta un'economia imbrigliata e compressa.
Oggi, a due anni di distanza, il muro e completo, se possibile ancora più brutto e crudele di quanto già non apparisse solo due anni fa. Un enorme centro di check point fisso ha sostituito la garitta precedente, e già le scritte di indicazione mi hanno destato un certo stupore. Infatti io desideravo entrare a Bethlehem, ma le indicazione che conducevano alla città erano inequivocabilmente EXIT (all'inverso uscendo dalla città si doveva seguire l'indicazione ENTRANCE. Solo più tardi, goffamente, ho capito che semplicemente si faceva riferimento al punto di vista israeliano e basta: per entrare a Bethlehem si esce dall'area controllata dalle autorità israeliane e viceversa si rientra in territorio di controllo israeliano.
L'imponente muro di cemento, alto a occhio e croce 10 o 15 metri è sormontato da torrette di guardia e filo spinato e si invagina dentro l'abitato, tanto che il taxi che mi ha condotto alla Camera di Commercio l'ha costeggiato per un tratto; studiando la mappa, in seguito mi sono reso conto che ci sono addirittura delle sacche completamente rinchiuse dal muro, anche se non se ne evince a un primo sguardo la logica. Sul lato interno abbondano le scritte contro l'occupazione, contro il muro, alcune parlano di ghetto, una fa riferimento alla terribile esperienza del ghetto di Varsavia, una scritta evoca la lotta armata armata basca, a volte ci sono semplici urla di dolore o murales (nota: il muro è stato dichiarato illegale da un parere non vincolante della Corte Internazionale de L'Aia).
Non ho visitato la città questa volta ma, parlando con i referenti con cui avevo un contatto (un ragazzo parla anche molto bene l'italiano studiando a Perugia) ho scoperto che grazie a un progetto della cooperazione italiana, assieme alla Regione Friuli e alla Provincia di Pisa, si è allestita una mostra permanente che raccoglie tutte le produzioni locali, prima difficilmente apprezzabili tutte insieme perché sparse sul territorio. Marmo, artigianato di legno, di madreperla, di ricamo, prodotti chimici e per la bellezza, per l'edilizia, ceramiche, naturalmente prodotti agricoli (vino, olio, mandorle) e poi anche prodotti tessili per Calvin Klein e altri importanti marchi internazionali. Mi spiegavano che anche qui il settore tessile ha subito la forte concorrenza cinese e allora, proprio su esempio e indicazione italiana si è puntato su produzioni di qualità e si è sviluppato un marchio di origine che garantisce e promuove questa qualità.
Guardando dalla finestra di uno di questi uffici ho notato dei massicci agglomerati di palazzine, sulle colline di fronte, senza neanche un albero. Erano i nuovi insediamenti israeliani subito fuori il muro, ancora vuoti ma pronti ad ospitare 50.000 nuovi coloni, poveri, appena immigrati da qualche parte del mondo. Fino a cinque anni fa erano coperte di ulivi appartenenti a Bethlehem.
Anche l'Università, presso la quale abbiamo pranzato, sembra quasi un fortino piuttosto che un luogo di studio, con le sue mura alte sormontate da lunghe sbarre verdi per proteggersi dall'assedio dei tank israeliani durante l'intifada.
Non mi piace prendere posizioni preconcette, e qualcuno dice che grazie a questo muro si è posto fine all'ondata di attentati suicidi che hanno colpito Gerusalemme, ma una cosa mi sembra certa: gli effetti su Bethlehem sono devastanti, e crudeli (aggravati dalla grande difficoltà per i palestinesi residenti di ottenere permessi di passaggio e di entrata a Gerusalemme distente solo 15 minuti di autobus) e risulta difficile non vedere il tentativo di occupare e impadronirsi di nuovo territorio per allargare l'area isareliana di Gerusalemme.
A me è risultato impossibile andare senza un enorme senso di pesantezza e tristezza.
In chiusura voglio segnalarvi questo sito di un'associazione israeliana che si batte contro i soprusi dell'occupazione. Hanno una sede nella città vecchia e spero di visitarla e capiremegliocomelavorano domani odopodomani. L'impegno sociale e politico non è sempre diffuso quello per la difesa dei diritti di altri che molti nostri concittadini considerano nemici mi sembra davveroecomiabile.

