sabato 23 febbraio 2008

Cabaret al Coming Out

Ieri, a ben 5 giorni di distanza dal fuoco che ha colpito il Coming Out e tutta la comunità GLBT romana, si sarebbe dovuto tenere il Sit in contro l'omofobia indetto da Arcigay Roma per le 22:00.
Perché uso il condizionale? è forse stato annullato l'evento?
No, l'appentumento c'è stato, ma certo non si poteva definire un sit-in, forse piuttosto una kermesse. Io, sfidando l'influenza, che mi aveva tenuto a letto con la febbre a 39, sono andato soprattutto per la commozione che mi aveva dato passare di lì il martedì mattina, un Coming vuoto e appena colpito dall'attentato incendiario, e per il desiderio di sentire la forza della reazione a questo gesto vigliacco.
Appena arrivato devo però immediatamente ricredermi sul tipo di manifestazione. Non un sit-in, commosso, rabbioso, coraggioso, ma un minifestival, non so come altrimenti definirlo.
Su un lato della strada era stato allestito un palchetto, con tanto di professionale service audio, tutto circondato da bandiere dell'Arcigay. La musica "gaya" era sparata a tutto volume nella strada e solerti volontari di Argigay erano indaffarati ad "impalare" decine e decine di bandiere dell'associazione.
Nel frattempo una discreta folla veniva raccogliendosi, con i rappresentanti delle varie altre associazioni aderenti (naturalmente anche il Circolo Mario Mieli), alcuni esponenti politici e del movimento, semplici sostenitori o attivisti.
A me coglieva uno strano senso di estraneità con quanto accadeva e vedevo. Mi sono ritrovato, con piacere, assieme a diversi volontari del Circolo e con altri attivisti e amici, mi sono potuto intrattenere in brevi conversazioni con amici e conoscenti, che magari non vedo spesso, rieincontrare qualcuno, cercare di capire che aria tira nella pancia della comunità. Ma se non fosse stato per le bandiere, la presenza di qualche giornalista, di qualche carabiniere, di qualche politico e di una decina di militanti dell'UAAR - che solitamente non frequentano il posto - non sarebbe stato possibile distinguere la manifestazione da una normale serata estiva al Colosseo. Per quanto mi riguarda non riuscivo a trattenermi dal commentare con chi incontravo:"ma noi froci senza musica non possiamo organizzare proprio niente, eh?".

Finalmente, con buoni venti minuti di ritardo, il palco si anima con la presenza di Fabrizio Marrazzo (Arcigay Roma) e Francesca Grosso (Arcilesbica). I loro interventi non meritano menzione se non per l'insistenza sul significato della GAY STREET che metterebbe Roma al pari di New York, Londra, Parigi e San Francisco; enfasi che rende giustizia al titolo voluto da Marrazzo per la manifestazione "No all'omofobia sì alla GayStreet". La rabbia per l'accaduto scivola sempre più in secondo piano e quasi cominciamo a rimpiangere la musica che ha lasciato posto alle parole. Intanto NON ci accorgiamo dell'assenza, del pur annunciato nei comunicati, Cecchi Paone (poco male), destinto forse a dare quell'immancabile tocco galmour in più.
L'unico momento da salvare, a mio parere, è l'intevento di Flavia, una della proprietarie del Coming, che spiega a tutti l'accaduto e la sensazione provata di paura e rabbia.

Poi ci dobbiamo rassegnare all'elenco infinito di sigle e singoli che hanno aderito alla manifestazione. Dopo l'intervento, anch'esso non memorabile ma almeno conciso, di Aurelio Mancuso, anche quei pochi esponenti del movimento non Arcigay chiamati sul palco nell'illusione di dover parlare (mentre in noi si affacciava la paura di una maratona di discorsi stile pride) hanno abbandonato il palco e lasciato modo al solerte Fabrizio Marrazo di passare al tributo ai rappresentanti politici che hanno aderito, riservando a ciascuno un riferimento personale all'impegno, una menzione al ruolo o alla carica ricoperti, un riconoscimento dei risultati (pochi) ottenuti.
Da segnalare i calorosi riferimenti ad Anna Paola Concia (già "protagonista" del mio blog) e L'assessore Rodano "che hanno reso possibile l'incontro delle Associazioni sportive gay a Roma nei prossimi giorni", a Gian Paolo Silvestri, che avendo ottenuto al Senato il risultato del diritto di asilo per i gay che provengono da paesi che li perseguitano - cosa prevista anche da regolamento UE per la verità - "è stato uno dei pochi a portare a casa un risultato concreto e dimostra, quindi, come avere rappresentanti eletti gay sia utile e necessario per avanzare i nostri diritti, è grazie a loro se oggi abbiamo tutti questi risultati".
Poi l'iperbole su Nicola Zingaretti (oggi candidato alla presidenza della Provincia di Roma), che - pur non avendo fatto molto di concreto per la comunità glbt negli anni, non essendo neanche intervenuto, quale neoeletto segratario regionale, a sostenere il voto positivo del PD capitolino sul Registro delle Coppie di fatto (o a stigmatizzare il voto contrario) - è, secondo Marrazzo, "un punto di riferimento molto aperto e disponibile all'ascolto , di cui vi garantisco personalmente l'affidabilità e di cui possiamo fidarci per tutte le nostre richieste" (e il trasporto nel dirlo è tale che quasi gli si ingrabugliano le frasi e le parole).
Proprio quando mi stavo rassegnado ad assistere alla solita sfilata di parole e persone, a un inutile presenzialismo; insomma a una marchetta di sapore pre-elettorale più che a una manifestazione contro l'omofobia, ecco il colpo di scena!
Al nome di Fausto Bertinotti, scatta dal pubblico una Helena Velena, inviperita contro il presidente della Camera (Per chi non conoscesse il personaggio Helena è una TransGender, conosciuta pe il suo stile di forte impatto, frustino, pelle e borchie, una teoriche italiane del gender e del punk, carattere irrascibile e infiammabile, retorica sincopata e rabbiosa, piuttosto anarco-individualista, che aveva contestato la scelta di Rifondazione di candidare Vladimir Luxuria in Parlamento), che a muso duro interrompe e contesta Marrazzo, incontenibile (lei), basito e interdetto lui; soprattutto, dà la stura a degli altri ragazzi, tutti con bandiere Arcigay, che urlano "NON VOTO, NON VOTO, NON VOTO".
Un Marrazzo, visibilmente imbarazzato, balbettante e infastidito, terreo, prosegue rapidamente alla conclusione della lista ("dimencando" non a caso Rutelli) e poi prova, intartagliandosi, a cavalcare e ricondurre all'ovile il dissenso registrato: "Il governo ci ha delusi: devono salire i politici che fanno delle cose che chiediamo se non le fanno non devono salire, ecco" mi sembra il senso dell'intervento... ma ormai tra la folla nessuno lo ascolta più o si commenta l'accaduto o non si riesce a trattenere il riso, e Marrazzo lascia il palco alla musica, irrigidito e senza fare nessun altro riferimento all'attacco al Coming, per il quale in finale saremmo dovuti essere lì (non certo, con tutto il dovuto rispetto, per ascoltare le sue indicazioni di voto).
Intanto una prima risposta l'ha ricevuta proprio Zingaretti, che poco prima avevo sentito ostentare sicurezza di fronte a un'esponente del movimento, che gli segnalava come il clima generale a Roma tra gay e lesbiche, soprattutto con la candidatura Rutelli, era deluso e per l'astenzione. Il candidato alla Provincia, forse fiducioso nel sostegno del Marrazzo, scuoteva marpione la testa, gli occhi a fessura: "non credo"...
Chissà se è andato a letto con la stessa sicurezza.
Nel complesso, direi, un'ulteriore occasione perduta; un modo di manifestare che contribuisce a farci perdere complessivamente di credibilità politica e sociale e che deve indicarci una linea di frattura per il futuro.
Anche come associazione occorerà riflettere: il Circolo Mario Mieli non poteva non aderire per segnalare l'accaduto e per solidarietà alle porprietarie del Coming, ma in futuro, di fronte a piattaforme non chiare e a iniziative discutibili, credo che si debba nettamente marcare la distanza.
Ero perplesso dapprinvicio sul significato di un sit in di risposta a un fatto così grave a ben 5 giorni dall'evento. Col senno di poi appare chiaro che quei giorni servivano a ordinare e montare un palco, raccogliere adesioni e consensi, costruire la scaletta di un minishow, incontrare Rutelli, etc...
Tutte cose più che leggittime, ma che con l'attentato incendiario e con l'omofobia c'entran poco o nulla (e non è il caso di strumentalizzare anche la lotta all'omoobia con il clima che già si respira).
Come, a ben vedere, non c'entra nulla neanche l'ostinazione a voler chiamare un tratto di strada "Gay Street", cosa che, contrariamente a quel che si dice, non esiste nel resto del Mondo. Parigi ha il Marais, Madrid ha Chueca, San Fransisco Castro e così via... tutti questi quartieri sono nati spontaneamente, senza autorizzazioni municipali e senza sindaci o amministrazioni locali da ringraziare o sostenere, e nessuno li chiama diversamente da come si sono sempre chiamati: coi loro nomi.
Anche la via San Giovanni in Laterano, il Coming e, pian piano, gli altri bar ed esercizi intorno, sono stati "scelti" dalla comunità glbt romana senza che nessuno li abbia autorizzati o ci debba mettere necessariamente una targa sopra.

Rutelli: No alle Unioni Civili

La risposta di Rutelli, a mezzo stampa, ai "dubbi" sul suo programma nei nostri confronti, alle pressioni in proposito della Sinistra Arcobaleno e alla lettera della sua "amica" Cristiana, non si è fatta attendere; ed è stata meno ambigua di quel che temevamo.

Il Registro delle coppie di fatto a Roma non s'ha da fare!
"Le unioni civili non saranno nel programma. Questa proposta non ci sarà per il semplice motivo che è una proposta che le stesse forze della Sinistra Arcobaleno sanno bene che bisogna proporle su basi nuove". Così dichiara il candidato Rutelli, anche se il motivo dell'esclusione sembra tanto evidente solo a lui.

E dire che solo ieri una delegazione di Arcigay Roma, capitanata dall'iperattivo Fabrizio Marrazzo, aveva incontrato il candidato sindaco presentandogli le sue richieste tra cui quella "valutare la proposta di inserire nel programma l'approvazione delle Unioni civili".

Solo per dovere di cronaca e correttezza storica vorrei ricordare che lo stesso Marrazzo, quando tutte le altre associazioni romane (tranne Arcigay) avevano avviato la raccolta firme per la promozione di un registro a Roma aveva dichiarato a Repubblica che questa era un'iniziativa inutile perché lui aveva già proposto in Regione Lazio una legge generale sulla questione che sarebbe stata approvata a breve e rendeva il Registro a Roma superato e inutile.
A quasi un anno di distanza, senza che si sappia più nulla della fantomatica legge regionale, ha forse cambiato idea e ha deciso di farsi portavoce unico di questa richiesta verso il "credibile candidato laico" Rutelli.

Ma non poteva mancare nell'elenco la "pedonalizzazione della «Gay Street», che si trova nel quartiere San Giovanni, per farla diventare un punto di incontro tra le persone, la tutela e l'accesso ai servizi comunali anche per le coppie di fatto, eterosessuali e gay, l'incremento dei servizi che tengano conto dei bisogni delle persone lesbiche, gay e trans; la lotta all'omofobia e alla transfobia nella pubblica amministrazione e nelle scuole; il riconoscimento degli spazi di aggregazione, di socialità e di visibilità".

Al termine dell'incontro Fabrizio Marrazzo sembrava esprimere soddisfazione: "Rutelli ci ha detto di essere disponibile a valutare forme di regolamentazioni che eliminino ogni discriminazione verso gay, lesbiche e trans. Possiamo lavorare e valutare con lui queste forme alternative, indipendentemente da nome e forma giuridica". Quindi gli è apparso credibile manifestare la speranza "che queste istanze saranno esplicitate in modo chiaro e preciso nel programma".
Speranza subito soddisfatta dal solerte Rutelli: NO. Come si suol dire più più esplicito, chiaro e preciso di così si muore!

giovedì 21 febbraio 2008

Concia-Benedino: errare è e umano, perseverare...

Solo qualche giorno fa veniva pubblicata da parte di 27 omosessuali aderenti al pd una sorta di lettera aperta pubblicata su L'Unità intitolata: "Perché una lesbica o un gay dovrebbe votare il Pd alle prossime elezioni politiche?". Fermo restando che non si capisce se si rivolgono più al loro partito o ai potenziali elettori omosessuali, vi rimando alla splendida analisi del testo che ne fa Sciltian sul suo blog: non emerge nessuna buona ragione perché li si debba votare!
Nei giorni scorsi, poi, è uscito finalmente il programma e i 12 punti forti su cui punta Veltroni. Naturalmente nulla che ci riguardi nei 12 punti, mentre il programma ripropone, nella parte relativa alle questioni eticamente sensibili, la stessa formula del vecchio programma dell'Unione. Esattamente quella che aveva fatto gridare allo scandalo tutte le associzioni glbt italiane perché, con quel riferimento ai diritti individuali delle persone conviventi negava il riconoscimento della coppia e costituiva un sostanzioale passo indietro rispetto alla proposta del PACS che era stata in precedenza sostenuta da tutto il gruppo parlamentare dei DS.
Lo stesso Presidente di Arcigay, Aurelio Mancuso, non ha potuto evitare dal criticare nuovamente e con decisione questa impostazione in un comunicato asciutto e diretto "Nulla di nuovo sul fronte veltroniano".
Del resto durante la trasmissione Anno Zero a cui ho partecipato, persino Casini (UDC) si è detto favorevole al riconoscimento di alcuni diritti individuali per i conviventi. Il che è tutto dire!!
Ma tutto ciò non basta per smuovere dalle loro posizioni i solerti portavoce nazionali del tavolo gay e lesbiche del PD, Anna Paola Concia e Andrea Benedino, che sembrano, invece, pienamente soddisfatti del risultato ottenuto (evidentemente neanche questo era scontato) e dichiarano:''La conferma dell'impegno per il riconoscimento dei diritti delle persone conviventi anche omosessuali nel programma del Partito democratico, approvato con il consenso di tutti, rappresenta un fatto di grande importanza e un motivo in piu' di speranza per quei milioni di cittadini italiani che da troppi anni attendono invano una legge che riconosca i diritti che discendono dai loro legami affettivi''.
La sorpresa arriva nel seguito in cui sottolineano il valore vincolante di questo programma anche per i Teodem, cosa evidentemente non sufficientemente chiara: ''È bene che tutti coloro i quali si candideranno nelle liste del Partito democratico, teodem compresi, abbiano ben chiaro come questa volta, piu' ancora che in passato, il programma sara' vincolante per tutti".
Nonostante questo sconfortante stato di cose e pur di fronte alle tante delusioni subite dagli omosessuali e alla loro "comprensibile diffidenza", i cari Concia e Benedino esprimono "fiducia che Walter Veltroni saprà trovare in questa campagna elettorale parole e gesti convincenti, tali da saper riconquistare la loro fiducia''.
Se non si stesse a parlare di diritti saremmo alla comica finale. Parole? Gesti? stanno parlando dello stesso Veltroni, che da sindaco ha imposto la bocciatura dei Registri delle Unoni Civili a Roma, dopo aver ricevuto l'imprimatur dal segretario di stato vaticano Bertone? Il tutto senza volersi assumere nemmeno la responsabilità di essere in aula Giulio Cesare per le votazioni e senza aver neppure sentito le asociazioni promotrici della porposta di iniziativa popolare?
Certo che come spirito democatico non c'è male per il leader del Partito Democratico!
Provo ammirazione per la dedizione masochista di Concia, Benedino e alcuni altri gay e lesbiche che perseverano nel restare dentro un PD dalle forti venature omofobe, nella speranza di cambiarlo dall'interno e nella convinzione che lì maturi il futuro dei nostri diritti.
Quel che mi sembra inaccettabile è voler convincere gli altri del gran bene che ci vuole il PD e della grande portata innovativa di un programma miserrimo e umiliante che sulla questione dei diritti civili lo pone alla destra dei partiti di destra di tutta Europa.
Una cosa non gli è chiara (a Concia e Benedino) NON CI VOGLIAMO FAR PRENDERE IN GIRO.
Quando la smetterete di raccontarci fregnacce sull'apertura del PD nei nostri confronti anche il vostro rlavoro risulterà più credibile e meno strumentale.
Se e quando otterrette dei risultati veri (lasciateli valutare dal movimento) penso che tutti noi saremo ben felici di rivedere le nostre posizioni.

Prove tecniche di grande coalizione

Un articolo riportato sul Corriere della Sera on line annuncia l’accordo tra PD e PDL, in Commissione di Vigilanza, sull’applicazione sull’accesso ai programmi giornalistici e ai TG della RAI nella prima parte della campagna elettorale, fino al 10 marzo. Gli emendamenti identici presentati dai due maggiori partiti smentiscono la proposta del relatore radicale Beltrandi, che fissava una parità di accesso per parlare di una più generica parità di trattamento.

In pratica PD e PDL potranno avere più spazio in termini di tempi rispetto alle forze minori.
Il nuovo clima di “dialogo” tra Berlusconi e Veltroni comincia, insomma, a dare i suoi frutti realizzando un degli obiettivi storici del Cavaliere: indebolire la par condicio che non gli consente di dispiegare pienamente la sua potenza mediatica sulle televisioni. Queste sono tutto sommato ancora piccole cose (si tratta di regolamenti applicativi che devono comunque rispettare una legge) ma la direzione di marcia appare evidente.


Intanto ieri sera il maggiordomo dei potenti, Vespa, ha precorso i tempi, ospitando in una puntata di Porta a Porta dedicata al ricordo di Modugno, Francesco Rutelli, candidato sindaco di Roma, che non è stato chiamato a parlare di politica, ma a far salotto.
Il risvolto interessante? La rievocazione dell'impegno di Modugno in politica coi radicali, in una fase della sua vita: sapete chi accompagnava il canatante in alcune foto relative a quell'esperienza? ma un giovanissimo Rutelli radicale.
Ovviamente le foto erano in bianco e nero. Ne è passato di tempo!

mercoledì 20 febbraio 2008

Il Piombo senza il ‘68

Mi rendo conto che il titolo è un po’ duro e forse un po’ criptico e va spiegato, quindi cercherò di esporre una mia sensazione piuttosto brutta nel modo più conciso e chiaro che posso.

Molti di voi hanno sentito o letto dell’incendio doloso al locale Coming Out di Roma, un piccolo bar con vista sul Colosseo che ormai da anni anima le serate e anche i pomeriggi di tantissime ragazze e ragazzi omosessuali e dei loro amici divenendo punto di ritrovo e di incontro visibile e allegro della comunità GLBT della Capitale. Sicuramente un gran brutto segnale di intolleranza verso la diversità e la convivenza (pur in assenza di una rivendicazione come ricorda giustamente Fabio), che in tanti abbiamo subito denunciato anche in assenza di adeguati spazi di informazione.

Ma questo non è il primo né l’unico segnale che va in questa direzione. Le stesse proprietarie del Coming hanno segnalato altre minacce e intimidazioni, e nei mesi e negli anni scorsi gli episodi di aggressione o bullismo nei confronti di gay, lesbiche o presunti tali si sono moltiplicati a Roma e in tutta Italia, tanto che già alla vigilia della scorsa estate ero stato chiamato a scrivere due articoli - uno su Queer e l’altro su Liberazione - proprio sulla crescente omofobia che colpisce il nostro Paesee indacndone alcune possibili concause. Non possiamo dimenticarci di citare anche noti esponenti politici e religiosi, che in tutta tranquillità esprimono concetti di un razzismo e di una pericolosità agghiaccianti, o talvolta più subdolamente sottili nella loro carica di odio discriminante e, forse per questo, anche più pericolosi.

Ma naturalmente questo tipo di segnali non sono univoci nel colpire soltanto omosessuali e trans:
ricordiamo l’omicidio di Renato Biagetti a Focene, altre bruttissime e sempre più frequenti aggressioni dal sapore squadrista, come, sempre a Roma, l’assalto a un concerto a Villa Ada, o a centri sociali etc. Tra l’altro proprio nei pressi di via Salaria c’è un circolo di Forza Nuova, davanti al quale mi capita frequentemente di passare sull’autobus e noto spesso decine di giovani dalle teste rasate e i giubbotti di pelle nera dall’aria decisamente poco rassicurante, che tranquillamente e indisturbati svolgono e progettano le loro “attività”. E che io sappia non non è certo l'unico.