Il contrappasso del senatore USA omofobo.

Si apprende oggi che il Senatore USA Larry Craig (foto reuters), esponente della destra religiosa americana e fiero oppositore dei matrimoni omosessuali e anche dell'estenzione della legge contro gli hate crimes anche alle violenze omofobe, e' stato arrestato e multato all'aereoporto di Minneapolis lo scorso 11 giugno per aver provato ad abbordare un poliziotto in borghese nei bagni (evidentemente tuttoilmondo e' paese).
Certo il poliziotto ha dimostrato poca ironia, forse spinto dalle intransigenti e moraliste posizioni degli stessi conservatori religiosi di cui Craig, sessantduenne sposato e padre di tre figli, fa parte. Ma in questo caso possiamo forse dire che ben gli sta!
Questo episodio ricorda vagamente quanto accaduto a un parlamentare italiano dell'UDC, protagonista di una storia di droga e sesso a pagamento, e supporta la tesi di chi sostiene che dietro certi attegiamenti e posizioni violentemente omofobe si di molti politici e esponenti religiosi in realta' si nasconda spesso una omosessualita' "repressa" (Calderoli, Volonte', Bagnasco, farebbero bene ad ascoltare).

Forse questi presunti cristiani dovrebbero recuperare la saggia massima biblica "chi e' senza peccato scagli la prima pietra".

sabato 18 agosto 2007

Capaccio-Sorrento: colpi di sole omofobi e ancora baci

Che estate! Sembra che i sindaci di tutto la stivale da Nord a Sud si siano dati il passa parola e abbiano deciso di proseguire nell'infiammare gli animi e le povere coronarie di Grillini, costretto a una maratona di baci snervante!
Dopo la sparata nazista di Gentilini, che nonostante le critiche tiene salda la sua poltrona e raccoglie anche la solidarieta' dei pasdarn leghisti, l'omofobia dei primi cittadini si trasferisce al Sud dove il sindaco di Capaccio, tale Pasquale Marino - prima d'ora illustre sconosciuto - a margine di una retata della polizia in una pineta che avrebbe colto diversi uomini intenti a fare del sesso (che cosa abovinevole il sesso) dichiara scandalizzato: "Non ci sono parole per descrivere un simile comportamento, sono episodi di una gravità assoluta, è gente malata che andrebbe ricoverata". E non contento continua "Per quanto ci riguarda rifiutiamo i soldi che abbiano una matrice gay, non credo che possano creare un indotto per la nostra città, in ogni caso, sono soldi che non vogliamo. Noi accettiamo solo il denaro di gente per bene e tranquilla senza strane idee per la testa". E dire che Marino dirige una giunta di centrosinistra, a dimostrazione che l'omofobia cieca non ha prorpio confini politici nel nostro paese. Sembra quasi che annoiato della piatta calma del suo paesello marinaro questo oscuro primo cittadino voglia provare a emulare i polizieschi americani o a immaginarsi sindaco di piu' "problematici" centri campani e cosi' anziche' parlare di soldi di matrice cammorista, parla di soldi di matrice gay... che neologismi! Speriamo che almeno la maggioranza di centrosinistra sappia davvero segnare la differenza rispetto a Treviso, andando oltre le condanne verbali di rito per costringere a passi concreti e formali la giunta, e il sindaco, magari mandandolo anche a casa a ragionare sull'utilizzo civile e corretto del linguaggio.
Poi rincara la dose il sindaco di Sorrento, Marco Fiorentino (tansitato da FI all'UDEUR) che non spende una parola in difesa di un dipendente della sua amministrazione sbattuto sulle pagine di un giornaletto di provincia per aver pubblicato un annuncio su un sito gay (episodio gia' grave di per se', in verita'), ma trova tanto fiato per definire "provocatoria e offensiva" la manifestazione organizzata da Arcigay Napoli di fronte al suo municipio.
la manifestazione? sara' ancora una volta un kiss-in, un bacio pubblico collettivo, che sembra diventato il vero marchio distintivo delle manifestazioni gaye di questa estate, lo spauracchio da sventolare sotto i balconi dei sindaci omofobi che si credono podesta' e sulle pagine pruriginose della nostra annoiata stampa estiva.
Speriamo che con Sorrento e Capaccio si possa mettere la parola fine a questo ciclo, non foss'altro per risparmiarci l'ennesima verve oratoria di Cecchi Paone e perche' se cosi' non fosse vorrebbe dire che anziche' andare avanti da noi ci si avvita ancora con dichiarazioni omofobe tanto becere da non essere degne di nessun paese civile.