Proprio lo stesso giorno dei fatti del Coming, leggo sul giornale di un assalto che ricorda, almeno dalle prime descrizioni di cronaca, la tecnica dell’agguato premeditato sotto casa. Un ragazzino di soli 17 anni dell’Aristofane è stato aggredito da due giovani più grandi di lui, a volto coperto e muniti di tirapugni.
La coincidenza mi ha davvero colpito e mi ha fatto pensare: "eccoci tornati al tanto evocato clima di violenza degli anni di piombo", degli scontri tra bande divise su base ideologica che vengono tanto spesso evocati, a sproposito, per ricordare e condannare il ’68, evocandone soltanto questi epigoni violenti (negli anni ’70 e ’80) dimenticando tutto quello che hanno significato quegli anni per i giovani di allora, per il pacifismo, come primo esempio di un vero movimento globale di massa (anche il riferimento di Sciltian al fare del brutto segnale del Coming la nostra Stonewall richiama quegli anni - il 1969 newyorkese per l'esattezza-rilanciandoli in chiave positiva però, come voglia di riscatto).

Ma a ben vedere la similitudine si ferma qui, o meglio non arriva neanche qui, perché oggi non ci sta più la contrapposizione ideologica dei giovani ma sono rimasti solo dei gruppi violenti pronti a prestarsi a presunte ideologie, di solito di destra, fornendo il loro braccio ingenuo e violento a ben più pericolosi personaggi (che spesso ne traggono vantaggi economici).
Il mondo non è più diviso in blocchi contrapposti e le ideologie sembrano sparite dagli orizzonti della maggior parte dei giovani e anche delle vecchie generazioni (comprese quelle del '68 che oggi, al potere, dimostrano ben poca fantasia!); anche gli ideali sembrano spesso morti e sepolti assieme alle ideologie e non si registrano ampli confronti sociali, rivolte studentesche, confronti con la polizia, forti reazioni morali contro le ingiustizie sociali o la guerra, forte slancio di cambiamento al basso. Anche quando ci sono manifestazioni o mobilitazioni, per quanto nemericamente oceaniche, rimangono episodi isolati soprattutto culturalmente, marginalizzati e ghettizzati e presto dimenticati (noi gay ne abbiamo fatto le spese col Pride del 16 giugno a Roma, archiviato dai media e dal confronto politico prestissimo). I diritti dei lavoratori, acquisiti con fatica negli anni Settanta, vengono pian piano erosi con il loro stesso consenso, e senza suscitare i grandi scandali o le forte reazioni che potremmo attenderci, sul fronte dei diritti civili e individuali si registrano arretramenti culturali e attacchi concentrici e sempre più decisi, come nel caso della legge 194, sull’aborto, la legge 40 sulla fecondazione assistita, le norme sull’immigrazione con i CPT, il diritto di famiglia.

Insomma ci sembra di arrivare a una situazione anche psicologica di paura e di tensione senza che ci siano nemmeno state le premesse di “liberazione” e cambiamento, senza quella ventata di aria nuova, di carica di rinnovamento i di sovvertimento degli ordini socio-culturali preesistenti.

A subirne le conseguenze, al momento, sono quelle frange più esposte e isolate, come la comunità GLBT - come noto divisa e ancora molto sommersa - più facili per le loro caratteristiche da individuare e colpite senza suscitare una reazione compatta e diffusa da parte della società civile.
Nella stessa condizione di fragilità si trovano gli immigrati, in particolari rumeni e i clandestini, che possono essere facilmente additati anche da politici con pochi scrupoli come i responsabili dell’insicurezza e dei mali italiani, comprendo così molte colpe che essi stessi hanno nella cattiva amministrazione. Poi, naturalmente, i giovani dei centri sociali, che per i loro modelli di socializzazione e attivismo politico sono sempre più allontanati dal resto della società che è cambiata e non riescono a dialogare più con ampi settori giovanili da cui sono e si sentono estraniati, se si fa eccesione per certi aspetti edonistici a volte enfatizzati.
Tutti gli altri non possono chiamarsi fuori, però. Il pesante clima di insoddisfazione, di disaffezione per certi linguaggi politici, un certo disincanto disimpegnato, una mancanza di reazioni di fronte ad esempi di esempi di corruzione e malcostume politico, di incoerenza e incapacità di connettersi coi bisogni e le aspettative più diffuse o di dettare nuove aspirazioni e speranze per il futuro rischiano di essere infatti un bruttissimo terreno di coltura per non oso immaginare che!
E gli esponenti politici? Come vediamo sono pronti a stracciarsi le vesti quando qualcuno, di fronte alla loro distanza e incapacità ad affrontare i problemi concreti, invoca il non voto, stigmatizzando il qualunquismo e "l'antipolitica". A parte il fatto che io contesto che la poltica si faccia soltanto nelle urne (anche se il momento elettorale nella fisiologia delle nostre democrazie è un momento centrale e supremo), non è forse proprio il loro continuo parlarsi addosso ad allontanre i cittadini? Spesso proprio quelli che per il loro desiderio di impegno fattivo non trovano veri sbocchi nel nostro sistema. queste reazioni io le dinirei non antipolitica (perché a ben vedere derivano da uno sguardo preoccupato e interessato alla realtà polotica), ma "antipolitici" cioè di opposizioni alla maggior parte dei politici italiani.
Certo la soluzione ai nostri problemi non può essere l'Aventino e l'autoeslusione (se non percepito come eccezione alla regola. avrebbe avuto senso votare per il listone unico del fascismo se non quello di esprimere adesione e di rafforzare un regime?), ne si può gioire di perdita di fiducia nelle istituzioni democratiche, perché questo va a costituire un ulteriore tassello di quel buio quadro che tratteggio.
Certo se la nostra scelta si dovesse ridurre o riassmere al Venditore di Tappeti Berlusconi e al Pifferaio Magico Veltroni non basteranno le mollette per il naso per condurci alle urne!
Contro la "battuta" di Fiorello sulle schede elettorali e i rifiuti di Napoli è più efficace la condanna verbale da parte di uno screditato mondo politico o un deciso tentativo di prendere in mano la situazione? o atti di coerenza, come l'ammissione delle proprie responsabilità di governanti e la presa d'atto delle conseguenze inevitabili?

Non mi piace spararla grossa, non mi piace fare la Cassandra o il profeta di sventure, le mie non sono analisi articolate ma piuttosto un’insieme di sensazioni, di percezioni, di preoccupazioneun po' confuse forse, che però volevo condividere.
Preciso anche che non voglio offendere chi quegli anni li ha vissuti o li conosce più a fondo e, magari giustamente, mi dirà che il mio paragone è azzardato, campato in aria frutto di farneticazioni, ignoranza, impressioni errate. Ammetto sin d'ora tutte le mie colpe e ribadisco più che un'analisi storica si è trattato di formalizzare una sensazione.

Quando martedì mattina sono andato al Coming a vedere cosa era successo e a dare una semplice gesto di vicinanza e di solidarietà alle ragazze, mi si sono strozzate le parole in gola ed è affiorata una lacrima, nonostante loro fossero state eccezionali rimettendo a posto la maggior parte delle cose e celando la vetrina rotta.
Quella lacrima conteneva queste riflessioni.

Consiglio d’Europa: sì alle adozioni per i single

La nuova Convenzione sull’adozione che dovrebbe essere approvata a maggio dal Consiglio D’Europa (organismo che raccoglie 47 paesi) fisserà le nuove regole cui i singoli stati membri dovranno attenersi nel fissare le procedure di adozione.
Tra le principali novità l’esplicita apertura alle adozioni da parte di coppie omosessuali, che rimarrebbe comunque discrezionale e la previsione, obbligatoria invece, della possibilità di adottare da parte dei single. Se queste anticipazioni troveranno conferma nel testo definitivo, sarà obbligo adeguarvisi per tutti i paesi che ratificheranno la nuova Convenzione (la precedente risalente al 1967 era ormai superata dall’evoluzione sociale degli ultimi 40 anni).
Quella dell’adozione per i single sarebbe un rilevante passo in avanti per l’Italia, rimasta indietro su questo fronte, perché allargherebbe finalmente l’accezione di famiglia e consentirebbe a tanti bambini di trovare l’affetto di almeno un genitore (mamma o papà) desideroso di accoglierli.
L’accento che la Convenzione pone sulla tutela del migliore interesse del minore, accompagnata appunto dalle aperture alle adozioni da parte di coppie omosessuali e all’obbligo di prevedere quelle per i single dimostra da sé che i dubbi in proposito, strumentalmente sventolati dai politici italiani, sono ampiamente superati a livello europeo, tanto da non venire presi in seria considerazione!
Clicca qui per leggere l'intevista alla vice segretario generale del Consiglio d'Europa, Maud de Boer-Buquicchio.

Con Rutelli la Sinistra si suicida

Ho già avuto modo di esporre soltanto qualche giorno fa le ragioni della mia opposizione alla candidatura di Rutelli a Sindaco di Roma, sottolineando in particolare quelle relative al suo rapporto con la comunità Gay-Lesbica e Trans.
Tra quelle, non ho forse ricordato il primo inequivocabile segnale di un progressivo spostamento sul fronte dell’integralismo religioso che è stato il suo atteggiamento verso il World Pride del 2000, in cui l’allora Sindaco di Roma decise di piegarsi alle logiche provenienti dal Vaticano che volevano Roma città santa e intangibile per tutto l’anno giubilare: una sorta di lunga parentesi democratica durante la quale i “debosciati, degenerati, blasfemi, contro natura, moralmente corrotti… omosessuali" non avrebbero potuto calcare le strade dell’Urbe neppure a livello del Raccordo.
Seguendo questa assurda logica il Rutelli sindaco si oppose strenuamente alla manifestazione e anche a tutte le attività culturali previste a corollario, ritirò i fondi già stanziati a sostegno, propose rinvii, improbabili eventi stanziali a Tor di Valle.
Persino il Governo, guidato al tempo da un altro noto personaggio dell’attuale PD, Giuliano Amato, si sentì chiamato in causa cercando di capire gli spazi di manovra per impedire che tale "atto sacrilego", nientemeno che una manifestazione per i diritti nella Capitale del Paese (ma anche del cattolicesimo) avesse luogo, per concludere che “purtroppo c’è la Costituzione” (proprio quella di cui oggi si festeggiano i 60 anni)… e quindi una manifestazione democratica non è soggetta ad autorizzazioni governative e può essere rinviata o deviata solo per motivi di ordine pubblico. Cosa che evidentemente non è possibile invocare per tutto un anno e per tutta una città.
Ma ci siamo fatti prendere dal ricordo, e la storia è importante ricordarla ma io vorrei dire dell’altro.
Richiamate, infatti, le ragioni per cui Rutelli è candidato davvero impossibile a votarsi dalla comunità GLBT capitolina (che è comunque una parte significativa della città) e anche dai laici, e dai riformisti autentici, visto ciò che Il suo percorso politico, mai rinnegato, lo ha portato a rappresentare, resta da dire che la scelta di sostenerlo è incomprensibile forse persino sucida per la stessa Sinistra. Accetando questa candidatura, infatti, si mette una seria ipoteca sulla sua reale capacità di intercettare un'insofferenza diffusa e un voglia di riscatto e di rinnovamento e, soprattutto, di rappresentare a tutto tondo le richieste di lacità e di diritti civili in modo credibile e limpido.
Sicuramente nella scelta hanno influito questioni pratiche di realismo politico, il desiderio, legittimo, di non disperdere completamente l’esperienza di 14 anni di governo comune del centro sinistra a Roma, che ha indubbiamente prodotto anche notevoli risultati positivi e rilanciato l’immagine della città nel mondo.
Una collaborazione collaudata che ha saputo spesso coniugare anche istanze teoricamente distanti, quali l'attenzione al sociale e al mondo del terzo settore e la crescita economica e turistica della città, lo slancio progettuale sui trasporti pubblici, la riqualificazione di alcune periferie e l'attenzione ai luoghi storici e all’immenso patrimonio archeologico di Roma. Tutto questo non si può cancellare, ed è utile ricordarlo.
Emergono, poi considerazioni meno ideali ma non per questo meno importanti sugli equilibri, la ricerca di una garanzia di sopravvivenza su un territorio in cui si è molto costruito in termini di reti sociali e politiche, come con le presidenze di Municipi distribuite ai diversi alleati, la possibilità di contribuire ai massimi livelli alla definizione delle scelte politiche e programmatiche e alla vita amministrativa nel suo complesso, etc.
Tuttavia non è possibile non cogliere il deciso cambiamento di clima politico a livello nazionale e anche locale e il cambiamento delle priorità. Una situazione in cui è importante prendere delle scelte di coerenza e basate su forte convinzione e adesione etica, civile e politica e non solo sull’opportunismo.
Innanzitutto assieme agli aspetti positivi dell’amministrazione Veltroni, che è stata capace di aggregare così tanti consensi, non è possibile per la Sinistra autentica non accostare gli aspetti critici o negativi per riequilibrare l’assetto amministrativo e programmatico, soprattutto guardando al futuro.
Due solo questioni mi preme per ora rilevare: sull’urbanistica si è dato il via a percorsi di rapidissima urbanizzazione e cementificazione, per esempio nel IV Municipio in cui vivo, non accompagnata, al momento, da sufficienti reti d’infrastrutture e servizi, per cui sono nate quasi nuove città nella città, enormi centri commerciali, nuovi poli di urbanizzazione, sempre più distanti dal centro e che pongono enormi dubbi per la pressione sul territorio e per l'insufficienza dei trasporti pubblici. Un’urbanizzazione abbastanza selvaggia (milioni di metri cubi) che, per altro, non ha lenito il problema abitativo, giacché i prezzi delle case e degli affitti sono continuati a salire ininterrottamente negli ultimi anni.
Un altro elemento critico è stato per esempio la gestione dei rifiuti, tanto di attualità a Napoli. Anche a Roma, infatti, i problemi sembrano essersi accumulati negli anni e il servizio di raccolta differenziata rimane del tutto insufficiente e assai inferiore alla media delle città del Nord Italia.
Ma ancora non siamo al cuore del problema Rutelli-Sinistra e ci arriviamo subito. Per garantirsi il sostegno di questa coalizione, oggi Rutelli fa aperture sul programma anche riguardo ai diritti civili che potrebbero interessarci tanto. Si potrebbe parlare ad esempio di quei Registri delle Unioni Civili che solo due mesi fa il consiglio comunale di Roma ha bocciato con il voto compatto e unanime per il No di tutto il PD? Francamente è poco credibile che il Partito Democratico che compattamente ci spiegava che quella era una proposta massimalista e ideologica, e si rifiutava persino di mettere un inequivoco riferimento alle coppie in un misero ODG, oggi cambi idea guidato dallo stesso Rutelli che ha portato la Binetti al Senato e che ha osteggiato in ogni modo il percoso dei Dico nel Governo di cui è ancora parte.
A me sorge spontanea una domanda in proposito: vorrà Rutelli mantenere le premesse di apertura ai diritti civili che negò da giovane outsider appena uscito dall'esperienza radicale e nei verdi?
Ma le questioni controverse possono essere anche altre: la gestione della sicurezza e del rapporto con la comunità di immigrati (Domenici docet a Firenze), la visione urbanistica, la prostituzione (ricordate il fallimento delle telecamere volute da Veltroni sulla Salaria?), il miglioramento dei servizi laici per la città (maggiori e migliori spazi per i matrimoni civili, e per i commiati laici, cremazione etc.), il problema abitativo, i servizi sociali ...
È vero che amministrare una città non è la stessa cosa che governare un paese; è vero che se il PD avesse accettato un'alleanza, la Sinistra sarebbe andata unita anche sul piano nazionale (e quindi ad essere incoerente è forse il Pd, che sceglie di volta in volta in volta a seconda delle convenienze o delle convinzioni, e non la Sinistra che perseguiva ovunque linee unitarie). Tuttavia le scelte amministrative hanno comunque un significato politico, tanto più in una città capitale come Roma e, quindi, le alleanze variabili sul piano nazionale e locale, che si stanno tracciando, aprono notevoli dubbi: sia sul piano della coerenza dell’offerta politica - e quindi della possibilità per un elettorato sempre più disorientato di capire chi votare e perché - sia sul piano dei rapporti tra gli alleati.
Inoltre, si conferma sempre più un piano di rapporti sfasato in cui la Sinistra sembra incapace di proporre una sua visione alternativa e considerata credibile a tutto tondo e si accontenta di fungere da ancella di un PD arrogante e sempre più in grado di imporre diktat, uomini e linee politiche, decidendo se, dove e come allearsi.
In questo quadro la Sinistra si condanna a una lenta inesorabile agonia e a una sempre maggiore marginalità e irrilevanza.
Forse le esperienze di Bologna di Firenze, di altri centri, dovrebbero dire qualcosa. La mia previsione in una contesa a Roma, in cui l’UDC va con un suo candidato, è che Rutelli, prometta tanto ora, sapendo bene che non manterrà poi. Ha già pronta l’accusa di massimalismo e ideologismo per gli alleati di sinistra utili al momento del voto ma facilmente rimpiazzabili al centro in caso di “insanabili” divergenze programmatiche…
Un vero suicidio programmato e ad orologeria!

martedì 19 febbraio 2008

Grillini "scende in campo" a Roma

Di fronte al fatto compiuto di una candidatura di Rutelli ormai ufficializzata a nome di tutta la coalizione di centrosinsitra, a Roma c'è chi ha avuto il coraggio di dire che non ci sta, mettendosi in gioco in una partita certo difficilissima, ma sicuramente appassionante.
Franco Grillini, per tanti anni parlamenttare DS, oggi nel gruppo dei Socialisti, già autore del progetto di legge sul PACS, bolognese doc, è il politico gay certo più noto eidentificabile e ha deciso di spendere la sua credibilità e la sua visibilità in questo confronto dal sapore culturale prima ancora che politico.
Le sue parole di lancio sono affidate all'agenzia di stampa DIRE:"Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare" sostiene, "un terzo candidato ci dovra' pur essere. E io sono il candidato laico, la risposta laica alle candidature di Ferrara e Rutelli: così, darò a tutti lapossibilità di votare e non astenersi alle prossime elezioni per il primo cittadino della Capitale". Il suo primo punto programmatico? "wireless in tutta la citta'. Internet gratuito per tutti".
Sinceramente avrei preferito Rossana Praitano, presidente del Circolo Mario Mieli, per il suo legame più forte con Roma, rispetto al bolognese Grillini, per il suo impegno da tantissimi anni in una delle più importanti associazioni di volontariato e politiche della Capitale, con i rapporti istituzionali sul territorio che ne derivano, per la maggiore carica innovativa e simbolica, perché meno assimilata e assimilabile ad un certo ceto politico, anche nei metodi e nei contenuti (la mia iniziativa a sostegno di questa candidatura è arrivata forse troppo tradi, troppo timidamente, forse non godeva delle reali condizioni politiche perché maturasse...).
Tuttavia va dato onore al merito di Franco Grillini di aver colto per primo, con estrema prontezza un malessere laico vero che cresceva a Roma e quello di aver impegnato in questa scommessa anche la sua nuova casa politica: il Partito Socialista.
L'AGI infatti riporta le dichiarazioni in proposito di Rapisardo Antinucci, deputato romano del Partito socialista: "Come per il Parlamento anche per Roma i socialisti non mancheranno all'appuntamento ellettoralepresentando il loro simbolo e la loro lista. Nello scontro per il sindaco della capitale, così come si sta profilando penso che sarebbe giusto dare ai i romani la possibilità di poter votare per un candidato che sia veramente in grado di rappresentare i valori del socialismo riformista, laico e libertario che altrimenti non troverebbero voce. Per questo, tra Rutelli e Ferrara, noi socialisti ci vedremmo bene come candidato a Sindaco, Franco Grillini".
Un partito piccolo, che forse proprio perché messo alle strette dalle attuali penalizzanti logiche elettorali, che lo vedrebbero quasi certamente condannato a una più o meno lenta agonia, ha trovato il coraggio per una mossa fuori dagli schemi, per uno scatto di orgoglio che è insieme un segnale, un messaggio di vitalità e la dimostrazione che fare politica in modo diverso e coraggioso è ancora possibile.
Meglio sarebbe stata una posizione di ascolto, la ricerca di un candidato, anche non interno al partito, ma più legato a Roma, proprio per rendere la mossa più vera e credibile, ma non si può chiedere troppo! Ci tocca accontentarci.
In questo caso c'è da dire che il PS è stato tuttavia in grado di dare un segnale e una piccola lezione di stile anche a tutta quella Sinistra e ai Radicali che Veltroni snobba a livello nazionale e che poi non riesce ad esprimere coraggio e autonomia sul piano locale accettando di fatto il diktat di una candidatura quella di Rutelli, di stampo chiaramente conservatore e invisa a buona parte delle loro basi.
Staremo a vedere se la candidatura di Grillini e dei Socialisti sarà solo un bluff o se rimarrà in campo davvero.