E poi i baci vorremmo tornare a darli per amore e per affetto, almeno in autunno!

venerdì 17 agosto 2007

Il ragazzino Elias

L'altro ieri un lungo volo notturno mi ha portato da Milano a Tel Aviv. La partenza alle 23 con arrivo previsto intorno alle 3:30 della notte mi facevano prevedere una traversata dedicata al sonno, ma il ragazzo seduto accanto a me non è stato d'accordo e ha attaccato quasi subito bottone, quindi mi sono “adattato” a fare una delle cose che più amo al mondo: CONVERSARE. E non dico chiacchierare volutamente perché a volte la chiacchiera si eleva sopra il livello medio e diventa conversazione.
Elias è un ragazzo arabo, cristiano ortodosso, palestinese, di cittadinanza israeliana (come è complicato definire l'identità civica in certi casi) che vive in un piccolo villaggio della Galilea nei pressi di Haifa. Ha 17 anni e va a scuola. Cosa ci faceva in Italia? Con un gruppo di 10 ragazzi e ragazze, israeliani, ebrei, arabi, palestinesi di tutte e tre le cosiddette “religioni monoteiste” e con altri giovani tedeschi e italiani ha partecipato a un campo di pace di ben 12 giorni organizzato dall'Unione Europea sull'appennino Emiliano. Molto religioso, e allo stesso tempo molto aperto e rispettoso delle altrui opinioni, vivace curioso, pur studiando scienze è appassionato di filosofia antica e del mito greco, parla bene l'inglese, è stato anche in America e il tutto unito alla semplicità di un sorriso spontaneo e di una quotidianità che lo porta ad aiutare tranquillamente i genitori nel negozio di scarpe di famiglia.
Anche durante il volo scherzava e giocava coi compagni israeliani e mi ha espresso più volte la felicità per l'esperienza appena vissuta che gli ha fatto trovare nuovi amici, e capire meglio le prospettive altrui su una questione di “grande politica” ma che poi condiziona le vite di tutti loro profondamente. Lui, per esempio, non ha mai potuto incontrare i nonni materni che, fuggirono durante la guerra del '48 e adesso a 60 anni di distanza vivono ancora in un campo profughi libanese senza poter rientrare pur avendo la figlia e i nipoti qui in Galilea. Si sentono per telefono, o tramite internet, ma chiaramente non è la stessa cosa e la sua stessa mamma, che pure ha un doppio passaporto israeliano e libanese, non è andata mai a trovarli per timore di non potere poi tornare in Israele dalla sua famiglia... Colpisce come in questo racconto triste, non ci fosse rancore o odio, ma rassegnazione - come si trattasse di una cosa naturale ormai – illuminata da una flebilissima speranza che le cose possano ugualmente cambiare, forse un giorno non lontano...
Dopo 12 giorni Elias aveva voglia di tornare a casa: “perché si capisce quanto sono importanti per noi certe cose solo quando ne sentiamo la mancanza”, e soprattutto stanco della pasta servita nel monastero di Monte Sole, voleva riassaggiare le delizie arabe preparate dalle mani di mamma. Molto italiano in questo, no?
Naturalmente ci siamo scambiati i contatti e mi ha anche invitato a visitare il suo villaggio in modo da poter assaggiare di persona le specialità di casa. Non so se andrò, ma intanto voglio dire ad Elias:
Auguri, spero che realizzerai i tuoi sogni e crescerai conservando questa apertura, curiosità e questo spirito di incontro. Spero che potrai vivere in un Paese finalmente in pace e che riuscirai ad abbracciare i tuoi nonni.