lunedì 18 febbraio 2008

La Notte dei Cristalli. Coming Out in fiamme a Roma

Quello che è successo stanotte a Roma, l'incendio doloso del Coming Out, il bar nei pressi del Colosseo che da tanti anni è diventato un vero punto di riferimento per i gay le lesbiche e i trans di Roma è veramente allucinante. Ci manda con la memoria a tragedie che non vorremmo più rivivere.
Si potrebbe dire: "tanto tuonò che piovve".
Dopo un escalation di episodi di violenza fisica, verbale, mediatica. Dopo i manifesti offensivi, le frasi inneggianti a garrotamenti e olocausto, le invettive, dopo i bullismi e le aggrssioni nelle scuole, i suicidi per disperazione e altre pagine da film dell'orrore, siamo giunti a delle gravissime azioni organzzate di intimidazione e di aggressione. Un'azione che non può che essere premeditata, che non può che non si rivolge certamente al piccolo bar ma a quello che in in questi anni è venuto a significare per tutti noi che viviamo a Roma (e non solo) e che in quel luogo, sui marciapiedi difronte alle storiche rovine, per quell'acciottolato abbiamo passato serate, abbiamo incontrato amici, vissuto con semplicità, visibilità, naturaleza uno dei luoghi più belli di quella che vogliamo ancora chiamare la "nostra città", e del mondo, facendone un polo di vita e di incontro, un simbolo di convivenza e di apertura.
Evidentemente questa convivenza, questa serenità, questa semplice visibilità non vanno bene a chi vorrebbe ricaccairci nei sottoscala nell'oscurità e nel silenzio.
La reazione è (dovrebbe essere) scontata, una rivolta civile ferma che non può farci tacere le responsabilità.
Troppo a lungo si sono ignorati i segnali di allarme, troppo spesso ci si è limitati ad apporre targhe ad memoriam (nel migliore dei casi) delle vittime anziche cercare di affrontare alla radice i problemi.
Solo una settimana fa alla scoperta di una farneticante lista di professori ebrei si sono levati gli scudi dello scandalo e le istituzoni si sono giustamente mosse con solerzia alla ricerca delle responsabilità.
Il Vice-sindaco di Treviso Gentilini che invocava i lager per gli omosessuali, Prosperini che ne desiderrava il garrotamento, la senatrice Binetti e molti suoi simili che li definiscono malati o contro natura sono tutti sulle loro poltrone così come i Volontè, i Buttiglione, i Giovanardi, I Tremaglia... che parlano di lobby omosessuale con una sfacciata non chalance.
Evidentemente queste azioni da Notte dei Cristalli e da pogrom dimostrano che tali Cattivi Maestri hanno trovato Ottimi Allievi.
Questa è una vera giornata di lutto per noi e anche un pessimo segnale per Roma e per l'Italia.

domenica 17 febbraio 2008

Rutelli sindaco? No grazie!

Probabilmente in queste ore sta maturando la scelta definitiva di Francesco Rutelli in merito alla sua candidatura a sindaco di Roma da parte del PD e della sinistra capitoline.
Una scelta che suscita enormi perplessità e una decisa contrarietà della comunità glbt, come ha ben chiarito in una sua lettera aperta sul Liberazione di qualche giorno fa Rossana Praitano, presidente del Circolo Mario Mieli.
Queste stesse ragioni la rendono del resto indigeribile anche per la cultura laica e autenticamente riformista e di sinistra (persino all'interno dello stesso PD) come testimonia la petizione, che pur essendo on line da una settimana, senza grandi lanci mediatici ha già raccolto diverse centinaia di adesioni.
In entrambi i testi si sottolinea molto bene come Rutelli non possa certo esprimere il desiderio di rinnovamento e di cambiamento, e soprattutto come il suo progressivo slittamento a destra verso un un conservatorismo cattolico integralista lo renda un candidato troppo ideologico per suscitare emozioni e aggregare tutto l’ampia galassia della sinistra e del riformismo di una città grande e multiforme come Roma.

Io vorrei aggiungere qualcosa in più a queste analisi.
Per quel che mi riguarda Rutelli candidato sindaco di tutto il centro sinistra non avrebbe il mio voto, e penso non avrebbe quello di moltissimi omosessuali e trans e laici e riformisti autentici delusi abbandonati da questa scelta improvvida.
A sostegno della candidatura non potrà essere sventolato il ricatto “allora preferisci Storace? O Ferrara? per il semplice fatto che non penso che in questa fase possa valere la logica del meno peggio tanto più che se cedessimo a questo tipo di ricatto condanneremmo per molti anni a venire alla ASSOLUTA IRRILIVANZA le istanze laiche, radicali e riformiste, antagoniste, civili, e in particolare il PESO POLITICO DELLA COMUNITÀ GLBT organizzata e associativa. Come scriveva anche Rossana sarebbe la scelta peggiore anche per la sinistra che si troverebbe definitivamente schiacciata dal peso del PD.
Dimostreremmo di non avere credibili alternative politiche e di essere come quei cani che abbaiano e non mordono mai o come quei lupi che ululano alla luna costantemente inascoltati. Non possiamo più permetterci di lamentarci per poi subire nei fatti i diktat e le logiche di una politica che nella sua totalità non ci consideri.
Questo vale soprattutto per la Sinistra L’Arcobaleno, i Radicali e i Socialisti, che devono a questo punto dimostrare nelle scelte concrete e non solo a parole se e quanto sono disposti ad ascoltarci, quanto sono coerenti e fattive le loro aperture e le loro posizioni, o se non prevalgano sempre e comunque logiche di potere e spartitorie.

Aggiungo per chiarezza che una politica di questo tipo su base locale non potrebbe che avere conseguenze sul voto nazionale: IO NON VOTERÒ (e inviterò a non votare) QUEI PARTITI CHE A ROMA SOSTENESSERO LA CANDIDATURA DI RUTELLI, SIA A ROMA CHE AL PARLAMENTO.
A chi decide potrà non interessare ma io lo metto in chiaro da subito perché poi non si possa dire non avevo capito.

Quale soluzione propongo? Io sarei molto contento di una candidatura vera e innovativa da parte della Sinistra, dei Radicali e dei Socialisti, sostenuta magari dalla società civile e dal mondo dell’associazionismo laico, femminista, glbt.
Io penso alla stessa Rossana Praitano, presidente del Circolo Mario Mieli, donna, lesbica, già portavoce del Pride che ha portato un milione di persone a piazza San Giovanni lo scorso giugno; una figura politicamente nuova, ma ricca di esperienza, dirompente, capace di aggregare e di dire parole coraggiose e chiare, con i toni toni del dialogo; capace di ascolto, attenta alle sfumature, non priva di senso delle istituzioni e delle circostanze, padrona di un grande senso pratico e del coraggio necessario (doti che ha dimostrato nel delicato ruolo di presidente del circolo MArio Mieli per ben 6 anni).
Sarebbe molto più di una candidatura di bandiera, perché grazie a quelle qualità potrebbe essere davvero in grado di cambiare le carte in gioco e di rivoluzionare la partita un po’ come ha fatto Vendola in Puglia o la Borsellino in Sicilia.
Forse dopo Delanoe, sindaco gay di Parigi è ora per Roma di rilanciare con un sindaco donna e lesbica.
Chiarisco che questa idea non viene da Rossana ma è un piccolo sogno che coltivo io da qualche mese e che non dipende certo dalla mia o dalla sua volontà ma, credo, dalla capacità della Sinistra e degli altri partiti coinvolti di avere coraggio e di voler e saper rischiare. Una volta tanto!

venerdì 15 febbraio 2008

Contro Casini ad Anno Zero

Ieri ho avuto la possibilità di partecipare ad AnnoZero (dal link si può vedere integralmente la puntata... andando anche direttamente al finale di cui parliamo a 2h 04' 12"), la trasmissione di Michele Santoro su RaiDue, per dire alcune cose sui diritti civili in contrapposizione con Pierferdinando Casini, come noto leader dell’UDC ed ex Presidente della Camera.
L’intervento, purtroppo è stato slittato in fine di trasmissione, quando non è stato più possibile sviluppare un vero dibattito e un confronto più approfondito sulle questioni sollevate. Il lancio da Beatrice Borromeo mi è stato dato sulla questione delle radici cristiane e sulla laicità, chiedendomi di parlare dei Dico abbandonati nell’ormai finita legislatura. Ho avuto modo di chiarire, mi auguro, che a noi i Dico non piacevano e continuano a non piacere e che vogliamo perfetta uguaglianza e quindi matrimonio civile, per dare a tutti la possibilità di scegliere e di decidere della propria ita e del proprio futuro, ho avuto modo di dire che l’articolo 29 della costituzione non parla di uomo e donna, come molti politici ci vogliono far credere, ma di famiglia e di coniugi e ho anche accennato al fatto che le differenze tra Veltroni e Berlusconi sulle questioni in argomento sono talmente sfumate da risultare impercettibili.
Molte cose però non c’è stato tempo e modo di dirle con altrettanta nettezza, per via dei tempi televisivi e del tipo di discorsi avviati. Alcune di queste si ricollegano a quanto Casini aveva appena detto parlando di laicità e radici Cristiane dell’Europa e dell’Italia. Non sono partito da qui per evitare di impelagarmi su una controversia filosofica che avrebbe annoiato e allontanato più che avvicinare alle questioni concrete delle persone. Ma con calma qui qualcosa va pur detta.
1) Che la laicità nel nostro paese sia così scontata da non meritare di parlarne, come ha lisciamente sostenuto Casini suona alle mie orecchie così paradossale da farmi quasi ridere: è laico un paese in cui le gerarchie vaticane intervengono quotidianamente ( ascoltatissime da media e classe politica in generale) sulle questioni legislative, politiche e pesino sugli equilibri partitici del nostro Paese? Una Chiesa che, come dimostrano le recenti inchieste di Repubblica incassa dallo Stato ogni anno oltre 5 miliardi di euro in varie forme? È laico un paese in cui l’istruzione della religione cattolica nelle scuole pubbliche è la “prima offerta” (ad essere buoni) proposta agli studenti sin dalle medie e i relativi professori sono selezionati su placet dei vescovi? Un paese in cui sempre a scuola e in tutti gli uffici pubblici, dai tribunali alle aule parlamentari vedono crocifissi affissi alle pareti? In cui la Cei fa campagna elettorale per i referendum senza che nessuno si scandalizzi? Un paese in cui all'inaugurazione dell'anno giudiziario il Presidente della Repubblica non siede accanto al Ministro della Giustizia ma a un Cardinale? In cui L’Avvenire, senza conoscere i contenuti delle proposte attacca dei progetti studiati contro il bullismo solo perché li fa un’associazione omosessuale (chiaramente nelle scuole ci possono stare solo loro)? In cui per finanziare le scuole private, molte cattoliche, si considera la norma costituzionale come carta da water? Bho… a Casini l’ardua sentenza
2) Sulla questione delle radici italiane ed europee, la cosa mi sembra ancor più di lana caprina e temo che dietro a questa ossessione ci siano in ballo interessi non confessati e la voglia di rendere inattaccabili certe posizioni e certi provilegi.
Se il problema fosse una questione di identità quale motivo ci sarebbe di scriverlo su una carta costituzionale rigida? Le identità dei popoli sono in continua, pur lenta evoluzione, frutto di moltissimi incroci. La cultura giudaico-cristiana può essere un elemento, ma cosa dire della cultura giuridica romana e della forza unificante che ebbe l’impero romano appunto nel mondo occidentale e mediterraneo? Della filosofia e dei principi democratici greci? Dell’importanza della cultura araba-musulmana, della sua matematica del suo ruolo di costruzione dell’identità europea (senza contare che arabi e turchi musulmani sono stati per secoli in Spagna, Sicilia e Penisola Balcanica fin quasi alle porte di Vienna e Budpest), che dire del fiorire del Rinascimento, dell’importanza dell’Illuminismo nella cultura civile e politica europea (tolleranza, divisione dei poteri, sovranità popolare)? Ma tutte queste “radici”, e altre ancora, vanno nominate esplicitamente su una costituzione? O forse possono tradursi in principi che la informano (divisione dei poteri, democrazia, diritti umani e civili, uguaglianza di fronte alla legge, libertà religiosa…?


Ma quel che seriamente è mancato alla fine è stata una vera e compiuta possibilità di replica alla risposta di Casini, che ha giustamente iniziato il discorso dicendosi in disaccordo con me (e non ci aspettavamo altro).
Intanto apprendo che dopo la mia pedissequa lettura dell’articolo 29 della costituzione non ha sortito effetto sul muro di gomma Casini che se l’è fatta scivolare addosso come niente fosse continuando a credere che ci sia scritto uomo e donna e che quel dettato costituzionale vada rispettato (questa aderenza alla costituzione non è necessaria sul finanziamento alle scuole private evidentemente). Una tale mistificazioen sul testo costituzioanel da parte di un ex Presidente della Camera è davvero insopportabile, un attegiamento da 1984 di Orwell in cui a furia di ripetere una falsità la si fa passar per vera!
In secondo luogo Casini si dice d’accordo a sostenere la tutela personale delle persone, e a concedere diritti individuali a chi fa parte delle coppie (come i dico del PD?), ma va rilevato che queste accorate parole non si sono mai tradotte in fatti parlamentari concreti essendo stata l’opposizione dell’UDC a qualsiasi riconoscimento dei diritti e persino all’approvazione di una legge antiomofobia nettissima anche nell’ultima legislatura (anzi dal suo partito si sono levati cori greci di complimenti alla Binetti che sul tema stava facendo cadere il Governo Prodi). E del resto, come gli ho fatto notare, una cosa è la solidarietà a parole altra e dare conseguenze politiche a quel che si dice. L’UDC è in giunte che sostengono campioni di omofobia come Prosperini e Gentilini, ma anche nel suo partito non mancano i Volontè, i Buttiglione…


Non soddisfatto Casini attacca con l’usurata solfa delle adozioni, perché quando non c’è molta carne da mettere al fuoco si comincia a buttare negli occhi il fumo dei “poveri bambini che non possono scegliere”. Il rispettoso Casini definisce la possibilità che due omosessuali possano adottare come avviene in altri paesi europei, ”un aberrazione”. Ma come? E il rispetto?
Una cosa sarebbe stata, infatti dirsi in disaccordo, magari motivando in qualche modo la cosa, altro definire aberrante sia la legislazione di Paesi nostri partner e che tutti consideriamo assolutamente civili e soprattutto la scelta d’amore di una coppia e di una famiglia. Potrebbe essere una cosa sbagliata? Io non lo credo, e ci sono numerosi studi e ricerche a mio sostegno, ma sicuramente quei genitori non sono due mostri da definire aberranti (il messaggio omofobo che passa,. subdolamente è ancora una volta quello) … E se qualcuno definisse aberrante per ragioni morali la sua scelta di divorziare e risposarsi, la riterrebbe una legittima posizione etica o lo considererebbe perlomeno offensivo del suo percorso umano il cattolico Casini? E io che per eccesso di "rispetto" mi sono persino astenuto dal far notare l’incoerenza che passa tra un politico che si dice portatore di certi valori cattolici in forma integrale e che li vuole anche imporre al complesso della società e poi invece fa altre scelte sul suo privato. Evidentemente noi non meritiamo ugual rispetto da parte sua. Purtroppo la paura di deviare il discorso in una cagnara senza avere il tempo di argomentare seriamente mi hanno costretto a non affrontarlo a muso duro su questo tema che suscita spesso reazioni emozionali più che razionali. Infatti è chiaro il suo utilizzo in forma assolutamente strumentale a non toccarre davvero il cuore del problema mirando a suscitare piuttosto irrazionali paure (e questo però ho provato a dirlo).


Ancora, Casini riafferma la sua visione della famiglia come formata da un uomo e una donna (e del resto se lo disse persino D'Alema qualche mese fa cosa possiamo aspettarci?). Legittimo, rispettabile, infatti ha agito di conseguenza e nessuno lo contesta.

Ma perché vuole imporre la sua visione a tutti? Perché mentre lui può scegliere come regolare la sua vita io non posso farlo e devo rassegnarmi a far scegliere lui e quelli come lui (quasi tutti i politici, genuflessi, italiani) al posto mio e nostro?

Da qui credo che passi lo Stato Etico! Nel momento io con la mia scelta non danneggio né ostacolo la sua e quella di altri perché uno Stato che vuole definirsi laico, liberale, democratico, deve arrogarsi il diritto di entrare nelle mie scelte privatissime e nella mia organizzazione familiare anziché limitarsi a prenderne atto e a garantirle e tutelarle in regime di uguaglianza e parità con chi fa altre scelte? A questo non è dato avere risposta per ora, perché né Casini né altri argomentano veramente, limitandosi a fornirci dei veri e propri postulati di fede.

Amen

giovedì 7 febbraio 2008

Arresti di uomini gay in Senegal: I Gruppi LGBT Esprimono Sconcerto e Preoccupazione

-Riporto la mia traduzione di un comunicato in inglese riguardo arresti di omoseesuali in Senegal-
International Gay and Lesbian Human Rights Commission
& Pan African ILGA, La regione africana della International Lesbian and Gay Association

Arresti di uomini gay in Senegal: I Gruppi LGBT Esprimono Sconcerto e Preoccupazione

Per la diffusione immediate:
Contatto: Hossein Alizadeh, IGLHRC Communications Coordinator,
212-430-6016

(New York, lunedì 4 febbraio 2008) – In una lettera al Ministro della Giustizia Senegalese l International Human Rights Commission (IGLHRC) e la PAN-African ILGA hanno chiesto l’immediato e incondizionato rilascio di 10 persone che si ritiene siano state arrestate per sospetto di omosessualità in Senegal la scorsa settimana.
10 persone sono state arrestate a Dakar, la capital Senegalese, dalla mattina di domenica 3 febbraio, dopo che un popolare magazine locale, Icones, ha pubblicato fotografie di una cerimonia nuziale tra due uomini senegalesi.
I matrimonio dovrebbe aver avuto luogo in una discreta località di Dakar più di un anno e mezzo fa. Fonti riportano che le foto sono state vendute alla rivista scandalistica da un fotografo per 1.500.000 franchi CFA (3000 $). Gli arresti si sono svolti per ordine di Asane Ndoye, capo della Divisione di Investigazione Criminale della Polizia Senegalese. Mentre non risulta chiaro dove le donne e gli uomini siano detenuti.

Gli arresti di massa di persone semplicemente perché sono gay terrorizza l’intera comunità,” dice Paula Ettelbrick, direttore esecutivo di IGLHRC. “I trattamenti inumani verso gay e lesbiche devono finire. Ci appelliamo alla comunità internazionale perché faccia osservare la legge internazionale sui diritti umani”. L’Human Rights Committee delle Nazioni Unite nella sua decisione sul caso Toonen contro Australia (1994) ha affermato che l’attuale protezione contro le discriminazioni negli Articoli 2 e 26 della Convenzione Internazionale sui diritti Civili e Politici (ICCPR) include l’orientamento sessuale come uno status protetto.

Temiamo per le nostre vite, specialmente quelli di noi che si vedono nelle foto” ha dichiarato Jean R. un attivista gay Senegalese che ha parlato a ILGA e IGLHRC dall’hotel dove sta cercando rifugio. “Alcuni di noi si sono nascosti e altri stanno lasciando il paese”.

Il Senegal è uno dei pochi paesi africani francofoni che penalizzano l’omosessualità. Secondo l’articolo 3.913 del codice penale senegalese, gli atti omosessuali sono punibili con la detenzione da 1 a 5 anni e con una multa da 100.000 a 1.500.000 franchi CFA (200-3000 $)
Mentre ci sono occasionali arresti e detenzioni di uomini gay per questo Articolo, lo stigma sociale e il ricatto sono i principali abusi sofferti dagli omosessuali nel paese.