I Tetti di Gerusalemme

Oggi nella forte luce delle quattro del pomeriggio, addolcita appena dalla prima brezza serale che sempre rinfresca Gerusalemme, guardavo rapito i tetti della Città Vecchia, mangiando una pita con labane mentre la cantilena dei muezzin “Allah Akbaru” chiamava le folle dei fedeli alla preghiera del venerdì.
Sapete cosa domina il paesaggio di Gerusalemme dall'alto? Le cupole dei monasteri, delle chiese o delle sinagoghe? I campanili? I minareti? No, le assolute dominatrici sono le antenne paraboliche presenti a grappoli e in gran numero su tutte le terrazze, evidente simbolo di una modernità ineludibile.
Al secondo posto? I pannelli solari con i raccoglitori neri per produrre e conservare l'acqua calda “ad uso sanitario. Con il sole che si ha qui (come da noi in Italia) mi sembra una splendida scelta.

Certo il paesaggio ne è in parte offuscato e imbruttito e per nell'ammirazione il nostro cervello è obbligato a fare una pulizia inconscia di questi elementi tecnologici che sembrano fare a botte con il lucore delle pietre e la pretesa di antichità, di santità, o di eleganza di tanti edifici. Ma visto da un punto di vista più generale non c'è certo motivo per cui gli abitanti della città antica debbano essere privati della loro tv satellitare o dell'acqua calda a buon mercato fornita dal sole.
Piuttosto mi viene da pensare che stranamente in Italia siamo più indietro rispetto a qui su entrambi i fronti, dominati da un provincialismo duro a morire. Da noi, infatti il satellite si sta diffondendo soltanto negli ultimi anni, ma dominato da un operatore monopolista come SKY e dai suoi “pacchetti calcio” mentre i servizi liberi diffusissimi in tutto il mondo arabo sono spinti dai servizi di news forniti da al jazeera, al arabia o anche dai grandi network occidentali come CNN, NBC, o BBC e poi dai video di musica araba e dalla filmografia o serial tv egiziani... E anche se con i tetti non c'entra molto mi viene da aggiungere che passeggiando tra i vicoli del suk arabo al mattino è facile trovare molti, anche giovani, intenti a leggere il quotidiano locale Al Quds (Gerusalemme in arabo), e non credo che anche la pur stagionata carta stampata abbia tanto successo nel Bel Paese.
Quanto ai pannelli solari il nostro assolato paese non ha proprio scuse. Non so se qui c'è stata una specifica politica del governo, oppure il costo elevato dell'energia ha influito in modo determinante, ma non esiste casa in Israele e persino nei Territori Palestinesi che non disponga di impianti per produrre acqua calda con l'energia solare...
Forse dovremmo prendere esempio!

Valentino Rossi: I ricchissimi non pagano

Il caso scoppiato intorno all'osannato campione di motociclismo Valentino Rossi appare essere solo l'ultimo di una lunga serie di casi simili che sono emersi in passato coinvolgendo personaggi noti e meno noti dello sport, dello spettacolo o della grande finanza.
Che ci sia evasione fiscale o meno importa la finanza e le autorita' giudiziare che dovranno fare le verifiche e emettere i giudizi, ma legale o meno che sia il risultato per me rimane il medesimo: i ricchissimi (e forse anche i molto ricchi) cercano e trovano i sistemi piu' disparati e sofistiati per sottrarsi al fisco e non pagare le tasse, legali o meno che siano. E se scoperti con le mani nel barattolo della marmellata invocano pure la buona fede, magari senza contraddittorio e a reti unificate.
Supponiamo che il complesso sistema di societa' inglesi con azionisti in paradisi fiscali centro-americani e la fantomatica residenza a Londra del dottor Rossi siano un sistema perfettamente legale e funzionante di sottrarre le ingenti entrate di sponsor e ingaggi al fisco italiano. L'analisi e anche il giudizio "morale" cambierebbero di poco. Appare del tutto evidente, infatti, che lo scopo di questi intrecci societari a scataola cinese, di residenze a Montecarlo o in Lussemburgo o sulla Luna - che solo chi e' molto ricco (e magari anche un po' famoso) puo' permettersi - hanno il solo scopo di evitare di pagare le tasse nel proprio paese. E, visto il tipo di patrimonio e di reddito, non parliamo dell'operaio e nemmeno del dipendente o modesto commerciante che su uno stipendio di 1000 o 1500 o 2500 Euro mensili vuole risparmiare i 100 o 200 euro per pagare la rata del frigorifero, del computer o del motorino per il figlio o dell'automobile. Si parla di risparmi di milioni di euro (per chi di milioni ne ha gia' parecchi) che vengono sottratti alle spese per infrastrtture, istruzione, sanita' e altri servizi sociali e spesi per avere in garage una porche o una ferrari in piu', per poter acquistare una villa piu' grande in Florida, un lussuoso appartameneto a Londra e a Montecarlo, uno yacht nuovo fiammante da tenere ormeggiato a Portocervo dove poter serenamente spendere 2000 euro a bicchiere al billionaire...
Insomma poter mantere quello stretto indispensabile che persino un personaggio noto come Rossi (che per sua fortuna non ha bisogno di pagare conti al ristorante, vestiti, e altre cose che ottiene gratis, quando non pagato per prenderseli come pubblicita') deve pagare di tasaca propria.
Si sente tranquillo Rossi nell'organizzare tutti quei marchingegni (che immaginiamo abbiano anche un costo se non altro per i consulenti che lo devono seguire) al solo scopo di risparmiare milioni di tasse da sottrarre agli asili della sua ridente cittadina marchigiana? all'assistenza agli anziani? alle scuole, alla cura del territorio etc... Tanto tranquillo da invocare la simpatia degli italiani, che in media devono faticare molto piu' di lui per arrivare alla fine del mese, in un accorato videomessaggio (prontamente e servilmente trasemtsso in forma integrale dai principali telegiornali nazionali, inusuale megafono di UN personaggio).

Caro Valentino, i non mi intendo di moto e motori, ma un persnaggio noto come te, che riscuote istintiva simpatia del pubblico e che deve a questa e all'affetto di tantissimi italiani, gran parte della sua fortuna economica (che non basta vincere tante gare per ottenere milioni di psonsorizzazioni) non sente il dovere di restituire alla societa' parte di quel che gli viene dato anziche' incaricare i "suoi commercialisti" di fargli risparmiare il piu' possibile con tutti i mezzi consentiti (e magari qualcuno meno consentito)?
Questa domanda vale per altri come lui che devono successo e fortuna anche grazie a quello che il nostro Paese ha dato loro in termini di possibilita', servizi, ambiente, pubblico... non e' elegante presentarsi alla cassa solo per riscuotere, no?