“Molti considerano il Senegal uno dei paesi africani più progressisti nei confronti dell’omosessualità,” sostiene Joel Nana, Program Associate dell’IGLHRC per l’Africa Occidentale, “Il Governo ha incluso un impegno per combattere l’HIV tra gli uomini che praticano sesso con altri uomini nel suo Piano nazionale di lotta all’AIDS sin dal 2005. Ecco perché abbiamo trovato questi arresti molto preoccupanti e pericolosi
Il Senegal ha forti legami politici ed economici con un numero di istituzioni e governi islamici conservatori, e ospiterà a marzo il summit dell’Organizzazione della Conferenza Islamica (Organization of Islamic Conference, OIC). L’OIC ha investito pesantemente nella riabilitazione delle infrastrutture di Dakar in vista del Summit.

In queste circostanze IGLHRC e Pan-African ILGA esprimono preoccupazione e dubbi sul fatto che il Senegal sia adatto a ospitare La prossima Conferenza internazionale sull’AIDS e le le malattie sessualmente trasmissibili n Africa (ICASA), prevista a Dakar per il dicembre 2008.

“Non ci sarà posto per un’aperta e inclusiva discussione sulle dimensioni dei diritti umani dell’HIV di fronte a queste vessazioni,” ha dichiarato Danilo da Silva, co-presidente di Pan-Africa ILGA, una federazione che raccoglie oltre 40 gruppi gay e lesbici da tutte le parti dell’Africa. “Ci aspettavamo di più da un paese leader come il Senegal”.
(Tradotto dall’originale inglese del comunicato di ILGHRC e Pan-African ILGA)

lunedì 17 dicembre 2007

Roma: Manifestazione per la Unioni Civili

Oggi finalmente si vota al Consiglio Comunale di Roma sulla proposta per l'istituzione di un Registro delle Unioni civili a Roma.

Nonostante l'impeno di tutti ni nella raccolta delle firme e nel sostenere un dialogo costruttivo per ottenere il risultato prefissato le prospettive sono negative, visto l'orientamente decisamente contrario del sindaco Veltroni e dei consiglieri del Partito Democratico.
Per questo è importante la nostra presenza numerosa in piazza a sostegno della delibera e per marcare l'attenzione a questa tematica.
La probabile bocciatura sancirebbe a Roma la vittoria delle veline vaticane e la morte della laicità.


Tutti al Campidoglio


Alla luce degli impegni presi con la città, lunedì 17 dicembre 2007 le proposte di delibera comunale per l’istituzione del Registro delle Unioni Civili arrivano finalmente in Consiglio Comunale.Come esponenti della Roma laica siamo convinti che occorra ampliare la sfera dei diritti e gli spazi di libertà e di pari opportunità per tutte e per tutti. Affinché il governo della città non subisca le pressioni che giungono da oltretevere e sia coerente con il programma elettorale con il quale è stato eletto il Sindaco Veltroni, chiediamo a tutta la cittadinanza di partecipare alla

MANIFESTAZIONE A SOSTEGNO DELLA DELIBERA PER IL REGISTRO DELLE UNIONI CIVILI


lunedì 17 dicembre 2007, dalle ore 16.00 in piazza del Campidoglio

Promuovono: i capigruppo al Consiglio Comunale di Roma Adriana Spera (Prc-Se), Fabio Nobile (Pdci), Roberto Giulioli (SD), Nando Bonessio (Verdi), Gianluca Quadrana (PS), Arcigay Roma, Arcilesbica Roma, Circolo di Cultura Omosessuale “Mario Mieli”, AFFI - Casa Internazionale delle Donne, DI GAY PROJECT, Rete Femminista Sinistra Europea, UAAR, Gruppo Pesce Roma, Associazioni Radicali Roma, Rosa Arcobaleno, Movimenti - Rete per una Cultura Indipendente e Sostenibile, Forum delle Donne PRC, SOS Razzismo Italia, Comitato 1°Maggio, Sinistra 19, Democrazia Laica, Associazione Libera Uscita, No God, Altre Vie, www.resistenzalaica.it, UDU Roma, FGS Roma, Forum delle Donne Socialiste, le Federazioni romane di PRC, PdCI, Verdi e SD.

lunedì 10 dicembre 2007

Discriminata

«Sono io la vittima del sistema, sono gli omosessuali a discriminare me». con queste semplici parole dette al quotidiano Libero la povera senatrice Binetti denuncia la discriminazione ad opera degli omosessuali inviperiti per il suo innoccente voto di "coscienza" sulla norma antiomofobia.

Confidiamo che la sua abitudine a sofferenze e penitenze ben più gravi la aiutino a sopportare ancora questo fardello perché temo che, noi "binettofobi" continueremo a contestare le sue posizioni politiche integraliste e allineate agli ordini vaticani e a considerarle non degne non solo di un partito ma neanche di un Paese democratico.
Noi crudeli illiberali continueremo a lottare perché anche in Italia tutti i cittadini abbiano pari doveri e pari diritti, pari dignità e pari rispetto e continueremo a pensare che chi incita all'odio e alla violenza, chi insulta altre persone (non solo altri cittadini) per il loro modo di essere e per le loro libere scelte individuali e sociali, chi pretende di dettare a tutta la società la propria morale e di imporre agli altri le proprie visioni, le proprie scelte e le proprie scale di valori non curante delle crescenti aspettative di una piena cittadinanza debba stare fuori dalle istituzioni di un paese civile e debba essere punito per il danno sociale che arreca a tutte e tutti noi, non solo omosessuali e transessuali.

Se sostengo che un cattolico è inferiore perché sottomette la sua ragione ad acritiche autorità irrazionali, che compie pratiche innaturali come i digiuni e l'uso del cilicio e che per questo devono essere relegati ai margini della società, esclusi, devono nascondersi, non deve essere concesso loro l'accesso ad alcuni istituti giuridici, compio un atto di libertà di pensiero (forse) ma sicuramente non un atto liberale perché discrimino, insulto, incito a odio e violenza nei confronti di un gruppo, indistintamente in quanto tale. Come tale è giusto che io per questo venga punito e venga messo in condizione di non nuocere ingiustamente ad altri. Questo è il medesimo principio che si vuole estendere anche alla discriminazione nei confronti di persone omosessuali e transessuali, ed è una elementare legge di civile convivenza e di rispetto per le diversità, in particolare per quelle che storicamente sono state oggetto di discriminazione o scusa per discriminare.
Con il suo NO al Senato la cara Binetti compie un atto, non di coscienza (tutti i cattolici che conoscono non vedono perché non si debbano tutelare le persone impedendo che vengano discriminate) ma di fedeltà politica ai suoi mandanti vaticani e un atto di egoismo che le consenta di continuare a insultarci e discriminarci impunemente!
In chiusura vorrei però rassicurarla nessuno tra gli omosessuali la discrimina in quanto cattolica (la stessa solfa ripetuta dal povero Buttiglione ai tempi della farsa sulla Commissione Europea) né in quanto Binetti. Noi ci limitiamo a criticare le sue idee e le sue posizioni politiche, a ritenerle integraliste e incompatibili con un partito e un governo di centrosinistra (e il suo voto al Senato fa chiarezza in proposito), nonché incompatibili con le istituzioni di un paese democratico e con le regole della civiltà. Quel che ci auguriamo è che anche lei ne prenda atto. Oltrettutto Noi tutti, come cittadini elettori, abbiamo non solo il diritto ma persino il dovere di valutare i nostri rappresentanti (qualcuno dice i notri dipendenti) in base alle loro scelte politiche e alle posizioni espresse e in base a queste decidere il nsotro orientamento e il nostro voto.
Allo stesso tempo mi scuso per le sofferenze umane che le provoca il sentirsi discriminata, magari la aiuterà a capire cosa si prova ad esserlo, per di più da sempre per quel che si è e senza capirne neppure le vere ragioni!

venerdì 7 dicembre 2007

Antiomofobia dalla finestra

La tanto attesa norma antiomofobia è passata ieri al Senato con l'approvazione della questione di fiducia sul Decreto Sicurezza varato dal governo a seguito dell'omicidio Reggiani.
La formulazione scelta, criptica come non mai, in quanto riconoscendo l'impossibilità tutta italiana di chiamare le cose con il loro nome e cognome, si rifà a un articolo dei trattati dell'Unione europea, che include appunto tra le cause di non discriminazione anche l'orientamento sessuale (ma non l'identità di genere).
Ma a quanto pare neanche il principio "umanitario" e democratico che prevede di non discriminare persone e cittadini per le loro condizioni sociali, umane e personali, ivi incluso l'orientamento sessuale va giù agli integralisti cattolici e così sul decreto sono piovuti gli strali infuocati di Rocco Buttiglione (ricordate che doveva essere commissario europeo ai diritti umani? ancora ci ridono dietro da tutto il mondo) che teme che per questa via si voglia imporre uno stop agli insulti cattolici contro gli omosessuali, e naturalmente la ferma opposizione di Mastella e dei Teodem del Partito Democratico al Senato. Nonostante dica di voler tutelare i diritti individuali e nonostante fosse in gioco la fiducia sul Governo la senatrice Paola Binetti vota contro, gli altri Teodem si fanno strappare il voto favorevole solo con la promessa che la norma venga definitivamente cancellata alla Camera e lo stesso ministro Mastella ci tiene a sottolineare che se non si torna subito indietro il Governo non avrà più la fiducia!
Insomma il primo timido tentativo di introdurre una norma antiomofobia in Italia sembra destinato a chiudersi in un fallimento prima ancora di nascere e non promette bene neanche per lo stralcio su stalking e omofobia, appunto in discussione alla commissione giustizia della Camera.
Del resto come pretendere che la senatrice Binetti voti contro se stessa? Se questa stessa legge fosse stata in vigore in Italia forse dopo le sue affermazioni sull'omosessualità contro natura pronunciate in diretta TV oggi starebbe a rinfrescarsi le idee a Regina Coeli (che il nome la ispiri) invece che a votare al Senato pagata da noi!
Ultima domanda come mai il leader del PD, Veltroni non interviene per compattare il suo partito almeno sui più elementari principi di civile convivenza?

giovedì 6 dicembre 2007

PD = ?

Il PD si appresta a bocciare al Consiglio Comunale di Roma la delibera di iniziativa popolare per il registro delle unione civili dimostrando in questo modo l'alta considerazione che ha dei cittadini che hanno sottoscritto la proposta, la sua incapacità di assumere decisioni avanzate e coraggiose riguardo i diritti e non solo, la sua retorica e ispirazione integralista e antidemocratica, assolutamente subalterna al Vaticano.
Si rende necessario preparare i cartelli con i quali accogliere i loro vari leader e manifestare il nostro sconcerto dovunque a Roma e nel resto d'Italia se ne presenti l'occasione, mi piacerebbe che lo sconcerto fosse tale da mobilitare una guerriglia di proteste spontanee e diffuse alimentate dalla fantasia e dalla rabbia di tutti noi stanchi e disgustati da questa politica che mangia sulle nostre teste e calpesta la nostra vita..