domenica 12 agosto 2007

Gentilini soap 3: Zeffirelli appoggia lo sceriffo trevigiano

Avevamo già avuto modo di "apprezzare" le uscite omofobe contro le manifestazioni omosessuali in occasione della manifestazione di Piazza Farnese di del 10 marzo scorso, quando dagli studi di Porta a Porta aveva pesantemente apostrofato i manifestanti, trovando fiero oppositore in Alessandro Cecchi Paone, presente in studio, e scusandosi infine per gli aggettivi pesanti - ma non il giudizio negativo sul modo di protestare.
Davvero però non mi aspettavo che l'esteta regista Franco Zeffirelli potesse addirittura manifestare vicinanza a un personaggio come quel Gentilini, non foss'altro per il cattivo gusto che il trucido personaggio padano sprizza da tutti i pori. E invece il rude fascino macho del prosindaco sceriffo sembra aver "annebbiato" persino lui ed eccolo affermare dalle pagine del Corriere Veneto: «Mi scandalizza vedere due gay che si baciano in pubblico, quelli non sono omosessuali, ma due pazze che fanno l'amore come le bestie e che non posso sostenere. Ne disprezzo il modo di comportarsi al punto da sentirmi più vicino a Gentilini quando ventila la possibilità di mandarle nei campi di concentramento. Confesso una leggera solidarietà nei confronti del prosindaco». Meno male che la solidarietà espressa è leggera... Ma lo sa Zeffirelli cosa sono i campi di concentramento (eppure l'età non più verde dovrebbe venirgli in soccorso, o forse è la memoria che comincia a cedere?). Sa la tragedia che rappresentano? Se proprio non è capace di esprimere un giudizio politico che abbia un senso, anche lui dovrebbe trovarli per lo meno di inaccettabile "cattivo gusto". L'intervistatore fiuta lo scoop e lo incalza: "Entrambi usate espressioni forti. «Le sue lo sono senz'altro, potrebbe evitare di dire "culattoni", volgarità tipica di un linguaggio da carrettiere. Non mi piace nemmeno l'espressione "pulizia etnica", ma sono d'accordo sulla necessità d'imporre misure contro il degrado causato da un certo mondo. Ma lei lo sa quanto è difficile e profondo essere omosessuali? E' uno speciale modo di amare da prendere sul serio, non da ridurre ad una carnevalata imbecille da Rio de Janeiro. Proporlo al pubblico come un scherzo, con una sfilata di uomini che si baciano con la parrucca in testa, significa creare un vuoto formativo nella società e soprattutto tra i giovani, che non capiscono più niente». Insomma, non le piace l'esibizione dell'omosessualità. «Se se ne parla, bisogna farlo seriamente, ricordando il grande contributo che gli omosessuali hanno dato all'arte nei secoli. Altro che bacio gay, trovata vergognosa e oscena». Sa che Gentilini annuncia blitz contro i gay, dicendo che spesso sono coinvolti in reati? «In effetti è un ambiente esposto alla criminalità, ogni tanto ne trovano qualcuno assassinato, quindi ben venga l'intervento della polizia. La mercificazione della carne nei vicoli consiste nel concedere i propri favori a mercanti del sesso che spesso si trasformano in mercanti della droga»."
Insomma il buon Zeffirelli ne fa una questione di BUON GUSTO e di estetica, e se ha qualcosa da ridire a Gentilini è per il "suo linguaggio da carrettiere" non certo perché insulta o attacca gli omosessuali, non certo perché ne evoca lo sterminio. Su queste cose si può anche convenire perché bisogna assolutamente evitare "l'esibizione dell'omosessualità vergognosa e oscena", "le carnevalate imbecilli" e lo spettacolo "di uomini che si baciano con la parrucca in testa" che "confondono i giovani". Del resto è proprio vero che la comunità omosessuale è "una ambiente esposto alla criminalità" a causa "della mercificazione della carne". In poche righe splendide per la concissione Zeffirelli riesce a condensare "magistralmente" tutto il ciarpame dei luoghi comuni sull'omosessualità e sulle manifestazioni omosessuali vecchi e nuovi.

Ma l'hanno spiegato all'esteta Zeffirelli così attento al bon ton che è indice di innegabile e terribile cattivo gusto sparare giudizi su persone e fatti che non si conoscono? Forse il regista ha un'immagine dell'omosessualità ferma agli anni '20 o la confonde con le parrucche della sua Aida. Forse non l'hanno informato che la maggior parte della prostituzione si rivolge al pubblico "etero" dei padri di famiglia regolarmente e rsipettabilmente sposati, e per questo si guarda bene dal proporre retate di polizia nel "torbido ambiente eterosessuale". Forse è fermo al Codice Rocco del delitto d'onore, quando ad essere responsabile dello stupro era culturalmente sempre la donna che se la va a cercare per aver messo i pantaloni o la gonna troppo corta, che inevitabilmente provoca il sano testosteronico maschio italico . Da criticare non è Gentilini che propone di "fare pulizia etnica dei culattoni" ma loro, i ghei (culattoni è da carrettieri) che lo provocano con i loro atteggiamenti eccessivi e di cattivo gusto, e che sono esposti alla criminalità, come gli immigrati, le donne di facili costumi e chi si bacia in pubblico, logicamente!
Zeffirelli ha perso una splendida occasione per tacere seguendo l'antica saggia massima "se la parola è d'argento il silenzio è d'oro".

Gentilini soap 2: un bacio per tutte le stagioni

Si è svolta ieri la manifestazione di fronte al municipio di Treviso per protestare contro le omofobe e naziste affermazioni del Prosindaco Giancarlo Gentilini, annunciata da giorni da Alessandro Zan.
Marchio di fabbrica della protesta i triangoli rosa, simbolo con cui erano identificati proprio gli internati omosessuali nei lager nazisti, e i baci. "Ci saranno tante coppie che si baceranno, per testimoniare che l'affetto non può avere confini e che va rispettato a prescindere dall'orientamento sessuale" afferma Zan per invitare alla manifestazione.
Oggi invece un "kiss-in", che dopo essere stato sperimentato con successo al Colosso sembra essere diventato l'ultima frontiera della gaya protesta del terzo millennio, inaugurerà gli eventi meno politici e assai più mondani del Mardi Gras di Torre del Lago.
Capiamo che un bacio (come il peperoncino) ci sta bene ovunque, e che quello gay, stuzzicando ancora un certo prurito nella provinciale stampa nostrana, abbia un buon effetto promozionale, ma di fronte a una terminologia che sembra un incrocio mal riuscito tra l'osteria, la caserma e il richiamo al nazismo, cosa c'entra? Purtroppo la pulizia etnica mi suscita assai più tristi e tragici ricordi di quelli che evocano i baci e forse voler spettacolizzare anche la protesta per queste pesanti affermazioni fa sfuggire le drammatiche assonanze che invece trasmettono.
Non vorremmo che l'abuso di baci e bacetti per ragioni politiche finisse per fare perdere a quel gesto il suo semplice naturale valore di espressione d'amore e di desiderio spontaneo e innocente.

Per tornare a Gentilini non ci stupisce che anche di fronte al successo di una protesta e al coro di critiche il vecchio sceriffo tenga la posizione. Stare aggrappati alla poltrona aspettando che passi la tempesta e tipica virtù italica. E il macho, celodurista, nazista padano non poteva certo essere da meno...