Parlando con alcuni amici e cominciando a ragionarci su ho cominciato a raccogliere varie "esplicitazioni" utili di PD da scrivere sui cartelli. Ne riporto di seguito qualcuna, ma mi piacerebbe iniziare un gioco collettivo nei commenti e nei vostri blog potete (vi invito a farlo)continuarlo e aiutarci in modo che le idee più brillanti e originali possano davvero finire sui nostri cartelli, manifesti, striscioni etc! Già mi diverto all'idea.
PD =
Preti a Domicilio
Politica Distante
Pseudo Democristiani
Pentiti Dementi
Pura Demagogia
Partito Democretino
Pagliacci Dalemiani
Puri Discorsi
Puerili Discorsi
Patto Diabolico
Portieri Dinotte
Pensieri D'annata
Post Democratici
Panettone Dauli
Partito Demmer
Partito di Destra
Peste e Diarrea
Partitocrazia Dispotica
Partenza Disastrosa
Progetti Desolanti
Pochi Diritti

... Adesso tocca a voi fatevi sotto!

GIUSTIZIATO IL GIOVANE GAY MAKWAN

Riporto per intero il comunicato diramato dal gruppo EveryOne in merito alla terribile esecuzione del giovane iraniano! Non ci sono aprole per esprimere dolore e sconcerto.
GRUPPO EVERYONE: “DA UN CRIMINE DI STATO NASCE UN SIMBOLO MONDIALE CONTRO L’OMOFOBIA”

MENTRE CONTINUA LA CAMPAGNA DEI CUORI LANCIATA DAL GRUPPO EVERYONE PER IMPEDIRE L’ASSASSINIO DEL VENTUNENNE IRANIANO MAKWAN MOLOUDZADEH, GIUNGE DA TEHERAN LA NOTIZIA DELLA SUA ESECUZIONE, AVVENUTA IERI MATTINA, SENZA CHE NEMMENO L’AVVOCATO E I FAMILIARI VENISSERO AVVERTITI

Makwan Moloudzadeh aveva ventun anni ed è stato assassinato dai suoi aguzzini all’interno del carcere di Kermanshah, dov’era detenuto, in seguito alla condanna a morte per “lavat” (sodomia). Il ragazzo, secondo l’autorità giudiziaria iraniana, era infatti “colpevole” di aver amato un coetaneo all’età di 13 anni e di aver avuto con lui rapporti sessuali. L’esecuzione è avvenuta nel carcere succitato, nell’ovest dell’Iran, alle 5 del mattino (ora iraniana) di ieri 5 dicembre 2007, nel più totale silenzio di stampa, istituzioni e associazioni. Nemmeno l’avvocato, il padre e lo zio di Makwan – con cui il Gruppo EveryOne, che nelle ultime ore si era mobilitato a livello internazionale con la “campagna dei cuori” per la vita del giovane, è in stretto contatto – erano stati informati.
“Apprendiamo con immenso dolore la notizia” commentano i leader di EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. “Continuano ad arrivare centinaia di mail al minuto da tutto il mondo di sostegno alla campagna per Makwan, da parte di politici, attivisti e semplici cittadini, mentre la notizia della sua morte lascia incredulo il mondo, perché pochi giorni fa il ministro della Giustizia iraniano, l'Ayatollah Mahmoud Hashemi Shahroudi, aveva sospeso la condanna, manifestando l'intenzione di concedere la grazia”.
Il Gruppo EveryOne ricorderà Makwan e il suo martirio con un premio annuale ricorrente che verrà donato a chi si contraddistinguerà nella lotta a favore dei diritti umani e contro l’omofobia. Il Premio Makwan Moloudzadeh 2007 viene assegnato a Glenys Robinson, cittadina del Regno Unito che vive in Italia e che ha dimostrato particolari sensibilità e coraggio e ha cooperato in modo determinante per la liberazione di Pegah Emambakhsh. Da allora Glenys fa parte del Gruppo EveryOne e si impegna con ogni energia per i diritti umani.
Deve sollevarsi una ferma protesta a livello internazionale che imputi ad Amadinejad e al suo Governo una condanna per crimini contro l’umanità” concludono i leader del Gruppo EveryOne “ma prima ancora deve nascere una potente rete mondiale che sia preparata a denunciare casi simili a questo intraprendendo azioni immediate che possano fermare le esecuzioni. Anche i Paesi democratici devono farsi un esame di coscienza e comprendere che la lotta contro l'omofobia inizia con il riconoscimento paritario delle unioni omosessuali, perché senza questo diritto fondamentale i gay e le lesbiche sono condannati all'emarginazione”.
Per il Gruppo EveryOne: Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau, Ahmad Rafat, Glenys Robinson, Arsham Parsi, Christos Papaioannou, Steed Gamero, Fabio Patronelli, Laura Todisco, Alessandro Matta

martedì 4 dicembre 2007

De Giorgi peggio di D'Alema. Vergogna!

Non bastavano gli attacchi concentrici dall'esterno: Veltroni ricevuto da Bertone che tenta di affossare il registro delle unioni civili a Roma, la solita senatrice Binetti che pensa di stare ai tempi dello Stato della Chiesa di Pio IX. D'Alema sulla via di Damasco che confonde matrimonio civile e religioso, mistifica sulla costituzione e democristianamente assomiglia sempre più alla parodia di se stesso.
Adesso a sparare sui nostri diritti ci pensano anche dei visibili (e risibili) esponenti del movimento.
Ecco quanto dichiara Alessio De Giorgi, gay toscano eletto all'assemblea nazionale del partito democratico e noto soprattutto per essere proprietario di gay.it
Dimostrando ancora una volta (il caso degli immigrati rumeni e non solo trattato sul portale gay in modo a dir poco razzista aveva già fatto balenare non pochi dubbi) la sua totale impreparazione culturale ad affrontare le tematiche dei diritti e l'appiattimento su posizioni sempre più integraliste e conservatrici.

"Di fronte alle dichiarazioni di Massimo D'Alema oggi sulla stampa leggo di reazioni scomposte nel movimento gay. Anche di persone che appartengono al mio stesso partito, come Sergio Lo Giudice, ex presidente nazionale di Arcigay ed oggi componente con me dell'Assemblea Nazionale del PD. Lo Giudice invita D'Alema a guardare alle democrazie europee e non a Teheran, come se tra la soluzione spagnola del matrimonio gay e le condanne a morte per omosessualità del regime iraniano non ci fossero mille sfumature di grigio: quelle del PACS francese, ad esempio, o della soluzione tedesca, o di tanti altri paesi che per il momento non se la sono sentita di optare per la piena parità giuridica delle coppie omosessuali. Credo che la posizione del vicepremier sia invece assolutamente condivisibile: oggi l'Italia non è pronta per il "matrimonio gay" e spingere in quella direzione, anche dall'interno del Partito Democratico, allontana solamente le soluzioni più ragionevoli dei DICO o dei CUS, perché radicalizza le posizioni. Di tutto abbiamo bisogno, fuorchè che trionfi il massimalismo nel movimento gay e lesbico e che questo trovi pure cassa di risonanza nel Partito Democratico."
A De Giorgi voglio ricordare che le posizioni massimaliste del movimento GLBT sono soltanto chiare e inequivocabili richieste di diritti ed uguaglianza, espresse con nettezza e compattezza solo da un anno a seguito dell'evidente fallimento del programma del centro-sinistra e persino della sua annacquatissima proposta di legge sui DICO.
Decenni di moderazione e di subalternità di Arcigay e di Gayleft non hanno portato a nulla, come dimostrano le affermazioni di D'Alema, che in un attimo calpestando gli omosessuali rinnega tutta la sua storia e la storia del nostro paese dimostrando di non conoscere nemmeno la costituzione, di non saper distinguere tra matrimonio religioso e civile e non capendo che la logica conseguenza di quello che dice è la cancellazione del nuovo diritto di famiglia, incluso divorzio, per non parlare dell'aborto che sicuramente offende ancora di più il sentimento religioso di alcuni cattolici) e di tutte quelle conquiste civili e di libertà che sono l'ultimo lascito del '68.
Se il prodotto di questa innegabile vicinanza e del lavoro di tanti omosessuali all'interno dei DS sono stati i catto-integralisti da avanspettacolo Veltroni e D'Alema evidentemente la moderazione non ha pagato e credo che molti autorevoli fautori di questa scelta dovrebbero quanto meno ammettere i propri errori (e dimettersi dalle varie cariche ricoperte) quando non riconoscere di avere venduto la causa del movimento alle ragioni politiche di un partito e di una carriera.
Mi riferisco anche al deputato Franco Grillini, oggi emigrato nel Partito Socialista ma eletto nelle fila DS, a Sergio Lo Giudice, presidente in pectore della commissione glbt presso il Ministero delle Pari Opportunità, alla ineffabile Paola Concia, che ancora ieri difendeva la posizione di Veltroni attaccando il movimento glbt romano sul registro delle unioni civili dalle pagine di La Repubblica (non solo non da una mano ma fa apparire il movimento diviso? grazie Concia!), ad Andrea Benedino che si straccia oggi le vesti per le parole del ministro degli esteri rivelando d'un colpo tutta la sua ininfluenza sulle posizioni del suo partito e dei suoi leader più riconoscibili...
Quanto al caro De Giorgi francamente farebbe meglio a ritornare a fare l'imprenditore a tempo pieno lasciando perdere le questioni di diritti per cui non ha alcuna preparazione. Di unBerlusconi in salsa gaya non sentivamo certo il bisogno!
Ma visto che ha voluto mischiare le cose forse si dovrebbe assumere le responsabilità di quel che dice, scrive e fa.
Quindi voglio lanciare una CAMPAGNA DI BOICOTTAGGIO DI GAY.IT e dei suoi inserzionisti: Non visitare più il sito gay.it, i suoi accessori tipo me2, non rinnovare abbonamenti, non cliccare sui banner pubblicitari e non acquistare i prodotti segnalati. Forse se al ricco de Giorgi non interessano diritti e dignità potrebbe interessare l'allegerimento delle sue tasche!