Gentilini soap 1: il caso

Ormai il "caso Gentilini" è esploso da qualche giorno e, essendosi tutto e il contrario di tutto, la polemica inizia a placarsi, come tipico dei fuochi estivi rapidi a divampare, per poi essere presto dimenticati. Io mi sono astenuto dal commentare subito perché nell'assordante confusione di dichiarazioni a caldo le mie avrebbero aggiunto poco o nulla se non confusione.
Qualche riflessione postuma la vicenda la merita.
Il Vice Sindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini, già noto per i suoi esasperati atteggiamenti xenofobi e da sceriffo, venuto a sapere di un luogo di incontri nei pressi dell'ospedale della sua città dichiara voler fare "pulizia etnica di questi culattoni". Naturalmente fioccano subito le proteste della comunità gay, ma, una volta tanto anche del mondo politico da Storace (!) a Calderoli (che pure al termine culattoni sembra essere affezionato), al Presidente della Regione Veneto , Galan, a esponenti della sinistra e dei radicali. Raccoglie però l'appoggio del suo sindaco (Gian Paolo Gobbo) che conoscendolo bene sa che il verace leghista usa sempre un "linguaggio colorito, ma non lo fa con cattiveria, va preso così com'è". Comunque oltre alle generiche condanne verbali non sembra che la dirigenza della lega voglia prendere provvedimenti concreti (del resto sono proprio questi furori verbali e non solo che cerca il suo elettorato) né pare che alla fine ci sia una indignazione tale da costringere il Vice sindaco alle dimissioni. A sua discolpa lo stesso Gentilini spiega le sue ragioni e quindi dice che lui usa sempre il termine "pulizia etnica" per indicare il fare piazza pulita di un problema, che si tratti di "erbacce e pantegane", di immigrati clandestini, o di culattoni... andiamo bene...
Al là dell'accostamento tra "culattoni" è erbacce, già proposto con un certo successo retorico da Himmler per spiegare come andavano eliminati e bruciati gli omosessuali nella Germania nazista, mi sembra gravissimo che un esponente delle istituzioni utilizzi quotidianamente e con tale leggerezza un linguaggio nazista, violento e così evocativo di morte e distruzione. Anziché alleggerire la sua pozione, Gentilini, la aggrava e aggrava quella di tutta la sua amministrazione che, tollerando questo linguaggio incivile, di fatto lo avalla e lo promuove. Davvero un brutto sintomo per la democrazia che questo tipo di linguaggio possa essere "sdoganato" nella quotidianità dei pubblici uffici al punto che il Procuratore della Repubblica di Treviso, Antonio Fojadelli, lo possa addirittura ritenere privo di rilievo penale, abdicando al ruolo di proteggere una intera comunità che viene colpita e offesa anche nella memoria di una tragedia subita direttamente nei lager nazisti. E Allora non ci resta che sommergere la procura delle querele promosse ancora una volta dal Circolo Mario Mieli. Un'azione legale di dissenso e di rifiuto che dimostra il nostro impegno nella tutela dei diritti e anche nella crescite civile di un intero Paese. Un modo per fare capire che siamo stufi di essere facile bersaglio di insulti, attacchi e dileggi che in Italia godono di una sostanziale impunità.
Un altro silenzio assordante è quello del ministro degli interni Amato, che chiamato in causa da Arcigay e da altri esponenti politici e del movimento per prendere posizioni verso l'amministrazione trevigiana rimuovendo dall'incarico il vicesindaco decide di seguire le filosofia delle tre scimmiette e aspettare che le acque si calmino.
Fuori dal coro le amare ma lucide e acutissime riflessioni di Articolo tre, che nel condannare Gentilini, coglie l'occasione per affrontare e criticare fuori dai denti alcuni nodi delle politica italiana e del nostro movimento.

giovedì 9 agosto 2007

Due lesbiche brutalmente assassinate in Sud Africa

Dalla fine dell'Apartheid ci eravamo abituati a sentire del Sud Africa per le positive notizie in termini di conquiste di diritti anche per gli omosessuali, a partire dalla nuova modernissima Costituzione.
Ieri è si è saputo purtroppo di un un tragici episodio che indica che anche nel nuovo Sud Africa c'è ancora molto da lavorare contro l'omofobia e le violenze verso gay e lesbiche. Sizakele Sigasa (34 anni) e Salome Masooa (23 anni) da una insediamento presso Johannesburg sono state trovate assassinate lo scorso 8 luglio in un vicino campo a Meadolwlands.
L'omofobia oggi è una di quelle manifestazioni di odio davvero senza confini e senza confini deve essere la solidarietà e la lotta per sconfiggerla per sempre!